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Favole d’acqua salata

Estate permanente

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Che l’autunno sia in ritardo, è una constatazione. L’unica settimana di ferie, a fine Settembre, è stata vana, nel tentativo di agganciare qualche bel pesce. Qualcosa si è vista, ma niente di particolarmente interessante e sopratutto da giustificare alcune albe di fila. 

Certo, spero di riuscire a ritagliarmi qualche altro giorno in questo Ottobre salterino, visto che quest’ultima settimana le temperature si sono drasticamente abbassate, facendo ben sperare nell’arrivo dell’autunno.

Partiamo da loro.

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L’ultima settimana di Settembre sembrava l’ultima di Agosto di qualche anno fa. Pesci sotto taglia, mai trovati abbrancati, esemplari sempre da soli o in coppia. Bisogna anche dire però che i forti venti di maestrale non hanno aiutato.  

In una settimana non ho mai trovato le condizioni che aspetto da tutto un anno, ma se dio vuole, mi rifarò alla fine di Ottobre, quando le temperature esterne saranno certamente più basse, rispetto alla temperatura dell’acqua.

Poche lampughe, moltissime slamate, quasi a pensare che dopo l’anno scorso, in cui mi sono particolarmente divertito, qualcuno me l’abbia mandata. Ma poco male, l’importante era timbrare il cartellino, e sono certo che con la pazienza giusta anche questo anno arriverà a portata di foto qualche bel esemplare.

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Come sempre, popper, walking the dog e neeedle sono state le esche con le quali sono avvenuti gli attacchi e le catture. Questo anno ho messo da parte i jig, più per scelta derivata dal divertimento che chissà da quale considerazione.

Alla fine, nelle condizioni giuste e nei momenti opportuni, è un pesce che infesta il sotto costa, e ovunque si vada, senza spot particolari e senza particolari considerazioni, se battuto con costanza regala molte soddisfazioni.

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I Barracuda. 

Non potevano mancare. A dire la verità, non ho dedicato molto tempo alle foto, alla fine ero in fissa con le lampughe, quindi qualsiasi altro pesce al di la del filo che non si trattasse di una brasiliana, è stato messo in secondo piano e velocemente rilasciato.

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Esemplari mai di taglia, a parziale giustificazione posso dire che 4 volte su 5, una volta arrivato sullo spot, mi sono ricoricato. 

Le ferie sono servite anche a fare baldoria, mica solo ad andare a pesca, però poi il conto con il sonno è da saldare, ed a volte i conti sono parecchio salati.

Poco male, anche per loro, come per le lampughe, arriverà il momento opportuno. Bloccando i giorni liberi con mesi di anticipo era impossibile prevedere ancora condizioni estive.

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E di ritorno dalla scogliera, era d’obbligo fermarmi al porto per fare due lanci con la gomma.

Questa estate è stata dedicata alle serate di musica live, e molti concerti equivale a pochissimo tempo per andare a pesca. Ho visto pescate di amici da far rosicare, spigole di taglia pescate con costanza, a galleggiante più che a gomma, però il segnale è chiaro : se si batte, e le condizioni sono quelle giuste, il pesce collabora.

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La dura legge del vermetto vince sempre, due lanci dietro una banchina (e dico due sul serio), mi regalano la spigola più veloce della storia. 

E’ stata una sorpresa, trattandosi di un canale con alcuni metri di fondo, trovarla praticamente a galla, vista l’irrisorietà del peso della jighead, ma in fondo neanche tanto, constatata la presenza massiva di questo bellissimo predatore.

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Il black minnow 70 poi chiude in dolcezza le ferie, regalandomi una doppietta in una notte con assenza di vento e caldo asfissiante. In questo caso parliamo di fondale di poco meno di un metro, con alghe e pietre sul fondo, sul quale ho fatto rimbalzare l’esca. Niente di incredibile, però fa sempre piacere non capottare.

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E adesso, rientrato alla base, conto i giorni che mi separano dal fine settimana, perché ho qualche conto aperto da risolvere, un appetito che questo autunno non è ancora riuscito a saziare.

Quanto è bella la scimmia di andare a pesca?

Matte

Lost in Space

Beati i giorni in cui non dovevo rincorrere il tempo. Ora, più di prima, mi sento un poco perso nello spazio, dove a volte non ricordo neanche che giorno della settimana sia.

E sputata fuori la solita polemica sterile, posso procedere con quanto previsto.

Che lo strike, nella pesca a spinning, sia la risoluzione di un equazione che comprende tante variabili, se ne è parlato in lungo e in largo. Certamente capire le condizioni, studiare fondali, maree, utilizzare esche di livello, utilizzare attrezzatura premiata, forse non serve a nulla. A volte l’unica cosa che ci può aiutare è l’aiuto divino. O del vino, a seconda delle circostanze.

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Ma una cosa che ho notato, riducendo le uscite, e accontentandomi di andare quando potevo, è la drastica riduzione delle catture. Non che prima fossero miliardi, ma qualche pesciolino in più si vedeva.

Ora, il fatto è capire le cause e le concause. Il poco tempo a disposizione può essere un aggravante, ma in linea di massima, riesco ad uscire 4/5 volte in un mese e a volermi bene, a trovare condizioni favorevoli una volta su 5.

Che i porti, a volte di passaggio sulla via del ritorno, mi aiutino ad uscire dalla depressione del cappotto, non posso negarlo.

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Quindi, ho intenzione di modificare le abitudini.

Visto che le condizioni di piatta, da terra,  non sono particolarmente redditizie, ho deciso che in queste giornate venderò l’anima al diavolo. Cederò il passo al prurito insopportabile che ormai da mesi attanaglia i miei sogni più peccaminosi, quello di provare a pescare a un centimetro dal livello dell’acqua, di sentirmi quasi parte di essa.

Uno stimolo nuovo fa sempre bene, sopratutto nel caso in cui si riesca ad ottimizzare le uscite. 

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Non ho nessuna intenzione di abbandonare la pesca da terra, per carità. Però ritengo sia un ottimo palliativo (e a seconda delle giornate, ci si diverte anche di più) alla solita uscita in scogliera/spiaggia.

Ora devo considerare i tempi tecnici tra spedizione, lavori, acquisti per il trasporto, ma posso affermare di essermi già fatto un idea leggendo sui forum e parlando con amici che già praticano l’attività hobbistica senza però legarla alla pesca.

Se dio vuole (tornando alla provvidenza divina), prima di fine Settembre dovrei essere in grado di passeggiare allegramente nel sottocosta. 

Se vi state chiedendo perché ve l’ho detto, in primis perché a qualcuno potrebbe venire un idea simile leggendo il post, in secondo caso, perché così mi state a debita distanza ed evito di scuffiare.

Spigola

E poi perché non vedo l’ora di provare, con lo stesso entusiasmo provato le prime volte che sono andato a spinning da terra.

Dai, si è capito di cosa parlo, ma nel caso contrario, spero di poter documentare il prima possibile.

A presto!

Matte

In passeggiata…

Quando il tempo per andare a pesca è sempre poco, si cerca di far coincidere gli impegni con possibili condizioni accettabili, ed infatti la prima e ultima volta che sono andato a pesca questo anno è stato il 4 di Gennaio. Poi impegni lavorativi e familiari, a volte non così simpatici, mi hanno obbligato a stare lontano dal mare, ma chi lavora tanto sa bene che la pesca è seconda al lavoro.

Poco male, questa primavera cercherò di essere più presente sulle scogliere. Quasi invidio chi ha tutto il tempo del mondo per dedicarsi solo alla pesca.

Comunque, un periodo di riposo, forzato o meno, mi ha fatto venire ancora più voglia di tornare a pescare.

L’ultima volta che ho visto il mare, le condizioni erano buone. Con il “goppai” di Sant Antioco, abbiamo deciso di battere una spiaggia esposta ad ovest, dove la scaduta di vento di maestrale ha decisamente fatto il suo dovere, “imbiancando” le basse scogliere adiacenti.

Molto in relax, ancora a buio abbiamo battuto un pezzo di spiaggia, per poi spostarci alle prime luci dell’alba verso la scogliera, che dopo pochi lanci ha regalato qualche emozione, ma niente di interessante.

Dietro il gradino di roccia, sicuramente in attesa di qualche pescetto da ingurgitare, alcune piccole spigole hanno reso la giornata sicuramente migliore, bollando su piccoli WTD e rimanendo preda di siliconi e piccoli darter.

Non potevo sperare un inizio di anno migliore, peccato non aver bissato i giorni successivi.

Alla prossima!

Matte

 

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Freno a mano

Non mi piace più il mondo della pesca, quello virtuale tanto meno. E dire che qualche anno fa percepivo la rete come un utile strumento alla condivisione, alla ricerca, allo sviluppo.

Adesso è una polveriera pronta ad esplodere. E dire che la pesca dovrebbe essere la cura per lo stress, e non la causa.

Troppa gente stressata, troppe persone in giro per l’Italia che si trascinano i problemi a pesca. O forse che fanno della pesca stessa un problema. Quasi che forare sia diventato di fondamentale importanza per la propria esistenza, che dimostrare di aver pescato confermi uno status symbol per essere uguale a tutti gli altri, e se non si pesca quasi si impazzisce.

Il dubbio che io stesso, attraverso questo blog, abbia contribuito ad alimentare il mostro continua a girarmi per la testa. Come è giusto che sia, ho preso zuccherini e bastonate, ma quando uno decide di esporsi, sono danni collaterali che mette in conto.

E’ arrivato il momento di fare un passo indietro.

Non ho più voglia di scrivere, tanto non ha senso. Mi spiace per quei pochi che mi seguono e capiscono l’ironia ed il mood dei post, mi dispiace altrettanto per chi mi segue e forse non ha mai saputo leggere oltre le righe.

Il blog, almeno per un po, resterà fermo. Ho necessità di riandare a pesca per bisogno, perché mi manca il mare, la solitudine, il non preoccuparmi se pesco o meno e fregarmene di documentare poi chissà quali strabilianti catture.

Continuerò a fare foto perché mi piace, se qualcuno ha piacere può continuare a seguirmi su instagram (saltwaterfable).

Non festeggiate troppo, perché non è un addio. E’ solo un arrivederci.

Matteo

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über alles – la teoria del vermetto

Voi la conoscete la teoria del vermetto?

Credenza popolare (e utilizzo massivo) vuole che la tecnica “über alles in der Welt” (al di sopra di tutto) per abbattere le possibilità di cappotto, sia l’utilizzo di un verme come esca.

Se ci ragioniamo un attimo, l’iconografia relativa ai pescatori, sembra dare conferma della tesi sopra descritta : quante volte abbiamo visto un fumetto raffigurante un pescatore dove all’amo vi era qualcosa di diverso da un vermetto? 

Sicuramente poche volte.

Non capite dove voglio arrivare? è normale.

Anche io inizialmente ero scettico. Mi stavo buttando in un esperimento che mi avrebbe, forse, tolto giorni di sonno e fatto fare chilometri di strade piene di buche, al fine di confermare o smentire quando state per leggere.

Ragione per la quale cercherò di ricomporre il puzzle, facendo chiarezza sulle dubbie affermazioni di un personaggio che non sapeva nulla del dove e del quando, del come tanto meno, ma sul perché non c’erano caxxi, cioè tornare a casa con la busta del super pan piena di pesci, a prescindere dalla taglia e dalla specie.

Fu così che per un caso della vita, mi ritrovai coinvolto ad essere l’animale da compagnia di un pescatore che ricopriva tutti i cliché possibili ed immaginabili : canna a fondo, canna a galleggiante, canna da spinning, tutte innescate e possibilmente in pesca nello stesso momento. Sigaretta in bocca, nessuna pazienza nello sbrogliare i nodini generati dalla lenza della canna a galleggiante (con prevedibile conseguenza di bestemmie da record), ferrate plastiche su oratine formato biscotto a cui strappare l’amo dall’intestino e fare canestro all’interno del bustone, completano una riduttiva descrizione dell’individuo, utile esclusivamente ad avere gli elementi per entrare “nella mente del pavone”.

Ma nella pesca, come nella vita, quando uno non ha esempi da cui prendere spunto, si ritrova irrimediabilmente a seguire la via mostrata dal primo individuo che pare credibile, professando il verbo, sfortunatamente l’unico, che al momento si conosce.

(Fatto salvo che io pescavo solo a spinning e che già 10 anni fa padellavo solo i pesci grandezza “teglia da forno”, le stragi di minutaglia non mi sono mai piaciute)

E una notte, forse complice il Mese di Novembre, periodo in cui le spigole portuali collaborano senza particolari problemi, pescò venti spigolette, tutte a galleggiante, tutte con il “vermetto”. Un koreano innescato in modo discutibile, ma sicuramente efficace, punto solo in testa e per il resto libero di muoversi.

Mi illuminò sulla proverbiale potenza delle vibrazioni, sulla differenza dall’inserirlo interamente nell’amo, sulla naturalezza della presentazione ma allo stesso tempo sulla semplicità di essere braccato senza particolare fatica. Una marea di cazzate cucite sopra una pescata anomala, vuoi per culo, vuoi per effettiva bravura, che però mi rimasero impresse.

E così, anni dopo, feci mio l’insegnamento, ribaltando a light spinning la tecnica del Maestro, con buona volontà di voler dimostrare la già ampiamente utilizzata Teoria sopracitata. Già nel 2014, utilizzai l’arma impropriamente, pescando qualche spigola in laguna, ma senza capirne la straordinarietà dell’ignoranza, perché quando le cose  funzionano, anche se non c’e bisogno di trovare una ragione, sembra quasi che ci sia il bisogno di inserire un segreto, un minimo di fascino al racconto, come se la cattura dipendesse dal fluido magico che scorre dalle mani e non dal fatto che le spigole abbrancate, a Novembre, cadono preda di qualunque esca come pioggia.

Ma i cantastorie sono belli. Sono belli quando non conosci la storia, quando la storia la conosci e cambia ogni volta che la senti, quando le spigole pescate si moltiplicano passando da 20 a 30 e le condizioni del mare diventano da piatta totale a mare in burrasca. Sono belli quando il giorno a pescare c’eri anche tu, ma lui se ne dimentica e una pescata ordinaria diventa la pescata del secolo.

Che spettacolo i pescatori, quelli genuini, che non raccontano per dimostrare di avere il pene più grande del compagno, ma narrano al fine di trasformare le favole in un sogno ad occhi aperti, e a volte, guardandoli negli occhi, ci accorgiamo che loro stessi sono parte del sogno che stanno raccontando.

E vuoi per merito suo, che diede l’idea, vuoi perché dopo anni di pesca con le soft bait qualcosa distrattamente l’avrò pur capita, la teoria del vermetto, sempre a Novembre, con in cuffia Steve Ray Vaughan, ha rovinosamente dato i suoi frutti.

E testimone mi fu Checco Pillo, fido Bassista della nostra Blues Band, autore di alcune di queste foto, quanto il vermetto, anche solo appena toccata l’acqua, scatenasse roboanti attacchi di nano spigole da combattimento.

A voi le prove, (senza nessun allungamento di braccia verso l’obiettivo della reflex) attraverso una illustrazione di foto destinata per ovvie ragioni a chiamarsi :

“La teoria del vermetto : l’insignificatività dei colori e la prospettiva ontica dell’ontologia – Olio su Tela (Patteo, 2018)”

Consigli per l’ascolto : Franz Peter Schubert – Fischerweise, D.881, Op.96, No.4

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E poi prima di una riunione di lavoro in zona di mare, grazie alla fortunata coincidenza (leggasi pigrizia) di non aver scaricato l’attrezzatura dalla macchina i giorni precedenti, chiedo al mio socio se per cortesia mi fa compagnia qualche minuto. Bastano pochi lanci perché anche lui si convinca del potere del vermetto, come potete vedere dalle foto, scattate con il cellulare perché chi si aspettava di pescare, la macchina fotografica era a casa a caricare.

Poco male, ce ne freghiamo delle formalità, l’importante è confermare la teoria. E questa spigola è stata invitata a cena.

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E per dimostrarvi, giustappunto, che la pesca è tutto e il contrario di tutto, negli stessi spot, nelle stesse giornate, ho usato anche un black minnow.

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Non plus ultra, un cerniotto che mi ha reso super felice. Non ne avevo mai pescato uno, figuriamoci a gomma.

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Migliaia, che dico, MILIONI di nano spigole sarebbero potute cadere preda del vermetto, e successivamente padellate. Fortuna per loro, non mi spreco a tenere la minutaglia. Sono state tutte rinviate a successiva cattura quando saranno più grandi. Fortunatamente, ogni tanto cade preda del vermetto anche qualche spigola interessante.

Vi ho donato una parte del sapere, tramandato attraverso i secoli, dai racconti del Maestro. Fatene buon uso, non padellate le nano spigole, utilizzatele come anti stress quando il tempo è poco e non avete la possibilità di fare un’alba o un tramonto in scogliera.

O fate come cavolo vi pare, tanto poi, a conti fatti, quando andrete a raccontare le cose saranno sempre e comunque diverse dalla volte precedente.

Pinocchi.

 

 

Brasilian Morning’s Days

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Sai che ci sono.

Lo sai perché te lo hanno detto, perché hai visto le foto sui social, di chi ne aggancia una per sbaglio e pubblica la foto delle squame, perché il periodo è quello giusto, perché le giornate tendono ad accorciarsi e la mattina presto in scogliera devi indossare una giacca.

Perché attendi tutto l’anno per andare a cercarle, perché sai che la finestra che ti è concessa per pescarle è limitata dagli impegni e dal meteo ballerino, perché la notte prima la passi a girarti nel letto fantasticando giornate meravigliose, fatte di catture multiple e pesci di taglia.

Sai che ci sono perché sogni di bagnarti i piedi all’alba, proprio nello spot in cui devi andare l’indomani, e percepisci che sarà una giornata indimenticabile.

Sai che ci sono perché le hai pescate in sogno, ed è solo questione di ore che la canna si fletta e la lenza si tiri.

Sai che ci sono.

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Si, ma quando passano? 

Secondi, minuti, ore ad aspettarle. A scarpinare nei dirupi, con la bocca asciutta e le ginocchia traballanti, a logorarci quel poco di cartilagine che rimane nelle giunture, come se non bastassero le ore di lanci a vuoto in attesa di un guizzo.

E quando arriva, a volte, si tratta di tutt’altro, che non ci fa sobbalzare, ma sembra quasi  dia un segnale per rimanere a cercarle, una sorta di evento motivazionale, uno stimolo che dice “ci sei quasi…insisti“.

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E nel caso, ci facciamo trovare pronti.

Un giro di valzer al WTD, ai popper, ai jerk, ai JIG e chi più ne ha più ne metta, con mille seghe mentali sulla tipologia di esca, sui picchi di marea, sui cambi di vento, sull’influenza della luna, sul colore delle scarpe, che sicuramente fanno la differenza, ma a volte neanche tanto, o forse siamo noi che interpretiamo i segnali in maniera sbagliata.

Guardiamo la traiettoria di ogni lancio, osserviamo ogni S costruita dal walking in maniera lineare, alla ricerca di una bollata, di un fremito, di una piccola soddisfazione che possa in qualche modo ricompensare i sacrifici, seppur marginali, compiuti per essere li in quell’esatto momento.

E quando tutto sembra andare per il verso sbagliato, non ci resta che pregare.

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Qualcuno disse che il mare è la nostra chiesa.

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E’ il posto dove stare in pace con noi stessi, dove ricercare la serenità perduta dietro alle malattie dell’era moderna, fatte di tastiera e ruggiti, di falsi miti, di persone che fanno dell’apparenza un surrogato fumoso della sostanza.

Poco importa, noi no. Noi pensiamo solo alla pesca, quando andiamo a pesca, quando non ci andiamo, quando ipotizziamo di andarci. Anche nel mondo di Morfeo, la pesca è un chiodo fisso.

E seppur non sia un amante delle lodi al signore, pregare Nettuno per una pescata congrua ma rispettosa, non mi crea nessun disagio.

Sopratutto quando i risultati sono strabilianti, almeno sul piano del divertimento.

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E quando tutto gira per il meglio, dimentichi tutto, dimentichi i cappotti dei giorni precedenti, dimentichi le ore di sonno perdute e le uscite con gli amici finite sul più bello perchè “..e domani mattina ho la sveglia presto…” , anche se chi ti vuole bene sa cosa significa quella formula….dimentichi le esche perdute e mai dimenticate, dimentichi di considerare quanto tempo e sacrificio metti ogni giorno in una passione che per essere vissuta al meglio, richiede voglia di sbattersi e di non arrendersi.

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Però non dimentichi che la pescata facile non esiste, che dietro alle mille foto che vediamo tutti i giorni su vari canali, di tutti i nostri amici pescatori, c’è una storia dietro che racchiude sempre una rinuncia, un impegno rimandato, una discussione con il partner o comunque del tempo dedicato.

Che non cambierei per nulla al mondo.

(Anche se a qualcuno non potrà fregargliene di meno, le attrezzature utilizzate sono state una CTS Mag Elite Spin abbinata ad uno Shimano Stradic CI4 4000, una St. Croix Avid Inshore abbinata ad uno Shimano Stradic FJ 5000 e una Falcon 6 1 7 abbinata ad uno Shimano Stradic FJ 5000.

Molte le esche utilizzate, inutile richiamarne il nome, ma direi prevalentemente popper e WTD, alcune catture a jig ed alcune a jerk.)

Alla prossima!

Matte

Salt Water Wind

Sardegna. Il caldo dell’estate comincia a fare spazio ad un autunno mai banale, iniziato con forti perturbazioni, allagamenti, piogge torrenziali e venti da est – sud / est.

Si prende il buono delle situazioni, e si va comunque a pesca, cercando di sfruttare i tratti di costa mossi dai venti di burrasca, seppur, potendo scegliere, opterei per una bella scaduta di maestrale. Con il fidato Checco Pillo, scegliamo di fare una passeggiata al sud, in mezzo ad una natura incontaminata, riservandoci alcuni momenti per sentirci parte di essa, sdraiati a terra come cani, respirando un secondo i profumi scaturiti da un acquazzone di passaggio.

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Cosa si nasconde dietro la cattura? Qual’è la molla che ci spinge ad esplorare sempre posti nuovi, a ricercare sensazioni diverse?

A volte me lo chiedo. E la risposta la trovo nella serenità che si trova nell’essere senza pensieri, di immaginare i paesaggi prima di arrivare, nella voglia irrefrenabile di scendere dall’auto e cominciare a visitare la scogliera.

E si sale, per poi riscendere. Come in scogliera, nella pesca e nella vita in generale. Si cerca il luogo che riteniamo migliore, si stima un posto per salpare il pesce, un’altro per poggiare le nostre esche, che sia agevole e non troppo lontano.

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E poi ci si libera dal peso fisico delle plano, da quello mentale dei pensieri. Si apre un po tutto in fretta, senza cura, come se ci fosse fretta a carpire tutti i segreti di quel mare, lo stesso da secoli, ma così diverso se per la prima volta ci lanciamo dentro un esca.

Si imbraccia la canna, si apre l’archetto, e via a godersi i colori di un tramonto magnifico.

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La cattura? Come sempre, solo questione di attimi. O di minuti, di ore, di giorni. Dipende da chi va a pesca e a cercare cosa. Fortunatamente non ci possiamo lamentare, non sempre si pescano pesci di taglia ma ci sono giornate in cui tutto va per il verso giusto.

Se interpretata con passione, sacrificio, divertimento ed intelligenza, la pesca a spinning diventa un esempio comportamentale audace, tanto da poter essere ribaltato nella vita quotidiana : un esempio su tutti, sfidare il mare in burrasca, con le dovute precauzioni, solo se ne vale la pena, con il giusto piglio. L’adattarsi alle situazioni, per ottenere il miglior risultato possibile. Oppure, non sempre i pesci sono lontani da dove si hanno i piedi.

Sopratutto, bisogna stare attenti a non abboccare alla prima cosa che luccica, chiedetelo ai fortunati barracuda che sono tornati a nuotare liberi dopo una gita sulla terra ferma.

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E senza pensarci un attimo, in mezzo ad una schiuma che altro non poteva far presagire, incontriamo il salva cappotto per eccellenza, fregato da un long jerk in mezzo ad un mare sin troppo sereno.

L’indomani si bissa. Un po meno mare del giorno prima, ma quanto basta per fare una passeggiata con un amico, senza tante pretese, solo quella di fare una chiacchierata e prendere il fresco mattutino.

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Sono necessari pochi lanci poco prima dell’alba, a scongiurare il cappotto. Lo Shoreline fa sempre il suo sporco lavoro, seppur al momento dell’abboccata, la taglia sembrava diversa, ed una volta salpato, se ne capisce la causa : è stato fortunosamente agganciato in testa.

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Il sole inizia a fare capolino ad est, riscaldando le nostre quattro ossa ed eliminando la quantità di umido impressionante lasciata in regalo dalla notte.

Il mare piano piano si abbandona a se stesso, calmandosi sempre più sino a quasi a diventare una tavola di olio. Senza troppi complimenti, utilizzo il primo popper che mi ritrovo a portata di mano , nessuna scelta ragionata o colori particolari, perché le brasiliane di Ottobre non si fanno pregare per regalarci un’emozione.

Pochi lanci, i primi, quelli in cui si aspetta di tutto. E fortunatamente alcune volte non si deve attendere troppo per parlare brasiliano.

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Chiaramente, neanche a dirlo, dopo una velocissima foto, subito di nuovo in acqua, a terrorizzare nuovamente le aguglie, in attacchi tanto spettacolari da chiederci perché questi splendidi pesci non possano stanziare tutta la stagione sotto costa.

Ma forse è meglio così, l’attesa e le occasioni risicate per pescarle rendono questi pesci ancora più interessanti.

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E giusto per non farsi mancare nulla, poco prima di andare via, notiamo un attacco in superficie. Niente di eccezionale, ma abbastanza per per lanciarci sopra.

Era quotata veramente bassa, arrivati ad una certa ora, “che sia su un jig o su qualsiasi altra esca, attaccherà per forza”. E noi, da gentiluomini quali siamo, scattiamo una foto e la riaccompagniamo dolcemente in acqua, in attesa che cresca, in attesa di ulteriore confronto.

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Alla prossima!

Patte