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Se fossi stato uno furbo, non avrei mai scritto su un blog. Non mi sarei preso l’impegno di alimentare uno spazio, di togliere tempo al resto della mia vita, seppur scrivere mi piaccia parecchio, a prescindere che possa piacere o meno il modo in cui lo faccio. Ma ahimè, fa parte del mio vivere la pesca.

O meglio, se fossi stato furbo, avrei canalizzato l’attenzione sulle esche, le canne e i mulinelli, bramando esche gratis come tanti altri. Fortunatamente, non sono tutti così, o almeno, non lo sono stati.

Ho avuto la fortuna di andare a pesca con i migliori, o almeno, con i migliori che abbia mai conosciuto. Dei veri fuori classe. Persone simpatiche, disponibili, un piacere frequentarli. Per un verso, anche maestri di vita, dipende da quanto uno è bravo ad apprendere il buono presente negli altri. A pesca, erano qualcosa di incredibile. Tiravano fuori pesci in continuazione, facendomi luccicare gli occhi ad ogni cattura. Mi chiedevo come fosse possibile che avessero una media “realizzativa” così alta, perché ogni qual volta uscivo con loro, almeno un pesce era assicurato (e non mi riferisco a quelli di braghetta).

E seppur alcuni di loro collaborassero con le aziende (la parola Pro Staff forse non era ancora arrivata in questo angolo di mondo), non gli ho mai sentiti dire che fosse l’esca a fare la differenza. Mi lasciavano briciole di pane da interpretare, non davano mai spiegazioni definitive o assolute, se pescavo era merito mio, se non pescavo idem. Solo dopo ho realizzato che l’affiancamento nella pesca a spinning è importante, e non parlo solo degli spot, ma anche del modo di ragionare. E l’imprinting donatomi, fu fondamentale. Ringrazio ogni giorno, perché i 4 pesci che pesco all’anno, non so se sarebbero arrivati senza.

Ciò che spingeva tutti ad andare a pesca, era il pensiero di quello che sarebbe potuto succedere durante la giornata, passando notti insonni prima di albe in mezzo alla schiuma, facendo della passione la benzina per questo motore arrugginito, e non il pensiero di ciò che avrebbero potuto ricevere in cambio di 4 sporche foto.

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Qualcuno, faceva anche video di pesca. Non avete idea del sacrificio e della passione che ci sia dietro. Mezz’ora di video,corrispondono a mesi di riprese, montaggi,lacrime e sangue, per avere un prodotto perlomeno accettabile. E di certo, non lo facevano per le esche,per le canne o per i mulinelli. Certo, arrivavano in considerazione del fatto che i video venivano trasmessi in emittenti internazionali, e per le aziende era una pubblicità quasi a costo zero. E visto che c’erano, si utilizzavano.

La differenza sta nel principio : i video di pesca erano (o sono) fatti per passione, per spirito di condivisione, per la vena documentaristica che vive in chi prende la decisione di sacrificare anima, corpo e tempo a questa splendida attività. Il fine, almeno per quello che ho visto io, non era “avere l’attrezzatura a gratis”. Era filmare quell’attimo in cui la spigola attaccava l’esca, o in cui il serra ciccava l’attacco. L’intento era far rivivere le emozioni provate di persona sullo schermo, e per fare ciò,  vi è bisogno di spirito organizzativo e collaboratori. Io, che collaboratore non riesco a essere, ho perso una buona occasione per imparare qualcosa di nuovo. Ma il principio rimane lo stesso : la passione alla base di tutto.

Per questo ho cominciato a scrivere sul blog, e fottesega delle esche, delle canne, dei mulinelli. Voglio solo andare a pesca. L’imperativo è lanciare un esca in mezzo al mare, e ricevere ciò che ne deriva. Scrivere ciò che penso, quello che provo, fa parte del mio modo di vivere la pesca a spinning, condivisibile o meno.

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Penso che diffidare di chi utilizza questi spazi con l’intento di ricevere esche e altre cianfrusaglie simili, non sia così strano. Come diffidare di chi li utilizza per pubblicizzare attrezzatura, mettendo esche in bocca ai pesci e definendo qualcosa ciò che non è realmente.

Se dovessero chiedermi secondo me quando è avvenuto il passaggio di consegne da “Collaboratore” a “Prostaff”, con le ovvie differenze sopra descritte, credo risponderei con l’avvento di faccialibro.

Tutti gli spinner novizi, cominciarono la ricerca delle Aziende, più che dei pesci. Andavano in cerca di chi li potesse dare una canna gratis, seppur avessero preso poco più di un barracuda alle acque calde. E se le aziende mandavano un esca, diventavano prima “tester”, poi “pro staff”. L’obiettivo era diventato mostrare l’attrezzatura ricevuta, invece dei pesci pescati.

Mamma. Forse è colpa del nuovo millennio, tutta questa tecnologia, i modi diversi di pensare dei ragazzini, i selfie, gli smartphone. Ma la nostalgia che provo per i tempi in cui ho cominciato a pescare a spinning, che in fondo sono pochi anni fa (che per altri, chiaramente, erano la fine di un era), non me la toglie nessuno.

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Mi chiedo solo dove sia stato l’errore, dove il meccanismo si sia inceppato. Come già spesse volte detto, anch’io ho avuto i miei scivoloni. Cerco di risalire la china non dimenticando cosa tutto ho combinato, tenendo un profilo basso, pescando per gli affari miei e non cercando nessuno.

Quello che cerco di fare, è di pescare per passione, ed è quello che vorrei che trasparisse quando scrivo. Vi assicuro che se traspare altro, è solo colpa delle mie limitate capacità narrative,l’etichetta di SBRUFFONE proprio non mi si addice.

Matte

 

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