L’esercito delle lumache

1_Lumache

Foto di repertorio, anno 1966 : Un gruppo di Sardi uniti per organizzare le attività per la stagione invernale e non morire di fame.

Peccato che la foto sia stata scattata ad Ottobre 2018, e la posizione dal 1966 non sia cambiata per nulla. Anzi, per quanto mi riguarda, il contesto esterno è solo peggiorato. Ma è giusto partire dall’inizio, perché quanto state per leggere non sia lo sproloquio di un folle, o perlomeno di un folle senza un pizzico di ragione.

Estate. La Sardegna registra il boom di turisti, seppur i Sardi residenti fuori soffrano un caro trasporti inaccettabile causa una Giunta Regionale collusa ed inesistente, che invece di pensare a chi vive fuori per esigenza e vorrebbe, almeno una volta l’anno, tornare a casa propria, ha in testa solo il prossimo giro di boa elettorale.

Quindi, per non pestare i piedi a nessuno, il camaeleontismo e l’immobilità sono le doti perfette.

Però, a ragion veduta, la Sardegna registra comunque un boom di arrivi. Direte voi, come è possibile non riuscire, visto il paradiso in cui vivete?

Già. Ma esiste un però. Anzi, forse più di uno.

DSC_0002

Seppur gli arrivi siano tanti, la tipologia di turista che soggiorna nella “Sardegna per tutti ” (quindi escludendo la costa Nord Est) è molto particolare e variegata.

Molti italiani, reduci dall’epoca d’oro degli anni 80, hanno investito due lire del tempo per acquistare una casa in Sardegna, ma gli anni d’oro sono finiti, ed oggi, i figli dei figli, vengono a fare le vacanza senza spendere un euro nei locali della zona, portandosi in nave la macchina carica di roba da mangiare e prodotti per la casa, per comprare solo un euro di pane al giorno.

Poco male, il loro contributo lo danno pagando le tasse sulla casa e le utenze di case sfitte la maggior parte dell’anno, ma non voglio aprire un ulteriore triste scenario.

Mentre, i turisti stranieri, per la maggior parte, hanno due motivazioni principali per visitare l’isola : IL MARE e le attività all’aria aperta.

DSC_0006

Chi è spinto a soggiornare nell’Isola per vivere due settimane di vacanza con 40 gradi di temperatura e mangiarsi la pizza la sera, è sempre il benvenuto. Fa lavorare le strutture ricettive, i ristoranti, i Bar, e fortunatamente all’estero gli stipendi sono più alti, quindi quello che viene speso in più per il viaggio dovrebbe essere recuperato con i costi relativamente bassi dei soggiorni.

Ma questo non accade sempre.

A volte il turista viene letteralmente spennato, e la scusa dell’operatore è quella che ci sono troppe tasse, che non si riesce a vivere, che d’estate i prezzi vanno alzati. Si, va bene tutto, ma d’inverno, siamo sicuri che non si riesca a valorizzare il territorio?

 

DSC_0011

DSC_0017

E qui subentra la seconda tipologia di turista, colui che viene per visitare l’Isola,  interessato a svolgere attività outdoor sul territorio. Giusto per darvi un idea a livello italiano nel 2017, tra operatori Outdoor, strutture ricettive e servizi alla persona il fatturato è stato pari a .20 MILIARDI DI EURO (DATI ONT 2017).

E qui torniamo all’esercito delle lumache.

Molti operatori turistici lavorano d’estate, e di inverno, si riposano. Per poi lamentarsi che non c’è lavoro, che d’inverno il turista viene solo per visitare le località principali, che tanto è tutto tempo sprecato organizzare qualcosa perché non ci sono arrivi.

Ma siete sicuri di quello che sostenete?

Sapete almeno che Marzo ed Ottobre sono i mesi principali per svolgere attività outdoor di cui la Sardegna è la Regione Regina perché offre il maggior numero di possibilità attive a livello Italiano e tra le TOP 10 a livello Europeo?

Che il nostro territorio può offrire Kite,Surf,Windsurf,Trekking,Sup,etc e la lista potrebbe protrarsi per altre numerose attività?

(Chiaramente esistono già moltissime attività outdoor avviate di questo tipo in Sardegna, noi ne contiamo circa 150, ma ciò che manca è il collante che renda il processo turistico semplice e raggiungibile da chiunque)

Sapete che nel 2017 ci sono stati 12 Milioni di arrivi e 40 Milioni di presenze in Italia, turisti ESCLUSIVAMENTE INTERESSATI a svolgere attività outdoor?

Noi ci stiamo muovendo.

Non per fare pubblicità perché è l’ultima cosa che ci interessa, ma assieme ad altri che condividono il mio stesso pensiero e la stessa passione per il territorio, stiamo portando avanti una iniziativa (4 Sport Outdoor) per la valorizzazione del territori finalizzate allo sviluppo di attività outdoor anche in inverno, perché l’esempio di altre realtà a livello Italiano e Straniero ci dimostra che è solo una questione di organizzazione e di SERIETA’ da parte degli operatori locali, che una parte importante di reddito può essere prodotta attraverso la stagione invernale, offrendo servizi adatti alle esigenze dei turisti.

E per un pescatore a spinning, il territorio è tutto, per un Sardo, è la vita.

DSC_0050

DSC_0056

Partiamo già con dieci punti di vantaggio, grazie alle bellezze naturalistiche o storiche della nostra terra, che si potrebbero integrare attraverso la creazione di percorsi naturalistico-storici legate alle attività outdoor, attività che possiedono già una forte traction a livello nazionale.

Concludo pensando che, per fare ciò di cui si è trattato sopra, si riparte sempre dall’esercito delle lumache, che solo noi possiamo vincere l’inattività ed il passivismo che induce tanti, fortunatamente non tutti, a non prendere parte alle iniziative, pensando sempre che ci sarà qualcun altro a fare ciò che deve esser fatto.

DSC_0020DSC_0023DSC_0027DSC_0028

Tra le tante, una cosa che mi sta particolarmente a cuore è la pulizia dei territori. Non ne posso più di sentire che “Sono rifiuti che porta il mare!”, per quanto concerne le foto esposte, ma ne avrei da raccontare anche per territori di Montagna. E quindi, se li porta il mare, aspettiamo che li riprenda?!?

Organizziamoci, organizzatevi, costruiamo assieme. Se si vuole provare a destagionalizzare i territori, bisogni ripartire da un immagine concreta dimostrando che possiamo riuscirci, partendo dalla serietà e dalla collaborazione che ci contraddistingue quando si tratta di fare quadrato.

DSC_0042

Toh, guarda un po.

Al termine del post, una lumachina si sta muovendo lontano dal gruppo. Vuoi vedere che ci riusciamo anche noi?

A prestissimo!

Matte

PS : Per chi volesse partecipare all’iniziativa o semplicemente saperne di più, la mail è staff@4sportoutdoor.com .

Don’t waste time

L’ora giusta, può regalare una bella foto di un tramonto o di un alba, ma sopratutto, per chi come noi è alla ricerca di una cattura nei primi giorni di Settembre, può regalare l’incontro con gli onnipresenti barracuda, con le prime lampughe della stagione oppure con altre specie meno probabili ma sempre potenzialmente possibili.

Ok_IMG-20180806-WA0065

Ritengo che il sacrificio di mezz’ora negata al sonno possa fare la differenza tra una cattura ed un cappotto. Mi spiego meglio, seppur stia descrivendo situazioni abbastanza banali e scontate per il 99% degli spinner, non sempre tutti la pensiamo allo stesso modo.

In estate sicuramente più che inverno, anche nelle giornate di piatta totale se proprio non si ha nulla da fare, si può scendere in scogliera alla ricerca dei barracuda, prede certamente non ambitissime però sempre piacevoli da catturare quando la taglia consente un minimo di combattimento.

Il caldo di tutta l’estate ha riscaldato l’acqua, ed appena le temperature accennano una diminuzione, molti pesci tra cui i barracuda appunto, non esitano a rifugiarsi nelle calde acque del sotto costa, e successivamente, nel periodo invernale, all’interno dei porti.

Nella maggior parte dei casi, fare il cambio di luce è fondamentale. Arrivare sullo spot ancora a buio, e pescare in quella finestra di buio luce di circa mezz’ora, a volte è stato l’ago della bilancia tra una cattura ed un cappotto.

In condizioni, appunto, di piatta totale, i barracuda non disdegnano le esche top water, ma colorazioni chiare di long jerk ed artificiali con un bel wobbling hanno una probabilità maggiore di essere decisive.

DSC_0104

In questo periodo capita di trovare i barracuda ben abbrancati, e sono numerose le catture multiple all’interno della finestra temporale di buio /luce. A volte è capitato pure che, una volta sorto il sole, siano tornati ad attaccare le nostre esche, regalandoci ancora qualche cattura prima di attendere le lampughe.

Recuperi lenti, jerkate lunghe intervallate da cambi di velocità sono la maggior parte delle volte una possibilità in più rispetto ad un recupero lineare e costante. Per carità, non stiamo parlando dell’Einstein dei pesci, ma in alcune situazioni seguono la nostra esca senza poi attaccarla, dimostrando interesse ma senza stimolare l’istinto predatorio.

DSC_0099

Ho riscontrato che, in condizione di mare formato, non è impossibile trovare situazioni in cui barracuda, serra e altri predatori condividono il territorio, particolarmente in scogliere con batimetrica non troppo alta, con fondali rocciosi che degradano progressivamente ed a volte con spiagge che contornano le punte delle scogliere.

I picchi di marea, sia di bassa che di alta, si rilevano particolarmente interessanti quando coincidono con l’alba e con il tramonto. Dare un occhio al meteo, alle condizioni del mare e alle maree, non è mai una cattiva idea se riusciamo ad arrivare in tempo per fare l’alba o il tramonto.

Blog 4

Le immancabili ricciolette sono l’indicatore che l’autunno è alle porte. Già a sole alto, attaccano a ripetizione i nostri jig ed i piccoli WTD destinati alle lampughe, e non disdegnano anche jerk di modeste dimensioni.

Quando agganciate a jig su fondali importanti, danno l’impressione nei primi secondi di essere pesci ben più importanti, ma si rivelano per quel che sono in pochi attimi, quando alle prime “pompate” vengono su molto velocemente.

DSC_0092

E poi ci sono loro, le lampughe, l’obiettivo primario di tutti gli autunni che si rispettino.

Sarebbe impossibile determinare orari e condizioni, perché anche questo anno le abbiamo agganciate in ogni situazione ed orario possibile. E molto probabile che i primi di Settembre, a mare piatto, i piccoli esemplari attacchino le nostre esche voracemente, ma con il passare del mese, le condizioni diventano meno importanti di quanto si pensi, rispetto a quanto sia importante lo spot di dove si cercano.

Anche l’anno scorso, Omar fece una lampuga di taglia con onde di un metro e mezzo, agganciata a WTD praticamente all’alba.

XXDSC_0114

Ci vediamo tra qualche giorno con un bel post sulle lampughe, la natura questo anno ci ha graziato rendendo il sotto costa un albero della cuccagna!

A tra poco!

Matte

 

 

Novembre esci da questo Agosto

Quante possibilità ci sono che tra Luglio ed Agosto possa piovere 15 giorni su 60?

Poche. Ma improbabile non equivale ad impossibile. A detta degli esperti di facebook, che tra immunologi, ingegneri, esperti di politica monetaria e politica estera,  annovera anche meteorologi ed esperti di termodinamica, questa è una sorta di tropicalizzazione.

Solo perché in Sud America piove d’estate. Ma tutti sappiamo che la logica non è una dote fornita ai più, seppur di constatazioni basilari si tratti. Torniamo a noi.

I tramonti dopo lavoro sono necessari per scaricare molte delle vicissitudini quotidiane, quindi prima sera di Giugno libera, seppur a condizioni di piatta, scappo vicino a casa a fare due lanci.

Poco prima del tramonto, il solito 190 ormai sverniciato fa la sua porca figura, fregando un barracuda annunciatissimo.

DSC_0050

Giusto il tempo di una foto ricordo, poi il rilascio immediato.

DSC_0055

A luglio, riesco ad andare una volta, un alba in solitaria, trovando anche un poco di mare. Le condizioni non sono delle migliori, altissima pressione, alba lontano dai picchi di marea, assenza totale di luna.

DSCN0096

Pochi lancia a shoreline riescono a fregare un piccolo barracuda, poi il nulla più assoluto. Peccato, ma il tempo a disposizione è sempre poco, e la maggior parte delle volte le condizioni non sono per nulla ideali per una bella pescata.

DSCN0088

Da metà luglio in poi ha cominciato a diluviare, solo alcuni giorni, ma quelli giusti per rompere le scatole. Se organizzavo un alba il giorno prima, la mattina dopo scendevano litri di acqua. Ed i giorni in cui ero a lavoro, accadeva di tutto : scadute, giornate quasi perfette, pesci serra in frenesia.

DSCN0104

Ed invece, io mi devo accontentare di un serrotto, agganciato appunto sotto un diluvio, temperatura esterna circa 20 gradi (mentre la settimana prima, nel medesimo orario il termometro segnava 28 gradi!).

Certo, mi metto l’anima in pace, penso sempre che arriverà un momento in cui avrò tempo per andare a pesca. Ma se le condizioni di Agosto sembrano Novembre, se vado a Novembre trovo le secche di Gennaio?

DSCN0107

Chiudo l’escursus estivo con un barracuda, salvacappotto, pescato verso la metà di Agosto. Condizioni di piatta totale, nuvole scure, una toccata e fuga a Carloforte per un ferragosto quasi meritato. Un pesce agganciato quasi per sbaglio in un mix di coma etilico e stanchezza repressa. In un ordine automatico di ferrata – salpaggio – foto – rilascio, non mi sono nemmeno accorto di essere già tornato a casa, rovesciato sul letto in attesa dell’estrema unzione da parte di morfeo.

DSC_0057

La cosa che mi tira un pò su di morale è il fatto di avere qualche giorno libero tra Settembre ed Ottobre. Sopratutto, ho già incontrato le nostre amiche brasiliane, seppur in dimensioni di Kinder Bueno.

Ma è già un buon segnale….;)

Zio P.

Sono tornato, stronzi!

 

Devo dire che dopo una bella pausa durata qualche mese, causa overload di lavoro e problemi di salute, tornare a pesca è come tornare a respirare dopo un periodo passato in apnea.

E chi meglio di telefaster poteva farmi compagnia oltre alla mia ernia inguinale?

DSC_0018

 

In Sardegna è già estate da qualche giorno, con temperature altissime e turiste pronte a morire accalorate sotto i 30 gradi di fine Maggio.

E noi, come poveri stronzi, ci tentiamo una bella passeggiata in scogliera, una pietraia di 20 minuti e altri 10 di campagna, per aprire bene i polmoni e concederci una sigaretta appena il corpo sembra essersi rilassato.

Niente di particolare da raccontare, un attacco di barracuda all’alba su un grubbone stile bass colore panda white sbiadita, e poi dopo 4098545 lanci a jig, finalmente una bottarella di una riccioletta prontamente rilasciata.

DSC_0012

 

Anche il povero telefaster ne ha agganciato una, ma sfortunatamente ha fatto release ancora prima di vederla.

Pesce insignificante, post ancora più insignificante, ma fotte sega.

L’importante è che sappiate che sono tornato a pescare, stronzi!

DSC_0008

Zio patte

 

 

 

 

 

 

Autunno, all’anno prossimo…

Riguardo la pesca a spinning, non posso insegnare niente a nessuno. L’unico consiglio che posso darvi è di andare a pesca ogni volta che potete, perché il tempo è sempre troppo poco per fare quello che ci piace fare.

Se stai leggendo questo blog, probabilmente hai la stessa malattia di cui sono affetto io e la stessa di cui è affetto chiunque altro appaia in questo spazio.

Relativamente ai viaggi da fare, un consiglio posso darvelo. Diciamo che appena si può, con la mia compagna investiamo i pochi spiccioli risparmiati nel visitare posti nuovi e diversi dalla Sardegna.

Siamo stati in Scozia, Irlanda, Francia, Spagna, la meravigliosa Lanzarote (dedicandomi prevalentemente alla pesca), ma posso affermare con certezza, che non mi serve viaggiare per stare in paradiso.

Mi dispiace (forse neanche così tanto) dirvelo, la Sardegna è il posto più bello dove vivere.

E se non ci credete, state pure comodi a casa vostra. 

Mi prendo un momento per me stesso. Perché per quanto mi riguarda, la pesca non è solo pesca. E’ un momento per noi stessi, per staccare, dedicarci a qualcosa che ci rende felici.

E se la natura ci aiuta, troviamo la pace in luoghi diversi ognuno dall’altro ma uguali nei sentimenti. Lo spinning è anche un po questo, esplorare, mettersi alla prova, combattere  le paure di mari troppo grossi e di scogliere troppo scoscese. Tornare ad essere più vicino alla terra di quanto lo siamo mai stati, scivolando nei sentieri, sbucciandoci le ginocchia, ed a volte, come mi ricordano i tagli sulle braccia, scivolando per qualche metro con il petto attaccato alla roccia e fermarsi ad un ciglio dal precipizio.

L’importante è sempre ritrovare il sentiero che ci riporti verso casa.

9

A volte, senza neanche pescare. Oppure, come Daniele nella foto sottostante, agganciando pesci che fanno la differenza solo tra il cappotto e la cattura, ma che se potessimo scegliere, rimarrebbero in acqua senza nessuna ombra di dubbio.

2

A volte anche senza amici, perché secondo me fa bene uscire in solitaria. Nessuna parola, solo gesti e suoni ad accompagnare la pescata, solo con esca, canna e mulinello.

3

E poi l’alba. Posso dire di avere avuto la fortuna di vedere albe magnifiche, in posti che grazie alla pesca diversamente non avrei visto. Situazioni che si creano solo quando il sole fa capolino da dietro le montagne, una leggera brezza di maestrale che rinfresca le idee e…lo strike.

Che sembra essere l’obiettivo dell’uscita, probabilmente lo è, ma ci sveglia dal sogno che stiamo vivendo.

6

E al salire del sole, i colori diventano più chiari. Il quadro cambia, e si comincia a percepire una serenità tangibile.

Silenzio. Si sente solo qualche onda frangersi sulle rocce, e qualche uccellino troppo chiassoso alla ricerca di qualcosa da mangiare.  Ed è il momento di attivarsi. di prendere la canna in mano e dedicarsi alla pesca, seppur sembrasse ben lontana l’intenzione di compiere gesta diverse dal chiudere gli occhi.

7

Si apre la plano, si fa la conta su chi comincia, e subito si vedono volare in acqua pezzi di plastica alla ricerca del predatore di turno. Perché la cattura può solo migliorare queste giornate.

8

E ci pensa Omar ad aprire le danze. Per bene questa volta. In un mare non proprio piatto, si intravedono dietro il Pro – Q esplosioni degne di una guerra, sino a quando la lampuga non riesce a prendere bene le misure.

Meraviglioso combattimento terminato con una foto e un kittemuort’ come complimento per la bellissima cattura!

10

Poco dopo è il mio turno. Piccola. Decisamente.  Ma divertente come sempre. Agganciata con un piccolo jig a mezz’acqua.

Uno scatto fotografico e via di nuovo a nuotare tra i suoi simili.

 

qNfmtTZ

Poi è il turno della sorellina, decisamente più grande e più interessante. Agganciata a Popper, ha cominciato a saltare come una dannata. L’ho portata a spasso alcuni minuti, per farla stancare bene e permettermi un salpaggio in sicurezza, sia per me che per lei.

Neanche a dirlo, è stata prontamente rilasciata.

2WkYQiW

Ultima della giornata, perché poi sono dovuto fuggire al matrimonio di Sepclo, piccolina ma bella luminosa. Il fotografo (Simone), è come sempre un fuori classe. Grazie Simo!

DSC_0060

Dopo pochi lanci è il turno, neanche a dirlo, di Simone. Recupero skippato sul pelo dell’acqua, inseguimenti mozzafiato terminati con una lampuga in canna e tutto il branco dietro.

Grande Simo!18

Al termine di questo lungo ed estenuante post, più per voi che per me, vi confermo che anche la natura resta meravigliata di fronte al mare.

Più a bocca aperta di così!

5

Alla prossima!

Matte

Il Phero della pesca

La pesca non è solo pesca.

O almeno, a volte ci dimentichiamo che il bello della pesca è stare in compagnia, farsi due risate, seppur io prediliga le uscite in solitaria, a volte si incontrano strani elementi in scogliera.

Fortunatamente, non ci sono solo persone che si mangiano il fegato quando qualcuno pesca.

Questa estate, alla ricerca di qualche barracuda, ho conosciuto un elemento veramente particolare. Un bergamasco, dalla ricerca degli dei facile e dai modi gentili, che mi ha trasmesso una botta di entusiasmo tipica della giovane età e dell’esplorazione dei posti nuovi.

In compagnia di Pietro, giovane spinner di una cittadina limitrofa alla mia, gli ho trovati a lanciare alla ricerca delle lampughe, che a sera inoltrata erano ancora interessate alle esche.

In pochi minuti, pur non ci conoscessimo, abbiamo cominciato a tirare fuori cavolate e ridere come matti, con qualche dio volante qua e la, che nel tipico accento bergamasco non guasta mai. La pesca attiva è passata in secondo piano, lasciando spazio al lato della chiacchiera e delle opinioni personali.

E si scopre che Andrea PHERO Peroni, casualmente in vacanza in Sardegna, non è un principiante della pesca.

20170911_171304

E’ un ragazzo che pratica la pesca alla trota, è titolato, e sembra sapere il fatto suo. E mentre parliamo, aggancia il primo barracuda della serata. La ferrata è discutibile, sembra stia strappando una lavatrice dalle mangrovie, infatti lo perde.

Scende una madonna, e ricomincia a lanciare. Dicevo, sembra sapere il fatto suo. Comincia a parlare di canne da trota, della sostanziale differenza di lunghezza, azione, tipologia di fusti e generalmente di durata dell’attrezzatura. E mi racconta che il giorno prima ha fatto una lampuga e sembrava strano “lavorare” il pesce con la canna da spinning, molto più tosta. Metto in dubbio scherzosamente la sua cattura, e nel giro di pochi attimi mi mostra dal suo Smartphone la brasiliana contesa.

20170914_073659

Mi racconta di come ci si approccia alla pesca alla trota, della ricerca del pesce in determinati punti, dell’uso di pheromoni, da cui lui prende le distanze, giustamente. Racconta di una ricciola pescata pochi giorni prima, ma dopo di essa finita la pacchia, nessun pesce sino alla lampuga.

Sottolinea la bellezza delle coste, dei paesaggi, e la difficoltà ad agganciare pesci. Espongo la mia umile opinione, cioè che sulla bellezza dei paesaggi non abbiamo nulla da invidiare a nessuno, ma la Sardegna non è il paradiso piscatorio che viene banalmente descritto dai turisti, non basta lanciare un esca in un punto qualsiasi del mare per agganciare un pesce.

Però ammetto che con un poco di sacrificio, le catture arrivano. Sopratutto, ad inizio Settembre, quando la temperatura del mare è alta e si ha possibilità di pescare sicuramente migliore rispetto ai periodi precedenti.

Ed infatti, a tramonto inoltrato, il buon Andrea incanna l’ennesimo pesce delle sua vacanza, dimostrando che anche un abituale pescatore di trote, può fare dei numeracci se accompagnato dal culo (scherzo!) e da un poco di manico.

IMG_20170913_095542_921 (1)

Con Pietro, nell’osservare il nostro amico raccontare le sue peripezie, abbiamo terminato un pacchetto di sigarette. Alla fine, nessuno dei due era in grado di lanciare dalle risate.

Caro Andrea, ci vediamo l’anno prossimo, se dio vuole.

Ma sono certo che ogni trota che incannerai, penserai “Dio, perché non sei un barracuda…” !

Alla Prossima!

Matte

Fortunatamente, lampughe.

Non è la giornata giusta, se alle scarpe da pesca non abbini un paio di calze alte al ginocchio. Con le calze in pendant con le scarpe, ora posso affrontare qualsiasi combattimento.

DSCN0028

Finalmente ritorno alla scogliera, poche uscite, ma fortunatamente piene e dedicate esclusivamente alla pesca alle lampughe. Ed affermo di essermi divertito, come ogni anno che si rispetti.

Chiaramente premetto di riandarci appena posso, perché questo anno è veramente pieno dappertutto.

Diciamo che sono stato piacevolmente sorpreso dalle condizioni in cui le ho agganciate, seppur sia vero che sono pesci che non lesinano l’attacco, è altrettanto vero che sono lunatiche e dispotiche, ed a volte non basta un calendario per spronare dio a fare di meglio, ergo ad attaccare le nostre esche.

Verso la metà di Settembre, l’alba diventa una costante, alla costante alla ricerca di qualche bel barracuda e delle ricciole, battendo scogliere che possiedono una batimetrica importante, peculiarità che piace anche alla lampuga.

Infatti, in una di queste giornate assieme all’amico Simone, le abbiamo viste arrivare veloci come lampi, ed altrettanto velocemente hanno attaccato le nostre esche.

Ancora una volta la differenza l’hanno fatta i piccoli jig. Specifico, che dopo la foto sono tornate in acqua alla velocità della luce. DSCN0029

Saremo potuti rimanere tutta la mattina a pescarle, ma dopo due lampughe a testa, abbiamo chiuso tutto e abbiamo deciso di tornare a casa.

DSCN0042

Vi è un episodio degno di nota, da raccontare assolutamente. Appena ho agganciato la prima lampuga, le altre sono venute dietro, non so per quale motivo lo facciano, forse un comportamento dettato dalla frenesia alimentare, ma in linea di massima capita spessissimo.

Il problema, è che questa volta assieme alle lampughe, dietro al pesce incannato c’era una leccia amia, stimata da Simone sulla decina di kg. Ho sperato con tutto il cuore che non braccasse il pesce in canna, perché stavo pescando leggero e avrebbe fatto di certo danni se avesse attaccato, oltre la lampuga, anche l’esca con la quale era agganciata.

Fortunatamente è andato tutto per il meglio.

DSCN0032

La seconda giornata, invece, è stata strabiliante.

Avviso l’amico Daniele (Sepclo) dell’imminente scaduta di vento di maestrale. In pochi minuti organizziamo l’uscita per il giorno successivo, pronti a fare l’alba in spiaggia alla ricerca di pesci serra e spigole, e valutare le condizioni del mare per le successive ore da passare a pesca.

Appuntamento fisso al bar, si carica in macchina l’attrezzatura e si parte. In viaggio verso lo spot, ci accorgiamo che il mare non è esattamente come da previsioni : risulta già in scaduta avanzata, circa un metro d’onda.

Però una volta arrivati, le condizioni del mare sembrano buone e c’è una leggera brezza che lo tiene gonfio.  Dopo pochi lanci una spigola esplode sul popper, ciccandolo di poco. Si continua a pescare, e Daniele vede la sua saponetta volare fuori dall’acqua per l’attacco di un serra.

Continuiamo a battere, il mare lo consente pagando dazio con qualche onda che ci bagna da testa a piedi, ma viste le temperature asciughiamo in fretta. In sole comincia a fare capolino sopra le nostre teste, e nel momento in cui il mio popper è arrivato a fine corsa, da sotto una pietra esce una spigola che con uno scatto fulmineo mi coglie impreparato. Agganciata per un solo ardiglione dell’ancoretta, basteranno due testate fuori dall’acqua per conquistarsi la libertà.

Sarebbe stata liberata comunque, dopo una bella foto. Ma va bene lo stesso.

Il mare sembra essere sceso, e sulla strada del ritorno, optiamo per una punta rocciosa di contorno ad una spiaggia. Il tempo di una sigaretta, e siamo già sullo spot. Diciamo che con mare leggermente mosso, mi è capitato poche volte di agganciare le lampughe, però nella pesca c’è sempre tempo per essere smentiti.

Infatti, monto un popper, e al secondo lancio si scatena il finimondo. Molte lampughe, parecchio incavolate. La prima fa sci nautico e dopo una foto velocissima torna in acqua.

DSCN0045

La seconda, agganciata con un piccolo JIG, sembra essere più combattiva, invece la taglia si dimostra uguale a quella precedente.

DSCN0049

Poi è il turno di Daniele, che con un esca semi affondante, aggancia la prima brasiliana di questo anno. Auguroni amico mio!

DSCN0053

Si continua a pescare, rilasciando tutti i pesci alla velocità della luce. Il tempo di una foto e via in acqua.

Tagliata

Quando capitano queste giornate, bisogna stare attenti a non farsi prendere dalla stessa frenesia delle lampughe.

Agganciare molti pesci è soddisfacente, ma ritengo che una volta timbrato il cartellino con qualche strike, sia il momento di abbandonare la postazione, onde evitare spiacevoli eventi tipo il divorzio perché si è perso di vista l’orario.

DSCN0060

Questa agganciata per un fianco, sembrava molto più grande di quello effettivamente fosse. La taglia, per essere metà Settembre, è divertente.

DSCN0065

Contestualmente alle lampughe, anche alcune ricciolette hanno attaccato l’esca. Piccole, ma decise. Avrei preferito agganciare la mamma.

DSCN0077

Per essere stato qualche mese lontano dalle scogliere, posso dire di essere soddisfatto delle belle giornate passate insieme agli amici.

Alla prossima!

Matte

Not another spinning blog