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Autunno, all’anno prossimo…

Riguardo la pesca a spinning, non posso insegnare niente a nessuno. L’unico consiglio che posso darvi è di andare a pesca ogni volta che potete, perché il tempo è sempre troppo poco per fare quello che ci piace fare.

Se stai leggendo questo blog, probabilmente hai la stessa malattia di cui sono affetto io e la stessa di cui è affetto chiunque altro appaia in questo spazio.

Relativamente ai viaggi da fare, un consiglio posso darvelo. Diciamo che appena si può, con la mia compagna investiamo i pochi spiccioli risparmiati nel visitare posti nuovi e diversi dalla Sardegna.

Siamo stati in Scozia, Irlanda, Francia, Spagna, la meravigliosa Lanzarote (dedicandomi prevalentemente alla pesca), ma posso affermare con certezza, che non mi serve viaggiare per stare in paradiso.

Mi dispiace (forse neanche così tanto) dirvelo, la Sardegna è il posto più bello dove vivere.

E se non ci credete, state pure comodi a casa vostra. 

Mi prendo un momento per me stesso. Perché per quanto mi riguarda, la pesca non è solo pesca. E’ un momento per noi stessi, per staccare, dedicarci a qualcosa che ci rende felici.

E se la natura ci aiuta, troviamo la pace in luoghi diversi ognuno dall’altro ma uguali nei sentimenti. Lo spinning è anche un po questo, esplorare, mettersi alla prova, combattere  le paure di mari troppo grossi e di scogliere troppo scoscese. Tornare ad essere più vicino alla terra di quanto lo siamo mai stati, scivolando nei sentieri, sbucciandoci le ginocchia, ed a volte, come mi ricordano i tagli sulle braccia, scivolando per qualche metro con il petto attaccato alla roccia e fermarsi ad un ciglio dal precipizio.

L’importante è sempre ritrovare il sentiero che ci riporti verso casa.

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A volte, senza neanche pescare. Oppure, come Daniele nella foto sottostante, agganciando pesci che fanno la differenza solo tra il cappotto e la cattura, ma che se potessimo scegliere, rimarrebbero in acqua senza nessuna ombra di dubbio.

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A volte anche senza amici, perché secondo me fa bene uscire in solitaria. Nessuna parola, solo gesti e suoni ad accompagnare la pescata, solo con esca, canna e mulinello.

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E poi l’alba. Posso dire di avere avuto la fortuna di vedere albe magnifiche, in posti che grazie alla pesca diversamente non avrei visto. Situazioni che si creano solo quando il sole fa capolino da dietro le montagne, una leggera brezza di maestrale che rinfresca le idee e…lo strike.

Che sembra essere l’obiettivo dell’uscita, probabilmente lo è, ma ci sveglia dal sogno che stiamo vivendo.

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E al salire del sole, i colori diventano più chiari. Il quadro cambia, e si comincia a percepire una serenità tangibile.

Silenzio. Si sente solo qualche onda frangersi sulle rocce, e qualche uccellino troppo chiassoso alla ricerca di qualcosa da mangiare.  Ed è il momento di attivarsi. di prendere la canna in mano e dedicarsi alla pesca, seppur sembrasse ben lontana l’intenzione di compiere gesta diverse dal chiudere gli occhi.

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Si apre la plano, si fa la conta su chi comincia, e subito si vedono volare in acqua pezzi di plastica alla ricerca del predatore di turno. Perché la cattura può solo migliorare queste giornate.

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E ci pensa Omar ad aprire le danze. Per bene questa volta. In un mare non proprio piatto, si intravedono dietro il Pro – Q esplosioni degne di una guerra, sino a quando la lampuga non riesce a prendere bene le misure.

Meraviglioso combattimento terminato con una foto e un kittemuort’ come complimento per la bellissima cattura!

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Poco dopo è il mio turno. Piccola. Decisamente.  Ma divertente come sempre. Agganciata con un piccolo jig a mezz’acqua.

Uno scatto fotografico e via di nuovo a nuotare tra i suoi simili.

 

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Poi è il turno della sorellina, decisamente più grande e più interessante. Agganciata a Popper, ha cominciato a saltare come una dannata. L’ho portata a spasso alcuni minuti, per farla stancare bene e permettermi un salpaggio in sicurezza, sia per me che per lei.

Neanche a dirlo, è stata prontamente rilasciata.

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Ultima della giornata, perché poi sono dovuto fuggire al matrimonio di Sepclo, piccolina ma bella luminosa. Il fotografo (Simone), è come sempre un fuori classe. Grazie Simo!

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Dopo pochi lanci è il turno, neanche a dirlo, di Simone. Recupero skippato sul pelo dell’acqua, inseguimenti mozzafiato terminati con una lampuga in canna e tutto il branco dietro.

Grande Simo!18

Al termine di questo lungo ed estenuante post, più per voi che per me, vi confermo che anche la natura resta meravigliata di fronte al mare.

Più a bocca aperta di così!

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Alla prossima!

Matte

Albe, tramonti ed altri particolari

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Comanda sempre e comunque lui.

Che spunti da dietro le montagne, o se ne vada a dormire,è lui che decide la durata dell’arco temporale di buio – luce, dove a volte può capitare di tutto.

In questi pochi anni di pesca, ho imparato a mie spese situazioni che potrebbero risultare banali ai più, ma quando si ha poco tempo per preparare una pescata, ci si organizza in fretta e furia, dimenticando particolari che a volte fanno la differenza.

Ad esempio, l’esposizione della costa ai punti cardinali che determina qualche minuto di sonno in più la mattina.

Banalmente, ad est sorge il sole e ad ovest tramonta. E in linea di massima, Alba e tramonto durano molto meno nei mesi estivi che in quelli invernali.

Di conseguenza, se dobbiamo andare a fare l’alba in costa ovest, d’inverno, avremo più tempo a disposizione, perché il sole ci prende alle spalle. Al contrario, in un alba d’estate in costa Est / Sud Est, il sole “arriva” prima rispetto a quanto non faccia in costa ovest.

Mentre, il tramonto dura di più in costa ovest, perché il sole scende davanti alla nostra bella faccia.

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Arrivare in ritardo all’alba, a volte, ha fatto la differenza tra chi ha pescato e chi no. Per quanto si peschi anche al di fuori dei cambi di luce, personalmente il 70% dei pesci è capitato di agganciarlo all’alba o al tramonto.

Altro particolare,che ho notato essere il problema di molti spinner, è l’eccesso di attrezzatura per pescate mordi e fuggi.

Adesso vi dico la mia, condivisibile o meno.

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Dipende sicuramente dalle zone, dalle condizioni, etc., ma non credo che per gestire al meglio una pescata, sia necessario portarsi appresso tutti gli artificiali che abbiamo in casa.

Riguardo la scelta ed il numero delle esche, dipende da cosa ho intenzione di fare.

Provare a gomma per le spigole? una borsettina con una manciata di esche e la canna. Esplorazione con mare in scogliera? Due jerk, due popper, due walking e due jig. Se riuscite a perdere tutte queste esche in una pescata, lo spinning non fa per voi.

Spigole in piana o in spiaggia? D’estate costume e d’inverno waders, ma sempre con la solita borsetta porta artificiali. Camminare in spiaggia è stancante, sopratutto d’estate, quindi portate con voi sempre una bottiglietta d’acqua.

Sopratutto, per la scelta dell’attrezzatura, mi focalizzo su quali pesci possono girare per il periodo e per lo spot.

Cercare le spigole con la oncia e un quarto e popper da leccia è da matti, come andare a cercare i serra con la 5/8 e una manciata di gomme spiombate con mare mosso. Poi sono certo che il primo scemo che ci prova pesca pure, smentendo tutte le mie teorie.

Per chiudere, ho visto persone pescare e trattenere pesci serra in spiaggia, molto lontano dalle automobili per tornare a casa, e doversi fare km in mezzo alla sabbia con uno zaino pesante 20 kg, quando sarebbe bastato un portartificiali con una manciata di esche per abbattere il carico.

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Ultima considerazione, cerco di non dimenticare mai pila da testa e boga grip.

Più di una volta ho visto compagni di pesca rischiare le pennacce in scogliera perché senza pila da testa non vedevano dove mettevano i piedi, altre volte bucarsi le dita con le ancorette perché senza boga grip e pinze per slamare il pesce.

Sembra un post banale, rispetto al mio solito modo di scrivere, ma vista l’ondata di nuovi pescatori a spinning…

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Ci vediamo tra qualche giorno con un report sulle lampughe.

Buona vita!