Tempi DiSpari

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Tempi Dispari. O tempi di Spari. Citando l’opera di un caro amico musicista, Francesco Gattonero Manca, tratta da un album meraviglioso, “Appunti di un indeciso”, che proprio in questi tempi di solitudine, vi consiglio di ascoltare.

Tempi Dispari. Perché le cose non vanno mai in maniera lineare. A volte il cuore batte fuori dalla metrica routinaria, ci ritroviamo ad essere chiusi in casa, straziati nell’essere, annoiati, con una voglia matta di ripulirci l’anima attraverso le passioni che amiamo.

Mai come in questi tempi, il mio desiderio è quello di andare a pesca. Quante volte sottovalutiamo il tempo, che per giunta, è elemento di psicosi da quando è nato il blog. Quante volte ho messo la sveglia per fare l’alba e poi, ancora vittima dei fumi alcolici della notte prima, sono rimasto a letto. Forse avrei pescato, forse no.

E’ definibile come la pescata di Schrödinger, ho bucato ma non ho bucato nello stesso momento, impossibile definirlo con certezza.

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E allora via di ricordi. Foto di repertorio. Spigole figlie di notti insonni, dove i troppi caffè durante la giornata e i pensieri raccapriccianti sono spazzati via dalla sensazione di vita dall’altra parte del filo.

Foto troppo brutte per essere pubblicate, foto scattate per ricordo, per ricordarmi dove, quando e come. Foto che se pubblicate snaturano la ragione di vita del blog, quella di raccontare avventure, di esprimere pensieri attorno alla pesca, senza mai entrare nel dettaglio tecnico, perché gente come noi vive della passione, i tecnicismi li lasciamo a chi deve vendere plastica cinese e canne in carbonio giappo/cinese.

Foto che diventano mera esibizione, alla ricerca di like, di consensi, per dimostrare al prossimo che si è in grado di pescare,una sfida a chi pubblica più foto, banalizzando il contesto, vivendo la pescata come una sfida perenne, e mai come un divertimento fine a se stesso, una passione pari ad una droga.

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Ma Ahimè, in questi tempi di COVID, non si poteva mica andare a pesca. E allora mi permetto di banalizzare anche io. Mi ritiro in cantina, e navigo nelle molte foto mai pubblicate. 

Brutte, perché quando si scatta da soli e si è poco pratici come me, è difficile avere un risultato soddisfacente. Foto insulse, pesci piccoli come protagonisti, ma legate a ricordi divertenti delle notti insonni, vissute nei porti. E poi la pesca con le soft bait, da ripiego stagionale è diventata una droga. Provare per credere.

Tempi dispari, perché è difficile non essere fagocitati dal marketing virale, dagli acquisti compulsivi e dai video in 4k degli scorfani. Tempi dispari perché arruolarsi in alcuni eserciti equivale ad uniformare il pensiero, suonare tutti allo stesso tempo, vivere sui 4/4.

Ed io che con il metronomo ho sempre avuto un rapporto difficile, che a colazione mangio blues e cago dissonanze, preferisco la solitudine dei tempi dispari.

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Tempi di spari. Assolutamente. Economicamente distruttivi, socialmente denigranti, psicologicamente deprimenti. Ed un abbraccio è destinato a chi sta male, con l’augurio che si riparta meglio e più forte di prima.

La pesca? un palliativo. senza di essa, saremmo testimoni di molte più violenze domestiche ed omicidi. Quindi, care mogli e fidanzate, il vostro aperitivo con le amiche equivale alla nostra uscita a pesca, lasciateci fare.

Perché il tempo destinato alla pesca è tempo che non destiniamo ad altro. Un’amico una volta disse che tira di più la scimmia di prendere un pesce che un pelo di f**a. Secondo me la verità sta nel mezzo.

Ma torniamo a noi. Ai porti, alle notti umide, alle giornate di lavoro interminabili con la canna già pronta in macchina, alle albe in scogliera e poi via di corsa per tornare al solito tram tram.

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Se devo vedere il lato positivo ed ironico di questa pandemia, posso certamente affermare che ogni qual volta avrò tempo, andrò a pesca. Anche se vicino a casa, anche se le condizioni non sono delle migliori, anche se sono stanco.

Vi lascio con una foto di un calamaro pescato a gomma, mentre ero alla ricerca dei barracuda. So che in questo momento avrete la faccia dello scorfano nella foto successiva, ma non storcete il naso, è successo sul serio. 

Non ho bisogno di mettere le esche in bocca ai pesci, posso fotografare liberamente le esche con le quali vengono pescati. Che nessuno si senta toccato, obviously.

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