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In passeggiata…

Quando il tempo per andare a pesca è sempre poco, si cerca di far coincidere gli impegni con possibili condizioni accettabili, ed infatti la prima e ultima volta che sono andato a pesca questo anno è stato il 4 di Gennaio. Poi impegni lavorativi e familiari, a volte non così simpatici, mi hanno obbligato a stare lontano dal mare, ma chi lavora tanto sa bene che la pesca è seconda al lavoro.

Poco male, questa primavera cercherò di essere più presente sulle scogliere. Quasi invidio chi ha tutto il tempo del mondo per dedicarsi solo alla pesca.

Comunque, un periodo di riposo, forzato o meno, mi ha fatto venire ancora più voglia di tornare a pescare.

L’ultima volta che ho visto il mare, le condizioni erano buone. Con il “goppai” di Sant Antioco, abbiamo deciso di battere una spiaggia esposta ad ovest, dove la scaduta di vento di maestrale ha decisamente fatto il suo dovere, “imbiancando” le basse scogliere adiacenti.

Molto in relax, ancora a buio abbiamo battuto un pezzo di spiaggia, per poi spostarci alle prime luci dell’alba verso la scogliera, che dopo pochi lanci ha regalato qualche emozione, ma niente di interessante.

Dietro il gradino di roccia, sicuramente in attesa di qualche pescetto da ingurgitare, alcune piccole spigole hanno reso la giornata sicuramente migliore, bollando su piccoli WTD e rimanendo preda di siliconi e piccoli darter.

Non potevo sperare un inizio di anno migliore, peccato non aver bissato i giorni successivi.

Alla prossima!

Matte

 

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Brasilian Morning’s Days

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Sai che ci sono.

Lo sai perché te lo hanno detto, perché hai visto le foto sui social, di chi ne aggancia una per sbaglio e pubblica la foto delle squame, perché il periodo è quello giusto, perché le giornate tendono ad accorciarsi e la mattina presto in scogliera devi indossare una giacca.

Perché attendi tutto l’anno per andare a cercarle, perché sai che la finestra che ti è concessa per pescarle è limitata dagli impegni e dal meteo ballerino, perché la notte prima la passi a girarti nel letto fantasticando giornate meravigliose, fatte di catture multiple e pesci di taglia.

Sai che ci sono perché sogni di bagnarti i piedi all’alba, proprio nello spot in cui devi andare l’indomani, e percepisci che sarà una giornata indimenticabile.

Sai che ci sono perché le hai pescate in sogno, ed è solo questione di ore che la canna si fletta e la lenza si tiri.

Sai che ci sono.

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Si, ma quando passano? 

Secondi, minuti, ore ad aspettarle. A scarpinare nei dirupi, con la bocca asciutta e le ginocchia traballanti, a logorarci quel poco di cartilagine che rimane nelle giunture, come se non bastassero le ore di lanci a vuoto in attesa di un guizzo.

E quando arriva, a volte, si tratta di tutt’altro, che non ci fa sobbalzare, ma sembra quasi  dia un segnale per rimanere a cercarle, una sorta di evento motivazionale, uno stimolo che dice “ci sei quasi…insisti“.

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E nel caso, ci facciamo trovare pronti.

Un giro di valzer al WTD, ai popper, ai jerk, ai JIG e chi più ne ha più ne metta, con mille seghe mentali sulla tipologia di esca, sui picchi di marea, sui cambi di vento, sull’influenza della luna, sul colore delle scarpe, che sicuramente fanno la differenza, ma a volte neanche tanto, o forse siamo noi che interpretiamo i segnali in maniera sbagliata.

Guardiamo la traiettoria di ogni lancio, osserviamo ogni S costruita dal walking in maniera lineare, alla ricerca di una bollata, di un fremito, di una piccola soddisfazione che possa in qualche modo ricompensare i sacrifici, seppur marginali, compiuti per essere li in quell’esatto momento.

E quando tutto sembra andare per il verso sbagliato, non ci resta che pregare.

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Qualcuno disse che il mare è la nostra chiesa.

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E’ il posto dove stare in pace con noi stessi, dove ricercare la serenità perduta dietro alle malattie dell’era moderna, fatte di tastiera e ruggiti, di falsi miti, di persone che fanno dell’apparenza un surrogato fumoso della sostanza.

Poco importa, noi no. Noi pensiamo solo alla pesca, quando andiamo a pesca, quando non ci andiamo, quando ipotizziamo di andarci. Anche nel mondo di Morfeo, la pesca è un chiodo fisso.

E seppur non sia un amante delle lodi al signore, pregare Nettuno per una pescata congrua ma rispettosa, non mi crea nessun disagio.

Sopratutto quando i risultati sono strabilianti, almeno sul piano del divertimento.

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E quando tutto gira per il meglio, dimentichi tutto, dimentichi i cappotti dei giorni precedenti, dimentichi le ore di sonno perdute e le uscite con gli amici finite sul più bello perchè “..e domani mattina ho la sveglia presto…” , anche se chi ti vuole bene sa cosa significa quella formula….dimentichi le esche perdute e mai dimenticate, dimentichi di considerare quanto tempo e sacrificio metti ogni giorno in una passione che per essere vissuta al meglio, richiede voglia di sbattersi e di non arrendersi.

Però non dimentichi che la pescata facile non esiste, che dietro alle mille foto che vediamo tutti i giorni su vari canali, di tutti i nostri amici pescatori, c’è una storia dietro che racchiude sempre una rinuncia, un impegno rimandato, una discussione con il partner o comunque del tempo dedicato.

Che non cambierei per nulla al mondo.

(Anche se a qualcuno non potrà fregargliene di meno, le attrezzature utilizzate sono state una CTS Mag Elite Spin abbinata ad uno Shimano Stradic CI4 4000, una St. Croix Avid Inshore abbinata ad uno Shimano Stradic FJ 5000 e una Falcon 6 1 7 abbinata ad uno Shimano Stradic FJ 5000.

Molte le esche utilizzate, inutile richiamarne il nome, ma direi prevalentemente popper e WTD, alcune catture a jig ed alcune a jerk.)

Alla prossima!

Matte

Don’t waste time

L’ora giusta, può regalare una bella foto di un tramonto o di un alba, ma sopratutto, per chi come noi è alla ricerca di una cattura nei primi giorni di Settembre, può regalare l’incontro con gli onnipresenti barracuda, con le prime lampughe della stagione oppure con altre specie meno probabili ma sempre potenzialmente possibili.

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Ritengo che il sacrificio di mezz’ora negata al sonno possa fare la differenza tra una cattura ed un cappotto. Mi spiego meglio, seppur stia descrivendo situazioni abbastanza banali e scontate per il 99% degli spinner, non sempre tutti la pensiamo allo stesso modo.

In estate sicuramente più che inverno, anche nelle giornate di piatta totale se proprio non si ha nulla da fare, si può scendere in scogliera alla ricerca dei barracuda, prede certamente non ambitissime però sempre piacevoli da catturare quando la taglia consente un minimo di combattimento.

Il caldo di tutta l’estate ha riscaldato l’acqua, ed appena le temperature accennano una diminuzione, molti pesci tra cui i barracuda appunto, non esitano a rifugiarsi nelle calde acque del sotto costa, e successivamente, nel periodo invernale, all’interno dei porti.

Nella maggior parte dei casi, fare il cambio di luce è fondamentale. Arrivare sullo spot ancora a buio, e pescare in quella finestra di buio luce di circa mezz’ora, a volte è stato l’ago della bilancia tra una cattura ed un cappotto.

In condizioni, appunto, di piatta totale, i barracuda non disdegnano le esche top water, ma colorazioni chiare di long jerk ed artificiali con un bel wobbling hanno una probabilità maggiore di essere decisive.

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In questo periodo capita di trovare i barracuda ben abbrancati, e sono numerose le catture multiple all’interno della finestra temporale di buio /luce. A volte è capitato pure che, una volta sorto il sole, siano tornati ad attaccare le nostre esche, regalandoci ancora qualche cattura prima di attendere le lampughe.

Recuperi lenti, jerkate lunghe intervallate da cambi di velocità sono la maggior parte delle volte una possibilità in più rispetto ad un recupero lineare e costante. Per carità, non stiamo parlando dell’Einstein dei pesci, ma in alcune situazioni seguono la nostra esca senza poi attaccarla, dimostrando interesse ma senza stimolare l’istinto predatorio.

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Ho riscontrato che, in condizione di mare formato, non è impossibile trovare situazioni in cui barracuda, serra e altri predatori condividono il territorio, particolarmente in scogliere con batimetrica non troppo alta, con fondali rocciosi che degradano progressivamente ed a volte con spiagge che contornano le punte delle scogliere.

I picchi di marea, sia di bassa che di alta, si rilevano particolarmente interessanti quando coincidono con l’alba e con il tramonto. Dare un occhio al meteo, alle condizioni del mare e alle maree, non è mai una cattiva idea se riusciamo ad arrivare in tempo per fare l’alba o il tramonto.

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Le immancabili ricciolette sono l’indicatore che l’autunno è alle porte. Già a sole alto, attaccano a ripetizione i nostri jig ed i piccoli WTD destinati alle lampughe, e non disdegnano anche jerk di modeste dimensioni.

Quando agganciate a jig su fondali importanti, danno l’impressione nei primi secondi di essere pesci ben più importanti, ma si rivelano per quel che sono in pochi attimi, quando alle prime “pompate” vengono su molto velocemente.

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E poi ci sono loro, le lampughe, l’obiettivo primario di tutti gli autunni che si rispettino.

Sarebbe impossibile determinare orari e condizioni, perché anche questo anno le abbiamo agganciate in ogni situazione ed orario possibile. E molto probabile che i primi di Settembre, a mare piatto, i piccoli esemplari attacchino le nostre esche voracemente, ma con il passare del mese, le condizioni diventano meno importanti di quanto si pensi, rispetto a quanto sia importante lo spot di dove si cercano.

Anche l’anno scorso, Omar fece una lampuga di taglia con onde di un metro e mezzo, agganciata a WTD praticamente all’alba.

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Ci vediamo tra qualche giorno con un bel post sulle lampughe, la natura questo anno ci ha graziato rendendo il sotto costa un albero della cuccagna!

A tra poco!

Matte

 

 

Autunno, all’anno prossimo…

Riguardo la pesca a spinning, non posso insegnare niente a nessuno. L’unico consiglio che posso darvi è di andare a pesca ogni volta che potete, perché il tempo è sempre troppo poco per fare quello che ci piace fare.

Se stai leggendo questo blog, probabilmente hai la stessa malattia di cui sono affetto io e la stessa di cui è affetto chiunque altro appaia in questo spazio.

Relativamente ai viaggi da fare, un consiglio posso darvelo. Diciamo che appena si può, con la mia compagna investiamo i pochi spiccioli risparmiati nel visitare posti nuovi e diversi dalla Sardegna.

Siamo stati in Scozia, Irlanda, Francia, Spagna, la meravigliosa Lanzarote (dedicandomi prevalentemente alla pesca), ma posso affermare con certezza, che non mi serve viaggiare per stare in paradiso.

Mi dispiace (forse neanche così tanto) dirvelo, la Sardegna è il posto più bello dove vivere.

E se non ci credete, state pure comodi a casa vostra. 

Mi prendo un momento per me stesso. Perché per quanto mi riguarda, la pesca non è solo pesca. E’ un momento per noi stessi, per staccare, dedicarci a qualcosa che ci rende felici.

E se la natura ci aiuta, troviamo la pace in luoghi diversi ognuno dall’altro ma uguali nei sentimenti. Lo spinning è anche un po questo, esplorare, mettersi alla prova, combattere  le paure di mari troppo grossi e di scogliere troppo scoscese. Tornare ad essere più vicino alla terra di quanto lo siamo mai stati, scivolando nei sentieri, sbucciandoci le ginocchia, ed a volte, come mi ricordano i tagli sulle braccia, scivolando per qualche metro con il petto attaccato alla roccia e fermarsi ad un ciglio dal precipizio.

L’importante è sempre ritrovare il sentiero che ci riporti verso casa.

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A volte, senza neanche pescare. Oppure, come Daniele nella foto sottostante, agganciando pesci che fanno la differenza solo tra il cappotto e la cattura, ma che se potessimo scegliere, rimarrebbero in acqua senza nessuna ombra di dubbio.

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A volte anche senza amici, perché secondo me fa bene uscire in solitaria. Nessuna parola, solo gesti e suoni ad accompagnare la pescata, solo con esca, canna e mulinello.

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E poi l’alba. Posso dire di avere avuto la fortuna di vedere albe magnifiche, in posti che grazie alla pesca diversamente non avrei visto. Situazioni che si creano solo quando il sole fa capolino da dietro le montagne, una leggera brezza di maestrale che rinfresca le idee e…lo strike.

Che sembra essere l’obiettivo dell’uscita, probabilmente lo è, ma ci sveglia dal sogno che stiamo vivendo.

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E al salire del sole, i colori diventano più chiari. Il quadro cambia, e si comincia a percepire una serenità tangibile.

Silenzio. Si sente solo qualche onda frangersi sulle rocce, e qualche uccellino troppo chiassoso alla ricerca di qualcosa da mangiare.  Ed è il momento di attivarsi. di prendere la canna in mano e dedicarsi alla pesca, seppur sembrasse ben lontana l’intenzione di compiere gesta diverse dal chiudere gli occhi.

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Si apre la plano, si fa la conta su chi comincia, e subito si vedono volare in acqua pezzi di plastica alla ricerca del predatore di turno. Perché la cattura può solo migliorare queste giornate.

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E ci pensa Omar ad aprire le danze. Per bene questa volta. In un mare non proprio piatto, si intravedono dietro il Pro – Q esplosioni degne di una guerra, sino a quando la lampuga non riesce a prendere bene le misure.

Meraviglioso combattimento terminato con una foto e un kittemuort’ come complimento per la bellissima cattura!

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Poco dopo è il mio turno. Piccola. Decisamente.  Ma divertente come sempre. Agganciata con un piccolo jig a mezz’acqua.

Uno scatto fotografico e via di nuovo a nuotare tra i suoi simili.

 

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Poi è il turno della sorellina, decisamente più grande e più interessante. Agganciata a Popper, ha cominciato a saltare come una dannata. L’ho portata a spasso alcuni minuti, per farla stancare bene e permettermi un salpaggio in sicurezza, sia per me che per lei.

Neanche a dirlo, è stata prontamente rilasciata.

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Ultima della giornata, perché poi sono dovuto fuggire al matrimonio di Sepclo, piccolina ma bella luminosa. Il fotografo (Simone), è come sempre un fuori classe. Grazie Simo!

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Dopo pochi lanci è il turno, neanche a dirlo, di Simone. Recupero skippato sul pelo dell’acqua, inseguimenti mozzafiato terminati con una lampuga in canna e tutto il branco dietro.

Grande Simo!18

Al termine di questo lungo ed estenuante post, più per voi che per me, vi confermo che anche la natura resta meravigliata di fronte al mare.

Più a bocca aperta di così!

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Alla prossima!

Matte

Albe, tramonti ed altri particolari

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Comanda sempre e comunque lui.

Che spunti da dietro le montagne, o se ne vada a dormire,è lui che decide la durata dell’arco temporale di buio – luce, dove a volte può capitare di tutto.

In questi pochi anni di pesca, ho imparato a mie spese situazioni che potrebbero risultare banali ai più, ma quando si ha poco tempo per preparare una pescata, ci si organizza in fretta e furia, dimenticando particolari che a volte fanno la differenza.

Ad esempio, l’esposizione della costa ai punti cardinali che determina qualche minuto di sonno in più la mattina.

Banalmente, ad est sorge il sole e ad ovest tramonta. E in linea di massima, Alba e tramonto durano molto meno nei mesi estivi che in quelli invernali.

Di conseguenza, se dobbiamo andare a fare l’alba in costa ovest, d’inverno, avremo più tempo a disposizione, perché il sole ci prende alle spalle. Al contrario, in un alba d’estate in costa Est / Sud Est, il sole “arriva” prima rispetto a quanto non faccia in costa ovest.

Mentre, il tramonto dura di più in costa ovest, perché il sole scende davanti alla nostra bella faccia.

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Arrivare in ritardo all’alba, a volte, ha fatto la differenza tra chi ha pescato e chi no. Per quanto si peschi anche al di fuori dei cambi di luce, personalmente il 70% dei pesci è capitato di agganciarlo all’alba o al tramonto.

Altro particolare,che ho notato essere il problema di molti spinner, è l’eccesso di attrezzatura per pescate mordi e fuggi.

Adesso vi dico la mia, condivisibile o meno.

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Dipende sicuramente dalle zone, dalle condizioni, etc., ma non credo che per gestire al meglio una pescata, sia necessario portarsi appresso tutti gli artificiali che abbiamo in casa.

Riguardo la scelta ed il numero delle esche, dipende da cosa ho intenzione di fare.

Provare a gomma per le spigole? una borsettina con una manciata di esche e la canna. Esplorazione con mare in scogliera? Due jerk, due popper, due walking e due jig. Se riuscite a perdere tutte queste esche in una pescata, lo spinning non fa per voi.

Spigole in piana o in spiaggia? D’estate costume e d’inverno waders, ma sempre con la solita borsetta porta artificiali. Camminare in spiaggia è stancante, sopratutto d’estate, quindi portate con voi sempre una bottiglietta d’acqua.

Sopratutto, per la scelta dell’attrezzatura, mi focalizzo su quali pesci possono girare per il periodo e per lo spot.

Cercare le spigole con la oncia e un quarto e popper da leccia è da matti, come andare a cercare i serra con la 5/8 e una manciata di gomme spiombate con mare mosso. Poi sono certo che il primo scemo che ci prova pesca pure, smentendo tutte le mie teorie.

Per chiudere, ho visto persone pescare e trattenere pesci serra in spiaggia, molto lontano dalle automobili per tornare a casa, e doversi fare km in mezzo alla sabbia con uno zaino pesante 20 kg, quando sarebbe bastato un portartificiali con una manciata di esche per abbattere il carico.

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Ultima considerazione, cerco di non dimenticare mai pila da testa e boga grip.

Più di una volta ho visto compagni di pesca rischiare le pennacce in scogliera perché senza pila da testa non vedevano dove mettevano i piedi, altre volte bucarsi le dita con le ancorette perché senza boga grip e pinze per slamare il pesce.

Sembra un post banale, rispetto al mio solito modo di scrivere, ma vista l’ondata di nuovi pescatori a spinning…

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Ci vediamo tra qualche giorno con un report sulle lampughe.

Buona vita!