Mi dispiace devo andare, il mio posto è laaaaaaa..!!

Finalmente, dopo un rimbalzare di temperature tra il caldo ed il freddo, il tempo sembra stabilizzarsi.

Le prime piogge cominciano a battere sull’isola, rianimando le varie foci che hanno latitato durante tutta l’estate. I gradi, in una media di 10/12, sono il primo indicatore per abbandonare jig e walkettini vari, dedicati alle lampughe (di cui questo ottobre non ho visto pinna), per dedicarmi completamente alle piccole esche vibranti, che tanto piacciono alla nostra amata regina.

Ho deciso di abbandonare per alcune uscite il silicone, per provare, in posti diversi, piccoli cioccolatini, che alle spigole, secondo opinione comune, dovrebbero piacere.

Sin da subito ho notato una diminuzione degli attacchi, se messe in relazione al silicone. Questo può significare tante cose, ma credo che la motivazione sia da ricercare in me stesso, avendo ormai trovato una dimensione con il silicone ma non con le piccole hard baits.

Fortunatamente, qualche cattura è avvenuta lo stesso. La taglia non è gigante,e c’è da dire che la frenesia alimentare novembrina aiuta parecchio riguardo la cattura. Ragion per cui, molti dei meriti vanno alla spigola stessa e non al pescatore di turno.

Ma torniamo a noi. Una sera decido di andare a fare una passeggiata in porto, giusto per non sbagliare. La presenza delle spigole è certa,il periodo è quello buono, perchè non provare?

Abbandono a casa il silicone, per non cadere in tentazione in caso di cappotto (che poi cappotto spessissimo anche a silicone, è giusto una questione mentale). La serata è splendida : leggera brezza di maestrale, sole calante, temperatura sui 14 gradi, 4/5 gradi a sensazione più bassa della temperatura dell’acqua.

La corrente non manca di certo. Decido quindi di montare un piccolo Clacking Minnow, esca con cui non ho mai catturato niente. Nei primi lanci sondo tutta l’area disponibile, senza nessun attacco. Allora vario il recupero, un poco più lento, intervellato da stop & go. Niente da fare.

Le spigole ci sono, sono io il problema. Lancio e recupero come se avessi del silicone attaccato alla clip e non un’esca di tutta un’altra pasta. Mi alzo dal minuto di relax e lancio a favore di corrente. L’esca sembra trasformarsi in frullatore : in canna le vibrazioni arrivano ben definite. E neanche a farlo a posta, al secondo lancio….BAM!

La canna si piega, io mi paleso in un sorriso sarcastico pur essendo solo, e salpo la bellissima regina, dove due foto velocissime in autoscatto anticipano il suo ritorno in acqua. Guardo l’ora, è tardi, devo andare ad allenamento.

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Bisso due giorni dopo. Condizioni simili, vento molto più sostenuto, corrente più o meno uguale. Esca il fortunello Clackin’ Minnow. Lancio a favore di corrente,aspettando, nei primi lanci, una bella botta. Niente. Dò le colpe all’orario. Continuo a martellare, mentre il sole sparisce per lasciare spazio ad un cielo nero coperto da nubi.

Credevo di aver trovato il bandolo della matassa dopo un’uscita, un folle. Come le prime volte che si pesca ai barracuda, a fine estate, dove si agganciano 20 pesci in un tramonto. Per due, tre giorni. Si crede di aver capito tutto della pesca al barracuda, Poi si torna il quarto giorno, il quinto,il sesto e così via, e non si aggancia un pesce. E se uno non è stupido, capisce bene che la differenza l’hanno fatta le condizioni, che il pesce era attivo. E che il nostro merito è stato solo quello di trovarci nel posto giusto al momento giusto. Perchè è vero che se il pesce c’è mangia. Ma solo quando ne ha voglia. Se no, hai voglia di lanciare.

Ed è in quel momento che un cocktail di esperienza, istinto,intuito, CULO, diventa l’ago della bilancia. Se non mangia in un modo, se ne cercano altri centomila. E finite le alternative, si torna a casa con le pive nel sacco. E comunque, il giorno a spigole, cappotto.

Passa una settimana, e torno all’attacco. Cambio spot e cerco di andare ad un’ora decente, reduce dall’anno scorso dei bellissimi attacchi a sole alto in condizione di alta marea, situazione che si verificherà da lì a poco, secondo il portale internet di fiducia. Porticciolo con scogliera naturale, con annesso canale artificiale per l’entrata e l’uscita delle imbarcazioni. Mi piazzo proprio li, a cercare il filo di corrente che si crea, di norma, in un canale.

Scende il sole, ed all’ennesimo cambio di esca la canna si piega, la ferrata avviene istantanea, ma la soddisfazione è poca. La spigola è bellissima, le faccio una foto direttamente in acqua e la rilascio. Sembra stupita quanto me di aver mangiato quell’esca lavorata così male.

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Sono certo che in condizioni di scaduta, queste esche facciano di certo la differenza. Ma in zona portuale, trovo più soddisfazione a fregare una spigola con silicone dalle forme più strane, che farla cadere su un’esca costruita su misura per lei. Ragion per cui, silicone,torno da te!

E sopratutto….se perdo testina piombata e silicone sul fondo, piango moderatamente. Se incaglio un esca da svariati € piango parecchio.

SILICONE DA PUBBLICARE

A pesca leggeri…

Durante i miei pochi anni di pesca a spinning, ho capito che la pesca con i popperoni e le saponette non fà per me.

Per quanto adori le condizioni di mare in scaduta,rocce e salsedine vaporizzata, le attrezzature che utilizzo sono sempre più leggere di quelle dei miei compagni.

Chiaramente, esentate quelle condizioni dove si vanno a cercare pesci particolarmente combattivi come serra e leccie, in tutte le restanti, mi presento con una 5/8, un 2500 ed il 15 libbre.

E’ una goduria pescare leggeri. Non mi ammazza le braccia, non mi devasta la schiena e mi piace particolarmente in quelle scogliere dove i piccoli jighettini possono esprimere tutta la loro utilità.

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Non che fossi uscito a cercare sciarrani. Ero li per le lampughe, che, puntualmente, non si sono presentate.

Allora ho escluso per poco i piccoli wtd, per favorire tutte le eschette che mi porto appresso.

Buona

Ma non solo gli sciarrani sono stati attirati da queste piccole esche riflettenti.

Buona 3

Non sono catture degne di nota,ma in assenza delle lampughe mi hanno salvato la mattinata.

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Qualche giorno dopo sono uscito in barca, e abbiamo beccato i barracuda a luce piena. La taglia non era niente di che, ma con attrezzatura leggera, sono stati parecchio divertenti.

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Un primo piano dei dentini che mi piace parecchio.

Buona 10

L’attività è proseguita per circa una mezz’ora, chiaramente, tutti rilasciati.

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Una mattinata di piatta veramente divertente.

Buona 12

Per finire, una bella tracina a jig. Ho agganciato qualcosa di ben più grosso ma sfortunatamente si è slamato quasi subito, il tempo di sentire due testate.

Buona 13

Aspettando il mal tempo, l’importante è prendere una boccata d’aria.

Matte

Progetto di legge – Licenza di pesca ILARE

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Pur avendo ricevuto numerose frecciatine da alcuni personaggi che popolano la rete internet, abbiamo deciso, di comportarci come l’acqua salata sulle giacche da wading, cioè di farcelo scivolare addosso.

Come disse un’amico, questo spazio si chiama favole di acqua salata, non FAIDE di acqua salata. Non cerchiamo nessuno, non offendiamo nessuno, raccontiamo solo ciò che succede a pesca quando il tempo lo concede. E non ci interessa nemmeno entrare in meccanismi che non sono consoni al nostro modo di comportarci, anche al di fuori del mondo della pesca.

Ma, dopo aver messaggiato con mister Murrungio, per conoscere la sua identità, ho deciso di concederli, nel rispetto dell’etica precedente, di poter pubblicare ciò che vuole. Se la polemica non fa parte del mio essere, così freddo e calcolatore, lascio a lui il drappo delle guerre, che ogni pescatore, indistintamente dalla tipologia di pesca, combatte ogni giorno.

Ed anche se a pesca non si agganciano treni,(ma pesci), non importa. Importa soltanto quanto riesci a rilassarti prima di tornare alla routine giornaliera, rea di mietere più vittime di ogni altra cosa.

Ma lasciamo lo spazio a Mr Murrungio.

Matte

Per quanto molte persone si riempiano la bocca con frasi del tipo “i soldi non sono tutto” la realtà non è così.

La recente notizia della “tassa” o “licenza” o chiamatela come volete inerente la pesca ricreativa, ha dimostrato quanto gretto sia l’animo di un buon 90% dei pescatori e degli spinner in particolare, cioè quelli mediamente più attivi nei social network. Spesso a pesca mi son sentito appagato, per una bella cattura, per aver visto il mare, per aver visto albe e tramonti mozzafiato, per aver visto angoli di natura quasi incontaminata. E spesso tornando a casa mi son sentito sereno, rigenerato, considerandomi fortunato. In questo senso ho sentito di essere ricco, perché i soldi da soli, senza poter godere di queste piccole grandi cose non servirebbero a nulla.

Metterei la mano sul fuoco sul fatto che molti di voi che leggerete avrete provato spesso queste sensazioni, magari dopo esservi spinti in solitaria su una scogliera sperduta, stile “viandante sul mare di nebbia”. Per questo cerco di tutelare questi posti e di conservarne la magia. Cosa che purtroppo non fanno tutti.

Andate in una delle scogliere più sputtanate del sud-ovest Sardegna, e guardate il lerciume fatto da bottiglie, starlights, plastica varia lasciato sugli scogli. Son sicuro che quegli stessi sotto-uomini che hanno ridotto così quel posto si saranno come minimo indignati alla notizia della licenza di pesca.

Perché la ricchezza che non si può quantificare in denaro, per loro, non è ricchezza. Perché lo sport tipico tricolore non è il calcio, è il menefreghismo. Si guarda al proprio orticello fatto di smartphone, I-phone, macchine sempre lucidate, di quegli status symbol piccolo-borghesi per cui molti si svenano, spendono e in quanto mercificabili e organici al consumo, rappresentanti ricchezza. E si ignora il resto, ciò che non si può comprare e di cui molti quindi non ne capiscono il valore.

Non che la proposta di legge sulla licenza di pesca in mare fosse un esempio di buonsenso, anzi. L’idea di foraggiare un comparto che ritengo obsoleto e non più sostenibile dal punto di vista ecologico non mi stuzzicava per nulla. Solo chi il mare lo vive sa quanto la pesca professionale faccia danni e contravvenga alle norme che regolano la pesca del sotto costa. La proposta di legge, per quei pochi che ancora non lo sapevano, era stata presentata da vari deputati dell’area di centro-destra, sotto forma di emendamento da inserire nella prossima finanziaria.

E come già accennato, gli introiti di questa licenza (20 euro per chi pesca da riva, 200 euro per chi pesca dalla barca) sarebbero confluiti nelle casse del Ministero dell’agricoltura per finanziare le associazioni della pesca professionale. Qualcosa di scandaloso. Andare a finanziare una categoria che è in difficoltà per sua stessa colpa, destinandogli ancora più soldi? Pazzia.

Ma ho pensato che in effetti situazioni estreme richiedono soluzioni estreme. L’impoverimento del mare e la maleducazione diffusa potranno mai trovare un argine?

Parto da qualche presupposto. Come categoria la pesca sportiva conta poco o nulla. Le associazioni ad essa legate, di cui si sente parlare, sono rappresentative più degli interessi del settore aziendale, che degli interessi del pescatore medio. E le istanze delle aziende non possono essere quelle del pescatore, anzi molto spesso sono diametralmente opposte. L’azienda, come tale, ha bisogno di allargare il suo bacino d’utenza secondo le regole del mercato, io pescatore ho bisogno che queste bacino sia selezionato ed educato. Come potrebbe avvenire ciò?

L’occasione l’abbiamo avuta. Si sarebbe potuto premere affinché questa licenza venisse tramutata sulla falsariga di quella che tutti i cacciatori sono obbligati a conseguire per l’attività venatoria. Certo ci sono delle differenze sostanziali tra la caccia, in cui si utilizza un’arma, e la pesca. Ma a livello culturale sarebbe stato un importante balzo in avanti. Perché non è possibile che chi pesca non conosca le proprie prede, le loro misure minime, i loro periodi di frega.

Come non è giusto che chi esca a pescare dalla barca non riesca a distinguere un Tonno Alletterato da un Tonno rosso, o non conosca le regole da rispettare quando avvista il segnale di un subacqueo. L’ignoranza non può e non deve essere ammessa. Quindi una licenza a pagamento che serva a certificare una conoscenza minima dell’ecosistema con cui si ha a che fare.  Da conseguire davanti a una commissione regionale tramite un esame. E il costo di questa licenza tramutato in risorsa per garantire più controlli a nostra tutela, per quanto riguarda le quote del pescato e le irregolarità della pesca professionale.

Questa è un’idea, e come tale andrebbe sviluppata con l’aiuto di tanti altri. Certo che se l’unico interesse dello spinner medio è poter avere più quote per il tonno rosso e imprecare contro i fattori esterni senza criticare la propria categoria, progressi se ne faranno sempre pochi. Alcuni non se la sarebbero potuta permettere? Senza infilare le mani in tasca a nessuno, stento davvero a crederci. Non c’è bisogno che vi dica quanti soldi spende il pescatore medio, in attrezzature, esche e gasolio. Basta un esame di coscienza.

Forse la mia è una provocazione, un’utopia, ma la mediocrità intellettuale da cui siamo circondati è senz’altro più insopportabile di un’idea strampalata.”

Mr. Murrungio