Archivi tag: seabass

In passeggiata…

Quando il tempo per andare a pesca è sempre poco, si cerca di far coincidere gli impegni con possibili condizioni accettabili, ed infatti la prima e ultima volta che sono andato a pesca questo anno è stato il 4 di Gennaio. Poi impegni lavorativi e familiari, a volte non così simpatici, mi hanno obbligato a stare lontano dal mare, ma chi lavora tanto sa bene che la pesca è seconda al lavoro.

Poco male, questa primavera cercherò di essere più presente sulle scogliere. Quasi invidio chi ha tutto il tempo del mondo per dedicarsi solo alla pesca.

Comunque, un periodo di riposo, forzato o meno, mi ha fatto venire ancora più voglia di tornare a pescare.

L’ultima volta che ho visto il mare, le condizioni erano buone. Con il “goppai” di Sant Antioco, abbiamo deciso di battere una spiaggia esposta ad ovest, dove la scaduta di vento di maestrale ha decisamente fatto il suo dovere, “imbiancando” le basse scogliere adiacenti.

Molto in relax, ancora a buio abbiamo battuto un pezzo di spiaggia, per poi spostarci alle prime luci dell’alba verso la scogliera, che dopo pochi lanci ha regalato qualche emozione, ma niente di interessante.

Dietro il gradino di roccia, sicuramente in attesa di qualche pescetto da ingurgitare, alcune piccole spigole hanno reso la giornata sicuramente migliore, bollando su piccoli WTD e rimanendo preda di siliconi e piccoli darter.

Non potevo sperare un inizio di anno migliore, peccato non aver bissato i giorni successivi.

Alla prossima!

Matte

 

Foto 3

Foto due

Foto_uno

über alles – la teoria del vermetto

Voi la conoscete la teoria del vermetto?

Credenza popolare (e utilizzo massivo) vuole che la tecnica “über alles in der Welt” (al di sopra di tutto) per abbattere le possibilità di cappotto, sia l’utilizzo di un verme come esca.

Se ci ragioniamo un attimo, l’iconografia relativa ai pescatori, sembra dare conferma della tesi sopra descritta : quante volte abbiamo visto un fumetto raffigurante un pescatore dove all’amo vi era qualcosa di diverso da un vermetto? 

orm-krok-fiske-krok-snor-tau-tegneserie-tegneserie-ge-t-skjorte-for-menn

Sicuramente poche volte.

Non capite dove voglio arrivare? è normale.

Anche io inizialmente ero scettico. Mi stavo buttando in un esperimento che mi avrebbe, forse, tolto giorni di sonno e fatto fare chilometri di strade piene di buche, al fine di confermare o smentire quando state per leggere.

Ragione per la quale cercherò di ricomporre il puzzle, facendo chiarezza sulle dubbie affermazioni di un personaggio che non sapeva nulla del dove e del quando, del come tanto meno, ma sul perché non c’erano caxxi, cioè tornare a casa con la busta del super pan piena di pesci, a prescindere dalla taglia e dalla specie.

Fu così che per un caso della vita, mi ritrovai coinvolto ad essere l’animale da compagnia di un pescatore che ricopriva tutti i cliché possibili ed immaginabili : canna a fondo, canna a galleggiante, canna da spinning, tutte innescate e possibilmente in pesca nello stesso momento. Sigaretta in bocca, nessuna pazienza nello sbrogliare i nodini generati dalla lenza della canna a galleggiante (con prevedibile conseguenza di bestemmie da record), ferrate plastiche su oratine formato biscotto a cui strappare l’amo dall’intestino e fare canestro all’interno del bustone, completano una riduttiva descrizione dell’individuo, utile esclusivamente ad avere gli elementi per entrare “nella mente del pavone”.

Ma nella pesca, come nella vita, quando uno non ha esempi da cui prendere spunto, si ritrova irrimediabilmente a seguire la via mostrata dal primo individuo che pare credibile, professando il verbo, sfortunatamente l’unico, che al momento si conosce.

(Fatto salvo che io pescavo solo a spinning e che già 10 anni fa padellavo solo i pesci grandezza “teglia da forno”, le stragi di minutaglia non mi sono mai piaciute)

E una notte, forse complice il Mese di Novembre, periodo in cui le spigole portuali collaborano senza particolari problemi, pescò venti spigolette, tutte a galleggiante, tutte con il “vermetto”. Un koreano innescato in modo discutibile, ma sicuramente efficace, punto solo in testa e per il resto libero di muoversi.

Mi illuminò sulla proverbiale potenza delle vibrazioni, sulla differenza dall’inserirlo interamente nell’amo, sulla naturalezza della presentazione ma allo stesso tempo sulla semplicità di essere braccato senza particolare fatica. Una marea di cazzate cucite sopra una pescata anomala, vuoi per culo, vuoi per effettiva bravura, che però mi rimasero impresse.

E così, anni dopo, feci mio l’insegnamento, ribaltando a light spinning la tecnica del Maestro, con buona volontà di voler dimostrare la già ampiamente utilizzata Teoria sopracitata. Già nel 2014, utilizzai l’arma impropriamente, pescando qualche spigola in laguna, ma senza capirne la straordinarietà dell’ignoranza, perché quando le cose  funzionano, anche se non c’e bisogno di trovare una ragione, sembra quasi che ci sia il bisogno di inserire un segreto, un minimo di fascino al racconto, come se la cattura dipendesse dal fluido magico che scorre dalle mani e non dal fatto che le spigole abbrancate, a Novembre, cadono preda di qualunque esca come pioggia.

Ma i cantastorie sono belli. Sono belli quando non conosci la storia, quando la storia la conosci e cambia ogni volta che la senti, quando le spigole pescate si moltiplicano passando da 20 a 30 e le condizioni del mare diventano da piatta totale a mare in burrasca. Sono belli quando il giorno a pescare c’eri anche tu, ma lui se ne dimentica e una pescata ordinaria diventa la pescata del secolo.

Che spettacolo i pescatori, quelli genuini, che non raccontano per dimostrare di avere il pene più grande del compagno, ma narrano al fine di trasformare le favole in un sogno ad occhi aperti, e a volte, guardandoli negli occhi, ci accorgiamo che loro stessi sono parte del sogno che stanno raccontando.

E vuoi per merito suo, che diede l’idea, vuoi perché dopo anni di pesca con le soft bait qualcosa distrattamente l’avrò pur capita, la teoria del vermetto, sempre a Novembre, con in cuffia Steve Ray Vaughan, ha rovinosamente dato i suoi frutti.

E testimone mi fu Checco Pillo, fido Bassista della nostra Blues Band, autore di alcune di queste foto, quanto il vermetto, anche solo appena toccata l’acqua, scatenasse roboanti attacchi di nano spigole da combattimento.

A voi le prove, (senza nessun allungamento di braccia verso l’obiettivo della reflex) attraverso una illustrazione di foto destinata per ovvie ragioni a chiamarsi :

“La teoria del vermetto : l’insignificatività dei colori e la prospettiva ontica dell’ontologia – Olio su Tela (Patteo, 2018)”

Consigli per l’ascolto : Franz Peter Schubert – Fischerweise, D.881, Op.96, No.4

DSC_0015

DSC_0021

DSC_0021

DSC_0003

DSC_0004

DSC_0001

DSC_0007

DSC_0019

DSC_0012

E poi prima di una riunione di lavoro in zona di mare, grazie alla fortunata coincidenza (leggasi pigrizia) di non aver scaricato l’attrezzatura dalla macchina i giorni precedenti, chiedo al mio socio se per cortesia mi fa compagnia qualche minuto. Bastano pochi lanci perché anche lui si convinca del potere del vermetto, come potete vedere dalle foto, scattate con il cellulare perché chi si aspettava di pescare, la macchina fotografica era a casa a caricare.

Poco male, ce ne freghiamo delle formalità, l’importante è confermare la teoria. E questa spigola è stata invitata a cena.

Foto due

Foto uno

E per dimostrarvi, giustappunto, che la pesca è tutto e il contrario di tutto, negli stessi spot, nelle stesse giornate, ho usato anche un black minnow.

DSC_0024

DSC_0035

DSC_0050

DSC_0030

DSC_0035

Non plus ultra, un cerniotto che mi ha reso super felice. Non ne avevo mai pescato uno, figuriamoci a gomma.

DSC_0038

DSC_0046

DSC_0048

Migliaia, che dico, MILIONI di nano spigole sarebbero potute cadere preda del vermetto, e successivamente padellate. Fortuna per loro, non mi spreco a tenere la minutaglia. Sono state tutte rinviate a successiva cattura quando saranno più grandi. Fortunatamente, ogni tanto cade preda del vermetto anche qualche spigola interessante.

Vi ho donato una parte del sapere, tramandato attraverso i secoli, dai racconti del Maestro. Fatene buon uso, non padellate le nano spigole, utilizzatele come anti stress quando il tempo è poco e non avete la possibilità di fare un’alba o un tramonto in scogliera.

O fate come cavolo vi pare, tanto poi, a conti fatti, quando andrete a raccontare le cose saranno sempre e comunque diverse dalla volte precedente.

Pinocchi.

 

 

L’esercito delle lumache

1_Lumache

Foto di repertorio, anno 1966 : Un gruppo di Sardi uniti per organizzare le attività per la stagione invernale e non morire di fame.

Peccato che la foto sia stata scattata ad Ottobre 2018, e la posizione dal 1966 non sia cambiata per nulla. Anzi, per quanto mi riguarda, il contesto esterno è solo peggiorato. Ma è giusto partire dall’inizio, perché quanto state per leggere non sia lo sproloquio di un folle, o perlomeno di un folle senza un pizzico di ragione.

Estate. La Sardegna registra il boom di turisti, seppur i Sardi residenti fuori soffrano un caro trasporti inaccettabile causa una Giunta Regionale collusa ed inesistente, che invece di pensare a chi vive fuori per esigenza e vorrebbe, almeno una volta l’anno, tornare a casa propria, ha in testa solo il prossimo giro di boa elettorale.

Quindi, per non pestare i piedi a nessuno, il camaeleontismo e l’immobilità sono le doti perfette.

Però, a ragion veduta, la Sardegna registra comunque un boom di arrivi. Direte voi, come è possibile non riuscire, visto il paradiso in cui vivete?

Già. Ma esiste un però. Anzi, forse più di uno.

DSC_0002

Seppur gli arrivi siano tanti, la tipologia di turista che soggiorna nella “Sardegna per tutti ” (quindi escludendo la costa Nord Est) è molto particolare e variegata.

Molti italiani, reduci dall’epoca d’oro degli anni 80, hanno investito due lire del tempo per acquistare una casa in Sardegna, ma gli anni d’oro sono finiti, ed oggi, i figli dei figli, vengono a fare le vacanza senza spendere un euro nei locali della zona, portandosi in nave la macchina carica di roba da mangiare e prodotti per la casa, per comprare solo un euro di pane al giorno.

Poco male, il loro contributo lo danno pagando le tasse sulla casa e le utenze di case sfitte la maggior parte dell’anno, ma non voglio aprire un ulteriore triste scenario.

Mentre, i turisti stranieri, per la maggior parte, hanno due motivazioni principali per visitare l’isola : IL MARE e le attività all’aria aperta.

DSC_0006

Chi è spinto a soggiornare nell’Isola per vivere due settimane di vacanza con 40 gradi di temperatura e mangiarsi la pizza la sera, è sempre il benvenuto. Fa lavorare le strutture ricettive, i ristoranti, i Bar, e fortunatamente all’estero gli stipendi sono più alti, quindi quello che viene speso in più per il viaggio dovrebbe essere recuperato con i costi relativamente bassi dei soggiorni.

Ma questo non accade sempre.

A volte il turista viene letteralmente spennato, e la scusa dell’operatore è quella che ci sono troppe tasse, che non si riesce a vivere, che d’estate i prezzi vanno alzati. Si, va bene tutto, ma d’inverno, siamo sicuri che non si riesca a valorizzare il territorio?

 

DSC_0011

DSC_0017

E qui subentra la seconda tipologia di turista, colui che viene per visitare l’Isola,  interessato a svolgere attività outdoor sul territorio. Giusto per darvi un idea a livello italiano nel 2017, tra operatori Outdoor, strutture ricettive e servizi alla persona il fatturato è stato pari a .20 MILIARDI DI EURO (DATI ONT 2017).

E qui torniamo all’esercito delle lumache.

Molti operatori turistici lavorano d’estate, e di inverno, si riposano. Per poi lamentarsi che non c’è lavoro, che d’inverno il turista viene solo per visitare le località principali, che tanto è tutto tempo sprecato organizzare qualcosa perché non ci sono arrivi.

Ma siete sicuri di quello che sostenete?

Sapete almeno che Marzo ed Ottobre sono i mesi principali per svolgere attività outdoor di cui la Sardegna è la Regione Regina perché offre il maggior numero di possibilità attive a livello Italiano e tra le TOP 10 a livello Europeo?

Che il nostro territorio può offrire Kite,Surf,Windsurf,Trekking,Sup,etc e la lista potrebbe protrarsi per altre numerose attività?

(Chiaramente esistono già moltissime attività outdoor avviate di questo tipo in Sardegna, noi ne contiamo circa 150, ma ciò che manca è il collante che renda il processo turistico semplice e raggiungibile da chiunque)

Sapete che nel 2017 ci sono stati 12 Milioni di arrivi e 40 Milioni di presenze in Italia, turisti ESCLUSIVAMENTE INTERESSATI a svolgere attività outdoor?

Noi ci stiamo muovendo.

Non per fare pubblicità perché è l’ultima cosa che ci interessa, ma assieme ad altri che condividono il mio stesso pensiero e la stessa passione per il territorio, stiamo portando avanti una iniziativa (4 Sport Outdoor) per la valorizzazione del territori finalizzate allo sviluppo di attività outdoor anche in inverno, perché l’esempio di altre realtà a livello Italiano e Straniero ci dimostra che è solo una questione di organizzazione e di SERIETA’ da parte degli operatori locali, che una parte importante di reddito può essere prodotta attraverso la stagione invernale, offrendo servizi adatti alle esigenze dei turisti.

E per un pescatore a spinning, il territorio è tutto, per un Sardo, è la vita.

DSC_0050

DSC_0056

Partiamo già con dieci punti di vantaggio, grazie alle bellezze naturalistiche o storiche della nostra terra, che si potrebbero integrare attraverso la creazione di percorsi naturalistico-storici legate alle attività outdoor, attività che possiedono già una forte traction a livello nazionale.

Concludo pensando che, per fare ciò di cui si è trattato sopra, si riparte sempre dall’esercito delle lumache, che solo noi possiamo vincere l’inattività ed il passivismo che induce tanti, fortunatamente non tutti, a non prendere parte alle iniziative, pensando sempre che ci sarà qualcun altro a fare ciò che deve esser fatto.

DSC_0020DSC_0023DSC_0027DSC_0028

Tra le tante, una cosa che mi sta particolarmente a cuore è la pulizia dei territori. Non ne posso più di sentire che “Sono rifiuti che porta il mare!”, per quanto concerne le foto esposte, ma ne avrei da raccontare anche per territori di Montagna. E quindi, se li porta il mare, aspettiamo che li riprenda?!?

Organizziamoci, organizzatevi, costruiamo assieme. Se si vuole provare a destagionalizzare i territori, bisogni ripartire da un immagine concreta dimostrando che possiamo riuscirci, partendo dalla serietà e dalla collaborazione che ci contraddistingue quando si tratta di fare quadrato.

DSC_0042

Toh, guarda un po.

Al termine del post, una lumachina si sta muovendo lontano dal gruppo. Vuoi vedere che ci riusciamo anche noi?

A prestissimo!

Matte

PS : Per chi volesse partecipare all’iniziativa o semplicemente saperne di più, la mail è staff@4sportoutdoor.com .