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In passeggiata…

Quando il tempo per andare a pesca è sempre poco, si cerca di far coincidere gli impegni con possibili condizioni accettabili, ed infatti la prima e ultima volta che sono andato a pesca questo anno è stato il 4 di Gennaio. Poi impegni lavorativi e familiari, a volte non così simpatici, mi hanno obbligato a stare lontano dal mare, ma chi lavora tanto sa bene che la pesca è seconda al lavoro.

Poco male, questa primavera cercherò di essere più presente sulle scogliere. Quasi invidio chi ha tutto il tempo del mondo per dedicarsi solo alla pesca.

Comunque, un periodo di riposo, forzato o meno, mi ha fatto venire ancora più voglia di tornare a pescare.

L’ultima volta che ho visto il mare, le condizioni erano buone. Con il “goppai” di Sant Antioco, abbiamo deciso di battere una spiaggia esposta ad ovest, dove la scaduta di vento di maestrale ha decisamente fatto il suo dovere, “imbiancando” le basse scogliere adiacenti.

Molto in relax, ancora a buio abbiamo battuto un pezzo di spiaggia, per poi spostarci alle prime luci dell’alba verso la scogliera, che dopo pochi lanci ha regalato qualche emozione, ma niente di interessante.

Dietro il gradino di roccia, sicuramente in attesa di qualche pescetto da ingurgitare, alcune piccole spigole hanno reso la giornata sicuramente migliore, bollando su piccoli WTD e rimanendo preda di siliconi e piccoli darter.

Non potevo sperare un inizio di anno migliore, peccato non aver bissato i giorni successivi.

Alla prossima!

Matte

 

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Freno a mano

Non mi piace più il mondo della pesca, quello virtuale tanto meno. E dire che qualche anno fa percepivo la rete come un utile strumento alla condivisione, alla ricerca, allo sviluppo.

Adesso è una polveriera pronta ad esplodere. E dire che la pesca dovrebbe essere la cura per lo stress, e non la causa.

Troppa gente stressata, troppe persone in giro per l’Italia che si trascinano i problemi a pesca. O forse che fanno della pesca stessa un problema. Quasi che forare sia diventato di fondamentale importanza per la propria esistenza, che dimostrare di aver pescato confermi uno status symbol per essere uguale a tutti gli altri, e se non si pesca quasi si impazzisce.

Il dubbio che io stesso, attraverso questo blog, abbia contribuito ad alimentare il mostro continua a girarmi per la testa. Come è giusto che sia, ho preso zuccherini e bastonate, ma quando uno decide di esporsi, sono danni collaterali che mette in conto.

E’ arrivato il momento di fare un passo indietro.

Non ho più voglia di scrivere, tanto non ha senso. Mi spiace per quei pochi che mi seguono e capiscono l’ironia ed il mood dei post, mi dispiace altrettanto per chi mi segue e forse non ha mai saputo leggere oltre le righe.

Il blog, almeno per un po, resterà fermo. Ho necessità di riandare a pesca per bisogno, perché mi manca il mare, la solitudine, il non preoccuparmi se pesco o meno e fregarmene di documentare poi chissà quali strabilianti catture.

Continuerò a fare foto perché mi piace, se qualcuno ha piacere può continuare a seguirmi su instagram (saltwaterfable).

Non festeggiate troppo, perché non è un addio. E’ solo un arrivederci.

Matteo

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L’esercito delle lumache

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Foto di repertorio, anno 1966 : Un gruppo di Sardi uniti per organizzare le attività per la stagione invernale e non morire di fame.

Peccato che la foto sia stata scattata ad Ottobre 2018, e la posizione dal 1966 non sia cambiata per nulla. Anzi, per quanto mi riguarda, il contesto esterno è solo peggiorato. Ma è giusto partire dall’inizio, perché quanto state per leggere non sia lo sproloquio di un folle, o perlomeno di un folle senza un pizzico di ragione.

Estate. La Sardegna registra il boom di turisti, seppur i Sardi residenti fuori soffrano un caro trasporti inaccettabile causa una Giunta Regionale collusa ed inesistente, che invece di pensare a chi vive fuori per esigenza e vorrebbe, almeno una volta l’anno, tornare a casa propria, ha in testa solo il prossimo giro di boa elettorale.

Quindi, per non pestare i piedi a nessuno, il camaeleontismo e l’immobilità sono le doti perfette.

Però, a ragion veduta, la Sardegna registra comunque un boom di arrivi. Direte voi, come è possibile non riuscire, visto il paradiso in cui vivete?

Già. Ma esiste un però. Anzi, forse più di uno.

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Seppur gli arrivi siano tanti, la tipologia di turista che soggiorna nella “Sardegna per tutti ” (quindi escludendo la costa Nord Est) è molto particolare e variegata.

Molti italiani, reduci dall’epoca d’oro degli anni 80, hanno investito due lire del tempo per acquistare una casa in Sardegna, ma gli anni d’oro sono finiti, ed oggi, i figli dei figli, vengono a fare le vacanza senza spendere un euro nei locali della zona, portandosi in nave la macchina carica di roba da mangiare e prodotti per la casa, per comprare solo un euro di pane al giorno.

Poco male, il loro contributo lo danno pagando le tasse sulla casa e le utenze di case sfitte la maggior parte dell’anno, ma non voglio aprire un ulteriore triste scenario.

Mentre, i turisti stranieri, per la maggior parte, hanno due motivazioni principali per visitare l’isola : IL MARE e le attività all’aria aperta.

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Chi è spinto a soggiornare nell’Isola per vivere due settimane di vacanza con 40 gradi di temperatura e mangiarsi la pizza la sera, è sempre il benvenuto. Fa lavorare le strutture ricettive, i ristoranti, i Bar, e fortunatamente all’estero gli stipendi sono più alti, quindi quello che viene speso in più per il viaggio dovrebbe essere recuperato con i costi relativamente bassi dei soggiorni.

Ma questo non accade sempre.

A volte il turista viene letteralmente spennato, e la scusa dell’operatore è quella che ci sono troppe tasse, che non si riesce a vivere, che d’estate i prezzi vanno alzati. Si, va bene tutto, ma d’inverno, siamo sicuri che non si riesca a valorizzare il territorio?

 

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E qui subentra la seconda tipologia di turista, colui che viene per visitare l’Isola,  interessato a svolgere attività outdoor sul territorio. Giusto per darvi un idea a livello italiano nel 2017, tra operatori Outdoor, strutture ricettive e servizi alla persona il fatturato è stato pari a .20 MILIARDI DI EURO (DATI ONT 2017).

E qui torniamo all’esercito delle lumache.

Molti operatori turistici lavorano d’estate, e di inverno, si riposano. Per poi lamentarsi che non c’è lavoro, che d’inverno il turista viene solo per visitare le località principali, che tanto è tutto tempo sprecato organizzare qualcosa perché non ci sono arrivi.

Ma siete sicuri di quello che sostenete?

Sapete almeno che Marzo ed Ottobre sono i mesi principali per svolgere attività outdoor di cui la Sardegna è la Regione Regina perché offre il maggior numero di possibilità attive a livello Italiano e tra le TOP 10 a livello Europeo?

Che il nostro territorio può offrire Kite,Surf,Windsurf,Trekking,Sup,etc e la lista potrebbe protrarsi per altre numerose attività?

(Chiaramente esistono già moltissime attività outdoor avviate di questo tipo in Sardegna, noi ne contiamo circa 150, ma ciò che manca è il collante che renda il processo turistico semplice e raggiungibile da chiunque)

Sapete che nel 2017 ci sono stati 12 Milioni di arrivi e 40 Milioni di presenze in Italia, turisti ESCLUSIVAMENTE INTERESSATI a svolgere attività outdoor?

Noi ci stiamo muovendo.

Non per fare pubblicità perché è l’ultima cosa che ci interessa, ma assieme ad altri che condividono il mio stesso pensiero e la stessa passione per il territorio, stiamo portando avanti una iniziativa (4 Sport Outdoor) per la valorizzazione del territori finalizzate allo sviluppo di attività outdoor anche in inverno, perché l’esempio di altre realtà a livello Italiano e Straniero ci dimostra che è solo una questione di organizzazione e di SERIETA’ da parte degli operatori locali, che una parte importante di reddito può essere prodotta attraverso la stagione invernale, offrendo servizi adatti alle esigenze dei turisti.

E per un pescatore a spinning, il territorio è tutto, per un Sardo, è la vita.

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Partiamo già con dieci punti di vantaggio, grazie alle bellezze naturalistiche o storiche della nostra terra, che si potrebbero integrare attraverso la creazione di percorsi naturalistico-storici legate alle attività outdoor, attività che possiedono già una forte traction a livello nazionale.

Concludo pensando che, per fare ciò di cui si è trattato sopra, si riparte sempre dall’esercito delle lumache, che solo noi possiamo vincere l’inattività ed il passivismo che induce tanti, fortunatamente non tutti, a non prendere parte alle iniziative, pensando sempre che ci sarà qualcun altro a fare ciò che deve esser fatto.

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Tra le tante, una cosa che mi sta particolarmente a cuore è la pulizia dei territori. Non ne posso più di sentire che “Sono rifiuti che porta il mare!”, per quanto concerne le foto esposte, ma ne avrei da raccontare anche per territori di Montagna. E quindi, se li porta il mare, aspettiamo che li riprenda?!?

Organizziamoci, organizzatevi, costruiamo assieme. Se si vuole provare a destagionalizzare i territori, bisogni ripartire da un immagine concreta dimostrando che possiamo riuscirci, partendo dalla serietà e dalla collaborazione che ci contraddistingue quando si tratta di fare quadrato.

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Toh, guarda un po.

Al termine del post, una lumachina si sta muovendo lontano dal gruppo. Vuoi vedere che ci riusciamo anche noi?

A prestissimo!

Matte

PS : Per chi volesse partecipare all’iniziativa o semplicemente saperne di più, la mail è staff@4sportoutdoor.com .

Autunno, all’anno prossimo…

Riguardo la pesca a spinning, non posso insegnare niente a nessuno. L’unico consiglio che posso darvi è di andare a pesca ogni volta che potete, perché il tempo è sempre troppo poco per fare quello che ci piace fare.

Se stai leggendo questo blog, probabilmente hai la stessa malattia di cui sono affetto io e la stessa di cui è affetto chiunque altro appaia in questo spazio.

Relativamente ai viaggi da fare, un consiglio posso darvelo. Diciamo che appena si può, con la mia compagna investiamo i pochi spiccioli risparmiati nel visitare posti nuovi e diversi dalla Sardegna.

Siamo stati in Scozia, Irlanda, Francia, Spagna, la meravigliosa Lanzarote (dedicandomi prevalentemente alla pesca), ma posso affermare con certezza, che non mi serve viaggiare per stare in paradiso.

Mi dispiace (forse neanche così tanto) dirvelo, la Sardegna è il posto più bello dove vivere.

E se non ci credete, state pure comodi a casa vostra. 

Mi prendo un momento per me stesso. Perché per quanto mi riguarda, la pesca non è solo pesca. E’ un momento per noi stessi, per staccare, dedicarci a qualcosa che ci rende felici.

E se la natura ci aiuta, troviamo la pace in luoghi diversi ognuno dall’altro ma uguali nei sentimenti. Lo spinning è anche un po questo, esplorare, mettersi alla prova, combattere  le paure di mari troppo grossi e di scogliere troppo scoscese. Tornare ad essere più vicino alla terra di quanto lo siamo mai stati, scivolando nei sentieri, sbucciandoci le ginocchia, ed a volte, come mi ricordano i tagli sulle braccia, scivolando per qualche metro con il petto attaccato alla roccia e fermarsi ad un ciglio dal precipizio.

L’importante è sempre ritrovare il sentiero che ci riporti verso casa.

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A volte, senza neanche pescare. Oppure, come Daniele nella foto sottostante, agganciando pesci che fanno la differenza solo tra il cappotto e la cattura, ma che se potessimo scegliere, rimarrebbero in acqua senza nessuna ombra di dubbio.

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A volte anche senza amici, perché secondo me fa bene uscire in solitaria. Nessuna parola, solo gesti e suoni ad accompagnare la pescata, solo con esca, canna e mulinello.

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E poi l’alba. Posso dire di avere avuto la fortuna di vedere albe magnifiche, in posti che grazie alla pesca diversamente non avrei visto. Situazioni che si creano solo quando il sole fa capolino da dietro le montagne, una leggera brezza di maestrale che rinfresca le idee e…lo strike.

Che sembra essere l’obiettivo dell’uscita, probabilmente lo è, ma ci sveglia dal sogno che stiamo vivendo.

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E al salire del sole, i colori diventano più chiari. Il quadro cambia, e si comincia a percepire una serenità tangibile.

Silenzio. Si sente solo qualche onda frangersi sulle rocce, e qualche uccellino troppo chiassoso alla ricerca di qualcosa da mangiare.  Ed è il momento di attivarsi. di prendere la canna in mano e dedicarsi alla pesca, seppur sembrasse ben lontana l’intenzione di compiere gesta diverse dal chiudere gli occhi.

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Si apre la plano, si fa la conta su chi comincia, e subito si vedono volare in acqua pezzi di plastica alla ricerca del predatore di turno. Perché la cattura può solo migliorare queste giornate.

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E ci pensa Omar ad aprire le danze. Per bene questa volta. In un mare non proprio piatto, si intravedono dietro il Pro – Q esplosioni degne di una guerra, sino a quando la lampuga non riesce a prendere bene le misure.

Meraviglioso combattimento terminato con una foto e un kittemuort’ come complimento per la bellissima cattura!

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Poco dopo è il mio turno. Piccola. Decisamente.  Ma divertente come sempre. Agganciata con un piccolo jig a mezz’acqua.

Uno scatto fotografico e via di nuovo a nuotare tra i suoi simili.

 

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Poi è il turno della sorellina, decisamente più grande e più interessante. Agganciata a Popper, ha cominciato a saltare come una dannata. L’ho portata a spasso alcuni minuti, per farla stancare bene e permettermi un salpaggio in sicurezza, sia per me che per lei.

Neanche a dirlo, è stata prontamente rilasciata.

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Ultima della giornata, perché poi sono dovuto fuggire al matrimonio di Sepclo, piccolina ma bella luminosa. Il fotografo (Simone), è come sempre un fuori classe. Grazie Simo!

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Dopo pochi lanci è il turno, neanche a dirlo, di Simone. Recupero skippato sul pelo dell’acqua, inseguimenti mozzafiato terminati con una lampuga in canna e tutto il branco dietro.

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Al termine di questo lungo ed estenuante post, più per voi che per me, vi confermo che anche la natura resta meravigliata di fronte al mare.

Più a bocca aperta di così!

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Alla prossima!

Matte

Il Phero della pesca

La pesca non è solo pesca.

O almeno, a volte ci dimentichiamo che il bello della pesca è stare in compagnia, farsi due risate, seppur io prediliga le uscite in solitaria, a volte si incontrano strani elementi in scogliera.

Fortunatamente, non ci sono solo persone che si mangiano il fegato quando qualcuno pesca.

Questa estate, alla ricerca di qualche barracuda, ho conosciuto un elemento veramente particolare. Un bergamasco, dalla ricerca degli dei facile e dai modi gentili, che mi ha trasmesso una botta di entusiasmo tipica della giovane età e dell’esplorazione dei posti nuovi.

In compagnia di Pietro, giovane spinner di una cittadina limitrofa alla mia, gli ho trovati a lanciare alla ricerca delle lampughe, che a sera inoltrata erano ancora interessate alle esche.

In pochi minuti, pur non ci conoscessimo, abbiamo cominciato a tirare fuori cavolate e ridere come matti, con qualche dio volante qua e la, che nel tipico accento bergamasco non guasta mai. La pesca attiva è passata in secondo piano, lasciando spazio al lato della chiacchiera e delle opinioni personali.

E si scopre che Andrea PHERO Peroni, casualmente in vacanza in Sardegna, non è un principiante della pesca.

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E’ un ragazzo che pratica la pesca alla trota, è titolato, e sembra sapere il fatto suo. E mentre parliamo, aggancia il primo barracuda della serata. La ferrata è discutibile, sembra stia strappando una lavatrice dalle mangrovie, infatti lo perde.

Scende una madonna, e ricomincia a lanciare. Dicevo, sembra sapere il fatto suo. Comincia a parlare di canne da trota, della sostanziale differenza di lunghezza, azione, tipologia di fusti e generalmente di durata dell’attrezzatura. E mi racconta che il giorno prima ha fatto una lampuga e sembrava strano “lavorare” il pesce con la canna da spinning, molto più tosta. Metto in dubbio scherzosamente la sua cattura, e nel giro di pochi attimi mi mostra dal suo Smartphone la brasiliana contesa.

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Mi racconta di come ci si approccia alla pesca alla trota, della ricerca del pesce in determinati punti, dell’uso di pheromoni, da cui lui prende le distanze, giustamente. Racconta di una ricciola pescata pochi giorni prima, ma dopo di essa finita la pacchia, nessun pesce sino alla lampuga.

Sottolinea la bellezza delle coste, dei paesaggi, e la difficoltà ad agganciare pesci. Espongo la mia umile opinione, cioè che sulla bellezza dei paesaggi non abbiamo nulla da invidiare a nessuno, ma la Sardegna non è il paradiso piscatorio che viene banalmente descritto dai turisti, non basta lanciare un esca in un punto qualsiasi del mare per agganciare un pesce.

Però ammetto che con un poco di sacrificio, le catture arrivano. Sopratutto, ad inizio Settembre, quando la temperatura del mare è alta e si ha possibilità di pescare sicuramente migliore rispetto ai periodi precedenti.

Ed infatti, a tramonto inoltrato, il buon Andrea incanna l’ennesimo pesce delle sua vacanza, dimostrando che anche un abituale pescatore di trote, può fare dei numeracci se accompagnato dal culo (scherzo!) e da un poco di manico.

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Con Pietro, nell’osservare il nostro amico raccontare le sue peripezie, abbiamo terminato un pacchetto di sigarette. Alla fine, nessuno dei due era in grado di lanciare dalle risate.

Caro Andrea, ci vediamo l’anno prossimo, se dio vuole.

Ma sono certo che ogni trota che incannerai, penserai “Dio, perché non sei un barracuda…” !

Alla Prossima!

Matte