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über alles – la teoria del vermetto

Voi la conoscete la teoria del vermetto?

Credenza popolare (e utilizzo massivo) vuole che la tecnica “über alles in der Welt” (al di sopra di tutto) per abbattere le possibilità di cappotto, sia l’utilizzo di un verme come esca.

Se ci ragioniamo un attimo, l’iconografia relativa ai pescatori, sembra dare conferma della tesi sopra descritta : quante volte abbiamo visto un fumetto raffigurante un pescatore dove all’amo vi era qualcosa di diverso da un vermetto? 

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Sicuramente poche volte.

Non capite dove voglio arrivare? è normale.

Anche io inizialmente ero scettico. Mi stavo buttando in un esperimento che mi avrebbe, forse, tolto giorni di sonno e fatto fare chilometri di strade piene di buche, al fine di confermare o smentire quando state per leggere.

Ragione per la quale cercherò di ricomporre il puzzle, facendo chiarezza sulle dubbie affermazioni di un personaggio che non sapeva nulla del dove e del quando, del come tanto meno, ma sul perché non c’erano caxxi, cioè tornare a casa con la busta del super pan piena di pesci, a prescindere dalla taglia e dalla specie.

Fu così che per un caso della vita, mi ritrovai coinvolto ad essere l’animale da compagnia di un pescatore che ricopriva tutti i cliché possibili ed immaginabili : canna a fondo, canna a galleggiante, canna da spinning, tutte innescate e possibilmente in pesca nello stesso momento. Sigaretta in bocca, nessuna pazienza nello sbrogliare i nodini generati dalla lenza della canna a galleggiante (con prevedibile conseguenza di bestemmie da record), ferrate plastiche su oratine formato biscotto a cui strappare l’amo dall’intestino e fare canestro all’interno del bustone, completano una riduttiva descrizione dell’individuo, utile esclusivamente ad avere gli elementi per entrare “nella mente del pavone”.

Ma nella pesca, come nella vita, quando uno non ha esempi da cui prendere spunto, si ritrova irrimediabilmente a seguire la via mostrata dal primo individuo che pare credibile, professando il verbo, sfortunatamente l’unico, che al momento si conosce.

(Fatto salvo che io pescavo solo a spinning e che già 10 anni fa padellavo solo i pesci grandezza “teglia da forno”, le stragi di minutaglia non mi sono mai piaciute)

E una notte, forse complice il Mese di Novembre, periodo in cui le spigole portuali collaborano senza particolari problemi, pescò venti spigolette, tutte a galleggiante, tutte con il “vermetto”. Un koreano innescato in modo discutibile, ma sicuramente efficace, punto solo in testa e per il resto libero di muoversi.

Mi illuminò sulla proverbiale potenza delle vibrazioni, sulla differenza dall’inserirlo interamente nell’amo, sulla naturalezza della presentazione ma allo stesso tempo sulla semplicità di essere braccato senza particolare fatica. Una marea di cazzate cucite sopra una pescata anomala, vuoi per culo, vuoi per effettiva bravura, che però mi rimasero impresse.

E così, anni dopo, feci mio l’insegnamento, ribaltando a light spinning la tecnica del Maestro, con buona volontà di voler dimostrare la già ampiamente utilizzata Teoria sopracitata. Già nel 2014, utilizzai l’arma impropriamente, pescando qualche spigola in laguna, ma senza capirne la straordinarietà dell’ignoranza, perché quando le cose  funzionano, anche se non c’e bisogno di trovare una ragione, sembra quasi che ci sia il bisogno di inserire un segreto, un minimo di fascino al racconto, come se la cattura dipendesse dal fluido magico che scorre dalle mani e non dal fatto che le spigole abbrancate, a Novembre, cadono preda di qualunque esca come pioggia.

Ma i cantastorie sono belli. Sono belli quando non conosci la storia, quando la storia la conosci e cambia ogni volta che la senti, quando le spigole pescate si moltiplicano passando da 20 a 30 e le condizioni del mare diventano da piatta totale a mare in burrasca. Sono belli quando il giorno a pescare c’eri anche tu, ma lui se ne dimentica e una pescata ordinaria diventa la pescata del secolo.

Che spettacolo i pescatori, quelli genuini, che non raccontano per dimostrare di avere il pene più grande del compagno, ma narrano al fine di trasformare le favole in un sogno ad occhi aperti, e a volte, guardandoli negli occhi, ci accorgiamo che loro stessi sono parte del sogno che stanno raccontando.

E vuoi per merito suo, che diede l’idea, vuoi perché dopo anni di pesca con le soft bait qualcosa distrattamente l’avrò pur capita, la teoria del vermetto, sempre a Novembre, con in cuffia Steve Ray Vaughan, ha rovinosamente dato i suoi frutti.

E testimone mi fu Checco Pillo, fido Bassista della nostra Blues Band, autore di alcune di queste foto, quanto il vermetto, anche solo appena toccata l’acqua, scatenasse roboanti attacchi di nano spigole da combattimento.

A voi le prove, (senza nessun allungamento di braccia verso l’obiettivo della reflex) attraverso una illustrazione di foto destinata per ovvie ragioni a chiamarsi :

“La teoria del vermetto : l’insignificatività dei colori e la prospettiva ontica dell’ontologia – Olio su Tela (Patteo, 2018)”

Consigli per l’ascolto : Franz Peter Schubert – Fischerweise, D.881, Op.96, No.4

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E poi prima di una riunione di lavoro in zona di mare, grazie alla fortunata coincidenza (leggasi pigrizia) di non aver scaricato l’attrezzatura dalla macchina i giorni precedenti, chiedo al mio socio se per cortesia mi fa compagnia qualche minuto. Bastano pochi lanci perché anche lui si convinca del potere del vermetto, come potete vedere dalle foto, scattate con il cellulare perché chi si aspettava di pescare, la macchina fotografica era a casa a caricare.

Poco male, ce ne freghiamo delle formalità, l’importante è confermare la teoria. E questa spigola è stata invitata a cena.

Foto due

Foto uno

E per dimostrarvi, giustappunto, che la pesca è tutto e il contrario di tutto, negli stessi spot, nelle stesse giornate, ho usato anche un black minnow.

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Non plus ultra, un cerniotto che mi ha reso super felice. Non ne avevo mai pescato uno, figuriamoci a gomma.

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Migliaia, che dico, MILIONI di nano spigole sarebbero potute cadere preda del vermetto, e successivamente padellate. Fortuna per loro, non mi spreco a tenere la minutaglia. Sono state tutte rinviate a successiva cattura quando saranno più grandi. Fortunatamente, ogni tanto cade preda del vermetto anche qualche spigola interessante.

Vi ho donato una parte del sapere, tramandato attraverso i secoli, dai racconti del Maestro. Fatene buon uso, non padellate le nano spigole, utilizzatele come anti stress quando il tempo è poco e non avete la possibilità di fare un’alba o un tramonto in scogliera.

O fate come cavolo vi pare, tanto poi, a conti fatti, quando andrete a raccontare le cose saranno sempre e comunque diverse dalla volte precedente.

Pinocchi.

 

 

Don’t waste time

L’ora giusta, può regalare una bella foto di un tramonto o di un alba, ma sopratutto, per chi come noi è alla ricerca di una cattura nei primi giorni di Settembre, può regalare l’incontro con gli onnipresenti barracuda, con le prime lampughe della stagione oppure con altre specie meno probabili ma sempre potenzialmente possibili.

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Ritengo che il sacrificio di mezz’ora negata al sonno possa fare la differenza tra una cattura ed un cappotto. Mi spiego meglio, seppur stia descrivendo situazioni abbastanza banali e scontate per il 99% degli spinner, non sempre tutti la pensiamo allo stesso modo.

In estate sicuramente più che inverno, anche nelle giornate di piatta totale se proprio non si ha nulla da fare, si può scendere in scogliera alla ricerca dei barracuda, prede certamente non ambitissime però sempre piacevoli da catturare quando la taglia consente un minimo di combattimento.

Il caldo di tutta l’estate ha riscaldato l’acqua, ed appena le temperature accennano una diminuzione, molti pesci tra cui i barracuda appunto, non esitano a rifugiarsi nelle calde acque del sotto costa, e successivamente, nel periodo invernale, all’interno dei porti.

Nella maggior parte dei casi, fare il cambio di luce è fondamentale. Arrivare sullo spot ancora a buio, e pescare in quella finestra di buio luce di circa mezz’ora, a volte è stato l’ago della bilancia tra una cattura ed un cappotto.

In condizioni, appunto, di piatta totale, i barracuda non disdegnano le esche top water, ma colorazioni chiare di long jerk ed artificiali con un bel wobbling hanno una probabilità maggiore di essere decisive.

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In questo periodo capita di trovare i barracuda ben abbrancati, e sono numerose le catture multiple all’interno della finestra temporale di buio /luce. A volte è capitato pure che, una volta sorto il sole, siano tornati ad attaccare le nostre esche, regalandoci ancora qualche cattura prima di attendere le lampughe.

Recuperi lenti, jerkate lunghe intervallate da cambi di velocità sono la maggior parte delle volte una possibilità in più rispetto ad un recupero lineare e costante. Per carità, non stiamo parlando dell’Einstein dei pesci, ma in alcune situazioni seguono la nostra esca senza poi attaccarla, dimostrando interesse ma senza stimolare l’istinto predatorio.

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Ho riscontrato che, in condizione di mare formato, non è impossibile trovare situazioni in cui barracuda, serra e altri predatori condividono il territorio, particolarmente in scogliere con batimetrica non troppo alta, con fondali rocciosi che degradano progressivamente ed a volte con spiagge che contornano le punte delle scogliere.

I picchi di marea, sia di bassa che di alta, si rilevano particolarmente interessanti quando coincidono con l’alba e con il tramonto. Dare un occhio al meteo, alle condizioni del mare e alle maree, non è mai una cattiva idea se riusciamo ad arrivare in tempo per fare l’alba o il tramonto.

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Le immancabili ricciolette sono l’indicatore che l’autunno è alle porte. Già a sole alto, attaccano a ripetizione i nostri jig ed i piccoli WTD destinati alle lampughe, e non disdegnano anche jerk di modeste dimensioni.

Quando agganciate a jig su fondali importanti, danno l’impressione nei primi secondi di essere pesci ben più importanti, ma si rivelano per quel che sono in pochi attimi, quando alle prime “pompate” vengono su molto velocemente.

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E poi ci sono loro, le lampughe, l’obiettivo primario di tutti gli autunni che si rispettino.

Sarebbe impossibile determinare orari e condizioni, perché anche questo anno le abbiamo agganciate in ogni situazione ed orario possibile. E molto probabile che i primi di Settembre, a mare piatto, i piccoli esemplari attacchino le nostre esche voracemente, ma con il passare del mese, le condizioni diventano meno importanti di quanto si pensi, rispetto a quanto sia importante lo spot di dove si cercano.

Anche l’anno scorso, Omar fece una lampuga di taglia con onde di un metro e mezzo, agganciata a WTD praticamente all’alba.

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Ci vediamo tra qualche giorno con un bel post sulle lampughe, la natura questo anno ci ha graziato rendendo il sotto costa un albero della cuccagna!

A tra poco!

Matte

 

 

Il salvacappotto

Quante volte usciamo a pesca con la sensazione che sia la volta giusta, la giornata in cui potremo divertirci sul serio, quando il mare è quello giusto e i lanci si susseguono in mezzo alle onde? Beh, non è questo il caso.

Dopo un uscita delle migliori, dove il tasso alcolemico corre più veloce di una skipping, la voglia di tornare a casa è poca. Quindi verso le 3 del mattino decido di scendere al porto, in tutto relax, a lasciarmi maciullare le ossa dall’umido della notte.

E’ chiaro che non stia cercando la cattura della vita. Anzi, forse non cerco nemmeno la cattura. E’ una di quelle serate estive in cui è presto per tornare a casa ma è tardi per organizzare un alba con qualche amico, per cui ci prendiamo quello che viene.

Il porto è illuminato dagli starlights. Mi ricorda le serate estive da pischello, dove tutti pescavamo a galleggiante e gambero vivo, aspettando che il pezzo di sughero venisse risucchiato sotto il pelo dell’acqua,  per ferrare plasticamente qualsiasi pinnuto avesse mangiato lo stuzzicante gamberetto. Ma torniamo a noi.

Mi ritrovo a pescare tra i galleggianti, fortunatamente meno di quelli che mi aspettavo. La corrente è quasi ferma, il quale equivale a fumarmi una sigaretta e controllare i risultati dell’europeo. Attendo paziente il mio turno, quando i galleggianti, trasferiti su una pista di formula uno, non stanno più in pesca.

Mi piazzo nel mio angolino fortunato, e dopo pochi lanci esce lei. Salpata di peso e ributtata in acqua con triplo carpiato e voto 7,35 dalla giuria. Top.

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La taglia non è interessante, ma almeno ho un motivo per rimanere al porto a far evaporare i liquidi in eccesso ed evitare un possibile ritiro della spassyou mobile.

La corrente continua ad aumentare, so che dovrei aumentare il peso dell’esca per stare in pesca, ma i metri che mi separano dalla macchina, seppur pochi, sono abbastanza da farmi desistere. E allora rallento il recupero e comincio a raschiare il fondo come un sarago pagliaccio in cerca di mitili. E dopo pochi lanci, la sensazione di un incaglio e della bestemmia rimasta in canna,si trasforma in una nano spigola da combattimento.

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Bel gesto. Per lei doppia capriola all’indietro e voto finale 8. Poteva fare di meglio.

E in pausa sigaretta, non avendo l’esatta cognizione del tempo, mando un messaggio a Omar sperando sia sveglio. Chiaramente, sarà così, e in men che non si dica, alle 4 e 35 del mattino mi raggiunge, ma non prima di aver incagliato e abraso completamente il terminale raschiandolo nelle rocce putride del fondo.

Nessuna voglia di rifare tutto. La corrente sta aumentando a dismisura, e non riesco più a stare in pesca come vorrei. Di cambiare testina non se ne parla. Allora mi sposto in un angolo dove la corrente sembra essere più lenta, a causa di una rientranza del molo.

Lascio cadere l’esca che si trova in balia della corrente…aspetto che tocchi il fondo…la faccio rimbalzare sino alla fine e poi rilancio…via così…sino a quando l’ennesima spigoletta di questa notte viene a salutarmi. Questa, il triplo carpiato lo eseguirà nella busta che ho nel cofano.

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Ringrazio Omar per non avermi preso a colpi, perché come è arrivato hanno praticamente smesso di mangiare. Sarà contento di vedermi lasciare l’esca sul fondo.

Ricordatevi che in questi luoghi, la possibilità di essere presi dal delirio dettato dall’abbondanza non esiste., statene pur certi.

Matte