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Estate permanente

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Che l’autunno sia in ritardo, è una constatazione. L’unica settimana di ferie, a fine Settembre, è stata vana, nel tentativo di agganciare qualche bel pesce. Qualcosa si è vista, ma niente di particolarmente interessante e sopratutto da giustificare alcune albe di fila. 

Certo, spero di riuscire a ritagliarmi qualche altro giorno in questo Ottobre salterino, visto che quest’ultima settimana le temperature si sono drasticamente abbassate, facendo ben sperare nell’arrivo dell’autunno.

Partiamo da loro.

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L’ultima settimana di Settembre sembrava l’ultima di Agosto di qualche anno fa. Pesci sotto taglia, mai trovati abbrancati, esemplari sempre da soli o in coppia. Bisogna anche dire però che i forti venti di maestrale non hanno aiutato.  

In una settimana non ho mai trovato le condizioni che aspetto da tutto un anno, ma se dio vuole, mi rifarò alla fine di Ottobre, quando le temperature esterne saranno certamente più basse, rispetto alla temperatura dell’acqua.

Poche lampughe, moltissime slamate, quasi a pensare che dopo l’anno scorso, in cui mi sono particolarmente divertito, qualcuno me l’abbia mandata. Ma poco male, l’importante era timbrare il cartellino, e sono certo che con la pazienza giusta anche questo anno arriverà a portata di foto qualche bel esemplare.

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Come sempre, popper, walking the dog e neeedle sono state le esche con le quali sono avvenuti gli attacchi e le catture. Questo anno ho messo da parte i jig, più per scelta derivata dal divertimento che chissà da quale considerazione.

Alla fine, nelle condizioni giuste e nei momenti opportuni, è un pesce che infesta il sotto costa, e ovunque si vada, senza spot particolari e senza particolari considerazioni, se battuto con costanza regala molte soddisfazioni.

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I Barracuda. 

Non potevano mancare. A dire la verità, non ho dedicato molto tempo alle foto, alla fine ero in fissa con le lampughe, quindi qualsiasi altro pesce al di la del filo che non si trattasse di una brasiliana, è stato messo in secondo piano e velocemente rilasciato.

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Esemplari mai di taglia, a parziale giustificazione posso dire che 4 volte su 5, una volta arrivato sullo spot, mi sono ricoricato. 

Le ferie sono servite anche a fare baldoria, mica solo ad andare a pesca, però poi il conto con il sonno è da saldare, ed a volte i conti sono parecchio salati.

Poco male, anche per loro, come per le lampughe, arriverà il momento opportuno. Bloccando i giorni liberi con mesi di anticipo era impossibile prevedere ancora condizioni estive.

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E di ritorno dalla scogliera, era d’obbligo fermarmi al porto per fare due lanci con la gomma.

Questa estate è stata dedicata alle serate di musica live, e molti concerti equivale a pochissimo tempo per andare a pesca. Ho visto pescate di amici da far rosicare, spigole di taglia pescate con costanza, a galleggiante più che a gomma, però il segnale è chiaro : se si batte, e le condizioni sono quelle giuste, il pesce collabora.

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La dura legge del vermetto vince sempre, due lanci dietro una banchina (e dico due sul serio), mi regalano la spigola più veloce della storia. 

E’ stata una sorpresa, trattandosi di un canale con alcuni metri di fondo, trovarla praticamente a galla, vista l’irrisorietà del peso della jighead, ma in fondo neanche tanto, constatata la presenza massiva di questo bellissimo predatore.

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Il black minnow 70 poi chiude in dolcezza le ferie, regalandomi una doppietta in una notte con assenza di vento e caldo asfissiante. In questo caso parliamo di fondale di poco meno di un metro, con alghe e pietre sul fondo, sul quale ho fatto rimbalzare l’esca. Niente di incredibile, però fa sempre piacere non capottare.

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E adesso, rientrato alla base, conto i giorni che mi separano dal fine settimana, perché ho qualche conto aperto da risolvere, un appetito che questo autunno non è ancora riuscito a saziare.

Quanto è bella la scimmia di andare a pesca?

Matte

Lost in Space

Beati i giorni in cui non dovevo rincorrere il tempo. Ora, più di prima, mi sento un poco perso nello spazio, dove a volte non ricordo neanche che giorno della settimana sia.

E sputata fuori la solita polemica sterile, posso procedere con quanto previsto.

Che lo strike, nella pesca a spinning, sia la risoluzione di un equazione che comprende tante variabili, se ne è parlato in lungo e in largo. Certamente capire le condizioni, studiare fondali, maree, utilizzare esche di livello, utilizzare attrezzatura premiata, forse non serve a nulla. A volte l’unica cosa che ci può aiutare è l’aiuto divino. O del vino, a seconda delle circostanze.

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Ma una cosa che ho notato, riducendo le uscite, e accontentandomi di andare quando potevo, è la drastica riduzione delle catture. Non che prima fossero miliardi, ma qualche pesciolino in più si vedeva.

Ora, il fatto è capire le cause e le concause. Il poco tempo a disposizione può essere un aggravante, ma in linea di massima, riesco ad uscire 4/5 volte in un mese e a volermi bene, a trovare condizioni favorevoli una volta su 5.

Che i porti, a volte di passaggio sulla via del ritorno, mi aiutino ad uscire dalla depressione del cappotto, non posso negarlo.

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Quindi, ho intenzione di modificare le abitudini.

Visto che le condizioni di piatta, da terra,  non sono particolarmente redditizie, ho deciso che in queste giornate venderò l’anima al diavolo. Cederò il passo al prurito insopportabile che ormai da mesi attanaglia i miei sogni più peccaminosi, quello di provare a pescare a un centimetro dal livello dell’acqua, di sentirmi quasi parte di essa.

Uno stimolo nuovo fa sempre bene, sopratutto nel caso in cui si riesca ad ottimizzare le uscite. 

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Non ho nessuna intenzione di abbandonare la pesca da terra, per carità. Però ritengo sia un ottimo palliativo (e a seconda delle giornate, ci si diverte anche di più) alla solita uscita in scogliera/spiaggia.

Ora devo considerare i tempi tecnici tra spedizione, lavori, acquisti per il trasporto, ma posso affermare di essermi già fatto un idea leggendo sui forum e parlando con amici che già praticano l’attività hobbistica senza però legarla alla pesca.

Se dio vuole (tornando alla provvidenza divina), prima di fine Settembre dovrei essere in grado di passeggiare allegramente nel sottocosta. 

Se vi state chiedendo perché ve l’ho detto, in primis perché a qualcuno potrebbe venire un idea simile leggendo il post, in secondo caso, perché così mi state a debita distanza ed evito di scuffiare.

Spigola

E poi perché non vedo l’ora di provare, con lo stesso entusiasmo provato le prime volte che sono andato a spinning da terra.

Dai, si è capito di cosa parlo, ma nel caso contrario, spero di poter documentare il prima possibile.

A presto!

Matte

Freno a mano

Non mi piace più il mondo della pesca, quello virtuale tanto meno. E dire che qualche anno fa percepivo la rete come un utile strumento alla condivisione, alla ricerca, allo sviluppo.

Adesso è una polveriera pronta ad esplodere. E dire che la pesca dovrebbe essere la cura per lo stress, e non la causa.

Troppa gente stressata, troppe persone in giro per l’Italia che si trascinano i problemi a pesca. O forse che fanno della pesca stessa un problema. Quasi che forare sia diventato di fondamentale importanza per la propria esistenza, che dimostrare di aver pescato confermi uno status symbol per essere uguale a tutti gli altri, e se non si pesca quasi si impazzisce.

Il dubbio che io stesso, attraverso questo blog, abbia contribuito ad alimentare il mostro continua a girarmi per la testa. Come è giusto che sia, ho preso zuccherini e bastonate, ma quando uno decide di esporsi, sono danni collaterali che mette in conto.

E’ arrivato il momento di fare un passo indietro.

Non ho più voglia di scrivere, tanto non ha senso. Mi spiace per quei pochi che mi seguono e capiscono l’ironia ed il mood dei post, mi dispiace altrettanto per chi mi segue e forse non ha mai saputo leggere oltre le righe.

Il blog, almeno per un po, resterà fermo. Ho necessità di riandare a pesca per bisogno, perché mi manca il mare, la solitudine, il non preoccuparmi se pesco o meno e fregarmene di documentare poi chissà quali strabilianti catture.

Continuerò a fare foto perché mi piace, se qualcuno ha piacere può continuare a seguirmi su instagram (saltwaterfable).

Non festeggiate troppo, perché non è un addio. E’ solo un arrivederci.

Matteo

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Don’t waste time

L’ora giusta, può regalare una bella foto di un tramonto o di un alba, ma sopratutto, per chi come noi è alla ricerca di una cattura nei primi giorni di Settembre, può regalare l’incontro con gli onnipresenti barracuda, con le prime lampughe della stagione oppure con altre specie meno probabili ma sempre potenzialmente possibili.

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Ritengo che il sacrificio di mezz’ora negata al sonno possa fare la differenza tra una cattura ed un cappotto. Mi spiego meglio, seppur stia descrivendo situazioni abbastanza banali e scontate per il 99% degli spinner, non sempre tutti la pensiamo allo stesso modo.

In estate sicuramente più che inverno, anche nelle giornate di piatta totale se proprio non si ha nulla da fare, si può scendere in scogliera alla ricerca dei barracuda, prede certamente non ambitissime però sempre piacevoli da catturare quando la taglia consente un minimo di combattimento.

Il caldo di tutta l’estate ha riscaldato l’acqua, ed appena le temperature accennano una diminuzione, molti pesci tra cui i barracuda appunto, non esitano a rifugiarsi nelle calde acque del sotto costa, e successivamente, nel periodo invernale, all’interno dei porti.

Nella maggior parte dei casi, fare il cambio di luce è fondamentale. Arrivare sullo spot ancora a buio, e pescare in quella finestra di buio luce di circa mezz’ora, a volte è stato l’ago della bilancia tra una cattura ed un cappotto.

In condizioni, appunto, di piatta totale, i barracuda non disdegnano le esche top water, ma colorazioni chiare di long jerk ed artificiali con un bel wobbling hanno una probabilità maggiore di essere decisive.

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In questo periodo capita di trovare i barracuda ben abbrancati, e sono numerose le catture multiple all’interno della finestra temporale di buio /luce. A volte è capitato pure che, una volta sorto il sole, siano tornati ad attaccare le nostre esche, regalandoci ancora qualche cattura prima di attendere le lampughe.

Recuperi lenti, jerkate lunghe intervallate da cambi di velocità sono la maggior parte delle volte una possibilità in più rispetto ad un recupero lineare e costante. Per carità, non stiamo parlando dell’Einstein dei pesci, ma in alcune situazioni seguono la nostra esca senza poi attaccarla, dimostrando interesse ma senza stimolare l’istinto predatorio.

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Ho riscontrato che, in condizione di mare formato, non è impossibile trovare situazioni in cui barracuda, serra e altri predatori condividono il territorio, particolarmente in scogliere con batimetrica non troppo alta, con fondali rocciosi che degradano progressivamente ed a volte con spiagge che contornano le punte delle scogliere.

I picchi di marea, sia di bassa che di alta, si rilevano particolarmente interessanti quando coincidono con l’alba e con il tramonto. Dare un occhio al meteo, alle condizioni del mare e alle maree, non è mai una cattiva idea se riusciamo ad arrivare in tempo per fare l’alba o il tramonto.

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Le immancabili ricciolette sono l’indicatore che l’autunno è alle porte. Già a sole alto, attaccano a ripetizione i nostri jig ed i piccoli WTD destinati alle lampughe, e non disdegnano anche jerk di modeste dimensioni.

Quando agganciate a jig su fondali importanti, danno l’impressione nei primi secondi di essere pesci ben più importanti, ma si rivelano per quel che sono in pochi attimi, quando alle prime “pompate” vengono su molto velocemente.

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E poi ci sono loro, le lampughe, l’obiettivo primario di tutti gli autunni che si rispettino.

Sarebbe impossibile determinare orari e condizioni, perché anche questo anno le abbiamo agganciate in ogni situazione ed orario possibile. E molto probabile che i primi di Settembre, a mare piatto, i piccoli esemplari attacchino le nostre esche voracemente, ma con il passare del mese, le condizioni diventano meno importanti di quanto si pensi, rispetto a quanto sia importante lo spot di dove si cercano.

Anche l’anno scorso, Omar fece una lampuga di taglia con onde di un metro e mezzo, agganciata a WTD praticamente all’alba.

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Ci vediamo tra qualche giorno con un bel post sulle lampughe, la natura questo anno ci ha graziato rendendo il sotto costa un albero della cuccagna!

A tra poco!

Matte

 

 

Il Phero della pesca

La pesca non è solo pesca.

O almeno, a volte ci dimentichiamo che il bello della pesca è stare in compagnia, farsi due risate, seppur io prediliga le uscite in solitaria, a volte si incontrano strani elementi in scogliera.

Fortunatamente, non ci sono solo persone che si mangiano il fegato quando qualcuno pesca.

Questa estate, alla ricerca di qualche barracuda, ho conosciuto un elemento veramente particolare. Un bergamasco, dalla ricerca degli dei facile e dai modi gentili, che mi ha trasmesso una botta di entusiasmo tipica della giovane età e dell’esplorazione dei posti nuovi.

In compagnia di Pietro, giovane spinner di una cittadina limitrofa alla mia, gli ho trovati a lanciare alla ricerca delle lampughe, che a sera inoltrata erano ancora interessate alle esche.

In pochi minuti, pur non ci conoscessimo, abbiamo cominciato a tirare fuori cavolate e ridere come matti, con qualche dio volante qua e la, che nel tipico accento bergamasco non guasta mai. La pesca attiva è passata in secondo piano, lasciando spazio al lato della chiacchiera e delle opinioni personali.

E si scopre che Andrea PHERO Peroni, casualmente in vacanza in Sardegna, non è un principiante della pesca.

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E’ un ragazzo che pratica la pesca alla trota, è titolato, e sembra sapere il fatto suo. E mentre parliamo, aggancia il primo barracuda della serata. La ferrata è discutibile, sembra stia strappando una lavatrice dalle mangrovie, infatti lo perde.

Scende una madonna, e ricomincia a lanciare. Dicevo, sembra sapere il fatto suo. Comincia a parlare di canne da trota, della sostanziale differenza di lunghezza, azione, tipologia di fusti e generalmente di durata dell’attrezzatura. E mi racconta che il giorno prima ha fatto una lampuga e sembrava strano “lavorare” il pesce con la canna da spinning, molto più tosta. Metto in dubbio scherzosamente la sua cattura, e nel giro di pochi attimi mi mostra dal suo Smartphone la brasiliana contesa.

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Mi racconta di come ci si approccia alla pesca alla trota, della ricerca del pesce in determinati punti, dell’uso di pheromoni, da cui lui prende le distanze, giustamente. Racconta di una ricciola pescata pochi giorni prima, ma dopo di essa finita la pacchia, nessun pesce sino alla lampuga.

Sottolinea la bellezza delle coste, dei paesaggi, e la difficoltà ad agganciare pesci. Espongo la mia umile opinione, cioè che sulla bellezza dei paesaggi non abbiamo nulla da invidiare a nessuno, ma la Sardegna non è il paradiso piscatorio che viene banalmente descritto dai turisti, non basta lanciare un esca in un punto qualsiasi del mare per agganciare un pesce.

Però ammetto che con un poco di sacrificio, le catture arrivano. Sopratutto, ad inizio Settembre, quando la temperatura del mare è alta e si ha possibilità di pescare sicuramente migliore rispetto ai periodi precedenti.

Ed infatti, a tramonto inoltrato, il buon Andrea incanna l’ennesimo pesce delle sua vacanza, dimostrando che anche un abituale pescatore di trote, può fare dei numeracci se accompagnato dal culo (scherzo!) e da un poco di manico.

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Con Pietro, nell’osservare il nostro amico raccontare le sue peripezie, abbiamo terminato un pacchetto di sigarette. Alla fine, nessuno dei due era in grado di lanciare dalle risate.

Caro Andrea, ci vediamo l’anno prossimo, se dio vuole.

Ma sono certo che ogni trota che incannerai, penserai “Dio, perché non sei un barracuda…” !

Alla Prossima!

Matte

Fortunatamente, lampughe.

Non è la giornata giusta, se alle scarpe da pesca non abbini un paio di calze alte al ginocchio. Con le calze in pendant con le scarpe, ora posso affrontare qualsiasi combattimento.

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Finalmente ritorno alla scogliera, poche uscite, ma fortunatamente piene e dedicate esclusivamente alla pesca alle lampughe. Ed affermo di essermi divertito, come ogni anno che si rispetti.

Chiaramente premetto di riandarci appena posso, perché questo anno è veramente pieno dappertutto.

Diciamo che sono stato piacevolmente sorpreso dalle condizioni in cui le ho agganciate, seppur sia vero che sono pesci che non lesinano l’attacco, è altrettanto vero che sono lunatiche e dispotiche, ed a volte non basta un calendario per spronare dio a fare di meglio, ergo ad attaccare le nostre esche.

Verso la metà di Settembre, l’alba diventa una costante, alla costante alla ricerca di qualche bel barracuda e delle ricciole, battendo scogliere che possiedono una batimetrica importante, peculiarità che piace anche alla lampuga.

Infatti, in una di queste giornate assieme all’amico Simone, le abbiamo viste arrivare veloci come lampi, ed altrettanto velocemente hanno attaccato le nostre esche.

Ancora una volta la differenza l’hanno fatta i piccoli jig. Specifico, che dopo la foto sono tornate in acqua alla velocità della luce. DSCN0029

Saremo potuti rimanere tutta la mattina a pescarle, ma dopo due lampughe a testa, abbiamo chiuso tutto e abbiamo deciso di tornare a casa.

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Vi è un episodio degno di nota, da raccontare assolutamente. Appena ho agganciato la prima lampuga, le altre sono venute dietro, non so per quale motivo lo facciano, forse un comportamento dettato dalla frenesia alimentare, ma in linea di massima capita spessissimo.

Il problema, è che questa volta assieme alle lampughe, dietro al pesce incannato c’era una leccia amia, stimata da Simone sulla decina di kg. Ho sperato con tutto il cuore che non braccasse il pesce in canna, perché stavo pescando leggero e avrebbe fatto di certo danni se avesse attaccato, oltre la lampuga, anche l’esca con la quale era agganciata.

Fortunatamente è andato tutto per il meglio.

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La seconda giornata, invece, è stata strabiliante.

Avviso l’amico Daniele (Sepclo) dell’imminente scaduta di vento di maestrale. In pochi minuti organizziamo l’uscita per il giorno successivo, pronti a fare l’alba in spiaggia alla ricerca di pesci serra e spigole, e valutare le condizioni del mare per le successive ore da passare a pesca.

Appuntamento fisso al bar, si carica in macchina l’attrezzatura e si parte. In viaggio verso lo spot, ci accorgiamo che il mare non è esattamente come da previsioni : risulta già in scaduta avanzata, circa un metro d’onda.

Però una volta arrivati, le condizioni del mare sembrano buone e c’è una leggera brezza che lo tiene gonfio.  Dopo pochi lanci una spigola esplode sul popper, ciccandolo di poco. Si continua a pescare, e Daniele vede la sua saponetta volare fuori dall’acqua per l’attacco di un serra.

Continuiamo a battere, il mare lo consente pagando dazio con qualche onda che ci bagna da testa a piedi, ma viste le temperature asciughiamo in fretta. In sole comincia a fare capolino sopra le nostre teste, e nel momento in cui il mio popper è arrivato a fine corsa, da sotto una pietra esce una spigola che con uno scatto fulmineo mi coglie impreparato. Agganciata per un solo ardiglione dell’ancoretta, basteranno due testate fuori dall’acqua per conquistarsi la libertà.

Sarebbe stata liberata comunque, dopo una bella foto. Ma va bene lo stesso.

Il mare sembra essere sceso, e sulla strada del ritorno, optiamo per una punta rocciosa di contorno ad una spiaggia. Il tempo di una sigaretta, e siamo già sullo spot. Diciamo che con mare leggermente mosso, mi è capitato poche volte di agganciare le lampughe, però nella pesca c’è sempre tempo per essere smentiti.

Infatti, monto un popper, e al secondo lancio si scatena il finimondo. Molte lampughe, parecchio incavolate. La prima fa sci nautico e dopo una foto velocissima torna in acqua.

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La seconda, agganciata con un piccolo JIG, sembra essere più combattiva, invece la taglia si dimostra uguale a quella precedente.

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Poi è il turno di Daniele, che con un esca semi affondante, aggancia la prima brasiliana di questo anno. Auguroni amico mio!

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Si continua a pescare, rilasciando tutti i pesci alla velocità della luce. Il tempo di una foto e via in acqua.

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Quando capitano queste giornate, bisogna stare attenti a non farsi prendere dalla stessa frenesia delle lampughe.

Agganciare molti pesci è soddisfacente, ma ritengo che una volta timbrato il cartellino con qualche strike, sia il momento di abbandonare la postazione, onde evitare spiacevoli eventi tipo il divorzio perché si è perso di vista l’orario.

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Questa agganciata per un fianco, sembrava molto più grande di quello effettivamente fosse. La taglia, per essere metà Settembre, è divertente.

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Contestualmente alle lampughe, anche alcune ricciolette hanno attaccato l’esca. Piccole, ma decise. Avrei preferito agganciare la mamma.

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Per essere stato qualche mese lontano dalle scogliere, posso dire di essere soddisfatto delle belle giornate passate insieme agli amici.

Alla prossima!

Matte

Albe, tramonti ed altri particolari

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Comanda sempre e comunque lui.

Che spunti da dietro le montagne, o se ne vada a dormire,è lui che decide la durata dell’arco temporale di buio – luce, dove a volte può capitare di tutto.

In questi pochi anni di pesca, ho imparato a mie spese situazioni che potrebbero risultare banali ai più, ma quando si ha poco tempo per preparare una pescata, ci si organizza in fretta e furia, dimenticando particolari che a volte fanno la differenza.

Ad esempio, l’esposizione della costa ai punti cardinali che determina qualche minuto di sonno in più la mattina.

Banalmente, ad est sorge il sole e ad ovest tramonta. E in linea di massima, Alba e tramonto durano molto meno nei mesi estivi che in quelli invernali.

Di conseguenza, se dobbiamo andare a fare l’alba in costa ovest, d’inverno, avremo più tempo a disposizione, perché il sole ci prende alle spalle. Al contrario, in un alba d’estate in costa Est / Sud Est, il sole “arriva” prima rispetto a quanto non faccia in costa ovest.

Mentre, il tramonto dura di più in costa ovest, perché il sole scende davanti alla nostra bella faccia.

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Arrivare in ritardo all’alba, a volte, ha fatto la differenza tra chi ha pescato e chi no. Per quanto si peschi anche al di fuori dei cambi di luce, personalmente il 70% dei pesci è capitato di agganciarlo all’alba o al tramonto.

Altro particolare,che ho notato essere il problema di molti spinner, è l’eccesso di attrezzatura per pescate mordi e fuggi.

Adesso vi dico la mia, condivisibile o meno.

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Dipende sicuramente dalle zone, dalle condizioni, etc., ma non credo che per gestire al meglio una pescata, sia necessario portarsi appresso tutti gli artificiali che abbiamo in casa.

Riguardo la scelta ed il numero delle esche, dipende da cosa ho intenzione di fare.

Provare a gomma per le spigole? una borsettina con una manciata di esche e la canna. Esplorazione con mare in scogliera? Due jerk, due popper, due walking e due jig. Se riuscite a perdere tutte queste esche in una pescata, lo spinning non fa per voi.

Spigole in piana o in spiaggia? D’estate costume e d’inverno waders, ma sempre con la solita borsetta porta artificiali. Camminare in spiaggia è stancante, sopratutto d’estate, quindi portate con voi sempre una bottiglietta d’acqua.

Sopratutto, per la scelta dell’attrezzatura, mi focalizzo su quali pesci possono girare per il periodo e per lo spot.

Cercare le spigole con la oncia e un quarto e popper da leccia è da matti, come andare a cercare i serra con la 5/8 e una manciata di gomme spiombate con mare mosso. Poi sono certo che il primo scemo che ci prova pesca pure, smentendo tutte le mie teorie.

Per chiudere, ho visto persone pescare e trattenere pesci serra in spiaggia, molto lontano dalle automobili per tornare a casa, e doversi fare km in mezzo alla sabbia con uno zaino pesante 20 kg, quando sarebbe bastato un portartificiali con una manciata di esche per abbattere il carico.

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Ultima considerazione, cerco di non dimenticare mai pila da testa e boga grip.

Più di una volta ho visto compagni di pesca rischiare le pennacce in scogliera perché senza pila da testa non vedevano dove mettevano i piedi, altre volte bucarsi le dita con le ancorette perché senza boga grip e pinze per slamare il pesce.

Sembra un post banale, rispetto al mio solito modo di scrivere, ma vista l’ondata di nuovi pescatori a spinning…

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Ci vediamo tra qualche giorno con un report sulle lampughe.

Buona vita!