Alla vecchia maniera.

Voglio partire da due presupposti, prima di proseguire alla stesura di questo post :

  • Ho sempre creduto nel progresso della tecnica dello spinning, considerando l’evoluzione delle esche e dei metodi di pesca un bene, seppur non segua esattamente le mode, più per pigrizia che per altro ;
  • Non ho mai creduto alle affermazioni tipo “Quel vecchietto sa pescare”, solo perché è vecchio e l’opinione comune vuole che detenga intrinseca l’esperienza perché anziano. La pesca, nelle giuste condizioni, ritengo sia una questione statistica.

E allora, detto questo, perché per un paio di notti di fila sono stato distrutto, numericamente parlando, da un vecchietto con una cannaccia per addestrare galline e un mulinello del ’78? Parliamone.

Una notte sono sceso al porto, più per trovare la scusa per fumare una sigaretta che effettivamente per cercare le spigole, però, c’era una bella corrente da scirocco ed oltre me ed un signore abbastanza avanti con l’età, non c’era nessun altro. Ragione per cui,mi sono permesso di osservarlo pescare per un po, fumando il tumore in stecchette e attendendo qualche minuto prima di preparare l’attrezzatura.

Nel buio più totale di un porto sempre ben frequentato, ma oggi stranamente vuoto, intravedo nel buio una sagoma che ferra forte, il filo si tende, e capisco che il signore ha agganciato qualcosa. Chiedo se ha bisogno di una mano, e a risposta affermativa, guadino una bellissima spigola stimata ad occhio sopra i due kg.

Quindi, le spigole, ci sono. Monto un silicone, lancio, ma non riesco a stare in pesca. La corrente è troppo forte e anche con trenta grammi, non arrivo sul fondo e non posso far rimbalzare l’esca sulle pietre come vorrei. Incaglio, taglio e nel mentre il signore affianco a me aggancia un’altra spigola, guadinata da un suo amico arrivato poco prima. Ad occhio e croce, sembra più grande della precedente. Io non mi arrendo, e continuo a pescare a gomma, anticipo la corrente più che posso, ma dopo alcuni lanci finisco per incagliare e sono costretto a tagliare la treccia un’altra volta. Nel mentre, il signore aggancia e salpa la terza spigola della serata, di taglia uguale se non superiore delle prime due.

Bene. Da buona analista, anche se non ci vuole una scienza, capisco che qualcosa non torna. Come è possibile riuscire a stare in pesca, con un pesciolino minuscolo probabilmente dei cinesi (di cui, dopo, avrò conferma), in un torrente in piena come quello di oggi?

Devo per forza carpire questo inarrabile segreto che mi incoronerà il RE DEL PORTO.

Me la prendo con me stesso, malandrino al non esser stato attento al MODUS OPERANDI quando ho guadinato la prima spigola. Fatto sta, che l’anomala situazione si ripeterà per tre sere non consecutive. Sempre lui, nello stesso modo e nelle stesse condizioni.

Allora, la volta dopo, decido di osservarlo per benino. Vedo il lancio, noto sul pelo dell’acqua cosa accade, e realizzo che sta pescando ALLA VECCHIA MANIERA. Niente strippamento di silicone, teste piombate, movimenti. Lancia in corrente e recupera normalmente. E tira fuori spigole da pranzo domenicale in famiglia, con una nonchalance da far invidia al presidente del consiglio quando cerca di convincere mezza Italia a votare SI ad un referendum troppo sporco per aiutare questo paese. Comunque.

QUESTO é TROPPO. Io ho una canna da finesse certificata dal chitarrista degli EUROPE, un mulinello in CI1543 e un trecciato in pelo di volpe, DEVO PESCARE PER FORZA. Non so dove, ma è scritto da qualche parte che il GEAR fa diventare lo SPINNER BRAVO.

E mi trovo davanti ad un bivio, di pari importanza se non superiore alla decisione che prende un prete quando entra a far parte del DIO TEAM. Un punto di non ritorno, non provare la tecnica, bensì provare e pescare, sempre che avvenga. Sarebbe fare la fine di lucifero, una caduta all’inferno senza ritorno, il battesimo di una religione così lontana dalla pesca in finesse, che tanto mi ha dato, ma altrettanto mi ha fatto bestemmiare.

L’offerta di una mela da parte di EVA, una tentazione forte, forse peggio di lanciare su una leccia incapronita sui muggini, ma che nasconde un insidia di fondo non indifferente : la perdita del mio STATUS QUO di UOMO DELLA GOMMA. Se dovessi accettare l’offerta del diavolo, non potrei più bullarmi di pescare le spigole, i barracuda e qualunque pesce scemo a gomma nei porti puzzolenti, e lo scopo del FINESSE perderebbe significato, etichettando me e la mia tecnica come mero pescatore di pesci con fine ultimo la cattura, mentre, attualmente, preponderante è che la cattura avvenga solo e semplicemente a gomma.

E nel momento in cui la mia povera anima sta per cedere, scende,circondato da lustri e trombe, da un punto non definito del cielo (esattamente dalla plano in macchina), l’arcangelo Swim Impact. Mi costringe ad inginocchiarmi alla sua potenza, prima mi distrugge psicologicamente e poi mi offre la scala per tornare in paradiso. Mi aggancio al suo treno in corsa e fuggo a casa a piangere e,giustamente, a chiedere scusa alle miliardi scatole di gomma comprate e mai utilizzate.

Non me lo sarei mai perdonato. Per quanto mi riguarda, anche se le catture sono superiori di taglia e numero, rimango fedele alla mia bandiera, non abbandono il mio plotone, ringrazio e vado avanti. Più esattamente, CAPPOTTO e vado avanti.

dscn0092

Fortunatamente, non sempre, a quanto pare.

Alla prossima, Matte!

 

 

 

 

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