Il Disagio

Quando ero giovane io, si andava a rubare I giornaletti porno.

Si. Eravamo dei bravi ragazzi, il massimo della delinquenza per noi era suonare i campanelli e scappare, fino a che gli ormoni non hanno inesorabilmente preso il sopravvento. La (s)fortuna voleva che nel vicinato era presente l’edicola più fornita di sempre di materiale pornografico, gestita da una simpatica anziana signora conosciuta da tutti.

Non avevamo di certo mai avuto il coraggio di andare e acquistare suddetti giornali alla luce del sole. Perciò pianificavamo i furti. Tante volte il piano, studiato giorni prima nei minimi dettagli che nemmeno fosse il colpo al cavò, è saltato all’ultimo secondo perché il codardo di turno rinunciava all’eroica impresa. Per tanto, troppo tempo abbiamo dovuto…”fare di fantasia”. Ma sempre pensando a prosperosissime e disponibilissime signorine. Tante diottrie dopo la storia è cambiata. xxxx Purtroppo lo spinning, tra i tanti disagi creati, annovera anche una distorsione di quelle che erano le tendenze del tipico maschio adolescente eterosessuale. Se prima la mano scivolava sotto le coperte al pensiero della ragazza CIN CIN color ciliegia, oggi molti giovani spinner si sfiorano ansimanti al pensiero dell’ultima bobina oceanmark, o dell’ultima Heartland di casa Daiwa, o della manovella ultra leggera per lo stella. L’unico feticismo che personalmente comprendo è quello Tarantiniano dei piedi femminili.

Il feticismo nei confronti dell’attrezzatura da pesca mi mette in difficoltà. Nella mia ingenuità pensavo che il mulinello servisse a pescare, così come la macchina serve per spostarsi e non ho mai sentito la necessità di montarci accessori che non influiscono nelle loro prestazioni in nessun modo se non nell’estetica, specialmente se mi costano un occhio della testa! Che non sia sempre stata una mia manchevolezza? Quanto più fascino avrei con solo pochi piccoli accorgimenti? Un cappellino Shimano al posto di quello preso a Praga come Souvenir. Una bobina più bucherellata, rossa metallizzata. Un manico splittato in lana d’Angora. Uno scarpone da wading in pelle umana.

Un occhiale polarizzato ai raggi x. Ma per fortuna anche in questo Facebook ha provveduto a darci una mano. Fioriscono infatti i gruppi Fetish di mulinelli e canne, che ci informano sempre sulle ultime tendenze del momento e, un po’ come il “Cioè” per le teen-agers, dispensano consigli ai noi pescatori fuori moda per risolvere quei piccoli disagi che solo chi ha sofferto di rapporti di recupero troppo veloci, difficoltà nel jerkare i longjerk, o braccetti mezzo millimetro smollati, può capire. Del resto quando a 15 anni spendi duemila euro di attrezzatura (ai miei tempi i soldi ai genitori si rubavano per comprarsi la droga) ti rode un po’ il culo se, non avendo la minima idea di come funziona un mulinello, poi non riesci a tenere in pesca un mommotti. Ora i problemi come questi saranno solo un lontano ricordo.

La rete pullula di ANGLERS (parola ovviamente pronunciata a cazzo) specializzati in Tuning, tagliandi e upgrades di mulinelli e canne, il tutto senza compromessi. Mio Babbo con la benzina bianca, il CRC e il grasso spray che usava in fabbrica, manutenzionava vecchi Shimano che girano ancora (frizione compresa) a distanza di 25 anni; avesse avuto più appeal sarebbe diventato anche lui servicer di mulinelli “preparati” (ai miei tempi si preparavano solo gli scooter con centralina e marmittino), senza compromessi. yyy Ma bando alle ciance, si parlava dei gruppi Fetish dei mulinelli: solitamente si accede per caso, invitati da sconosciuti, ci si fa i complimenti per degli abbinamenti cromatici tanto sobri quanto Platinette, poi si disquisisce per centinaia e centinaia di commenti sui perché dell’anellatura ibrida, dell’esigenza del sughero portoghese, della fondamentale e decisiva differenza tra un rapporto di recupero 5,2 e 4,8. Conversazioni tanto interessanti quanto avvincenti.

Potreste disquisire all’infinito sulle annose questioni secolari come la, azzarderei definire, dicotomia Shimano-Daiwa, sulle sostanziali differenze tra una canna da due metri e dodici e una due metri e dieci, il bilanciamento perfetto della canna. Non perdetevi questo mondo fatto di pochezza, degrado, argomentazioni inutili, chiacchiere da bar e pubblicità gratuita alle aziende. Potrebbe essere un toccasana in momenti di bassa autostima. Davanti a questo universo di decerebrati ci si accorge di non stare così male dopo tutto.

PS. Nota semi seria: Se siamo riusciti a farci convincere che la “tecnica” nella pesca sia avere mille artificiali e canne ultra leggere e non l’avere una perfetta conoscenza di un determinato luogo di pesca (quindi la capacità di leggerne le potenzialità in base al vento, alla sua direzione e intensità e conseguentemente del moto ondoso, riuscire a capire la potenza delle onde in base alla pressione atmosferica e legare tutto ciò ad altre condizioni ambientali, così in spiaggia come in scogliera e persino in porto, così da essere in grado di essere spesso o sempre sui pesci) allora significa che abbiamo perso, come esseri pensanti prima di tutto e come pescatori poi.

Mr. Murrungio

I personaggi del Catch & Release

Premetto che è un tema già trattato milioni di volte. Ma che non avevo mai visto con gli occhi di uno che osserva dall’esterno.

Da una foto di un prostaff di un’azienda abbastanza famosa, in cui venivano ritratti parecchi barracuda buttati per terra, all’urlo di “Questa volta mi sono rotto di rilasciarli, mentre gli altri se li prendono“, è scaturita una discussione abbastanza interessante, sul Catch and Release, su un forum, che chi è drogato di compravendita conosce bene.

Vorrei esprimere la mia opinione, su quanto letto in giro, non solo sul forum sopracitato, e non tanto sui contenuti in se ma sulle persone che si sono espresse a commentare, nei vari social, identificando le varie linee di pensiero che parecchio mi fanno pensare a come si sia evoluto il mondo della pesca, dai miei nonni pescatori ai miei cugini spinner.

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– Crocifiggere il prostaff

Più di uno, si è incazzato perché gesti del genere, compiuti da un rappresentante dell’azienda, pesano di più, che se fatti da una persona qualunque. Come se il prostaff fosse un entità superiore. Ragioniamo assieme. Perché non dovrebbero essere commessi? Il suo lavoro è quello di testare, sponsorizzare e vendere un esca. In linea di massima, più pesci prende con quell’esca, più l’esca è funzionale. Non c’è scritto da nessuna parte, che deve rilasciare i pesci. Anzi, a rigor di logica, si va a pesca per pescare, e di conseguenza mangiare i pesci.

E’ come se uno vende concime, e ne ha una qualità che fa crescere 10 volte meglio le colture. Ma come esternalità negativa rende sterile il terreno dopo pochi utilizzi.

Con questo voglio dire che lo giustifico? No. Assolutamente. Particolarmente i barracuda, se posso, non li tocco nemmeno con le mani, se non voglio proprio una foto. Puzzano come scimmie e sanno di pesce marcio. Ogni tanto trattengo qualche spigola per casa. Ma l’unico pesce che mangio è quello crudo al ristorante giapponese, dove ci vado una volta al mese lasciandoci il sangue, ma almeno sono servito e riverito. Con le mani pulite.

Tutto qui? no. Condivido appieno il fatto che se tutti tratteniamo tutto un giorno andremo a pesca per agganciare i sassi.

Ma per quanto mi riguarda, non è il ruolo di prostaff a portarsi appresso gli ideali generalmente condivisi di buon senso, perché nessuno impone che “se sei prostaff devi rilasciare tutto”. Qui entra in gioco una cosa ben diversa, l’intelligenza individuale di ognuno di noi, con un pizzico di cognizione analitica. E prostaff o meno, se uno non condivide il pensiero comune, che si rilascia per Etica/Fa figo/cercare di non sterminare il mare per due barracuda puzzolenti/ho il freezer pieno, per qualunque motivo lo faccia, è giusto farlo. Trattieni quello che mangi, nessuno dice una cippa. Ma trattieni poco così almeno te lo mangi fresco.

Concludo dicendo che non è la figura del prostaff ad essere sotto esame, ma il comportamento della persona, a prescindere che ricopra un ruolo o meno.

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– Io vado a pesca per mangiare i pesci e non scassatemi il giangiacomo

Questo è un’altro filone, seppur meno condiviso, che ho trovato interessante. Spudoratamente, come è giusto che sia, buttarsi in un discorso di persone che perqualsivogliamotivo condividono il Catch & Release, dicendo che i pesci se li magna tutti, è come lanciarsi di testa in una gabbia di leoni con le bistecche attaccate al corpo. Fortunatamente, lo spazio in cui l’individuo in questione si è esibito in queste roboanti tesi, è frequentato da persone intelligenti, che rispettano le opinioni altrui, senza aggredire e fare cagnara.

Partendo dal presupposto che di base ha ragione, inizialmente avevo intuito il tutto come il parallelo di “andare a raccogliere funghi, tagliarli, maltrattarli e poi rimetterli in campagna”, quindi con uno sfondo etico importante. Ok, sarebbe stata l’ennesima volta che uno dice “non facciamo i buonisti che tanto li buchiamo la bocca, li sfiniamo, li maltrattiamo e poi vogliamo pure rimetterli in acqua per pulirci la coscienza?”.

Ed invece no, mi sbagliavo. Il concetto era “pesco per padellare”. Molto più diretto. Molto più semplice. E comunque sempre più sincero di chi mette esche in bocca ai pesci per farci foto e video. Non lo condivido del tutto, il fatto di padellare anche le oloturie, ma rispetto chi lo fa, nei termini della legge Italiana (che pecca tanto quando ci sono da arrestare politici ma se ti beccano a pescare dove non devi ti fanno il deretano a strisce).

vvvv

– La pesca è relax, e tutti questi discorsi non stanno in piedi

Ecco, questo è quello che penso anche io. Che la pesca sia relax. Sia uno staccare dalla vita quotidiana e ritagliarsi uno spazietto di tranquillità. Ma questo discorso non deve essere preso come uno scaricabarile delle responsabilità degli inetti. Del tipo, ” me ne frego, che facciano quello che vogliono gli altri”. Personalmente, ma potrei sbagliarmi, la concezione giusta da seguire, facile a dirsi e difficile a farsi, sarebbe vivere in relax la pesca e condannare i gesti come quello del prostaff citato ad inizio post. Ma chi siamo noi per dire qualcosa? Perché la capitaneria non interviene quando chiamiamo? Quali strumenti abbiamo per farlo? Ecco, e questa è la fase scaricabarile. Fare per non fare.

La verità è che possiamo sputtanare il mondo con quello che non va, ma le cose non cambieranno. Anzi, citando un gran bel film, più le cose cambiano, più rimangono le stesse.

ZZZ

– Il bimbominkia ke fa eshhplodere il crimine

E poi ci sono loro. Che non leggono. E se leggono non capiscono. Da poco, nella VITA REALE lontano dai social, ho litigato con una locusta bimbominkia, che sapeva tutto lui, per un bullargiu preso a gomma. Ah, e per un barracuda in scogliera. E quando commentano….sembrano arrivati i salvatori della patria.

“LA MIA é UNA QUESTIONE DI ETICA”, “SI RILASCIA PERCHE’ IO E IL MARE SIAMO LA STESSA COSA”, “MIA PADRE è UN GRONGO E MIA MAMMA è UNA SIRENA”, “QUANDO RILASCIO UN PESCE MI DANNO UN BUONO DEL MC DONALD’S”, “UN BARRA RILASCIATO OGGI, PIU’ LATTUME DA INGOIARE DOMANI”.

Odio profondo. Con la paura matta di esserci passato più o meno anche io in considerazioni di questo tipo, negli anni della pubertà. E se qualcuno dovesse sbattermelo sotto gli occhi, NEGHERO’ vergognandomi colpevolmente. Poverini, non che facciano del male. Sporcano i post e basta.

C’e da dire una cosa però. Che alcuni di essi, ci credono sul serio nel C&R, e rilasciano veramente tutto. Il perché lo facciano, non interessa a nessuno. E’ opinione condivisa che il Release fa bene al mare, ai suoi abitanti, ed ai pescatori come noi.

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Il barracuda in foto è stata chiaramente rilasciato.

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La spigola è stata liberata. Nel freezer a pozzetto di mio suocero. Però dai, ne avevo rilasciate altre due piccoline prima. Sono scusato?

Matte