Sono tornato, stronzi!

 

Devo dire che dopo una bella pausa durata qualche mese, causa overload di lavoro e problemi di salute, tornare a pesca è come tornare a respirare dopo un periodo passato in apnea.

E chi meglio di telefaster poteva farmi compagnia oltre alla mia ernia inguinale?

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In Sardegna è già estate da qualche giorno, con temperature altissime e turiste pronte a morire accalorate sotto i 30 gradi di fine Maggio.

E noi, come poveri stronzi, ci tentiamo una bella passeggiata in scogliera, una pietraia di 20 minuti e altri 10 di campagna, per aprire bene i polmoni e concederci una sigaretta appena il corpo sembra essersi rilassato.

Niente di particolare da raccontare, un attacco di barracuda all’alba su un grubbone stile bass colore panda white sbiadita, e poi dopo 4098545 lanci a jig, finalmente una bottarella di una riccioletta prontamente rilasciata.

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Anche il povero telefaster ne ha agganciato una, ma sfortunatamente ha fatto release ancora prima di vederla.

Pesce insignificante, post ancora più insignificante, ma fotte sega.

L’importante è che sappiate che sono tornato a pescare, stronzi!

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Zio patte

 

 

 

 

 

 

Autunno, all’anno prossimo…

Riguardo la pesca a spinning, non posso insegnare niente a nessuno. L’unico consiglio che posso darvi è di andare a pesca ogni volta che potete, perché il tempo è sempre troppo poco per fare quello che ci piace fare.

Se stai leggendo questo blog, probabilmente hai la stessa malattia di cui sono affetto io e la stessa di cui è affetto chiunque altro appaia in questo spazio.

Relativamente ai viaggi da fare, un consiglio posso darvelo. Diciamo che appena si può, con la mia compagna investiamo i pochi spiccioli risparmiati nel visitare posti nuovi e diversi dalla Sardegna.

Siamo stati in Scozia, Irlanda, Francia, Spagna, la meravigliosa Lanzarote (dedicandomi prevalentemente alla pesca), ma posso affermare con certezza, che non mi serve viaggiare per stare in paradiso.

Mi dispiace (forse neanche così tanto) dirvelo, la Sardegna è il posto più bello dove vivere.

E se non ci credete, state pure comodi a casa vostra. 

Mi prendo un momento per me stesso. Perché per quanto mi riguarda, la pesca non è solo pesca. E’ un momento per noi stessi, per staccare, dedicarci a qualcosa che ci rende felici.

E se la natura ci aiuta, troviamo la pace in luoghi diversi ognuno dall’altro ma uguali nei sentimenti. Lo spinning è anche un po questo, esplorare, mettersi alla prova, combattere  le paure di mari troppo grossi e di scogliere troppo scoscese. Tornare ad essere più vicino alla terra di quanto lo siamo mai stati, scivolando nei sentieri, sbucciandoci le ginocchia, ed a volte, come mi ricordano i tagli sulle braccia, scivolando per qualche metro con il petto attaccato alla roccia e fermarsi ad un ciglio dal precipizio.

L’importante è sempre ritrovare il sentiero che ci riporti verso casa.

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A volte, senza neanche pescare. Oppure, come Daniele nella foto sottostante, agganciando pesci che fanno la differenza solo tra il cappotto e la cattura, ma che se potessimo scegliere, rimarrebbero in acqua senza nessuna ombra di dubbio.

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A volte anche senza amici, perché secondo me fa bene uscire in solitaria. Nessuna parola, solo gesti e suoni ad accompagnare la pescata, solo con esca, canna e mulinello.

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E poi l’alba. Posso dire di avere avuto la fortuna di vedere albe magnifiche, in posti che grazie alla pesca diversamente non avrei visto. Situazioni che si creano solo quando il sole fa capolino da dietro le montagne, una leggera brezza di maestrale che rinfresca le idee e…lo strike.

Che sembra essere l’obiettivo dell’uscita, probabilmente lo è, ma ci sveglia dal sogno che stiamo vivendo.

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E al salire del sole, i colori diventano più chiari. Il quadro cambia, e si comincia a percepire una serenità tangibile.

Silenzio. Si sente solo qualche onda frangersi sulle rocce, e qualche uccellino troppo chiassoso alla ricerca di qualcosa da mangiare.  Ed è il momento di attivarsi. di prendere la canna in mano e dedicarsi alla pesca, seppur sembrasse ben lontana l’intenzione di compiere gesta diverse dal chiudere gli occhi.

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Si apre la plano, si fa la conta su chi comincia, e subito si vedono volare in acqua pezzi di plastica alla ricerca del predatore di turno. Perché la cattura può solo migliorare queste giornate.

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E ci pensa Omar ad aprire le danze. Per bene questa volta. In un mare non proprio piatto, si intravedono dietro il Pro – Q esplosioni degne di una guerra, sino a quando la lampuga non riesce a prendere bene le misure.

Meraviglioso combattimento terminato con una foto e un kittemuort’ come complimento per la bellissima cattura!

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Poco dopo è il mio turno. Piccola. Decisamente.  Ma divertente come sempre. Agganciata con un piccolo jig a mezz’acqua.

Uno scatto fotografico e via di nuovo a nuotare tra i suoi simili.

 

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Poi è il turno della sorellina, decisamente più grande e più interessante. Agganciata a Popper, ha cominciato a saltare come una dannata. L’ho portata a spasso alcuni minuti, per farla stancare bene e permettermi un salpaggio in sicurezza, sia per me che per lei.

Neanche a dirlo, è stata prontamente rilasciata.

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Ultima della giornata, perché poi sono dovuto fuggire al matrimonio di Sepclo, piccolina ma bella luminosa. Il fotografo (Simone), è come sempre un fuori classe. Grazie Simo!

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Dopo pochi lanci è il turno, neanche a dirlo, di Simone. Recupero skippato sul pelo dell’acqua, inseguimenti mozzafiato terminati con una lampuga in canna e tutto il branco dietro.

Grande Simo!18

Al termine di questo lungo ed estenuante post, più per voi che per me, vi confermo che anche la natura resta meravigliata di fronte al mare.

Più a bocca aperta di così!

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Alla prossima!

Matte

Il Phero della pesca

La pesca non è solo pesca.

O almeno, a volte ci dimentichiamo che il bello della pesca è stare in compagnia, farsi due risate, seppur io prediliga le uscite in solitaria, a volte si incontrano strani elementi in scogliera.

Fortunatamente, non ci sono solo persone che si mangiano il fegato quando qualcuno pesca.

Questa estate, alla ricerca di qualche barracuda, ho conosciuto un elemento veramente particolare. Un bergamasco, dalla ricerca degli dei facile e dai modi gentili, che mi ha trasmesso una botta di entusiasmo tipica della giovane età e dell’esplorazione dei posti nuovi.

In compagnia di Pietro, giovane spinner di una cittadina limitrofa alla mia, gli ho trovati a lanciare alla ricerca delle lampughe, che a sera inoltrata erano ancora interessate alle esche.

In pochi minuti, pur non ci conoscessimo, abbiamo cominciato a tirare fuori cavolate e ridere come matti, con qualche dio volante qua e la, che nel tipico accento bergamasco non guasta mai. La pesca attiva è passata in secondo piano, lasciando spazio al lato della chiacchiera e delle opinioni personali.

E si scopre che Andrea PHERO Peroni, casualmente in vacanza in Sardegna, non è un principiante della pesca.

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E’ un ragazzo che pratica la pesca alla trota, è titolato, e sembra sapere il fatto suo. E mentre parliamo, aggancia il primo barracuda della serata. La ferrata è discutibile, sembra stia strappando una lavatrice dalle mangrovie, infatti lo perde.

Scende una madonna, e ricomincia a lanciare. Dicevo, sembra sapere il fatto suo. Comincia a parlare di canne da trota, della sostanziale differenza di lunghezza, azione, tipologia di fusti e generalmente di durata dell’attrezzatura. E mi racconta che il giorno prima ha fatto una lampuga e sembrava strano “lavorare” il pesce con la canna da spinning, molto più tosta. Metto in dubbio scherzosamente la sua cattura, e nel giro di pochi attimi mi mostra dal suo Smartphone la brasiliana contesa.

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Mi racconta di come ci si approccia alla pesca alla trota, della ricerca del pesce in determinati punti, dell’uso di pheromoni, da cui lui prende le distanze, giustamente. Racconta di una ricciola pescata pochi giorni prima, ma dopo di essa finita la pacchia, nessun pesce sino alla lampuga.

Sottolinea la bellezza delle coste, dei paesaggi, e la difficoltà ad agganciare pesci. Espongo la mia umile opinione, cioè che sulla bellezza dei paesaggi non abbiamo nulla da invidiare a nessuno, ma la Sardegna non è il paradiso piscatorio che viene banalmente descritto dai turisti, non basta lanciare un esca in un punto qualsiasi del mare per agganciare un pesce.

Però ammetto che con un poco di sacrificio, le catture arrivano. Sopratutto, ad inizio Settembre, quando la temperatura del mare è alta e si ha possibilità di pescare sicuramente migliore rispetto ai periodi precedenti.

Ed infatti, a tramonto inoltrato, il buon Andrea incanna l’ennesimo pesce delle sua vacanza, dimostrando che anche un abituale pescatore di trote, può fare dei numeracci se accompagnato dal culo (scherzo!) e da un poco di manico.

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Con Pietro, nell’osservare il nostro amico raccontare le sue peripezie, abbiamo terminato un pacchetto di sigarette. Alla fine, nessuno dei due era in grado di lanciare dalle risate.

Caro Andrea, ci vediamo l’anno prossimo, se dio vuole.

Ma sono certo che ogni trota che incannerai, penserai “Dio, perché non sei un barracuda…” !

Alla Prossima!

Matte

Fortunatamente, lampughe.

Non è la giornata giusta, se alle scarpe da pesca non abbini un paio di calze alte al ginocchio. Con le calze in pendant con le scarpe, ora posso affrontare qualsiasi combattimento.

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Finalmente ritorno alla scogliera, poche uscite, ma fortunatamente piene e dedicate esclusivamente alla pesca alle lampughe. Ed affermo di essermi divertito, come ogni anno che si rispetti.

Chiaramente premetto di riandarci appena posso, perché questo anno è veramente pieno dappertutto.

Diciamo che sono stato piacevolmente sorpreso dalle condizioni in cui le ho agganciate, seppur sia vero che sono pesci che non lesinano l’attacco, è altrettanto vero che sono lunatiche e dispotiche, ed a volte non basta un calendario per spronare dio a fare di meglio, ergo ad attaccare le nostre esche.

Verso la metà di Settembre, l’alba diventa una costante, alla costante alla ricerca di qualche bel barracuda e delle ricciole, battendo scogliere che possiedono una batimetrica importante, peculiarità che piace anche alla lampuga.

Infatti, in una di queste giornate assieme all’amico Simone, le abbiamo viste arrivare veloci come lampi, ed altrettanto velocemente hanno attaccato le nostre esche.

Ancora una volta la differenza l’hanno fatta i piccoli jig. Specifico, che dopo la foto sono tornate in acqua alla velocità della luce. DSCN0029

Saremo potuti rimanere tutta la mattina a pescarle, ma dopo due lampughe a testa, abbiamo chiuso tutto e abbiamo deciso di tornare a casa.

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Vi è un episodio degno di nota, da raccontare assolutamente. Appena ho agganciato la prima lampuga, le altre sono venute dietro, non so per quale motivo lo facciano, forse un comportamento dettato dalla frenesia alimentare, ma in linea di massima capita spessissimo.

Il problema, è che questa volta assieme alle lampughe, dietro al pesce incannato c’era una leccia amia, stimata da Simone sulla decina di kg. Ho sperato con tutto il cuore che non braccasse il pesce in canna, perché stavo pescando leggero e avrebbe fatto di certo danni se avesse attaccato, oltre la lampuga, anche l’esca con la quale era agganciata.

Fortunatamente è andato tutto per il meglio.

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La seconda giornata, invece, è stata strabiliante.

Avviso l’amico Daniele (Sepclo) dell’imminente scaduta di vento di maestrale. In pochi minuti organizziamo l’uscita per il giorno successivo, pronti a fare l’alba in spiaggia alla ricerca di pesci serra e spigole, e valutare le condizioni del mare per le successive ore da passare a pesca.

Appuntamento fisso al bar, si carica in macchina l’attrezzatura e si parte. In viaggio verso lo spot, ci accorgiamo che il mare non è esattamente come da previsioni : risulta già in scaduta avanzata, circa un metro d’onda.

Però una volta arrivati, le condizioni del mare sembrano buone e c’è una leggera brezza che lo tiene gonfio.  Dopo pochi lanci una spigola esplode sul popper, ciccandolo di poco. Si continua a pescare, e Daniele vede la sua saponetta volare fuori dall’acqua per l’attacco di un serra.

Continuiamo a battere, il mare lo consente pagando dazio con qualche onda che ci bagna da testa a piedi, ma viste le temperature asciughiamo in fretta. In sole comincia a fare capolino sopra le nostre teste, e nel momento in cui il mio popper è arrivato a fine corsa, da sotto una pietra esce una spigola che con uno scatto fulmineo mi coglie impreparato. Agganciata per un solo ardiglione dell’ancoretta, basteranno due testate fuori dall’acqua per conquistarsi la libertà.

Sarebbe stata liberata comunque, dopo una bella foto. Ma va bene lo stesso.

Il mare sembra essere sceso, e sulla strada del ritorno, optiamo per una punta rocciosa di contorno ad una spiaggia. Il tempo di una sigaretta, e siamo già sullo spot. Diciamo che con mare leggermente mosso, mi è capitato poche volte di agganciare le lampughe, però nella pesca c’è sempre tempo per essere smentiti.

Infatti, monto un popper, e al secondo lancio si scatena il finimondo. Molte lampughe, parecchio incavolate. La prima fa sci nautico e dopo una foto velocissima torna in acqua.

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La seconda, agganciata con un piccolo JIG, sembra essere più combattiva, invece la taglia si dimostra uguale a quella precedente.

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Poi è il turno di Daniele, che con un esca semi affondante, aggancia la prima brasiliana di questo anno. Auguroni amico mio!

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Si continua a pescare, rilasciando tutti i pesci alla velocità della luce. Il tempo di una foto e via in acqua.

Tagliata

Quando capitano queste giornate, bisogna stare attenti a non farsi prendere dalla stessa frenesia delle lampughe.

Agganciare molti pesci è soddisfacente, ma ritengo che una volta timbrato il cartellino con qualche strike, sia il momento di abbandonare la postazione, onde evitare spiacevoli eventi tipo il divorzio perché si è perso di vista l’orario.

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Questa agganciata per un fianco, sembrava molto più grande di quello effettivamente fosse. La taglia, per essere metà Settembre, è divertente.

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Contestualmente alle lampughe, anche alcune ricciolette hanno attaccato l’esca. Piccole, ma decise. Avrei preferito agganciare la mamma.

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Per essere stato qualche mese lontano dalle scogliere, posso dire di essere soddisfatto delle belle giornate passate insieme agli amici.

Alla prossima!

Matte

Albe, tramonti ed altri particolari

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Comanda sempre e comunque lui.

Che spunti da dietro le montagne, o se ne vada a dormire,è lui che decide la durata dell’arco temporale di buio – luce, dove a volte può capitare di tutto.

In questi pochi anni di pesca, ho imparato a mie spese situazioni che potrebbero risultare banali ai più, ma quando si ha poco tempo per preparare una pescata, ci si organizza in fretta e furia, dimenticando particolari che a volte fanno la differenza.

Ad esempio, l’esposizione della costa ai punti cardinali che determina qualche minuto di sonno in più la mattina.

Banalmente, ad est sorge il sole e ad ovest tramonta. E in linea di massima, Alba e tramonto durano molto meno nei mesi estivi che in quelli invernali.

Di conseguenza, se dobbiamo andare a fare l’alba in costa ovest, d’inverno, avremo più tempo a disposizione, perché il sole ci prende alle spalle. Al contrario, in un alba d’estate in costa Est / Sud Est, il sole “arriva” prima rispetto a quanto non faccia in costa ovest.

Mentre, il tramonto dura di più in costa ovest, perché il sole scende davanti alla nostra bella faccia.

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Arrivare in ritardo all’alba, a volte, ha fatto la differenza tra chi ha pescato e chi no. Per quanto si peschi anche al di fuori dei cambi di luce, personalmente il 70% dei pesci è capitato di agganciarlo all’alba o al tramonto.

Altro particolare,che ho notato essere il problema di molti spinner, è l’eccesso di attrezzatura per pescate mordi e fuggi.

Adesso vi dico la mia, condivisibile o meno.

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Dipende sicuramente dalle zone, dalle condizioni, etc., ma non credo che per gestire al meglio una pescata, sia necessario portarsi appresso tutti gli artificiali che abbiamo in casa.

Riguardo la scelta ed il numero delle esche, dipende da cosa ho intenzione di fare.

Provare a gomma per le spigole? una borsettina con una manciata di esche e la canna. Esplorazione con mare in scogliera? Due jerk, due popper, due walking e due jig. Se riuscite a perdere tutte queste esche in una pescata, lo spinning non fa per voi.

Spigole in piana o in spiaggia? D’estate costume e d’inverno waders, ma sempre con la solita borsetta porta artificiali. Camminare in spiaggia è stancante, sopratutto d’estate, quindi portate con voi sempre una bottiglietta d’acqua.

Sopratutto, per la scelta dell’attrezzatura, mi focalizzo su quali pesci possono girare per il periodo e per lo spot.

Cercare le spigole con la oncia e un quarto e popper da leccia è da matti, come andare a cercare i serra con la 5/8 e una manciata di gomme spiombate con mare mosso. Poi sono certo che il primo scemo che ci prova pesca pure, smentendo tutte le mie teorie.

Per chiudere, ho visto persone pescare e trattenere pesci serra in spiaggia, molto lontano dalle automobili per tornare a casa, e doversi fare km in mezzo alla sabbia con uno zaino pesante 20 kg, quando sarebbe bastato un portartificiali con una manciata di esche per abbattere il carico.

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Ultima considerazione, cerco di non dimenticare mai pila da testa e boga grip.

Più di una volta ho visto compagni di pesca rischiare le pennacce in scogliera perché senza pila da testa non vedevano dove mettevano i piedi, altre volte bucarsi le dita con le ancorette perché senza boga grip e pinze per slamare il pesce.

Sembra un post banale, rispetto al mio solito modo di scrivere, ma vista l’ondata di nuovi pescatori a spinning…

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Ci vediamo tra qualche giorno con un report sulle lampughe.

Buona vita!

Una primavera complicata

Adoro la primavera. Adoro i profumi, le temperature, le primizie. Sopratutto, adoro l’allergia che mi tappa il naso e mi fa lacrimare neanche fossi in una coltivazione di cipolle.

Scusate l’assenza, ma problemi vari ed eventuali mi hanno tenuto lontano dal mare, a tratti lontano dalla mia terra. Fortunatamente, per qualche mese ho firmato per un poco di serenità, e da quel da giorno, ho ripreso ad andare a pesca.

La spigola che vedete sotto, sembra la stessa pubblicata nell’ultimo post, ma non lo è. Sono passati alcuni mesi prima di tornare a pescare, e questa era bella cicciosina, diversamente dalla piccola ma sempre piacevole spigola di gennaio. Il problema è che nelle foto ho sempre la stessa espressione, il solito ghigno da ratto cieco causa la miopia galoppante.

Una capatina in porto all’alba prima di andare in scogliera, due lanci a gomma a strisciare le pietre a causa di un compagno di pesca ritardario e dopo due lanci esce lei, salpata di peso come solo i pescatori più grezzi sanno fare, fotografata con il cellulare e trattenuta per il pranzo di pasqua, e si, se ve lo state chiedendo, sono andato a pescare la mattina.

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Molto più interessante il giorno dopo, non tanto per la cattura, ma per le condizioni. Sole altissimo, pasquetta in solitaria io e la mia compagna, per le scogliere del Sud Sardegna. Dopo una bella scarpinata in cui ci è spuntato il piede caprino, decidiamo di fermarci a mangiare un panino su una bella punta baciata dal vento da sud, circa alle due di pomeriggio.

E chiaramente, non poteva mancare la canna da pesca e qualche esca. Due lanci giusto per digerire il panino e vedo un guizzo color argento lanciarsi sullo shoreline. Il tempo della foto e via in acqua.

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Certo, niente di incredibile o affascinante, giusto una scusa per dire “sono vivo e ci sono”.

Sto insistentemente cercando i barracuda a galla, che seppur non sia la pesca più tecnica o innovativa di questo mondo, è l’unica che posso fare con il tempo che ho a disposizione in questo periodo.

Staremo a vedere chi la spunterà!

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A presto!

Matte

 

Finalmente.

 

Alla vecchia maniera.

Voglio partire da due presupposti, prima di proseguire alla stesura di questo post :

  • Ho sempre creduto nel progresso della tecnica dello spinning, considerando l’evoluzione delle esche e dei metodi di pesca un bene, seppur non segua esattamente le mode, più per pigrizia che per altro ;
  • Non ho mai creduto alle affermazioni tipo “Quel vecchietto sa pescare”, solo perché è vecchio e l’opinione comune vuole che detenga intrinseca l’esperienza perché anziano. La pesca, nelle giuste condizioni, ritengo sia una questione statistica.

E allora, detto questo, perché per un paio di notti di fila sono stato distrutto, numericamente parlando, da un vecchietto con una cannaccia per addestrare galline e un mulinello del ’78? Parliamone.

Una notte sono sceso al porto, più per trovare la scusa per fumare una sigaretta che effettivamente per cercare le spigole, però, c’era una bella corrente da scirocco ed oltre me ed un signore abbastanza avanti con l’età, non c’era nessun altro. Ragione per cui,mi sono permesso di osservarlo pescare per un po, fumando il tumore in stecchette e attendendo qualche minuto prima di preparare l’attrezzatura.

Nel buio più totale di un porto sempre ben frequentato, ma oggi stranamente vuoto, intravedo nel buio una sagoma che ferra forte, il filo si tende, e capisco che il signore ha agganciato qualcosa. Chiedo se ha bisogno di una mano, e a risposta affermativa, guadino una bellissima spigola stimata ad occhio sopra i due kg.

Quindi, le spigole, ci sono. Monto un silicone, lancio, ma non riesco a stare in pesca. La corrente è troppo forte e anche con trenta grammi, non arrivo sul fondo e non posso far rimbalzare l’esca sulle pietre come vorrei. Incaglio, taglio e nel mentre il signore affianco a me aggancia un’altra spigola, guadinata da un suo amico arrivato poco prima. Ad occhio e croce, sembra più grande della precedente. Io non mi arrendo, e continuo a pescare a gomma, anticipo la corrente più che posso, ma dopo alcuni lanci finisco per incagliare e sono costretto a tagliare la treccia un’altra volta. Nel mentre, il signore aggancia e salpa la terza spigola della serata, di taglia uguale se non superiore delle prime due.

Bene. Da buona analista, anche se non ci vuole una scienza, capisco che qualcosa non torna. Come è possibile riuscire a stare in pesca, con un pesciolino minuscolo probabilmente dei cinesi (di cui, dopo, avrò conferma), in un torrente in piena come quello di oggi?

Devo per forza carpire questo inarrabile segreto che mi incoronerà il RE DEL PORTO.

Me la prendo con me stesso, malandrino al non esser stato attento al MODUS OPERANDI quando ho guadinato la prima spigola. Fatto sta, che l’anomala situazione si ripeterà per tre sere non consecutive. Sempre lui, nello stesso modo e nelle stesse condizioni.

Allora, la volta dopo, decido di osservarlo per benino. Vedo il lancio, noto sul pelo dell’acqua cosa accade, e realizzo che sta pescando ALLA VECCHIA MANIERA. Niente strippamento di silicone, teste piombate, movimenti. Lancia in corrente e recupera normalmente. E tira fuori spigole da pranzo domenicale in famiglia, con una nonchalance da far invidia al presidente del consiglio quando cerca di convincere mezza Italia a votare SI ad un referendum troppo sporco per aiutare questo paese. Comunque.

QUESTO é TROPPO. Io ho una canna da finesse certificata dal chitarrista degli EUROPE, un mulinello in CI1543 e un trecciato in pelo di volpe, DEVO PESCARE PER FORZA. Non so dove, ma è scritto da qualche parte che il GEAR fa diventare lo SPINNER BRAVO.

E mi trovo davanti ad un bivio, di pari importanza se non superiore alla decisione che prende un prete quando entra a far parte del DIO TEAM. Un punto di non ritorno, non provare la tecnica, bensì provare e pescare, sempre che avvenga. Sarebbe fare la fine di lucifero, una caduta all’inferno senza ritorno, il battesimo di una religione così lontana dalla pesca in finesse, che tanto mi ha dato, ma altrettanto mi ha fatto bestemmiare.

L’offerta di una mela da parte di EVA, una tentazione forte, forse peggio di lanciare su una leccia incapronita sui muggini, ma che nasconde un insidia di fondo non indifferente : la perdita del mio STATUS QUO di UOMO DELLA GOMMA. Se dovessi accettare l’offerta del diavolo, non potrei più bullarmi di pescare le spigole, i barracuda e qualunque pesce scemo a gomma nei porti puzzolenti, e lo scopo del FINESSE perderebbe significato, etichettando me e la mia tecnica come mero pescatore di pesci con fine ultimo la cattura, mentre, attualmente, preponderante è che la cattura avvenga solo e semplicemente a gomma.

E nel momento in cui la mia povera anima sta per cedere, scende,circondato da lustri e trombe, da un punto non definito del cielo (esattamente dalla plano in macchina), l’arcangelo Swim Impact. Mi costringe ad inginocchiarmi alla sua potenza, prima mi distrugge psicologicamente e poi mi offre la scala per tornare in paradiso. Mi aggancio al suo treno in corsa e fuggo a casa a piangere e,giustamente, a chiedere scusa alle miliardi scatole di gomma comprate e mai utilizzate.

Non me lo sarei mai perdonato. Per quanto mi riguarda, anche se le catture sono superiori di taglia e numero, rimango fedele alla mia bandiera, non abbandono il mio plotone, ringrazio e vado avanti. Più esattamente, CAPPOTTO e vado avanti.

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Fortunatamente, non sempre, a quanto pare.

Alla prossima, Matte!

 

 

 

 

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