Quando hai 20 anni, andare a pesca è scontato. Quando ne hai 30, tra lavoro, impegni, (e per chi ne ha una) la famiglia, diventa complicato ma fattibile. A 40, interviene un’ulteriore variabile, una stanchezza cronica che pensavo non mi avrebbe mai colpito.
Ogni giorno la sveglia alle 6, il ritorno alle 20 a casa, ore di viaggi in macchina in mezzo al traffico, le cose da fare a casa, le emergenze quotidiane, risultato: un uovo bollito, un criceto su una ruota che non si ferma mai.
E allora imposti la sveglia per andare a pesca il giorno dopo, e la salti. Pensi, vabbè, non era bellissimo, forse ho fatto bene a stare a letto.
La volta dopo, la situazione si ripete. La volta dopo, ancora.
Ma le settimane continuano uguali, lavoro e vita domestica, e qualcosa non va. Lo stare a letto non mi riposa, non mi libera la testa, non sto bene. Ho troppe primavere per nascondermi dietro a motivazioni farlocche, so bene che il problema è che non sto andando a pesca.
Posso saltare un allenamento, le prove con il gruppo, ma come un tossicodipendente che smette di farsi, non posso smettere di andare a pesca. Se mi fermo a ragionare, forse, non è solo la canna che si piega, ma è (anche) la solitudine delle scogliere, il vento che smorza l’udito, il sale sulla pelle, la stanchezza delle risalite nella mai completa esplorazione di questa meravigliosa isola.
Non l’ho mai presa come una sfida, ho sempre avuto ed ho tutt’ora magnifici compagni di pesca che condividono il mio stesso ideale, l’emozione fanciullesca che possa sempre accadere qualcosa di magico in quello specchio d’acqua, che ci trasporti in una dimensione al di sopra dei problemi, dei pensieri, delle rotture di scatole.
Ed anche solo l’attesa di quel momento, vale tutto l’oro del mondo.
E allora, è necessario incentivarmi.
Mettere la sveglia e alzarmi senza pensare al freddo, al viaggio, a qualsiasi pretesto negativo. Ragionare solo su “tra un’ora sarò al mare, e tutto sarà bellissimo”.
E così fu.
Fine 2025, con il buon Donato, abbiamo organizzato una bella passeggiata in scogliera, alla ricerca di questi magnifici pesci, che sono peggio della droga. Una scarpinata importante, inizi con il freddo nelle ossa e quando arrivi sei sudato come fossi in una sauna, ma ne vale certamente la pena.
Dal 2011, sono 16 anni di cartellini timbrati, ogni anno. Non ho mai saltato un anno, e spero di riuscire a farlo sino a che avrò aria nei polmoni. La finestra di opportunità di catturare le lampughe da terra, ogni anno diventa più piccola.
Comunque, giornata strana, condizioni belle ma non eccezionali. All’alba il nulla assoluto, ma siamo preparati ad eventi di questo tipo, sappiamo quanto la differenza sia imputabile ad altri fattori, che alcuni sottovalutano, ma sono l’ago della bilancia.
Ed in un momento, lampi brasiliani fendono l’acqua. Le nostre canne si piegano all’unisono, un bellissimo branco di pesci non giganti ma divertenti, resta alcuni minuti ad ammaliarci.
Era questo l’incentivo di cui avevo bisogno? Probabile.
Il frullatore in testa si è fermato, l’anima si è assopita dentro al corpo, ho respirato.
La Battaglia del Fosso di Helm, o più correttamente Battaglia di Hornburg, fu una dura battaglia combattuta durante la Guerra dell’Anello nella notte tra il 4 e il 5 Marzo 3019 TE presso il Fosso di Helm, la più importante fortezza del regno di Rohan.
Questo fu il primo scontro durante il quale un esercito invasore sia riuscito a provocare una breccia nelle mura della fortezza, mettendo a repentaglio la vittoria dei difensori. Tuttavia la vittoria arrise alfine ai Popoli Liberi della Terra di Mezzo, grazie all’aiuto insperato di Erkenbrand e dei suoi soldati radunati da Gandalf, i quali attaccarono il nemico alle spalle massacrandolo e costringendolo alla fuga.
Quando anche l’ultimo avanposto fu caduto, depredato dall’invasione barbarica, come se non bastessero gli avventori locali, ci guardammo negli occhi con i pochi rimasti, e capimmo che l’anno in corso, sarebbe stato l’ultimo in cui avremmo pescato sereni, senza le avvisaglie di luci bianche ad avvisarci dell’arrivo dei depauperatori.
Come un mommotti solitario su pietra ferrosa, piango lacrime di sangue, rimembrendo i tempi in cui la solitudine in scogliera era la normalità, e non un lusso.
Le conseguenze saranno drammatiche.
Mai come in questo anno si era assistito ad una invasione di tali dimensioni.
Accertato da fonti locali, riguardo l’annientamento del pesce nelle città barbariche, spinti dalla fame di catture, il riversamento nelle nostre coste così selvaggie era ampiamente prevedibile.
Rimembro ancora, chi in tempi non sospetti, una decina di anni fa, mi ammoniva dicendo che i social e la visibilità sarebbero stati la rovina di tutto, e che una volta finiti i pesci fetidi dei porti, e massacrati quei pochi barracuda suicidi provenienti dalle imbarazzanti scogliere di tufo, l’armata si sarebbe spostata nei verdi territori della costa Sud Ovest.
“Hai presente cosa è successo con i ricci di mare? se continuiamo a pubblicare foto e video dei posti, accadrà lo stesso.”
Mai previsione fu più azzeccata.
Ma non c’erano dubbi, considerata l’esperienza nel campo della pesca a spinning e nella vita in generale, di colui che condivideva il suo tempo ad insegnarmi la differenza tra la filosofia intrinseca nella pesca a spinning ed il padellare indistintamente ciabatte e pesciu re.
E la caduta del fosso di Helm, annunciata da tempo, è arrivata.
Puntuali come un orologio, orde di luci in scogliere che fino a poco tempo prima erano frequentate esclusivamente dai locals, ad abbagliare i pochi poveri pesci rimasti, perché lanciare al buio, senza luce accesa, evidentemente incute timore in chi quelle scogliere le conosce poco.
Jig e popper di dimensioni considerevoli, alla ricerca di pesci talmente ostici le cui catture da terra si contano sulle dita di una mano.
E paura. Molta paura.
Paura di arrivare 10 minuti in ritardo sullo spot, e trovarlo occupato da chi andando via abbandonerà decine di sigarette spente buttate sopra gli scogli, plastica, spazzatura di ogni tipo, che puntualmente mi ritrovo a riportare a casa perché il rispetto per lo spot di pesca è la base di ogni fondamento.
Vorrei vedere se a casa loro buttano le cose per terra.
Che siano maledetti a non prendere più un pesce, che non ve lo vendano neanche al mercato alla fine della mattina, quando rimane solo lo scarto buono per far ingrassare i gatti.
Il problema, è che il problema siamo noi.
Lo sono anche io, quando presto poca attenzione nel pubblicare le foto, e una pietra, uno scoglio, uno scorcio di panorama, vengono ricondotti alle zone ed infine allo spot stesso.
Fortunatamente, non sono in grado e non sento la necessità di fare video per colmare l’egocentrismo che mi porterà alla rovina, altrimenti non potrei addossarmi solo metà della colpa.
E’ anche vero, che riconosce lo spot solo chi lo conosce già. O forse non è proprio così.
Quante volte ho sentito dire: ” e vabbè tanto è già sputtanato,lo sanno tutti”.
Bene, ora ne abbiamo la certezza.
Fortunatamente, non lo ritengo un problema. Sono a casa mia, posso permettermi di cambiare stanza per dormire sonni tranquilli e continuare a pescare serenamente senza nessuno intorno.
E’ chiaro che cambieranno le distanze, le camminate si faranno più lunghe, le sveglie suoneranno prima, ma d’altronde è bello anche cambiare, provare posti nuovi.
Quindi nessun problema, chi va a pesca e sa pescare sa bene che lo spot è tanto, ma non è tutto.
Ma resto con il magone per due questioni in particolare.
In alcuni spot, possono capitare alcune giornate molto fortunate. E per molto fortunate, intendo agganciare tanti pesci che se trattenuti potrebbero riempire il cofano di una automobile.
Sapete perchè esistono ancora queste giornate? Perchè i pescatori lungimiranti, che hanno il piacere di pescare e non di fare stragi, trattengono il giusto, oppure proprio niente.
E sopratutto, ci si riserva di turnare gli spot, in modo tale da abbattere quel minimo di pressione di pesca che generalmente si ricollega alla pesca a spinning.
Sappiamo tutti cosa è accaduto in alcuni spot, dove le catture multiple sono diventate casuali ed alcune volte, sembra di essere alle poste.
Ultimo ma non meno importante, la quantità abominevole di spazzatura che viene abbandonata nelle scogliere.
Non siamo e non siete a casa vostra. Il mare è di tutti. Trovare altri pescatori nello spot, è un problema mio e di chi la pensa come me, e la soluzione è infatti spostarmi un poco più distante alla ricerca di una solitudine leopardiana.
Ma perlomeno, abbiate la decenza di non lasciare la vostra spazzatura ovunque andate. Le sigarette, la plastica delle merendine, degli artificiali, pezzi di lenza e trecciato.
Non devo dirvelo io che sono destinati a finire in acqua, inquinando il mare e distruggendo la fauna marina.
Certamente, questo punto è dedicato anche ai locals, ma sulle persone con le quali condivido le uscite, ma anche con chi non le condivido ma conosco bene, ci metto la metto la mano sul fuoco che nessuno di loro lascia spiacevoli ricordi.
Sono certo che tra i pochi che leggeranno l’articolo, alcuni non condivideranno le mie considerazioni.
Pazienza, rispetto chi la pensa diversamente da me, ma non potevo sottrarmi dall’evidenziare la situazione.
Chiudo affermando che questa è stata una stagione di lampughe meravigliosa, pesci di taglia, divertenti, dappertutto.
Impossibile non prenderne, decisamente più complicato fare le foto in autoscatto.