Disposable Teens

Mi piace pensare che,seppur per brevi periodi di tempo, anche io possa far parte della natura che ci circonda. Ogni volta vado a pesca, passando per pinete, arbusti, ed arrivando in scogliera, mi rendo conto di quanto, seppur orizzontalmente molto vicini, viviamo in due mondi completamente differenti, in cui il primo persegue la sua esistenza a prescindere dal secondo.

Ai cinghiali che grufolano in cerca di ghiande, poco importa dei marò, del presidente degli Stati Uniti o del Papa che si espone per un sindaco. Ai funghi che crescono inermi ai primi raggi di sole, l’unica cosa che può ferirli è il coltello di un mondo antropizzato.

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Al gabbiano, a cui ho disturbato lo spuntino, e ho amichevolmente rubato una piuma, non importa del mare, del vento, dei granchi che passeggiano tranquilli. Ma importa di me, un essere non ricompreso nella lista delle cose che fanno parte del suo mondo.

Per quanto mi piaccia sentirmi parte di una natura splendida, posso solo essere un partecipante non pagante ad uno spettacolo che si riserva a tutti. E’ forse è proprio questo il problema.

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La quantità di spazzatura che ho trovato nell’ultima passeggiata , mi ha dimostrato come sia ingrato l’essere umano.

Il Mondo naturale non ci disturba. Non viene a buttare lattine vuote a casa nostra, non lascia cartacce nel nostro vialetto, o scatole di esche sulle nostre finestre.

Il Mondo naturale si concede, senza freni, a chiunque voglia averne un poco. Non chiede nulla in cambio, se non di essere lasciato come lo abbiamo trovato.

Ed invece, come è prassi nei tripudi intestinali di molte persone, se non ci sono antagonisti a contrastarci, allora ci sentiamo forti. Più è debole e senza risposta la controparte, più ci accaniamo contro di essa per dimostrare che siamo giganti, grandi, forti.

Buttare la spazzatura in una pineta meravigliosa vi fa sentire forti? Per un intelligenza sub umana che compie questi gesti evidentemente è troppo complicato arrivare al primo cassonetto utile.

Senza capire, che quando con la bella stagione, tornerai a mangiare in quella pineta meravigliosa, la tua lattina sarà ancora li. A rilasciare sostanze dannose, con il rischio che qualche animale si ferisca. O tuo figlio stesso.

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Avrei voluto pubblicare le foto di tutti i resti che questi sub umani hanno lasciato in pineta. Ma credo che sarei caduto io stesso nell’errore, a mostrare la natura come non è.

Pochi lanci, per me e per Simone, per godere di un tramonto magnifico.

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Due barracuda sono venuti a salutarci, uno a per canna, molto divertenti. Ma non fatevi ingannare dal sorriso plastico della foto, durato solo il tempo della cattura.

Sono tornato a casa amareggiato e un poco deluso. Un po per la spazzatura lasciata dalle persone, e un po per le persone che si comportano come spazzatura.

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Matte

A volte…ritornano…

Per quanto mi sforzi di farmi scendere alcune cose che leggo, proprio non riesco.

Per questo, ho deciso d’ora in poi di non accedere più a nessun social. E’ superfluo ripetere quanto il mondo della pesca a spinning sia diventato una ciste piena di pus pronta ad esplodere. Un mondo di interessi contrastanti, di scontri personali per pesci ignari di una situazione comica, interesse predominante di un industria atta all’auto distruzione.

Interessi di cui vorrei far parte anche io, alla ricerca perenne di collaborazioni, di esche gratis, di canne da pesca e cianfrusaglie che altro non servono se non a (di)mostrare di avere il pene più lungo degli altri.

L’altra mattina, a pesca in solitaria, mi sono fermato a ragionare, tra un barracuda  e l’altro. Qualche anno fa’, non vedevo l’ora di andare a pesca per agganciare un barracuda puzzolente, perché l’obiettivo era far tremare le gambe. Le foto? Non erano nemmeno previste.

Non ho mai avuto una digitale in vita mia. Sino a quando…

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Sino  a quando non vidi quanto fosse bello ricevere complimenti per i pesci mostrati in foto. “Che bestia”, oppure “Quanto è grande!”. Certo, abbinare i pesci a questi commenti fa molto set porno, ma seppur in maniera idealizzata, si parla sempre di crescita di un pene immaginario.

Ed è li che cominciò il calvario che modificò per sempre l’obiettivo della mia pescata : La foto contrapposta al divertimento.

Sentivo parlare di foto scattate per i giornali, di articoli sulle riviste di pesca. E nel mio piccolo, con totale ignoranza su un mondo marcio, bastava avere una foto bruttissima per alimentare il mio ego.

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Ma arrivò il momento in cui il mostro che cresceva dentro, esplicitò il bisogno di alimentarsi in modo diverso e sempre maggiore. Allora cominciai a pubblicare le foto sui forum, con report che letti adesso hanno del novizio senza malizia, ergo del guru dopo un barracuda. Ho sempre pensato di farlo per spirito di condivisione, quando in realtà una parte era comandata dal mostro senza fondo che piano piano cresceva in me.

DSC_0106Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Nel fare foto ai pesci, ci si accorge di quanta è bella la natura che ci circonda. Ed anche se questa non è la giusta sede, e può anche non fregarvene un cazzo, voglio informarvi che a giorni esco solo per fare foto. Ma è giusto per sottolineare che non sempre prendendo strade sbagliate, ci si riempe solo la bocca di feci.

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Ma il colpo di grazia l’ho avuto conoscendo i rappresentanti delle aziende. Perché loro prendono un carrettone di roba a gratis ed io non posso farlo? La risposta è in un mucchio di cose che non ho voglia di elencarvi, lascio ad ognuno di voi pensarla diversamente.

So solo che da quel momento in poi, il mostro che era dentro di me ha preso il sopravento. E via a cercare pesci, per fare le foto, seppur esche in bocca ai pesci non ho mai avuto il coraggio di metterne, per dimostrare che anche io potevo essere un potenziale pro staff.

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E poi, ritorno in me. Ritorno alla scogliera, al sole che mi accarezza il viso, alla salsedine che rovina la pelle, alla leggera brezza che divide con me la sigaretta, ad un’alba magnifica che non lascia spazio a nessun pensiero negativo.

Una botta in canna fa tremare il mio già debole cuore, un salto fuori dall’acqua e dei magnifici colori illuminano la mia mattina. Il mio pesce preferito. Le gambe, rilassate dal mio pensare, sono tornate a tremare. Uno strike improvviso, una sensazione che forse dal 2006  non provavo. Quando comincio a viaggiare con la mente, è come se distaccassi pure il corpo, portandomi a pensare di avere qualcosa più vicino all’autismo che al sognatore tipico.

Una vergogna mai provata, per aver ridotto la mia passione in un continuo cercare interesse. Sfociata nel peggiore dei mali con questo blog. Quindi basta. Non con il blog, che comunque mantiene una storicità non indifferente,e che posso ancora salvare dal mostro dell’ego.

Basta con l’andare a pesca con l’intento di pescare solo per mettere due foto in questo spazio. Ma le foto….

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Le foto sono l’unica cosa che non rinnego dei momenti in cui rincorrevo i tumori…seppur non sia un fotografo provetto, non abbia basi, e comunque non me ne frega niente. Quelle posso condividerle senza scrivere nulla, perché parlano da sole.

E ringrazio queste due lampughe, che in uno dei giorni più importanti della mia vita, il 19 Settembre, mi hanno regalato delle emozioni sane, quelle che forse dovrei rincorrere sempre.

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Vi lascio con qualche scatto fatto dall’alto, niente di eccezionale ma sono riuscito ad immortalarle come meglio potevo.

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Penso di poter riuscire a spostare l’attenzione più sulle foto, che sulla cattura, e quindi, rendere protagonista il pesce e non la persona. Ed è quello che perseguirò, sino a quando non cambierò di nuovo idea.

Foto 7

Perché sono certo di avere tanti pregi, ma la velocità con cui cambio idea sulle cazzate che non valgono niente è disarmante.

Matte