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Favole d’acqua salata

A volte…ritornano…

Per quanto mi sforzi di farmi scendere alcune cose che leggo, proprio non riesco.

Per questo, ho deciso d’ora in poi di non accedere più a nessun social. E’ superfluo ripetere quanto il mondo della pesca a spinning sia diventato una ciste piena di pus pronta ad esplodere. Un mondo di interessi contrastanti, di scontri personali per pesci ignari di una situazione comica, interesse predominante di un industria atta all’auto distruzione.

Interessi di cui vorrei far parte anche io, alla ricerca perenne di collaborazioni, di esche gratis, di canne da pesca e cianfrusaglie che altro non servono se non a (di)mostrare di avere il pene più lungo degli altri.

L’altra mattina, a pesca in solitaria, mi sono fermato a ragionare, tra un barracuda  e l’altro. Qualche anno fa’, non vedevo l’ora di andare a pesca per agganciare un barracuda puzzolente, perché l’obiettivo era far tremare le gambe. Le foto? Non erano nemmeno previste.

Non ho mai avuto una digitale in vita mia. Sino a quando…

Foto 1

Sino  a quando non vidi quanto fosse bello ricevere complimenti per i pesci mostrati in foto. “Che bestia”, oppure “Quanto è grande!”. Certo, abbinare i pesci a questi commenti fa molto set porno, ma seppur in maniera idealizzata, si parla sempre di crescita di un pene immaginario.

Ed è li che cominciò il calvario che modificò per sempre l’obiettivo della mia pescata : La foto contrapposta al divertimento.

Sentivo parlare di foto scattate per i giornali, di articoli sulle riviste di pesca. E nel mio piccolo, con totale ignoranza su un mondo marcio, bastava avere una foto bruttissima per alimentare il mio ego.

Foto 3

Ma arrivò il momento in cui il mostro che cresceva dentro, esplicitò il bisogno di alimentarsi in modo diverso e sempre maggiore. Allora cominciai a pubblicare le foto sui forum, con report che letti adesso hanno del novizio senza malizia, ergo del guru dopo un barracuda. Ho sempre pensato di farlo per spirito di condivisione, quando in realtà una parte era comandata dal mostro senza fondo che piano piano cresceva in me.

DSC_0106Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Nel fare foto ai pesci, ci si accorge di quanta è bella la natura che ci circonda. Ed anche se questa non è la giusta sede, e può anche non fregarvene un cazzo, voglio informarvi che a giorni esco solo per fare foto. Ma è giusto per sottolineare che non sempre prendendo strade sbagliate, ci si riempe solo la bocca di feci.

Foto 4

Ma il colpo di grazia l’ho avuto conoscendo i rappresentanti delle aziende. Perché loro prendono un carrettone di roba a gratis ed io non posso farlo? La risposta è in un mucchio di cose che non ho voglia di elencarvi, lascio ad ognuno di voi pensarla diversamente.

So solo che da quel momento in poi, il mostro che era dentro di me ha preso il sopravento. E via a cercare pesci, per fare le foto, seppur esche in bocca ai pesci non ho mai avuto il coraggio di metterne, per dimostrare che anche io potevo essere un potenziale pro staff.

Foto 9

E poi, ritorno in me. Ritorno alla scogliera, al sole che mi accarezza il viso, alla salsedine che rovina la pelle, alla leggera brezza che divide con me la sigaretta, ad un’alba magnifica che non lascia spazio a nessun pensiero negativo.

Una botta in canna fa tremare il mio già debole cuore, un salto fuori dall’acqua e dei magnifici colori illuminano la mia mattina. Il mio pesce preferito. Le gambe, rilassate dal mio pensare, sono tornate a tremare. Uno strike improvviso, una sensazione che forse dal 2006  non provavo. Quando comincio a viaggiare con la mente, è come se distaccassi pure il corpo, portandomi a pensare di avere qualcosa più vicino all’autismo che al sognatore tipico.

Una vergogna mai provata, per aver ridotto la mia passione in un continuo cercare interesse. Sfociata nel peggiore dei mali con questo blog. Quindi basta. Non con il blog, che comunque mantiene una storicità non indifferente,e che posso ancora salvare dal mostro dell’ego.

Basta con l’andare a pesca con l’intento di pescare solo per mettere due foto in questo spazio. Ma le foto….

Foto 8

Le foto sono l’unica cosa che non rinnego dei momenti in cui rincorrevo i tumori…seppur non sia un fotografo provetto, non abbia basi, e comunque non me ne frega niente. Quelle posso condividerle senza scrivere nulla, perché parlano da sole.

E ringrazio queste due lampughe, che in uno dei giorni più importanti della mia vita, il 19 Settembre, mi hanno regalato delle emozioni sane, quelle che forse dovrei rincorrere sempre.

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Vi lascio con qualche scatto fatto dall’alto, niente di eccezionale ma sono riuscito ad immortalarle come meglio potevo.

Foto 5

Penso di poter riuscire a spostare l’attenzione più sulle foto, che sulla cattura, e quindi, rendere protagonista il pesce e non la persona. Ed è quello che perseguirò, sino a quando non cambierò di nuovo idea.

Foto 7

Perché sono certo di avere tanti pregi, ma la velocità con cui cambio idea sulle cazzate che non valgono niente è disarmante.

Matte

Un silicone troppo avanti!

Oggi, in cui hanno dato l’allerta meteo, ho dovuto vendemmiare. E non si è vista neppure una goccia d’acqua per ora.

Di conseguenza, sono tornato a casa, e anziché studiare per diventare una persona migliore, mi sono concesso 10 minuti di social.

Ci entro poco,ma quando lo faccio, entro nei gruppi di pesca apposta per leggerne i contenuti. E sebbene abbia già un post pronto sulle lampughe, non potevo esimermi dal raccontarvi una cosa che ho visto sul web…un silicone troppo avanti.

SILICONE

Ho utilizzato 10 minuti del mio inestimabile tempo per leggere una descrizione lunga 4 pagine, dove viene descritta la pasta del silicone, la forma, l’innesco, le condizioni in cui deve essere lanciato, in quali orari, come bisogna esultare quando e se si aggancia un pesce e cosa mangiare a colazione per aumentare le chances di riuscita.

Per quanto tutti quanti vogliano lanciare sul mercato un esca in silicone innovativa, con inneschi innovativi, vidi con i miei occhi tanti altri prima di me, a metà degli anni 2000, e chissà poi da quanto tempo prima, utilizzare le stesse montature. Ed era l’esigenza a capo delle sperimentazione.

Ricordo una sera, sarà stato il 2006, quando ancora nemmeno sapevo dell’esistenza della pesca a silicone, dove il pescatore che cito in un post precedente come colui che mi diede l’input, cambiò varie volte innesco…“e con l’amo lungo….e con l’amo corto….e leggermente piombata prima del moschettone….” , sino a quando non si stufò di perdere un esca ogni lancio, devastata dagli attacchi dei barracuda, e sferrò il colpo vincente.

Ma non vi dico qual’è perché rischiamo di trovarcela come innovazione alla prossima sfornata di esche. Però vi assicuro che da quel momento in poi non perse più un pesce.

Per carità, lungi da me voler essere un detrattore delle aziende. Sono contento se vendono,e sono sicurissimo che tutte le esche che producono siano valide e decisive per la pescata (anche se continuo, da ignorante, a pensare che anche a silicone la cattura sia determinata più dalle condizioni che dall’esca in se).

Però, non cerchiamo di far passare un silicone di una forma comune, innescato come la migliore delle esigenze possa spingere il pescatore a fare, come l’innovazione del 2015.

Poi, chiaramente, ognuno è libero di fare quello che vuole, ma io che sono povero in canna e non mi posso permettere di comprare esche in gomma da 20€ mi devo accontentare del silicone dei cinciullà.

Ma a quanto pare pesca lo stesso.

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(Foto di repertorio Novembre 2014)

Il Disagio

Quando ero giovane io, si andava a rubare I giornaletti porno.

Si. Eravamo dei bravi ragazzi, il massimo della delinquenza per noi era suonare i campanelli e scappare, fino a che gli ormoni non hanno inesorabilmente preso il sopravvento. La (s)fortuna voleva che nel vicinato era presente l’edicola più fornita di sempre di materiale pornografico, gestita da una simpatica anziana signora conosciuta da tutti.

Non avevamo di certo mai avuto il coraggio di andare e acquistare suddetti giornali alla luce del sole. Perciò pianificavamo i furti. Tante volte il piano, studiato giorni prima nei minimi dettagli che nemmeno fosse il colpo al cavò, è saltato all’ultimo secondo perché il codardo di turno rinunciava all’eroica impresa. Per tanto, troppo tempo abbiamo dovuto…”fare di fantasia”. Ma sempre pensando a prosperosissime e disponibilissime signorine. Tante diottrie dopo la storia è cambiata. xxxx Purtroppo lo spinning, tra i tanti disagi creati, annovera anche una distorsione di quelle che erano le tendenze del tipico maschio adolescente eterosessuale. Se prima la mano scivolava sotto le coperte al pensiero della ragazza CIN CIN color ciliegia, oggi molti giovani spinner si sfiorano ansimanti al pensiero dell’ultima bobina oceanmark, o dell’ultima Heartland di casa Daiwa, o della manovella ultra leggera per lo stella. L’unico feticismo che personalmente comprendo è quello Tarantiniano dei piedi femminili.

Il feticismo nei confronti dell’attrezzatura da pesca mi mette in difficoltà. Nella mia ingenuità pensavo che il mulinello servisse a pescare, così come la macchina serve per spostarsi e non ho mai sentito la necessità di montarci accessori che non influiscono nelle loro prestazioni in nessun modo se non nell’estetica, specialmente se mi costano un occhio della testa! Che non sia sempre stata una mia manchevolezza? Quanto più fascino avrei con solo pochi piccoli accorgimenti? Un cappellino Shimano al posto di quello preso a Praga come Souvenir. Una bobina più bucherellata, rossa metallizzata. Un manico splittato in lana d’Angora. Uno scarpone da wading in pelle umana.

Un occhiale polarizzato ai raggi x. Ma per fortuna anche in questo Facebook ha provveduto a darci una mano. Fioriscono infatti i gruppi Fetish di mulinelli e canne, che ci informano sempre sulle ultime tendenze del momento e, un po’ come il “Cioè” per le teen-agers, dispensano consigli ai noi pescatori fuori moda per risolvere quei piccoli disagi che solo chi ha sofferto di rapporti di recupero troppo veloci, difficoltà nel jerkare i longjerk, o braccetti mezzo millimetro smollati, può capire. Del resto quando a 15 anni spendi duemila euro di attrezzatura (ai miei tempi i soldi ai genitori si rubavano per comprarsi la droga) ti rode un po’ il culo se, non avendo la minima idea di come funziona un mulinello, poi non riesci a tenere in pesca un mommotti. Ora i problemi come questi saranno solo un lontano ricordo.

La rete pullula di ANGLERS (parola ovviamente pronunciata a cazzo) specializzati in Tuning, tagliandi e upgrades di mulinelli e canne, il tutto senza compromessi. Mio Babbo con la benzina bianca, il CRC e il grasso spray che usava in fabbrica, manutenzionava vecchi Shimano che girano ancora (frizione compresa) a distanza di 25 anni; avesse avuto più appeal sarebbe diventato anche lui servicer di mulinelli “preparati” (ai miei tempi si preparavano solo gli scooter con centralina e marmittino), senza compromessi. yyy Ma bando alle ciance, si parlava dei gruppi Fetish dei mulinelli: solitamente si accede per caso, invitati da sconosciuti, ci si fa i complimenti per degli abbinamenti cromatici tanto sobri quanto Platinette, poi si disquisisce per centinaia e centinaia di commenti sui perché dell’anellatura ibrida, dell’esigenza del sughero portoghese, della fondamentale e decisiva differenza tra un rapporto di recupero 5,2 e 4,8. Conversazioni tanto interessanti quanto avvincenti.

Potreste disquisire all’infinito sulle annose questioni secolari come la, azzarderei definire, dicotomia Shimano-Daiwa, sulle sostanziali differenze tra una canna da due metri e dodici e una due metri e dieci, il bilanciamento perfetto della canna. Non perdetevi questo mondo fatto di pochezza, degrado, argomentazioni inutili, chiacchiere da bar e pubblicità gratuita alle aziende. Potrebbe essere un toccasana in momenti di bassa autostima. Davanti a questo universo di decerebrati ci si accorge di non stare così male dopo tutto.

PS. Nota semi seria: Se siamo riusciti a farci convincere che la “tecnica” nella pesca sia avere mille artificiali e canne ultra leggere e non l’avere una perfetta conoscenza di un determinato luogo di pesca (quindi la capacità di leggerne le potenzialità in base al vento, alla sua direzione e intensità e conseguentemente del moto ondoso, riuscire a capire la potenza delle onde in base alla pressione atmosferica e legare tutto ciò ad altre condizioni ambientali, così in spiaggia come in scogliera e persino in porto, così da essere in grado di essere spesso o sempre sui pesci) allora significa che abbiamo perso, come esseri pensanti prima di tutto e come pescatori poi.

Mr. Murrungio

I personaggi del Catch & Release

Premetto che è un tema già trattato milioni di volte. Ma che non avevo mai visto con gli occhi di uno che osserva dall’esterno.

Da una foto di un prostaff di un’azienda abbastanza famosa, in cui venivano ritratti parecchi barracuda buttati per terra, all’urlo di “Questa volta mi sono rotto di rilasciarli, mentre gli altri se li prendono“, è scaturita una discussione abbastanza interessante, sul Catch and Release, su un forum, che chi è drogato di compravendita conosce bene.

Vorrei esprimere la mia opinione, su quanto letto in giro, non solo sul forum sopracitato, e non tanto sui contenuti in se ma sulle persone che si sono espresse a commentare, nei vari social, identificando le varie linee di pensiero che parecchio mi fanno pensare a come si sia evoluto il mondo della pesca, dai miei nonni pescatori ai miei cugini spinner.

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– Crocifiggere il prostaff

Più di uno, si è incazzato perché gesti del genere, compiuti da un rappresentante dell’azienda, pesano di più, che se fatti da una persona qualunque. Come se il prostaff fosse un entità superiore. Ragioniamo assieme. Perché non dovrebbero essere commessi? Il suo lavoro è quello di testare, sponsorizzare e vendere un esca. In linea di massima, più pesci prende con quell’esca, più l’esca è funzionale. Non c’è scritto da nessuna parte, che deve rilasciare i pesci. Anzi, a rigor di logica, si va a pesca per pescare, e di conseguenza mangiare i pesci.

E’ come se uno vende concime, e ne ha una qualità che fa crescere 10 volte meglio le colture. Ma come esternalità negativa rende sterile il terreno dopo pochi utilizzi.

Con questo voglio dire che lo giustifico? No. Assolutamente. Particolarmente i barracuda, se posso, non li tocco nemmeno con le mani, se non voglio proprio una foto. Puzzano come scimmie e sanno di pesce marcio. Ogni tanto trattengo qualche spigola per casa. Ma l’unico pesce che mangio è quello crudo al ristorante giapponese, dove ci vado una volta al mese lasciandoci il sangue, ma almeno sono servito e riverito. Con le mani pulite.

Tutto qui? no. Condivido appieno il fatto che se tutti tratteniamo tutto un giorno andremo a pesca per agganciare i sassi.

Ma per quanto mi riguarda, non è il ruolo di prostaff a portarsi appresso gli ideali generalmente condivisi di buon senso, perché nessuno impone che “se sei prostaff devi rilasciare tutto”. Qui entra in gioco una cosa ben diversa, l’intelligenza individuale di ognuno di noi, con un pizzico di cognizione analitica. E prostaff o meno, se uno non condivide il pensiero comune, che si rilascia per Etica/Fa figo/cercare di non sterminare il mare per due barracuda puzzolenti/ho il freezer pieno, per qualunque motivo lo faccia, è giusto farlo. Trattieni quello che mangi, nessuno dice una cippa. Ma trattieni poco così almeno te lo mangi fresco.

Concludo dicendo che non è la figura del prostaff ad essere sotto esame, ma il comportamento della persona, a prescindere che ricopra un ruolo o meno.

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– Io vado a pesca per mangiare i pesci e non scassatemi il giangiacomo

Questo è un’altro filone, seppur meno condiviso, che ho trovato interessante. Spudoratamente, come è giusto che sia, buttarsi in un discorso di persone che perqualsivogliamotivo condividono il Catch & Release, dicendo che i pesci se li magna tutti, è come lanciarsi di testa in una gabbia di leoni con le bistecche attaccate al corpo. Fortunatamente, lo spazio in cui l’individuo in questione si è esibito in queste roboanti tesi, è frequentato da persone intelligenti, che rispettano le opinioni altrui, senza aggredire e fare cagnara.

Partendo dal presupposto che di base ha ragione, inizialmente avevo intuito il tutto come il parallelo di “andare a raccogliere funghi, tagliarli, maltrattarli e poi rimetterli in campagna”, quindi con uno sfondo etico importante. Ok, sarebbe stata l’ennesima volta che uno dice “non facciamo i buonisti che tanto li buchiamo la bocca, li sfiniamo, li maltrattiamo e poi vogliamo pure rimetterli in acqua per pulirci la coscienza?”.

Ed invece no, mi sbagliavo. Il concetto era “pesco per padellare”. Molto più diretto. Molto più semplice. E comunque sempre più sincero di chi mette esche in bocca ai pesci per farci foto e video. Non lo condivido del tutto, il fatto di padellare anche le oloturie, ma rispetto chi lo fa, nei termini della legge Italiana (che pecca tanto quando ci sono da arrestare politici ma se ti beccano a pescare dove non devi ti fanno il deretano a strisce).

vvvv

– La pesca è relax, e tutti questi discorsi non stanno in piedi

Ecco, questo è quello che penso anche io. Che la pesca sia relax. Sia uno staccare dalla vita quotidiana e ritagliarsi uno spazietto di tranquillità. Ma questo discorso non deve essere preso come uno scaricabarile delle responsabilità degli inetti. Del tipo, ” me ne frego, che facciano quello che vogliono gli altri”. Personalmente, ma potrei sbagliarmi, la concezione giusta da seguire, facile a dirsi e difficile a farsi, sarebbe vivere in relax la pesca e condannare i gesti come quello del prostaff citato ad inizio post. Ma chi siamo noi per dire qualcosa? Perché la capitaneria non interviene quando chiamiamo? Quali strumenti abbiamo per farlo? Ecco, e questa è la fase scaricabarile. Fare per non fare.

La verità è che possiamo sputtanare il mondo con quello che non va, ma le cose non cambieranno. Anzi, citando un gran bel film, più le cose cambiano, più rimangono le stesse.

ZZZ

– Il bimbominkia ke fa eshhplodere il crimine

E poi ci sono loro. Che non leggono. E se leggono non capiscono. Da poco, nella VITA REALE lontano dai social, ho litigato con una locusta bimbominkia, che sapeva tutto lui, per un bullargiu preso a gomma. Ah, e per un barracuda in scogliera. E quando commentano….sembrano arrivati i salvatori della patria.

“LA MIA é UNA QUESTIONE DI ETICA”, “SI RILASCIA PERCHE’ IO E IL MARE SIAMO LA STESSA COSA”, “MIA PADRE è UN GRONGO E MIA MAMMA è UNA SIRENA”, “QUANDO RILASCIO UN PESCE MI DANNO UN BUONO DEL MC DONALD’S”, “UN BARRA RILASCIATO OGGI, PIU’ LATTUME DA INGOIARE DOMANI”.

Odio profondo. Con la paura matta di esserci passato più o meno anche io in considerazioni di questo tipo, negli anni della pubertà. E se qualcuno dovesse sbattermelo sotto gli occhi, NEGHERO’ vergognandomi colpevolmente. Poverini, non che facciano del male. Sporcano i post e basta.

C’e da dire una cosa però. Che alcuni di essi, ci credono sul serio nel C&R, e rilasciano veramente tutto. Il perché lo facciano, non interessa a nessuno. E’ opinione condivisa che il Release fa bene al mare, ai suoi abitanti, ed ai pescatori come noi.

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Il barracuda in foto è stata chiaramente rilasciato.

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La spigola è stata liberata. Nel freezer a pozzetto di mio suocero. Però dai, ne avevo rilasciate altre due piccoline prima. Sono scusato?

Matte

 

La vera natura delle cose

La pesca è quell’attività che rivela la reale natura delle persone. Andate a pesca con qualcuno e capirete chi è davvero. Se vi lascerà la postazione migliore in scogliera dopo aver scappottato per far scappottare anche voi, avrete trovato un compagno generoso. Se non vi chiede foto dopo una cattura, avrete trovato una persona sinceramente appassionata a quello che fa. Se rilascia qualche pesce, senza la pretesa di creare proselitismi, avrete condiviso la vostra passione con una persona di buon senso che rispetta il mare.
Purtroppo in un mondo in cui domina l’egocentrismo, è sempre più raro trovare compagni di pesca simili. La passione lascia il passo alla vanità, a volte nasce la competizione. Tutto diventa una gara, un susseguirsi di azioni atte a dimostrare che “alieuticamente” lo si ha più grosso. Avrebbe già poco senso sfidarsi sulla lunghezza del proprio pene; ma la debolezza dell’uomo medio mostra come in mancanza di “attributi consistenti” l’immagine fallica tipica dell’orgoglio maschile, venga trasferita metaforicamente ad altri ambiti, macchine di grossa cilindrata, pesci enormi presi a spinning, blog di successo. Ma guardiamo il lato positivo: almeno nei blog vediamo pesci non “uccelli” ed è già tanto.
Alcuni come il sottoscritto combattono l’egocentrismo e la vanità con l’anonimato. Io ho qualcosa da dire, alcuni lo troveranno interessante, altri stupido ma nessuno potrà dire che scrivo per apparire!
Ma del resto cosa ci si può aspettare in un mondo dove chi critica oggi, ieri era una delle tante pedine oggetto della sua critica attuale. Qualcuno li chiamava PROSTAFF imbiancati…ehm volevo dire sepolcri.  Io che SOVVERSIVO lo sono sempre stato, (in quanto i marchettari che spacciano cineserie come fosse oro, oggi sotto un marchio, domani sotto un altro, li ho già cestinati da tempo, da quando prima di diventare maestri di rock fishing, lo erano di surfcasting a mare forza olio negli anni che furono) e che mai mi son macchiato del peccato originale di metterci la faccia a beneficio di un’esca, diffido di tutti: so che chi ieri idolatrava domani può sputare merda, chi ieri era il bacchettone del catch and release, domani sarà il diplomatico pronto a stigmatizzare gli atteggiamenti più intransigenti, chi ieri era assetato di conoscenza oggi fa il maestro.  La giustificazione più gettonata è: nella vita si cambia. Io le chiamo bandieruole.
Perciò con le paternali e le frecciatine noi di SWF facciamo la stessa cosa che facciamo con la carta igienica. Ci puliamo il didietro. Cappottiamo tanto, peschiamo poco, abbiamo tanto da imparare nella pesca altrimenti avremo già smesso da un pezzo, ma onestà intellettuale ne possiamo insegnare a tanti finti maestri…
E dire che la bravura a pesca è indiscussa… se solo non lo fregasse il suo ego smisurato!
Forse a volte sarebbe meglio parlare di figa.

Mr Murrungio

…e le offese pure.

E cavolo.

Non mi ero accorto di aver guardato in casa d’altri. Anche perché, in certe case, non ci andrei nemmeno per fare pipì. La sindrome di onnipotenza, di averlo sempre più lungo degli altri, fa male, come la vanità. Come se poi, in questo spazio avessi bisogno di copiare qualcosa da qualcuno. Potrei accusare del contrario, ma signori si nasce, ed evito qual si voglia polemica. La qualità dei miei articoli è inopinabile.

Ma parliamo d’altro.

Ho sentite dire, molte volte, che il blog non ha contenuti. Chi lo dice, è perché non ha ancora capito che questo blog non parla di pesca, ma di tutt’altro. Ma non posso pretendere che tutti capiscano tutto, è una questione di intelletto. E preferisco che chi lo apprezza, siano pochi ma buoni. Degli altri, poco importa. Non vivo da questo blog. Ah, è vero che io lavoro per vivere. 12 ore al giorno. Ma va beh, anche questo non posso pretendere che lo capiscano tutti. C’è chi vive di rendita. C’è anche chi vive in barca.

Beate quelle persone!

Torniamo agli argomenti.

Se avere argomenti vuol dire sputare in faccia a tutti senza proporre alternativa, sparando a destra e manca senza possibilità di risposta, ahimè, è un gioco troppo facile, e preferisco tenermi il mio orticello, piccolo ma pulito.

E affacciandomi, questa volta sul serio in casa d’altri, mi sono accorto che in molti blog si parla di non – tecnica, è vero. Ma solo per dire “guardate come è bravo chi pesca con canne da pochi €”, e non, almeno non più, per far capire che basta lanciare e recuperare per pescare. E questo non lo dico dopo la valanga di merda inopportuna che mi è cascata addosso, lo penso da un po. Seppur, continui ad appoggiare molte tesi.

In altri spazi, sono stato attaccato perché le frasi riportate sono state “esattamente” pescate dalle pagine di FB, tirando in ballo persone che prima di mettere un’esca in bocca ai pesci, dovrebbero farsi un esame di coscienza. E poi se uno si lamenta di situazioni penose, viene accusato di aver copiato il “disagio”….cavolo che bello copiare il disagio altrui! YYEEEEEEE!

Come è una questione di intelletto capire che usare parole come IDIOTA, fuori contesto, a volte possono provocare reazione brusche. Sopratutto, quando si gioca con argomenti leggeri come la pesca, dove il personale andrebbe lasciato fuori a prescindere.

Non posso sorvolare il fatto che, rileggendo i miei scritti, perché chiamarli articoli sarebbe un’offesa a chi scrive realmente, pensavo di essere ancora sui forum, dove molti prostaff hanno cominciato la loro carriera. Perché io continuo a scrivere per condivisione, senza voler insegnare nulla a nessuno, perché non posso e perché non mi interessa, nemmeno con quali canne si deve pescare o NON – pescare.

Le recensioni delle esche, sui forum andavano bene, non erano a fini marchettari? Ma fare un close up su un’esca che mi piace, diventa pubblicità gratuita? Sottolineo che è solo un’osservazione, per ricordare quanto fosse bello vedere le pagine dei forum piene di pesci e di gente che realmente pensava ad andare a pesca e meno a parlare.

Accetto tutto quello che riguarda il blog, i suoi contenuti, tutte le critiche.

A volte scrivo apposta per provocare. Ma non l’ultimo articolo. Era scritto nelle migliori intenzioni, ed ho ricevuto una valanga di insulti.

Non accetto le offese personali, quelle no. Do merito ai bravi pescatori,ai bravi scrittori, ma non alle persone che si elevano paladini della giustizia quando sono i primi ad avere la coscienza sporca, e tra blog, FB ed email personali mi sovrastano di ingiurie…senza mai firmarsi.

La differenza, tra me e loro, e che io non ho mica sputato nel piatto dove ho mangiato per anni. Cavolo, che persona sarei. Sarei un IDIOTA.

Non ho mica cominciato a parlare male di tutti, sputando sentenze, facendo l’ASPIRANTE SOVVERSIVO, quando fino a pochi anni fa ero un un prostaff di una azienda e un collaboratore di giornali.

Non ho mica fatto video dove si vede chiaramente che il pesce è morto, anche se si SORRIDE TANTO.

Tipo, non ho mai sputato addosso a chi parla di un’esca, accusando altri di fare MARCHETTE, se poi io le ho fatte per anni. Cavolo che persona sarei, sarei un IDIOTA.

Non ho mandato ingiurie e minacce attraverso altre persone, anche perché non mi sembra di aver scritto chissà quali cose.

CHIARAMENTE SONO TUTTI ESEMPI EH,non mi riferisco a nessuno in particolare perché non vorrei che nessuno se la prendesse, davvero. Ma visto che per avere argomenti, bisogna buttare fango, questa volta me lo concedo anche io. Poi, riprenderò il mio solito scrivere leggero, senza impegno.

Sopratutto, perché poi rischio di essere accusato di rubare le idee altrui, quando la metà delle mie bastano ed avanzano, senza doverle sbandierare ai quattro venti ogni post che pubblico. Senza aver paura di difendere le mie idee da “furti”, cosa che fa parecchio ridere dai… come se si vivesse da questi spazi e per questi spazi…si scrive per passione..senza secondi fini, almeno io….poi il resto del tempo lo si passa a vivere…o forse mi sbaglio e ci sono persone che davvero vivono per un blog? No, dai, non può essere. Sarebbe veramente degradante….

A prescindere, ora vado a bermi una birra al bar. Sperando,che tutte le persone che mi hanno insultato, facciano lo stesso. Perché, personalmente, la pesca finisce al bar, a percularsi come abbiamo fatto sino ad ora,con qualcuno in via informatica, con altri di persona.

Se non ci fosse questo aspetto, non ci sarebbe più gusto neanche a scrivere ed ad andare a pesca. Non prendiamoci troppo sul serio, si parla sempre e comunque di pesci, “Che se ci sono mangiano, ma se non sai pescare coddarì unu pei”.

MATTEEEEEEEEEEEEEEEEEEE

Non domandar l’ingrediente segreto!

regina C’era una puntata di Futurama (anzi, in realtà più di una), dove apparivano gli elfi Slurm. Gli elfi slurm sono degli Elfi omertosi, con a capo una regina gigantesca, con forme da lumaca e spirito violento. Come una catena di montaggio, producono appunto una bevanda chiamata Slurm, pubblicizzata in lungo ed in largo in tutto l’universo, con una peculiare caratteristica : creare una dipendenza folle. Dipendenza Lo Slurm proviene dall’orifizio anale della regina, e se la gente lo sapesse….continuerebbe a berlo, come Fry nella puntata “Gusto Sorpresa”, nella prima stagione. Elfi Omertosi A supporto della regina, ci sono degli elfi malefici. Il motto degli elfi Slurm, è il seguente :

“umpa lumpa umpa di dietro non domandar l’ingrediente segreto”

Quindi, in pieno spirito omertoso, non bisogna domandare l’ingrediente segreto. Già, perché l’ingrediente segreto, sono le feci della regina.

Per rendere il tutto più credibile, ma sopratutto, per vendere al meglio il prodotto, l’azienda Slurm si appoggia ad un Prostaff infallibile : Slurm McKenzie.

 Pro Staff

Lui, è l’anima della festa. Appena arriva lui, si scatena un tripudio musicale, circondato da belle ragazze e grandi sorrisi.

Ma è tutto oro quel che luccica? No. Nemmeno nella pesca. E situazione migliore dello Slurm, non potevo trovare, per descrivere, senza fare nomi, giustamente, alcune situazioni sotto gli occhi di tutti, ma in cui nessuno mette bocca. Perché tutti assuefatti dalle cinesate con cui peschiamo.

Partiamo dall’inizio. Riporto quello che ho ricostruito da una discussione su facebook, con testimoni, giuria, e quant’altro.

Un’azienda Leader nel mondo della pesca. Un’azienda grossa, che sotto di sé ha vari marchi. Un’azienda che ha rincarato i prezzi dell’attrezzatura, peggiorandone i materiali e proponendo esche e canne con le quali si pesca male, spacciandole per oro. Ed anche se in tanti, dicono che l’esca non fa la differenza, in questo caso la fa eccome.

Perché se lancio in acqua un esca che di pesciolino finto non ha niente, non posso sperare di pescare.

E come riesce a farle passare per esche pescanti? Attraverso i suoi pro staff. Professionisti eh. Gente che sa fare il proprio lavoro. Gente che va in foce a pescare (quando in vita mia non ne ho mai vista una, anche al di fuori della pesca), facendo spigoloni giganti, serroni e leccioni, con video pazzeschi.

E, a quanto raccontatomi, per cui di questo non ne ho informazione sicura, bucando le gomme delle macchine alle persone che vorrebbero pescare li. Vabbè, questo in Sardegna non succede fortunatamente. In ogni caso, a denunciare già tutto lo schifo che accade, sul web e non, ci pensa qualcun’altro che non ha peli sulla lingua, di cui non condivido tutto ma appoggio lo spirito di ribellione e protesta con il quale va avanti. E se qualcuno avesse mai visto The Mentalist, mi riferisco all’antagonista di Patrick.

Oppure, pesci pescati con un esca. Che magicamente, vengono ripescati con un’altra esca. E poi un’altra ancora. Sempre lo stesso pesce.

E poi si tenta il rilascio di una bestia che dovrebbe tornare in acqua dopo al massimo una foto. Una bestia che unica colpa ha di essersi cibata di un fatal inganno.

Se devi trattenerlo, ammazzalo subito. Se no sei doppiamente ipocrita.

E se la gente continua a comprare le esche per sentito dire,per video e recensioni fatte senza ritegno alcuno, senza avere un minimo di idea sulle condizioni e sui luoghi dove va a pescare, sul pesce foraggio di cui si nutrono i predatori locali, allora si merita di comprare cianfrusaglie. E forse, di smetterla con lo spinning salso e cominciare a pescare trote pollo.

E ve lo dice uno che a pesca va poco, e quando ci va pesca poco. Sono più bravo a blaterare che a prendere pesci.

Ma, l’importante è quello che esce sul web, in tv, sui giornali. Attrezzature mitiche, resistenti, esche CHE FANNO LA DIFFERENZA. Un rapporto con il pubblico invidiabile, addirittura un filo diretto persone – azienda per la costruzione delle esche.  Esche, canne e mulinelli che costano uno strapacco di soldi, e a volte servono come fermacarte.

Meno male che aziende serie ne esistono ancora, di quelle che ti cambiano l’esca se difettosa. Qualche leader mondiale, si smerda per pochi euro.

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Poi ti rendi conto che una cannaccia, un mulinello ed un esca da dieci euro pescano allo stesso modo di come pescherebbero attrezzature costose. E che non c’è bisogno di un pro staff che mette l’esca in bocca ai pesci per capire che se uno va a pesca, spesso, con costanza, prima o poi aggancia qualcosa.

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Andiamo a pesca che è meglio, senza farci troppe pippe mentali.

Che quando il pesce c’è, mangia. E, citazione, “E se si capotta è sempre colpa della luna. Così si torna a casa tranquilli e l’autostima resta”.

Matte

La locusta e la formica.

Oggi, voglio raccontarvi una favola, che si chiama la locusta e la formica. Perché, il blog, non si chiamerà mica favole d’acqua salata per niente.

C’era una volta, in una terra molto lontana, un’isola bellissima. Un’isola che offriva, ai suoi abitanti, una montagna meravigliosa, con un assenza quasi totale di metalli pesanti, ed un mare pieno (?) di pesci buonissimi, conditi a dovere da una buona salinità dell’acqua e da un’alta concentrazione di uranio impoverito.

Un po dappertutto,però, in questa isola, la gente stava male perché non c’era lavoro. Senza capire, che se uno passa le giornate a far nulla, e il lavoro non lo se lo cerca, nessuno busserà alla porta per offrirti di lavorare.

In un piccolo paesino dell’isola, non esattamente localizzato sulle mappe, abitavano le locuste e le formiche. Le locuste, insetti conosciuti per atti di sciacallaggio sfrenato in ogni campo, vivevano alla giornata, passando il loro tempo a cercare di carpire i segreti delle formiche, per arrivare al risultato senza il minimo sforzo.

Mentre, le formichine lavoravano sodo, con il sudore della fronte, cercando di mettere da parte il più possibile per l’inverno, così da poter vivere serenamente il periodo con le scorte di cibo recuperate in estate.

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Tra loro, vi erano due elementi molto particolari : Elle la Locusta ed Effe la Formica. Entrambi, avevano la passione per la pesca.

Effe, girava molto per trovare gli spot, e nelle belle giornate, invece di stare al bar a bere birra, esplorava nuovi spot, che sarebbero serviti per l’inverno.

Elle, invece, passava le giornate su faccialibro, a guardare le foto di pesci pescati da altri.

Sino a quando, non si imbatté in una foto di Effe, in cui era ritratta con un bellissimo pelagico stagionale.

Elle le mandò un MP, e le chiese, se potevano incontrarsi un giorno, così da organizzare per andare a pesca assieme. Effe, di buon cuore, di braccia forzute ma di poco acume, accettò la proposta, senza pensare alle caratteristiche, che la natura ha dato alla locusta, a cui non si fa nessuna colpa, poiché istinti naturali e non scelte personali. Un poco come la favola della rana e lo scorpione.

Allora, un bel giorno di autunno, andarono a pesca assieme. Con sveglia all’alba, Effe portò Elle in uno spot bellissimo, dove uscirono alcuni pesci, molte risate e tanto divertimento.

E andarono ancora a pesca, sempre in bellissimi spot, scoperti da Effe in lunghe perlustrazioni estive. E ancora. E ancora. E ancora. Ed il rapporto di Effe con Elle, si fece sempre più forte. Passavano le giornate assieme, si sentivano spesso, uscivano a bere qualcosa…

E poi il nulla. Da un giorno all’altro Elle non si fece più vedere ne sentire. E la formichina, rammaricata, si chiese il perché. Pensò fosse colpa sua, sapete, non si sa mai. Nei rapporti, a volte, basta a dire qualcosa di storto, e se l’altra persona ha poco carattere, si finisce così.

Effe, sconsolata e triste, tornò ad andare a pesca da sola. Una bella serata autunnale, prese la macchina e andò a fare il tramonto in uno spot che reputava produttivo, in cui aveva sempre pescato e mai nessuno aveva incontrato in quel luogo incontaminato.

Parcheggiò la macchina, scese in scogliera e…sorpresa delle sorprese, lo spot era già occupato. Scese a controllare chi fossero, e si accorse che facevano parte della famiglia delle Locuste. Si avvicinò per sapere esattamente come fossero arrivati lì, e nel tragitto incontrò cartacce, scatole di artificiali buttate per terra, cicche di sigaretta…e musi duri. Le locuste, minacciarono Effe di andarsene, che il mare non era di Effe. E nel guardare tanti pesci buttati sugli scogli, molti sottomisura, Effe ci rimase molto Male.

Salì in macchina e si dirisse verso un altro spot, pensando come le locuste avessero scoperto uno dei suoi posti preferiti. Arrivato, scese dall’auto, e vide altre tre macchine parcheggiate, in una campagna dove solitamente solo i conigli sono di passaggio.

Si affaccio dall’alto, e vide molte locuste. Tutte attaccate, intente a lanciare la stessa esca, nello stesso modo. Tutto perché giorni prima una locusta pescò un bel pesce. E quando cade un briciolina, tutte le locuste accorrono a mangiare, sino a quando non si cibano di tutto ciò che gli circonda.

Allora la formichina non si avvicinò. Risalì in macchina, e con una sensazione che non aveva mai provato, a metà tra l’odio e la rabbia, andò verso un’altro spot. L’ultimo, quello più bello. Quello in cui portò solo un’altro insetto. Quello in cui portò solo Elle.

Nel tragitto pensò tra se e se “Non può essere stata Elle, non può avermi fatto questo…”.

Arrivò sullo spot in fretta e furia, scese dall’auto e…vide Elle. Assieme ad altre due locuste. Era intenta a sproloquiare, ma Effe non sentiva bene. Ed allora, quatta quatta, si accovaccio in mezzo ai cespugli, e rimase ad ascoltare i discorsi di Elle.

“Effe è una carogna, è una che non sa pescare. L’ho portata io negli spot, gli ho fatto vedere come si pesca!”

Al sentire di queste parole, Effe si alzò dai cespugli. Alla sua vista, Elle si impanicò. Cominciò a balbettare cose senza senso, mentre Effe, da buona formichina, stette zitta. Capì in un baleno tutta la situazione. Capì di che pasta fosse fatta Elle, della peggiore in assoluto. Della pasta composta di arrivismo, egocentrismo, falsità e poco intelletto.

Una di quelle paste di cui nessuno vorrebbe essere fatto. Ma, ahimè, sono in tanti ad essere fatti in questo modo.

Allora Effe se ne andò, ripromettendosi che mai più avrebbe portato una locusta con se.

Arrivò l’inverno successivo. Mentre Effe continuava a pescare nei suoi nuovi spot, Elle piangeva miseria, perché nei posti in cui era andata con Effe, ed in cui aveva portato le sue amiche locuste, non era rimasta più l’ombra di un pesce.

Morale della Favola : Va bene essere buoni. Disponibili. Di buon cuore. Ma senza mai compromettere la propria posizione. Perché poi, succede come a Effe, che ha fatto la fine di bravo. Impiccau e coddau puru.

Matte

Tutto è bene quel che finisce.

Si,avete letto bene.

Tutto è bene quel che finisce. Non che finisce bene, ma che finisce. Perchè a volte, il come finisce, non importa a nessuno.

Finalmente, riesco a rubare un secondo alla società e al lavoro d’ufficio, e riesco ad uscire per il tramonto. E quello che finisce, è il periodo di capotti di questo Marzo – Aprile, in cui le condizioni primaverili stentano ad arrivare.

Sopratutto, riesco a battezzare un popperino che mi ha sempre ispirato, ma puntualmente lasciavo sempre a casa. Diciamo che i pesci non si sono fatti pregare. L’unica foto carina è quella in cui si vede bene la marca, ma ci tengo a sottolineare che è puro caso. Anche se credo lo sappiate già.

Quel pochissimo,che ho capito sulla spigola sino ad ora, è che se c’è, mangia. E il resto lo devo al fatto di trovarmi nel posto giusto al momento giusto, nessun merito a queste catture se non il tempo cui ho dedicato per andare a pesca.

Solo un ringraziamento speciale ad un’amico, senza il quale non avrei potuto immortalare degli scatti, almeno per me, molto belli. Ma torniamo a noi.

Tutto è bene ciò che finisce. E se finisce bene, meglio per noi. Se finisce male, meno male che è finita. Quindi, a ragion veduta, l’importante è che sia finita.

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Oggi voglio raccontarvi, brevemente, della sensazione molto particolare che ho provato al ritorno dal mio viaggio (Ottobre 2013) alle Isole Canarie.

Chi seguirà il blog, saprà che il Probirra team era formato da me e Fabietto (Phobiospin), gente da pochi pesci ma da molte birre. La vacanza è stata adrenalinica in tutte le sue sfaccettature, e il lìght motive di quella vacanza è stato sicuramente l’alcool. Non perché fossimo alcolizzati, per carità, ma solo perché, con le temperature molto alte, tendevi a sudare tutta la birra che bevevi. E la sensazione di relax svaniva in fretta, portandoti a bere litri di birra senza accorgertene.

Bella, la vita del pappone. Andavamo a pesca all’alba, tutto il giorno, in scogliere meravigliose. Tornavamo in città per pranzo, a mangiare cose buone, e via subito di nuovo in scogliera. E in un isola come quella, il tempo vola via e nemmeno te ne accorgi.

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Però, ti accorgi che 6 albe di fila vanno fatte. Vanno fatti i km di scogliera con le bolle ai piedi, con l’arsura in bocca e poco cibo appresso, perché, nello zainetto, ci stavano a mala pena le esche, ed il trade off peso – roba da portare è da valutare bene quando lasci la macchina chilometri alle spalle.

C’è da dire che è proprio quello che cercavo. Cercavo l’avventura, la stanchezza, l’emozione di cercare un pesce nell’Oceano.

Cercavo il fatto di sentirmi come chi, prima di me, ha attraversato quelle terre, e negli scritti ha trasudato emozioni forti e selvagge. Cercavo il fatto di sentirmi libero e solo, su quelle scogliere difficili con un mare di una prepotenza bruta, a lanciare un’esca…per la prima volta nell’oceano.

Cercavo la cattura della vita, e l’ho persa con un poco di sfiga. Forse cercavo un motivo per tornarci, e sicuramente l’ho trovato.

Però, il settimo giorno, ero contento di tornare a casa. L’esperienza è stata bellissima…perché ha avuto un termine. Ho sfruttato a pieno tutti i secondi concessomi dal tempo, ricordo nitidamente tutto quanto. Da quando siamo sbarcati ad Arrecife, a quando ho imboccato in contromano la via della Caserma Canaria, dove c’erano forze dell’ordine in ogni dove. Anche quando si è scaricato il navigatore del telefono, e abbiamo passato un’ora a cercare la via di casa, cercando di fare mente locale di come si chiamasse.

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Ma il bello, è proprio il fatto che sia finita. Anche se non vedo l’ora di tornarci.

Penso che le cose belle debbano durare poco, per assaporarle a pieno. Se un’esperienza è cosa da tutti i giorni, perde il significato della parola stessa, trasformandosi in routine. E di conseguenza perde il gusto.

Anche la cattura, se fosse giornaliera, diventerebbe monotona e noiosa.

Oppure…no?

Un abbraccio, Matte.

Fiiish – Black Minnow

Ultimamente noto moltissimi articoli di pesca e post sui blog finalizzati solo alla vendita spietata di un artificiale, a costo di metterlo in bocca ai pesci e farli crepare un’ora fuori dall’acqua.

Raramente leggo, sui social, articoli sinceri, dove si parla dell’esca come realmente è. Se è una schifezza colossale, è inutile dire che è “innovativa”, e se è realmente innovativa, lungi da me farle pubblicità gratuita con le foto prima di averci preso carriolate di pesci. E poi forse, dico forse, la vedrete fotografata.

Perché non è d’obbligo pubblicare tutti i pesci e ancora meno quelli presi con esche serie. Diciamocelo, ci sono esche di seria A e di serie B,e non secondo la mia opinione, è proprio così. E siccome non mi paga nessuno per andare a pesca, anzi, a volte ci rimetto proprio, voglio parlare solo delle esche di cui mi piace parlare senza patemi d’animo.

(s)Fortunatamente non ho il telefono che squilla proponendomi collaborazioni, e quando cerco qualche azienda, è per pura curiosità verso l’artificiale, come in questo caso. E se l’esca fa vomitare, lo saprete di certo.

Torniamo a noi. Arrivano le esche e parto subito per cercare i barracuda. Una volta arrivato sullo spot, prendo l’esca dalla sua confezione e noto che non è montata come una solita gomma a testina piombata, bensì con un innesto tra testa e amo molto particolare. Un’innesto che funge da snodo tra la testa ed il corpo.

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Già. Il corpo. Un semplice pescetto con una coda a “pala” (paddle tail). A prima vista, ma sopratutto al tatto, la gomma mi piace parecchio.

La misura che ho utilizzato è una coda da 120 mm con una testina piombata abbinata da alcuni grammi.

In attesa del tramonto, guardo a luce il movimento dell’esca. Recuperata lentissima, emette molte vibrazioni, tende ad affondare velocemente, e richiamata a colpetti di cimino risponde rapida. Controllo l’orario, fumo una sigaretta e attendo.

Intravedo una piccola cacciata vicino ad uno scoglio affiorante, lancio e recupero lineare. Tendo a farla scendere eccessivamente, di conseguenza mi ritrovo a pulire un fondale di alcuni metri dalle alghe. Rilancio e recupero un poco più veloce, animando il silicone nel modo che mi sembra più congruo per non finire a fare lo spazzino del mare.

Un paio di lanci passano veloci, nel mentre che il tramonto, in modo lento e macchinoso, non vuole lasciare lo spazio a quella condizione di buio luce che tanto mi piace. Vario un paio di recuperi, avendo già capito che la giornata finirà con un cappotto. Ed invece, in un lancio della speranza, un barracuda decide di assaggiare quella gomma così morbida.

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Veloce combattimento ed il barrino è fuori dall’acqua. Niente di eccezionale, ma comunque divertente. Lo rilascio e rilancio. Per un attimo mi sembra di toccare il fondo, invece la condizione di buio – luce ha attivato un piccolo branco di barracuda. Ne incanno un altro, ma il combattimento dura pochi secondi.

Evidentemente ha tagliato perché il terminale è reciso.

Passano un paio di giorni, ed assieme all’amico Gianluca andiamo ad esplorare una zona portuale dove sono solite girottare le spigole. Il posto è stretto e pieno di funi. Luca aggancia una bella spigola slamata dopo alcune testate, segno che le spigole ci sono.

Pochi lanci e agganciamo praticamente all’unisono una spigoletta, io con il black minnow e lui con un hard bait. La spigola è stata messa in posa per la foto, due secondi netti, per poi essere presa dal labbro e ributtata in acqua.

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Ci spostiamo per sondare un’altro punto, ma senza renderci conto dell’orario. Faremo giusto pochi lanci per poi tornare a casa.

Giusto una seppia di dimensioni imbarazzanti andrà ad assaggiare il silicone in questione.

Passa la bonaccia, e decido di andare con l’amico Sepclo a cercare i barracuda in zona portuale.

Fortunatamente collaborano abbastanza bene. L’esca non fà in tempo a finire in acqua che viene subito aggredita da un bel barracuda, senza rimanere allamato.

Continuo a pescare, alternando recuperi veloci ad altri più lenti. E su un recupero abbastanza rapido, quasi top water, la canna si pianta, ferro forte, e la frizione comincia a cantare. Prende molto trecciato, non perché sia una ricciola gigante, ma solo perché come terminale ho un FC 0,30 con il trecciato 15 libbre, per cui preferisco fare con calma per non rompere.

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Il barracuda peserà intorno ai 4 kg, le foto non rendono benissimo, ma basta confrontare la dimensione dell’esca (120) con la testa del barracuda in foto.

Divertimento assoluto.

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Mi è rimasta un’ultima testa piombata e una coda. Cercherò di usarle con parsimonia. Ma prima vorrei esprimere due considerazioni sull’esca.

Le vibrazioni che emette mi piacciono moltissimo, ma a volte, sui recuperi veloci, tende a “trillare” troppo, secondo il mio parere, in maniera controproducente, quasi innaturale. Ho notato, su pesci che non ho fotografato perchè insulsi (una spigoletta e due scorfani), che la coda tende a rovinarsi molto in fretta, ma per quanto mi riguarda è solo il rovescio della medaglia di una gomma molto morbida.

E dalle statistiche, in questi pochi anni di pesca con le esche in gomma, ho notato una differenza in fatto di allamate tra gomme morbide (e quindi reattive), in confronto a gomme più lente nel deteriorarsi a causa delle catture ma di fattura più rigida (quindi con una risposta diversa ai movimenti impressi).

Torniamo a noi. La foto (sotto) segna la fine della confezione delle esche. Un ultimo barra, che ha tagliuzzato la coda riducendola a brandelli.

Sicuramente riacquisterò la gomma in questione, anche nelle misure più piccole. Non sono potuto andare a cercare le spigole per questione di tempo, ma sono certo che non la disdegneranno sicuramente.1930287294b843298683974941782797

Per farla breve :

PRO :

Gomma molto  morbida, con delle vibrazioni interessanti sia recuperata lenta che in caduta. Risponde bene ai “richiami”, e con un poco di sensibilità si può farla lavorare all’altezza desiderata. Skippata sul pelo dell’acqua, si riesce a farle fare quel movimento da pesciolino in fuga, che tanto dovrebbe piacere ai predatori in caccia (dico dovrebbe perchè l’ipotetico è d’obbligo).

CONTRO : 

La morbidezza della gomma si trasforma nel rovescio della medaglia. Anche se non è un’esca per andare a cercare pesci dentuti, basta l’attacco di un barra per devastarla. L’amo l’ho trovato molto solido, ma non troppo appuntito (c’è anche da dire che a gomma bisogna ferrare bene).

In definitiva, una gomma da avere in cassetta, per le mille vibrazioni che emette e per i repentini cambi di direzione in risposta alle jerkate. Personalmente, continuo a preferire gomme spiombate (o piombate sull’amo), perché riesco ad imprimergli esattamente il movimento che credo sia fruttuoso al momento.

Molti barracuda e poche spigole perchè i ritagli di tempo per provarlo sono state sempre notti tolte al sonno. E sopratutto, perché anche se mi brucia ammetterlo, è da novembre che non ne vedo una decente, peste le colga. C’è anche da dire che bisogna andare con le condizioni giuste, e spessissimo per impegni di lavoro/altro mi tocca rimanere a casa.

A prescindere, rimangono tutte congetture campate in aria, e quando si pesca, è solo perchè si è trovati nel posto giusto, al momento giusto, con l’esca giusta e il fattore K favorevole. L’unica cosa di cui ci si dovrebbe dar merito è il sacrificio ed il TEMPO impiegato per andare a pesca.

Un abbraccio, Adam Kadm…ehm….Matte