Il grande blu

L’articolo che segue non proviene dalle mie mani. E’ arrivato per posta, su saltwaterfables@yahoo.it. Con la richiesta di essere pubblicato. Mi sono detto perchè no, dare la possibilità a ciascuno di esprimersi non è male. Ho letto il tutto, alcune cose le ho condivise, altre no. Ma la libertà di espressione è alla base di tutto. Mi piace particolarmente l’italiano corretto, una cosa che apprezzo parecchio. Pubblico la versione integrale.

Il ragazzo/a (chi può dirlo) si è firmato mister murrungio, per cui ipotizzo sia Sardo. Ho deciso di chiamare l’articolo il grande blu.

Matte

“La pesca come divertimento, come fosse una partita di calcetto, di pallavolo, bricolage. Come pretesto per stare da soli o in compagnia, immersi nella natura o nella banchina di un porto, con suggestioni per tutti così simili e così diverse, troppo personali per essere spiegate. Oppure come collaborazione, condivisione, amicizia e riscoperta atavica dei propri istinti sopiti. Riaffermare alla natura che io esisto.
Questi secondo il mio punto di vista i modi di vivere sani di una passione che vede sempre e comunque al suo centro il mare. Tollero qualsiasi visione della pesca, figuriamoci se mai mi venisse in mente di schematizzarla in giusta o sbagliata. Dallo spinning, al surf casting, alla subacquea, ognuna di queste discipline annovera tra le sue file attori raffinatissimi e anche asini mondiali. Comunque con un denominatore comune, la sfida rispettosa al grande blu.
Ma c’è qualcosa che proprio non tollero e che vedo diventare imperante. Una categoria di pescatori tanto discutibile e fastidiosa quanto deleteria. Rido sperando che goliardicamente una risata li seppellirà e prima o poi, come tutto ciò che è mediocre si riveli effimera.
Li chiamo pescatori dai facili costumi. Infestano il web e i social network, un’invasione barbarica di analfabetismo alieutico e linguistico che scalpita per affermarsi, per apparire e soprattutto per entrare in quella schiera di pescatori affermati che sono i collaboratori dei vari marchi.
Gente che scrive spesso con un italiano stentato, che dispensa verità assolute ormai smentite oggettivamente da decenni di esperienza fatta sul campo, tra sabbia e rocce e magari condivisa nei forum ai tempi in cui quello stesso spirito di condivisione e complicità che si prova col proprio compare di pesca, si manifestava anche attraverso una linea internet. magari con utenti mai conosciuti in carne e ossa e con cui ogni attrezzatura e novità era analizzata col dubbio metodico tipicamente Cartesiano.
E così ti ritrovi a leggere di trecciati con carichi di rottura completamente falsati dalla stessa casa madre e spacciati per corde indistruttibili. Di girelle che assorbono le violente torsioni di barracuda da mezzo kilo. Di pesci addentare con sincronismo perfetto tutte e tre le ancorette dello stesso artificiale. E tutto questo fatto con la costante e fastidiosa intenzione della marchetta fine a se stessa, per esaltare un marchio (magari nella sua pagina ufficiale) nella speranza poi di entrarne nelle fila, per potersi fregiare del titolo di membro dello staff, magari ricevere qualche artificiale in cambio e potersi atteggiare da guru. Se basta un traguardo così infimo per perdere la propria dignità non oso immaginare di cosa possa essere capace la vacuità dell’essere umano.
Ci sono anche quelle schiere di pescatori già affermati, già coi marchi addosso. Alcuni con un’onestà intellettuale pubblicamente riconosciuta, i quali molto spesso lavorano per grandi aziende che non hanno bisogno di “stupire con effetti speciali” per mostrare la qualità dei loro prodotti. Gente che si confronta pubblicamente, che si espone a costo di essere impopolare e che dimostra realmente esperienza del settore. Gente stimabile insomma.
E poi ci sono i marchettari di professione. Gente che dispensa nozioni completamente incongruenti alla realtà via youtube. Che stentatamente parlano in italiano ma in uno slancio di imprudenza si cimentano in un inglese maccheronico che mi fa sperare venga udito solo in Italia (almeno lo sputtanamento sarebbe circoscritto). Difetti di pronuncia evidenti, machismo trasudante e teorie sulla biologia dei pesci campate completamente per aria. Alcuni di questi professionisti son stati tempo fa cacciati dai forum di cui sopra perché cercavano di prendere per i fondelli le persone sbagliate con catture poco credibili per chiunque. Ora della presa per i fondelli ne hanno fatto una professione.
Altri ostentano rispetto per il mare salvo poi essere immortalati con la mattanza di “seabass” alle spalle. Oppure straparlano in una diarrea verbale incomprensibile farcita qua e là da paroloni importanti che diano un tono alle frasi. Completamente ridicoli. Poi ci son anche i professionisti traditi, quelli che per un pelo non ce l’hanno fatta e ora ce l’hanno col mondo intero.
Ma se fosse solo così, una schiera di personaggi curiosi e un po’ ignoranti, la cosa non sarebbe preoccupante. E’ tutta la fauna che li circonda, li segue, e li incita che preoccupa. Un tripudio di proselitismo insensato che genera mostri. E così un mare che non ha certo bisogno di quest’orda di incivili in cerca dei celebri 5 minuti di visibilità, si ritrova ancora più stressato e sfruttato da gente che ha smarrito il buonsenso ma purtroppo non la “go pro” (il più grande strumento di autoerotismo degli spinner; probabilmente poi si riguardano a casa eccitati).
Mi piace pensare che prima o poi la bolla scoppierà e tutto si sgonfierà fino a tornare, non dico di nicchia ma quasi. Il termine nicchia è troppo elitario. Sarebbe bello se la pesca, qualsiasi tipo di pesca, fosse qualcosa alla portata di tutti ma contemporaneamente portatrice di valori e cultura, di senso civico e di rispetto. Una sorta di disciplina tesa alla tutela di un patrimonio senza padroni e che durerà tanto più a lungo quanto saremo capaci di conoscerlo e difenderlo e che utilitaristicamente durerà più a lungo prima di tutto per noi stessi (cosa che scordano spesso quei sotto-uomini che lasciano la scogliera piena di rifiuti).

Perciò ben venga quando il personaggio che gode di visibilità parla di rispetto delle prede, degli ambienti. Senza scadere mai nel bigottismo delle posizioni troppo radicali. Sperando che la cultura per la salvaguardia degli ambienti cresca, che i pescatori diventino più maturi e consapevoli. E con l’augurio che gli istinti atavici da uomo cacciatore si sposino con logiche più razionali di rispetto verso noi stessi e verso il prossimo. Mio padre mi portò per primo a pesca. Mi piacerebbe fare lo stesso coi miei figli e che questi ultimi possano ancora perdersi davanti al grande blu”

Mister Murrungio

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