La malattia – Lo scadere delle persone prima della tecnica

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Prima di cominciare a scrivere le mie solite baggianate, vorrei fare una premessa. Qualunque pescatore a spinning nato (piscatoriamente parlando) dopo gli anni 2000, non ha fondamentalmente inventato niente. Tutti, e dico tutti, siamo stati contagiati. Almeno dalla curiosità,dai racconti splendidi  o dalla grandezza dei pesci pescati con i plastichetti. Quindi tutti dobbiamo qualcosa a qualcuno.

Io stesso devo tanto a poche persone, che per vari motivi, con enorme dispiacere, non frequento più. Ma bisogna rendere atto che senza di essi, non sarei il pescatore, non tanto a livello qualitativo ma a livello mentale, che sono diventato. Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Sempre.

Ultimamente noto la nascita di molti guru. Ragazzini che pescano da due giorni, locustano informazioni a destra e a manca, pescano due barracuda in frenesia e cercano subito lo sponsor di turno. Ma facciamo un passo indietro, giusto di qualche anno.

Quando cominciai questa splendida pesca, in maniera seria e costante, correvano gli anni 2008/2009. La prima volta che mi ritrovai a lanciare un plastichetto in acqua fù nel 2004, allo sbocco delle acque calde, ma la mancanza del mezzo per andare a pesca e tanti altri problemi di contorno fecero in modo di rallentare il mio fidanzamento con lo spinning.

Poi conobbi un forum, che potrei anche citare, ma penso sia abbastanza chiaro. Luogo di incontro e condivisione di migliaia di utenti, un patrimonio immenso di informazioni sulla pesca a spinning , attualmente soppiantato dal male di tutti gli hobby, FACCIALIBRO.

Postai le foto dei miei primi barracuda sul forum, e venni cazziato perchè erano sanguinolente, ritraendo i pesci buttati per terra senza nessuna pietà. Mi infuriai, ma ci tornai, a capire il perché di quel rumoreggiare. Capii che l’intento era quello di “educare”, prima di tutto al rispetto verso il mare, poi verso i pesci e in ultimo verso il pescatore a spinning, quello vero. Ma ancora a secco di catture interessanti, mandai degli MP ai grandi pescatori della zona, che con molta gentilezza mi scarrozzarono assieme a loro per le scogliere della Sardegna.

Un gesto nobile. Un gesto di altri tempi. Un gesto che fa intendere come prima la pesca era solo PESCA e non un agglomerato di Marketing in cui io stesso sono caduto vittima negli acquisti impulsivi – compulsivi.

Non smetterò mai di ringraziare quelle persone. L’approccio al Release, la gestione del pesce, riconoscere le condizioni, o anche il non parlare mai di pesca quando si è a pesca. Si parlava di tutto tranne che di pesca.

A mia volta, ahimè, mi sono crogiolato al sole. Una volta acquisite le basi,ho voluto fare tutto di testa mia. Senza accorgermi che facevo parte di un movimento di transizione, di cambiamento dell’approccio. Sono stato morso dal vampiro originario e sono diventato mezzo sangue. Ma tutti quelli contagiati a mia volta, sarebbero stati 1/4 puri, poi a loro volta avrebbero contagiato per 1/8, sino ad arrivare ad un punto dove la percentuale di tutti gli assiomi importanti sparisce.

E cade il buio su una pesca meravigliosa.

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Mi giro e vedo solo arrivisti. Amici, o presunti tali, che raggiunto lo scopo di conoscere gli spot,  spariscono quando credono di aver trovato un’occasione migliore per mettersi in mostra. Ed io stesso, potrei essere accusato di aver combinato lo stesso fattaccio.

Ragazzino giovane e con la fame di catture, ho portato avanti le mie convinzioni sino al risultato binomiale del giusto o sbagliato. Posso non aver più frequentato persone per divergenze caratteriali, ma non ho mai succhiato linfa vitale per esigenza, per poi subito dopo sparire. Ma qualche errore, come tutti, l’ho commesso anche io.

E la differenza sostanziale è questa. Qualche anno fà, per come la vedo io, la pesca a spinning era scoperta, era stare assieme, era ridere senza nessun interesse. Era condividere senza gelosie. Poi, piano piano, gli interessi si sono fatti avanti. E i nuovi contagiati, con una percentuale bassissima di valori dello spinning, hanno cominciato ad andare a pesca con l’obbiettivo di fare foto, a volte mettendo le esche in bocca ai pesci, come se la gente fosse stupida. Mentre i vecchi tendono sempre di più a chiudersi per proteggere, giustamente, ciò che rimane di buono in questa pesca.

Prima lo si faceva per goliardia, fotografare le prede per dimostrare di aver pescato il pesce più grande. Oltretutto, nella pesca a spinning, anche questa situazione, veniva limata, con discorsi molto più modesti, dove i complimenti erano veri e la gelosia SANA.

Oggi, facendo il punto della situazione, mi sono accorto di aver fatto alcuni errori di valutazione. Mi sono chiaramente adeguato all’omertà sugli spot, più per bisogno di solitudine, vista l’ondata di pseudo – spinner nata ieri, che per gelosia dei pesci. Mi sono affiancato di persone (ed a volte, a persone), che si sono rivelate delle belle sorprese.

Altre, dopo anni di condivisione da parte mia, delle informazioni, hanno deciso di provare altro. Ben venga. Non porto rancore. Ma, per sicurezza, chiudo la porta a chiave. Perché il fegato me lo posso mangiare a lavoro, ma se devo stare male anche a pesca, non ha più senso andarci.

Penso di aver scritto sin troppo. E credo che la saga de – LA MALATTIA – sia giunta al termine. Almeno, per ora.

Vi saluto con un augurio speciale, di trovare un giorno, tutte persone simili a noi stessi. Così da non poterci lamentare, mai più.

“….e ricordati, caro ADSO, che noi siamo solo nani sulle spalle di giganti….”

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