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Estate permanente

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Che l’autunno sia in ritardo, è una constatazione. L’unica settimana di ferie, a fine Settembre, è stata vana, nel tentativo di agganciare qualche bel pesce. Qualcosa si è vista, ma niente di particolarmente interessante e sopratutto da giustificare alcune albe di fila. 

Certo, spero di riuscire a ritagliarmi qualche altro giorno in questo Ottobre salterino, visto che quest’ultima settimana le temperature si sono drasticamente abbassate, facendo ben sperare nell’arrivo dell’autunno.

Partiamo da loro.

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L’ultima settimana di Settembre sembrava l’ultima di Agosto di qualche anno fa. Pesci sotto taglia, mai trovati abbrancati, esemplari sempre da soli o in coppia. Bisogna anche dire però che i forti venti di maestrale non hanno aiutato.  

In una settimana non ho mai trovato le condizioni che aspetto da tutto un anno, ma se dio vuole, mi rifarò alla fine di Ottobre, quando le temperature esterne saranno certamente più basse, rispetto alla temperatura dell’acqua.

Poche lampughe, moltissime slamate, quasi a pensare che dopo l’anno scorso, in cui mi sono particolarmente divertito, qualcuno me l’abbia mandata. Ma poco male, l’importante era timbrare il cartellino, e sono certo che con la pazienza giusta anche questo anno arriverà a portata di foto qualche bel esemplare.

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Come sempre, popper, walking the dog e neeedle sono state le esche con le quali sono avvenuti gli attacchi e le catture. Questo anno ho messo da parte i jig, più per scelta derivata dal divertimento che chissà da quale considerazione.

Alla fine, nelle condizioni giuste e nei momenti opportuni, è un pesce che infesta il sotto costa, e ovunque si vada, senza spot particolari e senza particolari considerazioni, se battuto con costanza regala molte soddisfazioni.

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I Barracuda. 

Non potevano mancare. A dire la verità, non ho dedicato molto tempo alle foto, alla fine ero in fissa con le lampughe, quindi qualsiasi altro pesce al di la del filo che non si trattasse di una brasiliana, è stato messo in secondo piano e velocemente rilasciato.

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Esemplari mai di taglia, a parziale giustificazione posso dire che 4 volte su 5, una volta arrivato sullo spot, mi sono ricoricato. 

Le ferie sono servite anche a fare baldoria, mica solo ad andare a pesca, però poi il conto con il sonno è da saldare, ed a volte i conti sono parecchio salati.

Poco male, anche per loro, come per le lampughe, arriverà il momento opportuno. Bloccando i giorni liberi con mesi di anticipo era impossibile prevedere ancora condizioni estive.

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E di ritorno dalla scogliera, era d’obbligo fermarmi al porto per fare due lanci con la gomma.

Questa estate è stata dedicata alle serate di musica live, e molti concerti equivale a pochissimo tempo per andare a pesca. Ho visto pescate di amici da far rosicare, spigole di taglia pescate con costanza, a galleggiante più che a gomma, però il segnale è chiaro : se si batte, e le condizioni sono quelle giuste, il pesce collabora.

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La dura legge del vermetto vince sempre, due lanci dietro una banchina (e dico due sul serio), mi regalano la spigola più veloce della storia. 

E’ stata una sorpresa, trattandosi di un canale con alcuni metri di fondo, trovarla praticamente a galla, vista l’irrisorietà del peso della jighead, ma in fondo neanche tanto, constatata la presenza massiva di questo bellissimo predatore.

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Il black minnow 70 poi chiude in dolcezza le ferie, regalandomi una doppietta in una notte con assenza di vento e caldo asfissiante. In questo caso parliamo di fondale di poco meno di un metro, con alghe e pietre sul fondo, sul quale ho fatto rimbalzare l’esca. Niente di incredibile, però fa sempre piacere non capottare.

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E adesso, rientrato alla base, conto i giorni che mi separano dal fine settimana, perché ho qualche conto aperto da risolvere, un appetito che questo autunno non è ancora riuscito a saziare.

Quanto è bella la scimmia di andare a pesca?

Matte

Lost in Space

Beati i giorni in cui non dovevo rincorrere il tempo. Ora, più di prima, mi sento un poco perso nello spazio, dove a volte non ricordo neanche che giorno della settimana sia.

E sputata fuori la solita polemica sterile, posso procedere con quanto previsto.

Che lo strike, nella pesca a spinning, sia la risoluzione di un equazione che comprende tante variabili, se ne è parlato in lungo e in largo. Certamente capire le condizioni, studiare fondali, maree, utilizzare esche di livello, utilizzare attrezzatura premiata, forse non serve a nulla. A volte l’unica cosa che ci può aiutare è l’aiuto divino. O del vino, a seconda delle circostanze.

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Ma una cosa che ho notato, riducendo le uscite, e accontentandomi di andare quando potevo, è la drastica riduzione delle catture. Non che prima fossero miliardi, ma qualche pesciolino in più si vedeva.

Ora, il fatto è capire le cause e le concause. Il poco tempo a disposizione può essere un aggravante, ma in linea di massima, riesco ad uscire 4/5 volte in un mese e a volermi bene, a trovare condizioni favorevoli una volta su 5.

Che i porti, a volte di passaggio sulla via del ritorno, mi aiutino ad uscire dalla depressione del cappotto, non posso negarlo.

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Quindi, ho intenzione di modificare le abitudini.

Visto che le condizioni di piatta, da terra,  non sono particolarmente redditizie, ho deciso che in queste giornate venderò l’anima al diavolo. Cederò il passo al prurito insopportabile che ormai da mesi attanaglia i miei sogni più peccaminosi, quello di provare a pescare a un centimetro dal livello dell’acqua, di sentirmi quasi parte di essa.

Uno stimolo nuovo fa sempre bene, sopratutto nel caso in cui si riesca ad ottimizzare le uscite. 

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Non ho nessuna intenzione di abbandonare la pesca da terra, per carità. Però ritengo sia un ottimo palliativo (e a seconda delle giornate, ci si diverte anche di più) alla solita uscita in scogliera/spiaggia.

Ora devo considerare i tempi tecnici tra spedizione, lavori, acquisti per il trasporto, ma posso affermare di essermi già fatto un idea leggendo sui forum e parlando con amici che già praticano l’attività hobbistica senza però legarla alla pesca.

Se dio vuole (tornando alla provvidenza divina), prima di fine Settembre dovrei essere in grado di passeggiare allegramente nel sottocosta. 

Se vi state chiedendo perché ve l’ho detto, in primis perché a qualcuno potrebbe venire un idea simile leggendo il post, in secondo caso, perché così mi state a debita distanza ed evito di scuffiare.

Spigola

E poi perché non vedo l’ora di provare, con lo stesso entusiasmo provato le prime volte che sono andato a spinning da terra.

Dai, si è capito di cosa parlo, ma nel caso contrario, spero di poter documentare il prima possibile.

A presto!

Matte

In passeggiata…

Quando il tempo per andare a pesca è sempre poco, si cerca di far coincidere gli impegni con possibili condizioni accettabili, ed infatti la prima e ultima volta che sono andato a pesca questo anno è stato il 4 di Gennaio. Poi impegni lavorativi e familiari, a volte non così simpatici, mi hanno obbligato a stare lontano dal mare, ma chi lavora tanto sa bene che la pesca è seconda al lavoro.

Poco male, questa primavera cercherò di essere più presente sulle scogliere. Quasi invidio chi ha tutto il tempo del mondo per dedicarsi solo alla pesca.

Comunque, un periodo di riposo, forzato o meno, mi ha fatto venire ancora più voglia di tornare a pescare.

L’ultima volta che ho visto il mare, le condizioni erano buone. Con il “goppai” di Sant Antioco, abbiamo deciso di battere una spiaggia esposta ad ovest, dove la scaduta di vento di maestrale ha decisamente fatto il suo dovere, “imbiancando” le basse scogliere adiacenti.

Molto in relax, ancora a buio abbiamo battuto un pezzo di spiaggia, per poi spostarci alle prime luci dell’alba verso la scogliera, che dopo pochi lanci ha regalato qualche emozione, ma niente di interessante.

Dietro il gradino di roccia, sicuramente in attesa di qualche pescetto da ingurgitare, alcune piccole spigole hanno reso la giornata sicuramente migliore, bollando su piccoli WTD e rimanendo preda di siliconi e piccoli darter.

Non potevo sperare un inizio di anno migliore, peccato non aver bissato i giorni successivi.

Alla prossima!

Matte

 

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Freno a mano

Non mi piace più il mondo della pesca, quello virtuale tanto meno. E dire che qualche anno fa percepivo la rete come un utile strumento alla condivisione, alla ricerca, allo sviluppo.

Adesso è una polveriera pronta ad esplodere. E dire che la pesca dovrebbe essere la cura per lo stress, e non la causa.

Troppa gente stressata, troppe persone in giro per l’Italia che si trascinano i problemi a pesca. O forse che fanno della pesca stessa un problema. Quasi che forare sia diventato di fondamentale importanza per la propria esistenza, che dimostrare di aver pescato confermi uno status symbol per essere uguale a tutti gli altri, e se non si pesca quasi si impazzisce.

Il dubbio che io stesso, attraverso questo blog, abbia contribuito ad alimentare il mostro continua a girarmi per la testa. Come è giusto che sia, ho preso zuccherini e bastonate, ma quando uno decide di esporsi, sono danni collaterali che mette in conto.

E’ arrivato il momento di fare un passo indietro.

Non ho più voglia di scrivere, tanto non ha senso. Mi spiace per quei pochi che mi seguono e capiscono l’ironia ed il mood dei post, mi dispiace altrettanto per chi mi segue e forse non ha mai saputo leggere oltre le righe.

Il blog, almeno per un po, resterà fermo. Ho necessità di riandare a pesca per bisogno, perché mi manca il mare, la solitudine, il non preoccuparmi se pesco o meno e fregarmene di documentare poi chissà quali strabilianti catture.

Continuerò a fare foto perché mi piace, se qualcuno ha piacere può continuare a seguirmi su instagram (saltwaterfable).

Non festeggiate troppo, perché non è un addio. E’ solo un arrivederci.

Matteo

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über alles – la teoria del vermetto

Voi la conoscete la teoria del vermetto?

Credenza popolare (e utilizzo massivo) vuole che la tecnica “über alles in der Welt” (al di sopra di tutto) per abbattere le possibilità di cappotto, sia l’utilizzo di un verme come esca.

Se ci ragioniamo un attimo, l’iconografia relativa ai pescatori, sembra dare conferma della tesi sopra descritta : quante volte abbiamo visto un fumetto raffigurante un pescatore dove all’amo vi era qualcosa di diverso da un vermetto? 

Sicuramente poche volte.

Non capite dove voglio arrivare? è normale.

Anche io inizialmente ero scettico. Mi stavo buttando in un esperimento che mi avrebbe, forse, tolto giorni di sonno e fatto fare chilometri di strade piene di buche, al fine di confermare o smentire quando state per leggere.

Ragione per la quale cercherò di ricomporre il puzzle, facendo chiarezza sulle dubbie affermazioni di un personaggio che non sapeva nulla del dove e del quando, del come tanto meno, ma sul perché non c’erano caxxi, cioè tornare a casa con la busta del super pan piena di pesci, a prescindere dalla taglia e dalla specie.

Fu così che per un caso della vita, mi ritrovai coinvolto ad essere l’animale da compagnia di un pescatore che ricopriva tutti i cliché possibili ed immaginabili : canna a fondo, canna a galleggiante, canna da spinning, tutte innescate e possibilmente in pesca nello stesso momento. Sigaretta in bocca, nessuna pazienza nello sbrogliare i nodini generati dalla lenza della canna a galleggiante (con prevedibile conseguenza di bestemmie da record), ferrate plastiche su oratine formato biscotto a cui strappare l’amo dall’intestino e fare canestro all’interno del bustone, completano una riduttiva descrizione dell’individuo, utile esclusivamente ad avere gli elementi per entrare “nella mente del pavone”.

Ma nella pesca, come nella vita, quando uno non ha esempi da cui prendere spunto, si ritrova irrimediabilmente a seguire la via mostrata dal primo individuo che pare credibile, professando il verbo, sfortunatamente l’unico, che al momento si conosce.

(Fatto salvo che io pescavo solo a spinning e che già 10 anni fa padellavo solo i pesci grandezza “teglia da forno”, le stragi di minutaglia non mi sono mai piaciute)

E una notte, forse complice il Mese di Novembre, periodo in cui le spigole portuali collaborano senza particolari problemi, pescò venti spigolette, tutte a galleggiante, tutte con il “vermetto”. Un koreano innescato in modo discutibile, ma sicuramente efficace, punto solo in testa e per il resto libero di muoversi.

Mi illuminò sulla proverbiale potenza delle vibrazioni, sulla differenza dall’inserirlo interamente nell’amo, sulla naturalezza della presentazione ma allo stesso tempo sulla semplicità di essere braccato senza particolare fatica. Una marea di cazzate cucite sopra una pescata anomala, vuoi per culo, vuoi per effettiva bravura, che però mi rimasero impresse.

E così, anni dopo, feci mio l’insegnamento, ribaltando a light spinning la tecnica del Maestro, con buona volontà di voler dimostrare la già ampiamente utilizzata Teoria sopracitata. Già nel 2014, utilizzai l’arma impropriamente, pescando qualche spigola in laguna, ma senza capirne la straordinarietà dell’ignoranza, perché quando le cose  funzionano, anche se non c’e bisogno di trovare una ragione, sembra quasi che ci sia il bisogno di inserire un segreto, un minimo di fascino al racconto, come se la cattura dipendesse dal fluido magico che scorre dalle mani e non dal fatto che le spigole abbrancate, a Novembre, cadono preda di qualunque esca come pioggia.

Ma i cantastorie sono belli. Sono belli quando non conosci la storia, quando la storia la conosci e cambia ogni volta che la senti, quando le spigole pescate si moltiplicano passando da 20 a 30 e le condizioni del mare diventano da piatta totale a mare in burrasca. Sono belli quando il giorno a pescare c’eri anche tu, ma lui se ne dimentica e una pescata ordinaria diventa la pescata del secolo.

Che spettacolo i pescatori, quelli genuini, che non raccontano per dimostrare di avere il pene più grande del compagno, ma narrano al fine di trasformare le favole in un sogno ad occhi aperti, e a volte, guardandoli negli occhi, ci accorgiamo che loro stessi sono parte del sogno che stanno raccontando.

E vuoi per merito suo, che diede l’idea, vuoi perché dopo anni di pesca con le soft bait qualcosa distrattamente l’avrò pur capita, la teoria del vermetto, sempre a Novembre, con in cuffia Steve Ray Vaughan, ha rovinosamente dato i suoi frutti.

E testimone mi fu Checco Pillo, fido Bassista della nostra Blues Band, autore di alcune di queste foto, quanto il vermetto, anche solo appena toccata l’acqua, scatenasse roboanti attacchi di nano spigole da combattimento.

A voi le prove, (senza nessun allungamento di braccia verso l’obiettivo della reflex) attraverso una illustrazione di foto destinata per ovvie ragioni a chiamarsi :

“La teoria del vermetto : l’insignificatività dei colori e la prospettiva ontica dell’ontologia – Olio su Tela (Patteo, 2018)”

Consigli per l’ascolto : Franz Peter Schubert – Fischerweise, D.881, Op.96, No.4

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E poi prima di una riunione di lavoro in zona di mare, grazie alla fortunata coincidenza (leggasi pigrizia) di non aver scaricato l’attrezzatura dalla macchina i giorni precedenti, chiedo al mio socio se per cortesia mi fa compagnia qualche minuto. Bastano pochi lanci perché anche lui si convinca del potere del vermetto, come potete vedere dalle foto, scattate con il cellulare perché chi si aspettava di pescare, la macchina fotografica era a casa a caricare.

Poco male, ce ne freghiamo delle formalità, l’importante è confermare la teoria. E questa spigola è stata invitata a cena.

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E per dimostrarvi, giustappunto, che la pesca è tutto e il contrario di tutto, negli stessi spot, nelle stesse giornate, ho usato anche un black minnow.

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Non plus ultra, un cerniotto che mi ha reso super felice. Non ne avevo mai pescato uno, figuriamoci a gomma.

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Migliaia, che dico, MILIONI di nano spigole sarebbero potute cadere preda del vermetto, e successivamente padellate. Fortuna per loro, non mi spreco a tenere la minutaglia. Sono state tutte rinviate a successiva cattura quando saranno più grandi. Fortunatamente, ogni tanto cade preda del vermetto anche qualche spigola interessante.

Vi ho donato una parte del sapere, tramandato attraverso i secoli, dai racconti del Maestro. Fatene buon uso, non padellate le nano spigole, utilizzatele come anti stress quando il tempo è poco e non avete la possibilità di fare un’alba o un tramonto in scogliera.

O fate come cavolo vi pare, tanto poi, a conti fatti, quando andrete a raccontare le cose saranno sempre e comunque diverse dalla volte precedente.

Pinocchi.

 

 

Brasilian Morning’s Days

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Sai che ci sono.

Lo sai perché te lo hanno detto, perché hai visto le foto sui social, di chi ne aggancia una per sbaglio e pubblica la foto delle squame, perché il periodo è quello giusto, perché le giornate tendono ad accorciarsi e la mattina presto in scogliera devi indossare una giacca.

Perché attendi tutto l’anno per andare a cercarle, perché sai che la finestra che ti è concessa per pescarle è limitata dagli impegni e dal meteo ballerino, perché la notte prima la passi a girarti nel letto fantasticando giornate meravigliose, fatte di catture multiple e pesci di taglia.

Sai che ci sono perché sogni di bagnarti i piedi all’alba, proprio nello spot in cui devi andare l’indomani, e percepisci che sarà una giornata indimenticabile.

Sai che ci sono perché le hai pescate in sogno, ed è solo questione di ore che la canna si fletta e la lenza si tiri.

Sai che ci sono.

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Si, ma quando passano? 

Secondi, minuti, ore ad aspettarle. A scarpinare nei dirupi, con la bocca asciutta e le ginocchia traballanti, a logorarci quel poco di cartilagine che rimane nelle giunture, come se non bastassero le ore di lanci a vuoto in attesa di un guizzo.

E quando arriva, a volte, si tratta di tutt’altro, che non ci fa sobbalzare, ma sembra quasi  dia un segnale per rimanere a cercarle, una sorta di evento motivazionale, uno stimolo che dice “ci sei quasi…insisti“.

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E nel caso, ci facciamo trovare pronti.

Un giro di valzer al WTD, ai popper, ai jerk, ai JIG e chi più ne ha più ne metta, con mille seghe mentali sulla tipologia di esca, sui picchi di marea, sui cambi di vento, sull’influenza della luna, sul colore delle scarpe, che sicuramente fanno la differenza, ma a volte neanche tanto, o forse siamo noi che interpretiamo i segnali in maniera sbagliata.

Guardiamo la traiettoria di ogni lancio, osserviamo ogni S costruita dal walking in maniera lineare, alla ricerca di una bollata, di un fremito, di una piccola soddisfazione che possa in qualche modo ricompensare i sacrifici, seppur marginali, compiuti per essere li in quell’esatto momento.

E quando tutto sembra andare per il verso sbagliato, non ci resta che pregare.

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Qualcuno disse che il mare è la nostra chiesa.

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E’ il posto dove stare in pace con noi stessi, dove ricercare la serenità perduta dietro alle malattie dell’era moderna, fatte di tastiera e ruggiti, di falsi miti, di persone che fanno dell’apparenza un surrogato fumoso della sostanza.

Poco importa, noi no. Noi pensiamo solo alla pesca, quando andiamo a pesca, quando non ci andiamo, quando ipotizziamo di andarci. Anche nel mondo di Morfeo, la pesca è un chiodo fisso.

E seppur non sia un amante delle lodi al signore, pregare Nettuno per una pescata congrua ma rispettosa, non mi crea nessun disagio.

Sopratutto quando i risultati sono strabilianti, almeno sul piano del divertimento.

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E quando tutto gira per il meglio, dimentichi tutto, dimentichi i cappotti dei giorni precedenti, dimentichi le ore di sonno perdute e le uscite con gli amici finite sul più bello perchè “..e domani mattina ho la sveglia presto…” , anche se chi ti vuole bene sa cosa significa quella formula….dimentichi le esche perdute e mai dimenticate, dimentichi di considerare quanto tempo e sacrificio metti ogni giorno in una passione che per essere vissuta al meglio, richiede voglia di sbattersi e di non arrendersi.

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Però non dimentichi che la pescata facile non esiste, che dietro alle mille foto che vediamo tutti i giorni su vari canali, di tutti i nostri amici pescatori, c’è una storia dietro che racchiude sempre una rinuncia, un impegno rimandato, una discussione con il partner o comunque del tempo dedicato.

Che non cambierei per nulla al mondo.

(Anche se a qualcuno non potrà fregargliene di meno, le attrezzature utilizzate sono state una CTS Mag Elite Spin abbinata ad uno Shimano Stradic CI4 4000, una St. Croix Avid Inshore abbinata ad uno Shimano Stradic FJ 5000 e una Falcon 6 1 7 abbinata ad uno Shimano Stradic FJ 5000.

Molte le esche utilizzate, inutile richiamarne il nome, ma direi prevalentemente popper e WTD, alcune catture a jig ed alcune a jerk.)

Alla prossima!

Matte

L’esercito delle lumache

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Foto di repertorio, anno 1966 : Un gruppo di Sardi uniti per organizzare le attività per la stagione invernale e non morire di fame.

Peccato che la foto sia stata scattata ad Ottobre 2018, e la posizione dal 1966 non sia cambiata per nulla. Anzi, per quanto mi riguarda, il contesto esterno è solo peggiorato. Ma è giusto partire dall’inizio, perché quanto state per leggere non sia lo sproloquio di un folle, o perlomeno di un folle senza un pizzico di ragione.

Estate. La Sardegna registra il boom di turisti, seppur i Sardi residenti fuori soffrano un caro trasporti inaccettabile causa una Giunta Regionale collusa ed inesistente, che invece di pensare a chi vive fuori per esigenza e vorrebbe, almeno una volta l’anno, tornare a casa propria, ha in testa solo il prossimo giro di boa elettorale.

Quindi, per non pestare i piedi a nessuno, il camaeleontismo e l’immobilità sono le doti perfette.

Però, a ragion veduta, la Sardegna registra comunque un boom di arrivi. Direte voi, come è possibile non riuscire, visto il paradiso in cui vivete?

Già. Ma esiste un però. Anzi, forse più di uno.

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Seppur gli arrivi siano tanti, la tipologia di turista che soggiorna nella “Sardegna per tutti ” (quindi escludendo la costa Nord Est) è molto particolare e variegata.

Molti italiani, reduci dall’epoca d’oro degli anni 80, hanno investito due lire del tempo per acquistare una casa in Sardegna, ma gli anni d’oro sono finiti, ed oggi, i figli dei figli, vengono a fare le vacanza senza spendere un euro nei locali della zona, portandosi in nave la macchina carica di roba da mangiare e prodotti per la casa, per comprare solo un euro di pane al giorno.

Poco male, il loro contributo lo danno pagando le tasse sulla casa e le utenze di case sfitte la maggior parte dell’anno, ma non voglio aprire un ulteriore triste scenario.

Mentre, i turisti stranieri, per la maggior parte, hanno due motivazioni principali per visitare l’isola : IL MARE e le attività all’aria aperta.

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Chi è spinto a soggiornare nell’Isola per vivere due settimane di vacanza con 40 gradi di temperatura e mangiarsi la pizza la sera, è sempre il benvenuto. Fa lavorare le strutture ricettive, i ristoranti, i Bar, e fortunatamente all’estero gli stipendi sono più alti, quindi quello che viene speso in più per il viaggio dovrebbe essere recuperato con i costi relativamente bassi dei soggiorni.

Ma questo non accade sempre.

A volte il turista viene letteralmente spennato, e la scusa dell’operatore è quella che ci sono troppe tasse, che non si riesce a vivere, che d’estate i prezzi vanno alzati. Si, va bene tutto, ma d’inverno, siamo sicuri che non si riesca a valorizzare il territorio?

 

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E qui subentra la seconda tipologia di turista, colui che viene per visitare l’Isola,  interessato a svolgere attività outdoor sul territorio. Giusto per darvi un idea a livello italiano nel 2017, tra operatori Outdoor, strutture ricettive e servizi alla persona il fatturato è stato pari a .20 MILIARDI DI EURO (DATI ONT 2017).

E qui torniamo all’esercito delle lumache.

Molti operatori turistici lavorano d’estate, e di inverno, si riposano. Per poi lamentarsi che non c’è lavoro, che d’inverno il turista viene solo per visitare le località principali, che tanto è tutto tempo sprecato organizzare qualcosa perché non ci sono arrivi.

Ma siete sicuri di quello che sostenete?

Sapete almeno che Marzo ed Ottobre sono i mesi principali per svolgere attività outdoor di cui la Sardegna è la Regione Regina perché offre il maggior numero di possibilità attive a livello Italiano e tra le TOP 10 a livello Europeo?

Che il nostro territorio può offrire Kite,Surf,Windsurf,Trekking,Sup,etc e la lista potrebbe protrarsi per altre numerose attività?

(Chiaramente esistono già moltissime attività outdoor avviate di questo tipo in Sardegna, noi ne contiamo circa 150, ma ciò che manca è il collante che renda il processo turistico semplice e raggiungibile da chiunque)

Sapete che nel 2017 ci sono stati 12 Milioni di arrivi e 40 Milioni di presenze in Italia, turisti ESCLUSIVAMENTE INTERESSATI a svolgere attività outdoor?

Noi ci stiamo muovendo.

Non per fare pubblicità perché è l’ultima cosa che ci interessa, ma assieme ad altri che condividono il mio stesso pensiero e la stessa passione per il territorio, stiamo portando avanti una iniziativa (4 Sport Outdoor) per la valorizzazione del territori finalizzate allo sviluppo di attività outdoor anche in inverno, perché l’esempio di altre realtà a livello Italiano e Straniero ci dimostra che è solo una questione di organizzazione e di SERIETA’ da parte degli operatori locali, che una parte importante di reddito può essere prodotta attraverso la stagione invernale, offrendo servizi adatti alle esigenze dei turisti.

E per un pescatore a spinning, il territorio è tutto, per un Sardo, è la vita.

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Partiamo già con dieci punti di vantaggio, grazie alle bellezze naturalistiche o storiche della nostra terra, che si potrebbero integrare attraverso la creazione di percorsi naturalistico-storici legate alle attività outdoor, attività che possiedono già una forte traction a livello nazionale.

Concludo pensando che, per fare ciò di cui si è trattato sopra, si riparte sempre dall’esercito delle lumache, che solo noi possiamo vincere l’inattività ed il passivismo che induce tanti, fortunatamente non tutti, a non prendere parte alle iniziative, pensando sempre che ci sarà qualcun altro a fare ciò che deve esser fatto.

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Tra le tante, una cosa che mi sta particolarmente a cuore è la pulizia dei territori. Non ne posso più di sentire che “Sono rifiuti che porta il mare!”, per quanto concerne le foto esposte, ma ne avrei da raccontare anche per territori di Montagna. E quindi, se li porta il mare, aspettiamo che li riprenda?!?

Organizziamoci, organizzatevi, costruiamo assieme. Se si vuole provare a destagionalizzare i territori, bisogni ripartire da un immagine concreta dimostrando che possiamo riuscirci, partendo dalla serietà e dalla collaborazione che ci contraddistingue quando si tratta di fare quadrato.

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Toh, guarda un po.

Al termine del post, una lumachina si sta muovendo lontano dal gruppo. Vuoi vedere che ci riusciamo anche noi?

A prestissimo!

Matte

PS : Per chi volesse partecipare all’iniziativa o semplicemente saperne di più, la mail è staff@4sportoutdoor.com .