Il barracuda riequilibratore

A volte, non basterebbero 1000 uscite di pesca per avere una botta in canna, quando il pesce è fermo e se, quando gira, ti trovi a dover far fronte ad impegni improrogabili.

Ma, è una legge universale, sempre e comunque, a modificare il corso degli eventi e far si che la distribuzione “vita” venga ricompresa nei valori di una gaussiana tipo, con un campione tendente ad infinito.

In parole povere, più è grande il campione di elementi (o di prove in questo caso) più ci avviciniamo al valore vero del risultato della stima che stiamo portando avanti.

In parole ancora più povere, se l’obiettivo è stimare quanti hanno i capelli neri al mondo, e analizziamo tutte le persone esistenti, è chiaro che la stima sarà perfettamente corretta (se, a quel punto, di stima si può parlare).

Il concetto è che se uno ha sempre pescato, all’aumentare del numero di prove, tornerà all’interno di quel range di numeri della curva gaussiana che ridoneranno normalità alla distribuzione vita (ergo, si tornerà a pescare regolarmente).

Quindi, con la legge dei grandi numeri dalla mia parte, non potevo fallire.

Alla prima prova, in zona portuale, ho  fatto un numeraccio. Una seppia a jerk. Un capolavoro della scienza e della tecnica.

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Disfatta. Totale.

Ci si riprova qualche giorno dopo, in scogliera. Pochi lanci al tramonto, mini botta in canna ed ecco apparire un pesce di circa 40 cm. Un povero barrino caduto su un jerk grande quanto lui.

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Si, va bè, meglio di un calcio in bocca. Sufficiente, ma non abbastanza.

Si prosegue in zona lagunare. Solite montagne di alghe, ma qualche cacciata in superficie mi fà presagire bene. Scelgo un giro di corrente su  una punta sabbiosa che entra in acqua per molti metri.

Un paio di lanci, il recupero si blocca ed ecco una bellissima spigola arrivare a portata di mano. La salpo, giusto due foto, e via di nuovo in libertà.

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Questo era già meglio…però…però cercavo altro. Cercavo un pesce che mi inchiodasse il mulinello, che mi facesse un minimo divertire, un bel pesce.

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Ed ecco che la legge dei grandi numeri corre in mio soccorso. Mi sento con l’amico Luca, per fare un tramonto senza impegno. Si opta per una scogliera dalla batimetrica non troppo importante, ma che in passato ha regalato belle catture.

Ci si vede ai parcheggi, si scende, e si comincia a lanciare. Primo lancio, un inseguimento di un barrozzo sulla sua esca. Niente male.  Al mio primo lancio, tre tubi sbucano dal nulla a smusare l’esca. Tutto questo a luce, circa le 7 e 30 di sera.

Comincia la passata dei barrini, verso le 8 e 30, e pesco ad ami singoli per non creare troppi danni in caso di allamata. Molti attacchi, e due allamati, uno per me ed uno per luca.

Ma è il buio che stavamo aspettando. Al lancio giusto, luca incanna un bel barra, che dopo un breve combattimento arriva a terra giusto il tempo per essere rilasciato.

Ed io…aspetto il mio turno. Il 190 vola lontano in una bellissima serata estiva, due jerkate, quelle giuste, e….strike!

Mi ritrovo un pesce interessante attaccato dall’altra parte della lenza. La frizione gira come non sentivo da un pò, non è un treno, ma combatte forte per la liberta.DSCN7901

Effettua due fughe laterali, prima che la Falcon lo riporti alla dura legge del più forte. Due foto, e via di nuovo in acqua.

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Non sono ancora tornato a pesca dopo quel barracuda, sto aspettando il momento giusto per riprendere in mano la canna, sto aspettando un tramonto dove le condizioni siano dalla mia parte, per verificare, che quello fosse il pesce giusto per tornare alla normalità, fosse il barracuda riequilibratore.

Patte

La malattia – l’importante è la ferrata

POPO

 

Finalmente, si torna a lanciare. Non vedevo l’ora.

Tra impegni miei e di Omar,il mare era lontano come per un diavolo il paradiso. L’altra sera, invece, sono riuscito a sgattaiolare via da lavoro un poco prima e fuggire verso la prima scogliera in strada.

In viaggio, pensavo tra me e me, perchè tutta quella voglia di andare a pesca? Perchè non di andare al bar a bere una birra con un amico o a  fare una strimpellata?

Perchè sono assuefatto dalla pesca. Come un cinghiale alle ghiande, come le api al miele, mi ritrovo a pensare alla pesca quando non sono a pesca, e a stare bene quando sono a pesca.

In definitiva, come ho scritto milioni di volte e su un precedente post, ho una malattia. Che, sostanzialmente, nelle persone con un intelligenza media e sani appetiti animali, si contagia più velocemente della luce.

Un’esempio, giusto per rendere l’idea.

L’altra sera ero dal consulente del lavoro con un socio, e finito il colloquio decido di andare a pesca. Viene anche lui, ed in  men che non si dica siamo in macchina verso lo spot.

Scendiamo in un piccolo dirupo ed arriviamo in una punta sul mare. Ed è bastato quello, per rendere interessante la serata, l’essere vicini ma così lontani dal mondo antropizzato, in mezzo al verde e a pochi metri dal liquido salso.

Così, gli ho fatto fare un lancio. Era ipotizzabile la presenza dei barracuda in questo periodo, due giri di manovella e pesce in canna. Ho rivisto nei suoi occhi la contentezza e lo sconforto di chi si ritrova la prima volta ad agganciare un pesce a spinning.

Poco dopo, ne salpo uno io, niente di interessante ma fà sempre piacere non capottare.

Vi lascio immaginare il viaggio di ritorno, ha voluto sapere di tutto e di più, sui pesci e sullo spinning in generale.

Gli ho chiesto, giusto per intenderci, “Ma torneresti domani all’alba a fare spinning?”

La risposta è stata “Eh Certo!”.

Psicologo

Dottore, per essere la seconda seduta, qui si tirano fuori problemi grossi. Invece di guarire, ho contagiato un’altro essere vivente.

Però ho cercato di farlo con quello che io ritengo il migliore dei modi, parlando della natura e del rispetto del mare, non citando neanche per un secondo marche, canne e mulinelli, rei di aver spostato l’attenzione dalle scarpinate, dalle ore di sonno sacrificate, dall’alba con i suoi magnifici colori, dal mare infinito e violento,dall’adrenalina di agganciare un pesce, a freddi pezzi di plastica e metallo, solo strumenti di un sano divertimento. 

Sembra che avere canna e mulinello costosi, faccia la differenza in pesca. Senza pensare al fatto che la differenza, sempre e comunque, la fà il sacrificio.

Dottore, non ho un euro appresso. Si, lo so, tutto il bel discorso sui soldi delle esche e bla bla bla, ma nel cofano ho due DC 9 ancora inscatolati. 

Se non si offende, come acconto…

Alla prossima!

Patteo…