A pesca leggeri…

Durante i miei pochi anni di pesca a spinning, ho capito che la pesca con i popperoni e le saponette non fà per me.

Per quanto adori le condizioni di mare in scaduta,rocce e salsedine vaporizzata, le attrezzature che utilizzo sono sempre più leggere di quelle dei miei compagni.

Chiaramente, esentate quelle condizioni dove si vanno a cercare pesci particolarmente combattivi come serra e leccie, in tutte le restanti, mi presento con una 5/8, un 2500 ed il 15 libbre.

E’ una goduria pescare leggeri. Non mi ammazza le braccia, non mi devasta la schiena e mi piace particolarmente in quelle scogliere dove i piccoli jighettini possono esprimere tutta la loro utilità.

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Non che fossi uscito a cercare sciarrani. Ero li per le lampughe, che, puntualmente, non si sono presentate.

Allora ho escluso per poco i piccoli wtd, per favorire tutte le eschette che mi porto appresso.

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Ma non solo gli sciarrani sono stati attirati da queste piccole esche riflettenti.

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Non sono catture degne di nota,ma in assenza delle lampughe mi hanno salvato la mattinata.

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Qualche giorno dopo sono uscito in barca, e abbiamo beccato i barracuda a luce piena. La taglia non era niente di che, ma con attrezzatura leggera, sono stati parecchio divertenti.

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Un primo piano dei dentini che mi piace parecchio.

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L’attività è proseguita per circa una mezz’ora, chiaramente, tutti rilasciati.

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Una mattinata di piatta veramente divertente.

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Per finire, una bella tracina a jig. Ho agganciato qualcosa di ben più grosso ma sfortunatamente si è slamato quasi subito, il tempo di sentire due testate.

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Aspettando il mal tempo, l’importante è prendere una boccata d’aria.

Matte

Progetto di legge – Licenza di pesca ILARE

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Pur avendo ricevuto numerose frecciatine da alcuni personaggi che popolano la rete internet, abbiamo deciso, di comportarci come l’acqua salata sulle giacche da wading, cioè di farcelo scivolare addosso.

Come disse un’amico, questo spazio si chiama favole di acqua salata, non FAIDE di acqua salata. Non cerchiamo nessuno, non offendiamo nessuno, raccontiamo solo ciò che succede a pesca quando il tempo lo concede. E non ci interessa nemmeno entrare in meccanismi che non sono consoni al nostro modo di comportarci, anche al di fuori del mondo della pesca.

Ma, dopo aver messaggiato con mister Murrungio, per conoscere la sua identità, ho deciso di concederli, nel rispetto dell’etica precedente, di poter pubblicare ciò che vuole. Se la polemica non fa parte del mio essere, così freddo e calcolatore, lascio a lui il drappo delle guerre, che ogni pescatore, indistintamente dalla tipologia di pesca, combatte ogni giorno.

Ed anche se a pesca non si agganciano treni,(ma pesci), non importa. Importa soltanto quanto riesci a rilassarti prima di tornare alla routine giornaliera, rea di mietere più vittime di ogni altra cosa.

Ma lasciamo lo spazio a Mr Murrungio.

Matte

Per quanto molte persone si riempiano la bocca con frasi del tipo “i soldi non sono tutto” la realtà non è così.

La recente notizia della “tassa” o “licenza” o chiamatela come volete inerente la pesca ricreativa, ha dimostrato quanto gretto sia l’animo di un buon 90% dei pescatori e degli spinner in particolare, cioè quelli mediamente più attivi nei social network. Spesso a pesca mi son sentito appagato, per una bella cattura, per aver visto il mare, per aver visto albe e tramonti mozzafiato, per aver visto angoli di natura quasi incontaminata. E spesso tornando a casa mi son sentito sereno, rigenerato, considerandomi fortunato. In questo senso ho sentito di essere ricco, perché i soldi da soli, senza poter godere di queste piccole grandi cose non servirebbero a nulla.

Metterei la mano sul fuoco sul fatto che molti di voi che leggerete avrete provato spesso queste sensazioni, magari dopo esservi spinti in solitaria su una scogliera sperduta, stile “viandante sul mare di nebbia”. Per questo cerco di tutelare questi posti e di conservarne la magia. Cosa che purtroppo non fanno tutti.

Andate in una delle scogliere più sputtanate del sud-ovest Sardegna, e guardate il lerciume fatto da bottiglie, starlights, plastica varia lasciato sugli scogli. Son sicuro che quegli stessi sotto-uomini che hanno ridotto così quel posto si saranno come minimo indignati alla notizia della licenza di pesca.

Perché la ricchezza che non si può quantificare in denaro, per loro, non è ricchezza. Perché lo sport tipico tricolore non è il calcio, è il menefreghismo. Si guarda al proprio orticello fatto di smartphone, I-phone, macchine sempre lucidate, di quegli status symbol piccolo-borghesi per cui molti si svenano, spendono e in quanto mercificabili e organici al consumo, rappresentanti ricchezza. E si ignora il resto, ciò che non si può comprare e di cui molti quindi non ne capiscono il valore.

Non che la proposta di legge sulla licenza di pesca in mare fosse un esempio di buonsenso, anzi. L’idea di foraggiare un comparto che ritengo obsoleto e non più sostenibile dal punto di vista ecologico non mi stuzzicava per nulla. Solo chi il mare lo vive sa quanto la pesca professionale faccia danni e contravvenga alle norme che regolano la pesca del sotto costa. La proposta di legge, per quei pochi che ancora non lo sapevano, era stata presentata da vari deputati dell’area di centro-destra, sotto forma di emendamento da inserire nella prossima finanziaria.

E come già accennato, gli introiti di questa licenza (20 euro per chi pesca da riva, 200 euro per chi pesca dalla barca) sarebbero confluiti nelle casse del Ministero dell’agricoltura per finanziare le associazioni della pesca professionale. Qualcosa di scandaloso. Andare a finanziare una categoria che è in difficoltà per sua stessa colpa, destinandogli ancora più soldi? Pazzia.

Ma ho pensato che in effetti situazioni estreme richiedono soluzioni estreme. L’impoverimento del mare e la maleducazione diffusa potranno mai trovare un argine?

Parto da qualche presupposto. Come categoria la pesca sportiva conta poco o nulla. Le associazioni ad essa legate, di cui si sente parlare, sono rappresentative più degli interessi del settore aziendale, che degli interessi del pescatore medio. E le istanze delle aziende non possono essere quelle del pescatore, anzi molto spesso sono diametralmente opposte. L’azienda, come tale, ha bisogno di allargare il suo bacino d’utenza secondo le regole del mercato, io pescatore ho bisogno che queste bacino sia selezionato ed educato. Come potrebbe avvenire ciò?

L’occasione l’abbiamo avuta. Si sarebbe potuto premere affinché questa licenza venisse tramutata sulla falsariga di quella che tutti i cacciatori sono obbligati a conseguire per l’attività venatoria. Certo ci sono delle differenze sostanziali tra la caccia, in cui si utilizza un’arma, e la pesca. Ma a livello culturale sarebbe stato un importante balzo in avanti. Perché non è possibile che chi pesca non conosca le proprie prede, le loro misure minime, i loro periodi di frega.

Come non è giusto che chi esca a pescare dalla barca non riesca a distinguere un Tonno Alletterato da un Tonno rosso, o non conosca le regole da rispettare quando avvista il segnale di un subacqueo. L’ignoranza non può e non deve essere ammessa. Quindi una licenza a pagamento che serva a certificare una conoscenza minima dell’ecosistema con cui si ha a che fare.  Da conseguire davanti a una commissione regionale tramite un esame. E il costo di questa licenza tramutato in risorsa per garantire più controlli a nostra tutela, per quanto riguarda le quote del pescato e le irregolarità della pesca professionale.

Questa è un’idea, e come tale andrebbe sviluppata con l’aiuto di tanti altri. Certo che se l’unico interesse dello spinner medio è poter avere più quote per il tonno rosso e imprecare contro i fattori esterni senza criticare la propria categoria, progressi se ne faranno sempre pochi. Alcuni non se la sarebbero potuta permettere? Senza infilare le mani in tasca a nessuno, stento davvero a crederci. Non c’è bisogno che vi dica quanti soldi spende il pescatore medio, in attrezzature, esche e gasolio. Basta un esame di coscienza.

Forse la mia è una provocazione, un’utopia, ma la mediocrità intellettuale da cui siamo circondati è senz’altro più insopportabile di un’idea strampalata.”

Mr. Murrungio

Alla ricerca delle lampughe…

Questa è stata un’estate particolarmente strana…siamo alla fine di ottobre, con temperature da fare invidia a mesi come Giugno.

In questo mese, si avvicina sotto costa uno dei miei predatori preferiti, la lampuga. E quale occasione migliore della piatta per andare a cercarle?

Sfortunatamente, sembrano non essere ancora abbrancate, e la loro attività si riduce a qualche sporadico attacco più per curiosità che per fame. La Maestralata che in queste ore sta colpendo la Sardegna abbasserà un poco le temperature, regalandoci un clima più fresco ed abbassando la temperatura dell’acqua ai livelli più consoni per un autunno.

Nelle poche uscite alla loro ricerca, hanno fatto capolino i soliti barracuda, sempre piacevoli da incontrare.

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I soliti jerk la fanno da padrone, ma credo che l’esca, in condizioni di piatta totale e barracuda abbrancati, non faccia la differenza. Ne ho agganciati anche a gomma, slamati perchè pescavo in alto rispetto all’acqua (ma sopratutto perchè aspettavo che si slamassero da soli, erano tutti piccoli).

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Il barracuda della foto qui sopra ha mangiato in modo un poco anomalo. Forse il recupero con frequenti stop ha permesso allo sfirenide di accanirsi sulla malcapitata preda esattamente al centro. Quello che mi viene da pensare è che non abbia attaccato per fame (se no avrebbe mangiato dalla coda verso la testa per ingurgitarlo), ma per fastidio nei confronti del plastichetto.

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Non contento, ho cambiato esca e il risultato, sullo stesso recupero non è cambiato. E vabbè.

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A luce sono uscite le sempre divertenti ricciolette, un piccolo jig della Shimano le ha fatte impazzire (un colt sniper o qualcosa del genere). Con gli altri jighettini seguivano e basta.

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Ho scattato giusto due foto ma ne ho agganciato una decina, erano frenetiche.

In attesa delle brasiliane, l’importante è prendere un poco di aria e staccare dal lavoro.

Matte

Il grande blu

L’articolo che segue non proviene dalle mie mani. E’ arrivato per posta, su saltwaterfables@yahoo.it. Con la richiesta di essere pubblicato. Mi sono detto perchè no, dare la possibilità a ciascuno di esprimersi non è male. Ho letto il tutto, alcune cose le ho condivise, altre no. Ma la libertà di espressione è alla base di tutto. Mi piace particolarmente l’italiano corretto, una cosa che apprezzo parecchio. Pubblico la versione integrale.

Il ragazzo/a (chi può dirlo) si è firmato mister murrungio, per cui ipotizzo sia Sardo. Ho deciso di chiamare l’articolo il grande blu.

Matte

“La pesca come divertimento, come fosse una partita di calcetto, di pallavolo, bricolage. Come pretesto per stare da soli o in compagnia, immersi nella natura o nella banchina di un porto, con suggestioni per tutti così simili e così diverse, troppo personali per essere spiegate. Oppure come collaborazione, condivisione, amicizia e riscoperta atavica dei propri istinti sopiti. Riaffermare alla natura che io esisto.
Questi secondo il mio punto di vista i modi di vivere sani di una passione che vede sempre e comunque al suo centro il mare. Tollero qualsiasi visione della pesca, figuriamoci se mai mi venisse in mente di schematizzarla in giusta o sbagliata. Dallo spinning, al surf casting, alla subacquea, ognuna di queste discipline annovera tra le sue file attori raffinatissimi e anche asini mondiali. Comunque con un denominatore comune, la sfida rispettosa al grande blu.
Ma c’è qualcosa che proprio non tollero e che vedo diventare imperante. Una categoria di pescatori tanto discutibile e fastidiosa quanto deleteria. Rido sperando che goliardicamente una risata li seppellirà e prima o poi, come tutto ciò che è mediocre si riveli effimera.
Li chiamo pescatori dai facili costumi. Infestano il web e i social network, un’invasione barbarica di analfabetismo alieutico e linguistico che scalpita per affermarsi, per apparire e soprattutto per entrare in quella schiera di pescatori affermati che sono i collaboratori dei vari marchi.
Gente che scrive spesso con un italiano stentato, che dispensa verità assolute ormai smentite oggettivamente da decenni di esperienza fatta sul campo, tra sabbia e rocce e magari condivisa nei forum ai tempi in cui quello stesso spirito di condivisione e complicità che si prova col proprio compare di pesca, si manifestava anche attraverso una linea internet. magari con utenti mai conosciuti in carne e ossa e con cui ogni attrezzatura e novità era analizzata col dubbio metodico tipicamente Cartesiano.
E così ti ritrovi a leggere di trecciati con carichi di rottura completamente falsati dalla stessa casa madre e spacciati per corde indistruttibili. Di girelle che assorbono le violente torsioni di barracuda da mezzo kilo. Di pesci addentare con sincronismo perfetto tutte e tre le ancorette dello stesso artificiale. E tutto questo fatto con la costante e fastidiosa intenzione della marchetta fine a se stessa, per esaltare un marchio (magari nella sua pagina ufficiale) nella speranza poi di entrarne nelle fila, per potersi fregiare del titolo di membro dello staff, magari ricevere qualche artificiale in cambio e potersi atteggiare da guru. Se basta un traguardo così infimo per perdere la propria dignità non oso immaginare di cosa possa essere capace la vacuità dell’essere umano.
Ci sono anche quelle schiere di pescatori già affermati, già coi marchi addosso. Alcuni con un’onestà intellettuale pubblicamente riconosciuta, i quali molto spesso lavorano per grandi aziende che non hanno bisogno di “stupire con effetti speciali” per mostrare la qualità dei loro prodotti. Gente che si confronta pubblicamente, che si espone a costo di essere impopolare e che dimostra realmente esperienza del settore. Gente stimabile insomma.
E poi ci sono i marchettari di professione. Gente che dispensa nozioni completamente incongruenti alla realtà via youtube. Che stentatamente parlano in italiano ma in uno slancio di imprudenza si cimentano in un inglese maccheronico che mi fa sperare venga udito solo in Italia (almeno lo sputtanamento sarebbe circoscritto). Difetti di pronuncia evidenti, machismo trasudante e teorie sulla biologia dei pesci campate completamente per aria. Alcuni di questi professionisti son stati tempo fa cacciati dai forum di cui sopra perché cercavano di prendere per i fondelli le persone sbagliate con catture poco credibili per chiunque. Ora della presa per i fondelli ne hanno fatto una professione.
Altri ostentano rispetto per il mare salvo poi essere immortalati con la mattanza di “seabass” alle spalle. Oppure straparlano in una diarrea verbale incomprensibile farcita qua e là da paroloni importanti che diano un tono alle frasi. Completamente ridicoli. Poi ci son anche i professionisti traditi, quelli che per un pelo non ce l’hanno fatta e ora ce l’hanno col mondo intero.
Ma se fosse solo così, una schiera di personaggi curiosi e un po’ ignoranti, la cosa non sarebbe preoccupante. E’ tutta la fauna che li circonda, li segue, e li incita che preoccupa. Un tripudio di proselitismo insensato che genera mostri. E così un mare che non ha certo bisogno di quest’orda di incivili in cerca dei celebri 5 minuti di visibilità, si ritrova ancora più stressato e sfruttato da gente che ha smarrito il buonsenso ma purtroppo non la “go pro” (il più grande strumento di autoerotismo degli spinner; probabilmente poi si riguardano a casa eccitati).
Mi piace pensare che prima o poi la bolla scoppierà e tutto si sgonfierà fino a tornare, non dico di nicchia ma quasi. Il termine nicchia è troppo elitario. Sarebbe bello se la pesca, qualsiasi tipo di pesca, fosse qualcosa alla portata di tutti ma contemporaneamente portatrice di valori e cultura, di senso civico e di rispetto. Una sorta di disciplina tesa alla tutela di un patrimonio senza padroni e che durerà tanto più a lungo quanto saremo capaci di conoscerlo e difenderlo e che utilitaristicamente durerà più a lungo prima di tutto per noi stessi (cosa che scordano spesso quei sotto-uomini che lasciano la scogliera piena di rifiuti).

Perciò ben venga quando il personaggio che gode di visibilità parla di rispetto delle prede, degli ambienti. Senza scadere mai nel bigottismo delle posizioni troppo radicali. Sperando che la cultura per la salvaguardia degli ambienti cresca, che i pescatori diventino più maturi e consapevoli. E con l’augurio che gli istinti atavici da uomo cacciatore si sposino con logiche più razionali di rispetto verso noi stessi e verso il prossimo. Mio padre mi portò per primo a pesca. Mi piacerebbe fare lo stesso coi miei figli e che questi ultimi possano ancora perdersi davanti al grande blu”

Mister Murrungio

La nostra prima candelina!

 

compleanno

E’ passato esattamente un anno da quando ho deciso, assieme al compare Omar, di scrivere su questo spazio. Siamo arrivati a quota 8.000 visite, molte più di quelle che mi aspettassi.

Devo ringraziare tutte le persone che hanno collaborato a questo spazio, presenti e passate, ma sopratutto i lettori che con pazienza si accingono a leggere, fortunatamente solo a volte, i poemi che mi dedico a scrivere.

Dopo un anno mi preme ancora ricordare che questo spazio è libero, ed è solo un blog di racconti di pesca a spinning (pardon, favole di acqua salata). Non vuole essere nè di insegnamento nè di esempio a nessuno, tutte le persone che scrivono sono pescatori che vanno a pesca per diletto, per farsi due risate, non esperti della tecnica e guru della vita.

E sinceramente, non sento neanche il bisogno di provare a diventarlo. Per quanto mi riguarda, deve sempre e comunque rimanere un hobby.

Per festeggiare il primo anno di vita, abbiamo deciso di stampare le magliette del Blog. Chiunque sia interessato può contattarmi all’email saltwaterfables@yahoo.it.

La stampa delle maglie è decisa, come abbiamo più dettagli verranno pubblicate su questo post. Il costo sarà chiaramente irrisorio, perchè l’obiettivo non è guadagnarci, recuperiamo solo i costi di spedizione e di stampa.

Grazie a tutti….e ancora auguri Salt Water Fables!

Matte

Locuste on the road – Volume 2 : Technical Difficulties

Pubblico una foto su Fb, solito pesciazzo, nulla di eccezionale.

X :  “Weeee Matte, ma stai ancora andando a XXXXX a pesca? No perchè ne stanno ancora prendendo XXXXX, nel caso vacci eh”

Io :  “Ah si? a bo. Mai andato a pesca a li”.

X : ” A perchè si vede che l’hai preso li. O sbaglio?”

Io : ” bo zio, mai andato in quel posto, neanche mi piace e non so nemmeno da dove si passi.”

X : ” poi adesso è periodo di XXXX a XXXX, non ci devi andare?”

Io : ” No, non ho tempo, vorrei ma non fà. Non so nemmeno se gira pesce”.

Tecnh

Locuste on the road : TECHNICAL DIFFICULTIES

Già. Problemi tecnici. Quelli che assillano la locusta che compie il passo avanti. Non più personalmente, ma per via telefono, cerca assiduamente di carpire gli spot in questione.

Come nel dialogo postato nel prologo, la locusta 2.0 ha affinato la sua fame di catture.

Non contenta dei soliti barracuda, cerca di carpire i segreti di pulcinella, attraverso canoni telematici ed informatici.

Tra questi, la rovina delle coppie, delle amicizie e delle birre al bar, la peste dei giovani d’oggi, del pallone in strada e dei boccaporti al buio in pineta, lo stra – maledetto WHATS APP.

Trilla peggio del citofono della guardia medica.

Avendo già scaricato le mie ire funeste su FB, non pensavo ci potesse essere strumento persecutorio peggiore. Invece pare proprio di si.

Ma come da titolo, se avete capito, le difficoltà tecniche le ho io.

Diciamo che, non posso negare, di aver avuto io stesso sete di catture, e di aver stressato i malcapitati spinner più navigati. E di avere, per un momento, dimenticato che devo tanto ad alcuni di essi, che mi hanno mostrato posti, modi di pescare, spiegato almeno le basi di questa splendida tecnica.

Ma permangono le mie difficoltà tecniche.

Non riesco a capire perchè, invece di passare il tempo al cellulare,su FB, oppure  sui più svariati forum, la locusta 2.0 non lo impieghi a prendere aria fresca, sperimentare e provare posti nuovi.

Io non vedo l’ora di uscire da lavoro per andare al mare, a fare due lanci, ovunque sia, con qualunque condizione.

E’ una questione di Trade off.

Ma per rispetto della prima puntata pubblicata a MARZO, vi racconto una piccola scenetta a cui ho assistito l’altro giorno in compagnia di Sepclo.

Si decide di andare a pescare in uno spot vicino a casa, un ripiego della domenica mattina all’alba, deciso dopo l’ennesima birra calata e la poca voglia di guidare gonfi come pere di mattino presto. Causa vento fortissimo da Sud Est, ci attendiamo un cappotto su una punta che regala qualche barra.

Ore 5.30 : Incontro nella piazzola, si decide di prendere una sola macchina per salire in scogliera.

Ore 6:00 : Si arriva sullo spot,si comincia a lanciare, un barrino a testa.

Ore 7:55 : Arrivano le locuste via Mare. Una barca, con fermo biologico in atto, decide di calare le reti a 30 metri da noi. Ho fatto il video, ma non so se lo pubblicherò.

Ore 8:30 : Ci spostiamo di spot, qualche centinaio di metri più avanti.

Ore 9:00 : Risaliamo dopo aver capito che non è giornata, ed incontriamo l’amico Tore. Due chiacchere, e si decide di tornare sulla prima punta.

Ore 9:30 : Imprecazioni. Sulla punta adesso ci sono 4 spinner improvvisati, con canne da surfcasting, lanciando in acqua bananoni di superficie, alla ricerca di qualche lampuga in frenesia.

Dico va bene, mettiamoci sulla punta affianco. Tempo 10 minuti, altri due spinner si affacciano dall’alto, a controllare se le due punte erano occupate. Quindi, noi tre, più 4 sulla punta, più due a controllare, 9 spinner per uno spot. Per non sbagliare, ne arriva un terzo qualche minuto dopo, cerca di scendere, poi ci vede e risale a testa china.

Adesso, dico. Il mare è di tutti. Perfetto. Ma questa ondata di spinner stagionali come i finocchi da Ottobre a Dicembre? Sono il primo ad essere contento di conoscere nuovi spinner, ma solo se condividono le regole non scritte (il tutto secondo me) di questo hobby magnifico. E gli pseudo spinner con canne da surf, hanno lasciato spazzatura ovunque. Bottiglie d’acqua, cicche, pacchetti di sigarette. E questo non riguarda solo lo spinning, ma tutto ciò che concerne il rispetto per il mare. Con tutto il resto che non sto ad elencarvi.

Ore 10:00 : Bar. Capuccino e pasta, con Sepclo, a ridere della giornata. E a riprometterci che la prossima volta andiamo da qualche altra parte.

Difficoltà tecniche sì. Ma le mie, a non capire comportamenti di questo genere. Maledetto whats up, canale di informazioni demoniaco.

Matte

Luna piena e mare olio..

Un uscita a pesca con Omar, con levante , luna piena e piatta totale ci ha regalato una bellissima spigola.

Nella mia piccola esperienza di pesca, seguo una regola da rozzo, ma che nella maggior parte delle volte mi ha salvato la giornata : provare tutte le alternative.

Se non mangia con le hardbaits, provo a gomma. Se non mangia a gomma provo a galla.

E nelle giornate di pesca, in cui si esce più a prendere aria che effettivamente per pescare, si possono sperimentare tutte le nostre teorie.

Con i barracuda è capitato spesso, particolarmente in questo periodo, di trovarli interessati alle esche topwater più che ai jerk. A piatta. Con pressione alta.

Poco importava se fosse WTD o popper. La foto sottostante è stata scattata in un’alba del 2013, verso inizio Ottobre, dove i barracuda sembravano interessati solo al piccolo cioccolatino, il mio fidato badonk.

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(foto 2013)

L’importante era il movimento a galla. Anche con la gomma.

Mentre, di spigole a galla, a piatta, non ne ho mai visto.

Ho sentito di storie incredibili, ma personalmente a galla non ne ho mai preso.

L’altra sera invece,le bollate sulla minutaglia erano parecchie, a piatta totale e la luna più luminosa di un faro. Ma i pesci avevano poco interesse verso tutte le esche. Tranne, per un popperino da bass che avevo in giberna.

Momi lo prende, zitto zitto, lo monta e lancia. Primo lancio…pop…pop…pop…SBAM! Attacco a galla e spigola in secco, trattenuta per il pranzo del giorno dopo sotto tutte le mie ingiurie.

. Secondo lancio…pop…pop…pop..SBAM! un’altra spigola slamata sotto i piedi. Dico WOW.

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Monto anche io un popperino, ma non sembravano interessate. Wtd, gomma, jerk, ma nessun attacco sulle mie povere esche. Evidentemente non era la mia giornata.

Sembra quasi che, slamata la spigola, si sia portata via tutte le restanti.

A prescindere, è sempre un piacere vedere un amico bogare una bella spigola, passare una bella serata tra risate accompagnata dalla bollate a galla.

A volte, anche le condizioni che sulla carta vengono indicate come le peggiori, possono riservare delle belle sorprese.

L’importante è lanciare.

Grande momi!

Falcon Low Rider 6 17

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Scritto da Sepclo (Daniele Luciani).

Falcon Lowrider, la mia prima canna seria,e fu subito amore.

Voglio cominciare facendo subito una piccola premessa:quando ci si affaccia a un hobby, qualsiasi sia, si cerca sempre di  tenere in considerazione il portafoglio , e quando ci si affaccia a un mondo come quello dello spinning sicuramente a risparmiare su alcune attrezzature si rischia di perderci in termini di catture.

Ovviamente parlo per esperienza personale.

Poi rischi di ritrovarti alle 6:40 del mattino con mezza canna da spinning (perchè l’altra meta è esplosa in quattro pezzi) dopo aver perso la spigolona della vita, esserti svegliato alle quattro e aver macinato Kilometri,in quesi casi oltre al portafoglio a piangere lo è anche il cuore.

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Ma adesso bando alle ciance e veniamo al dunque.

Dopo quella brutta ma istruttiva esperienza, decisi di cambiare canna , e usare il pezzo della vecchia come bastone per le tende o appendiabiti.

Un giorno in pieno inverno parlando con Ale, (Ottimo dispensatore di consigli), mi disse che se volevo una canna con un ottimo Rapporto qualità prezzo e una buona versatilità (Barracuda,Serra,Spigola per intenderci) potevo affidarmi alla Lowrider della casa Americana Falcon.

Mi misi subito alla ricerca, e focalizzai la mia attenzione su questo Modello.

La  Lowrider è una  Canna che nasce per la Pesca da riva, la casa produttrice dichiara che è adattta alla pesca ai Bass e Spigola,io sono del parere però che puoi capire le potenzialità di una canna solo testandola con te tue mani. E cosi ho fatto, sono riuscito a trovare un’occasione usata,con all’attivo una decina di lanci…aggiudicata! E una canna Lunga 7” (210 cm) monopezzo con manico in sughero, ottima per pescare da porti e scogliere di media altezza, ho notato che su scogliere parecchio alte , il recupero dei minnow classici e wtd diventa un pochino macchinoso.

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L’azione del fusto (grafite altissimo modulo) è secondo me il punto forte di questa canna,ha una schiena abbastanza rigida,

a differenza degli ultimi 10 cm, (la porzione compresa tra gli ultimi due anelli per intenderci)più morbida e quindi più sensibile,riuscendo cosi a trasmettere le vibrazioni degli artificiali, in particolar modo quelli con palette più pronunciate.

La casa costruttrice dichiara che il range di gestione degli artificiali e tra 3/8 di Oz (10,63 gr) e 1 OZ (28 gr),ma anche le pietre sanno che è una canna sottostimata, perchè può lanciare tranquillamente fino ai 40 gr,gestisce egregiamente wtd di dimensioni e peso equivalenti al Super spook heddon.

Utilizzo sempre un 30 Libbre come trecciato, nonostante ciò con questa canna riesco a coprire lunghe distanze,è equilibrata nel lancio e lancia bene anche “frustandola” un po’(non si fa eh!). A parer mio però fatica a gestire e lanciare minnow intorno ai 10 gr, siliconici compresi(soprattutto se spiombati). Il Range del peso è stimato tra le 15 e le 25 Libbre(6,80 kg-11,34 kg),purtoppo non ho ancora avuto la fortuna di metterla alla prova,(momentaneamente il suo record è 4 kg)ovvero di portarla al limite,ma vi posso assicurare che è una canna che di “schiena” ne ha, e parecchia anche!

Suppongo (e ora spiego il perchè) che gli anelli fuji della canna non siano collaudati per la corrosione,(la LowRider nasce prevalentemente nella pesca in acqua dolce FW,esiste anche la versione per l’acqua salata) ma, credetemi, io non la lavo mai dopo pesca e….non hanno un filo di ruggine!

Il manico in sughero ha una piccola pecca ma che rimane legata al materiale stesso,d’inverno esposto all’umidità  tende ad appesantirsi parecchio, però, non si può avere tutto dalla vita.

Da quando è con me la Lowrider di botte ne ha prese parecchie, Nonostante ciò(Sono una specie di trattore)mi affianca nella stragrande maggioranza delle mie uscite. Personalmente come mulinello le ho affiancato uno shimano taglia 4000 e successivamente un 5000, in tutte due i casi formando una combo davvero perfetta,poca differenza sennonchè di qualche grammo in più per il 5000.

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Ottimo il rapporto qualità prezzo ,con 150 € (€uro più €uro meno) avrete una canna da pesca in grado di coprire buona parte delle vostre uscite in scogliera e non(è raro ma potreste trovarla usata nei mercatini online per qualche € in meno). Ovviamente questo è un mio personalissimo parere,scrivendo sulla LowRider sfondo una porta aperta, non ho scritto nulla di nuovo su una canna che ha fatto e sta facendo la storia dello spinning sia In SW che in FW,magari può servire come dritta per chi come è successo a me, vuole passare a una canna seria e sta cercando qualce informazione.

Mi sono dilungato troppo, come e mio solito fare:

Un saluto

-Sepclo- (DANIELE LUCIANI)

Adrenalina da frizione impazzita

Dico solo….wow.

Un uscita in barca con Capitan Santiago e l’amico Eze, si è trasformata, almeno per quanto mi riguarda, in un sogno.

Vi parlo chiaro, non è che abbia portato a terra tutti questi pesci giganti, duranti i miei trascorsi da spinner. Qualche treno l’ho agganciato, alcuni persi per causa esclusivamente mia, altri perchè fuori dalla portata della mia esigua attrezzatura.

Ma passiamo ai fatti.

Circa due settimane fà, visto il meteo quasi favorevole, si decide di uscire in barca. Il mare si prospettava movimentato, condizioni che mettono in subbuglio il mio stomaco delicato, ma che tutti sanno, possono regalare grandi emozioni.

Si decide l’ora, l’attrezzatura da portare, ed eccoci pronti a salpare da un famoso porto del sud Sardegna.

Mi metto comodo su un tubolare, fino a quando non si esce dal porto. Pochi metri oltre l’uscita, il mare comincia già a farsi sentire, schiaffeggiando la chiglia del gommone, e facendomi la doccia ogni tre per due.

Ma non si demorde. Si parla del più e del meno, e tra risate e discorsi leggeri si arriva sul punto buono.

Luca gira il gommone, shakerato dal mare come un cocktail in discoteca. Presa visione del moto ondoso, mi accingo a lanciare, preoccupato maggiormente per il mio equilibrio precario che dell’esca finta.

La osservo ondeggiante mentre cade in acqua, recupero il bando e comincio a jerkare.

Neanche il tempo di fare 4 jerkate che un trenino si impossessa della mia esca, parte verso il fondo e mi costringe a trovare appiglio con i piedi.

Non urlo, non dico niente. Sono perfettamente concentrato sul da farsi. Non posso lasciare in bocca ad un pesce un esca armata con ancorette, ma sopratutto non voglio perderlo. Quest’anno non ho avuto particolare fortuna nella pesca, catture sempre nella norma. Ed una volta agganciato questo pesce, ho pensato davvero di meritarmelo. Una ricompensa per i troppi capotti, le albe e i tramonti a lanciare esche finte in un mare sempre più povero.

Ma i pensieri non durano che una frazione di secondo. Santiago, esperto lupo di mare, vedendo la frizione cantare ed il pesce prendere metri, accende prontamente il gommone, e mi pone in una posizione perpendicolare al pesce.

Adrenalina pura. Parte, si ferma, lo pompo. Riparte più forte, ma sento che è ferrato bene, quindi forzo la mia Avid Inshore fino al limite, senza paura di rompere il 30 libbre. I nodi sono fatti bene e testati a casa.

Sento che questa cattura sarà mia. Lo sento da come l’adrenalina mi scorre nelle vene, ma riesco a tenere la freddezza per anticipare due cambi di direzione. E sento che sale. Percepisco il suo girare intorno, mi nutro della sua stanchezza e tiro. Tiro come se non avessi una canna in mano,ma un bastone.

Vedo la livrea. La sagoma. Un riflesso giallo. Trasalisco all’idea di perderla, ma con una mossa decisa Santiago salpa il pesce con il boga.

Un urlo di gioia rompe il cielo, le onde, mi riempie il cuore e l’anima. Un momento magnifico, coronato, almeno per me, da una splendida cattura, con le persone giuste.

Non è gigante, non è un oversize. Ma per me, è una conquista. La sognavo da tempo, e finalmente, è arrivata.

DSCN8272Grazie per avermi regalato questa emozione.

Matte

 

Una porzione di cielo

Non mi piace la terminologia tecnica. E, vi dico la verità, a volte, quando parlo con altri pescatori, annuisco senza sapere di cosa diavolo si stia parlando.

Non tanto le cose base base, fino a quel punto ci arrivo. Ma quando si comincia a parlare di twerking con amo wide gap ad innesco pater noster con lancio a farfalla e recupero alla piguino ingrifato, li, mi perdo.

Ammetto l’ignoranza, ma per ora, per quello che mi interessava fare, cioè andare a prendere una boccata d’aria dopo 8 di ufficio, il significato di alcuni termini non mi è servito.

Nemmeno per agganciare un’esca al moschettone, per lanciare e per ferrare. Nemmeno per capire dove lanciare perchè a volte è proprio questione di istinto.

Altre, forse il più delle volte, di culo.

L’altra sera, con l’amico Luca, il quale comincio a credere mi porti fortuna, siamo andati a fare un tramonto in scogliera.

Lui è arrivato poco prima di me, e vedere sulla punta la sagoma scura  che si accingeva a lanciare mi ha messo la fretta giusta per recuperare il colpevole ritardo.

Il leggero maestrale e l’odore di mare legato a quello della macchia mediterranea, ogni qual volta vado a pesca, mi suscita sempre il pensiero che,se ci fosse un paradiso, sarebbe tale e quale a questi posti.

La campagna si lega perfettamente al mare, come un piatto a base di zucchine e gamberetti. E’ uno spettacolo a livello qualitativo, impossibile da ritrovare nei luoghi che offrono le medesime situazioni. Sta a noi decidere di vivere serenamente,di dedicarci alla conservazione e alla difesa del nostro territorio, optando di diffidare dagli “imprenditori” che la vedono solo ed esclusivamente come opportunità di guadagno, senza nessun rispetto verso il popolo Sardo.

Torniamo alla scogliera. Arrivato saluto Luca e decido di piazzarmi nel punto dove ormai ho messo la tenda. Comodo, vista mare e si lancia discretamente bene.

Cominciamo a lanciare in ogni direzione, fin quando da dietro la sua esca non sbuca la sagoma affusolata e scura del nostro amico barracuda. E’ luce e già seguono. Questo fa presagire che qualche strike lo porteremo a casa. Ed infatti, un paio di lanci, e Luca aggancia il primo barra della serata. Piccolo, ma pur sempre divertente. Ed in men che non si dica, torna in acqua.

La serata passa così, tra agganci e slamate di piccoli barra, sino a quando,ad un certo punto, in pausa sigaretta, mi fermo a guardare il cielo.

Una serata senza vento, con il tramonto alle spalle, il sole di un arancio scuro che rendeva idilliaca l’ennesima serata passata al mare, ma sempre diversa dalle precedenti.

Una serata dove avrei voluto una porzione di quel cielo, da osservare quando le cose non vanno come dovrebbero qui sulla terra. Una porzione di cielo, tale da farmi capire quanto io sia infinitesimamente piccolo e poco bello rispetto a quello spettacolo. Una porzione di cielo utile a staccare la testa da tutto. Una porzione di cielo, punto e basta.

Mi giro da Luca ed esclamo “E’ troppo bella questa serata perchè non esca un pesce decente!”

Finisco la frase, e l’amico aggancia l’ennesimo barrino. Mi giro per chiedere se serve aiuto….e il mio recupero si blocca, la canna si piega, ed istintivo come il respirare arriva la ferrata.

Il combattimento dura poco, spingo l’Avid finchè ne ha perchè capisco che posso farlo. Due fughe verso il fondo sfiniscono il predatore, salpato dalle sapienti mani di luca.

Barra 2

Due foto ricordo e via di nuovo in acqua, in questa splendida serata estiva in compagnia di un amico

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Alla prossima!

Patte

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