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Impressioni su esche, canne e mulinelli

Evolution Tackle – Nemesi 140

 …not another jerkbait….

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Lunghezza : 140 mm

Peso : 17 grammi

Azione : Slow Sinking

Caratteristiche :

  • armatura Interna in acciaio Aisi 316Ti (Titanio) ;
  • barra scorrimento cilindro interno in acciaio Aisi 316Ti (Titanio) ;
  • ancorette – n. 3 Thrinax SW Misura #6 – 4x (Tin) ;

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Era da parecchio tempo che non vedevo sul mercato un jerk da 140 mm che mi incuriosisse per particolari caratteristiche. L’ultimo che la mia plano ricordi fù il Mommotti 140, primo killer di barracuda agli inizi, per me, di questa splendida pesca. Esca di cui conservo ancora svariati esemplari che vengono utilizzati nelle giuste condizioni. Ma,se i japponesi ci chiamano jerk generation, hanno una motivazione fondata.

La maggior parte degli spinner che frequento, io compreso, appena arriva in scogliera, con mare formato (ed a volte anche con piatta), sfodera le esche più lunghe che la cassetta possa contenere (180/190), forse più per abitudine che per effettiva convinzione. In determinate condizioni, è palese che un esca debba tenere bene la corrente e lanciare controvento (anche se conosco molte esche, ad esempio di misura 125, che fanno il loro sporco lavoro).

Nelle giuste condizioni,secondo il mio parere, un 140 con un movimento particolare, può dare grandi soddisfazioni.

Per la mia piccola esperienza, le vibrazioni sono molto importanti. Laddove una jerkata non stimola l’istinto del predatore, il movimento lineare di un minnow ben manovrato, può risolvere una giornata di pesca. Il Nemesi è un’esca che mi è piaciuta molto, ragion per cui ho deciso di dedicarle un piccolo spazio sul blog.

 

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Lancio :

Il lancio è una caratteristica che ritengo molto importante in un 140. Perchè in mezzo alla schiuma, con vento moderato e raffiche, è difficile lanciare quei 20/30 metri ideali. L’ho utilizzato un paio di uscite con mare importante, e bucava  benissimo il vento fastidioso che metteva in bando il trecciato.

Appena si frusta, si sente il “tac” dello spostamento dei pesi interni, e un missile  parte verso il mare. A quanto ho capito, i ragazzi del progetto hanno brevettato un sistema di pesi tutto particolare,ma non sono buono con i  tecnicismi e neanche mi interessano. Buca bene il vento, non sfarfalla e si lancia bene. In assenza di vento, l’esca vola perfettamente in assetto solo accompagnando il lancio, senza bisogno di particolari sforzi. Le canne con cui ho provato l’esca sono state una GLX 5/8 e una St Croix da un oncia e un quarto. La GLX, abbinata ad un 2500 con il 15 libbre sembra essere la giusta dimensione per questa esca.

Prede : La misura 140 è una via di mezzo, che può andar bene praticamente per tutti i predatori insidiabili dalla costa. Le prede catturate sono state alcuni barracuda, svariate spigole ed un piccolo serrotto caduto preda di una colorazione chiara durante la notte.

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Movimento :

Qui ci sarebbe da scrivere due pagine. Una persona, quando compra un esca, ad esempio un popper, sà bene che l’obiettivo finale è quello di creare degli spruzzi sulla superficie dell’acqua che appaiano al predatore come minutaglia. Poi, che lavori poco sotto la superficie, che abbia una forma più o meno particolare, rimanda ai nostri gusti personali.Quindi, all’acquisto di un “jerk”, ci si aspetta che il suo lavoro venga svolto principalmente nell’atto della “jerkata”, e se nel recupero lineare perde un poco di movimento,non importa.

Questa “perdita” di dinamica non accade nel Nemesi 140, descritto come jerk minnow. Ripeto, non sono buono con i tecnicismi, per cui me ne frego e vi riporto le impressioni con termini più “comuni”.

Nelle jerkate sbanda ampiamente, ed ad ogni jerkata il suo movimento è diverso da quello precedente, risultando uno sbandamento più o meno  ampio a seconda della forza impressa. Mostra il lato molto spesso, emettendo, nelle colorazioni che lo concedono, dei flash che ritengo molto  importanti ai fini della cattura.

Ma non è questo che mi ha colpito, perchè più o meno tutti i jerk si comportano in questo modo. La particolarità che mi è rimasta impressa è che lavora sino a sotto ai piedi. La paletta ha una forma particolare, ed anche lavorato dall’alto rimane in acqua sino all’ultimo giro di manovella.Recuperato lento, lineare, sembra un pescetto a passeggio, sinuoso e tranquillo. Recuperato veloce, l’esca diventa un pescetto in fuga, sfarfalla da una parte all’altra, ma senza diventare innaturale.

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Il recupero che più mi piace imprimergli è un recupero completamente irregolare. Jerkate verso il basso portano l’esca a puntare il muso verso il fondo, mentre i continui cambi di direzione legati alle variazioni di velocità creano un scheggia impazzita, un pesciolino in difficoltà, che raramente passerà inosservato in presenza di predatori.

Negli stop l’esca punta il muso verso il basso, e la sua essenza slow sinking, in condizioni di mare poco formato, le consente di essere quasi un’esca suspending. Come si riprende il recupero, il nemesi guizza via velocissimo.

Tiene molto bene la corrente e la sua paletta resistente fà sentire in canna il suo scodinzolio deciso : quando si accelera e si accompagna la canna lateralmente si percepiscono perfettamente le vibrazioni emesse. Per i lettori abituali, è noia sapere quanto mi piaccia pescare leggero, e con il nemesi riesco ad avere un jerk utile al tipo di  pesca che prediligo senza dover necessariamente lanciare 35 grammi.

Sopratutto, posso imprimergli esattamente il  movimento che mi viene in testa al momento. Sicuramente un arma diversa rispetto ai 140 già presenti sul mercato, che si piazza esattamente in mezzo ai minnow con un movimento con forte personalità, ma inutili da jerkare, ed  ai jerk veri e propri. Un bella scoperta.

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Vernice e colori :

Questo è un punto dolente, per quanto riguarda i miei gusti personali. Mi piacciono le esche con colorazioni senza mille sfumature, puntini, colori particolari. Su 6 colori in cui viene, per ora, prodotto il nemesi, solo tre rientrano nei miei canoni. Conosco bene la diatriba sulle colorazioni, chi dice che non influisca, chi si basa  solo su quello, etc. Il Bianco lo prediligo su ogni tipologia di esca.

Mentre, riguardo la vernice, tanto di cappello. Anche dopo svariati pesci dai denti aguzzi, botte sulle rocce, colpi nella plano, la vernice resiste egregiamente. Il colore è molto resistente, e non tende a “sfogliarsi”. I flash emessi dalle colorazioni che detengono intrinseca questa caratteristica sono ottimi, durante le jerkate si vede perfettamente come la luce riflessa sulla livrea genera piccoli “lampi”.

E’ chiaro che, a medio lungo termine, è tutto da vedere.  Dopo circa 20 uscite, l’esca è ancora in ottime condizioni.

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Armatura, paletta ed ancorette :

Armatura passante, ancorette affilate , paletta solida. Non posso ancora esprimermi a riguardo, non avendo ancora agganciato pescioni. Per ora, tutti i pesci agganciati sono stati portati a terra. Le ancorette sono molto affilate,è sufficente che il pesce ne venga a contatto,pur senza attaccare l’esca, che nella maggior parte dei casi rimarrà allamato. La paletta ha un rinforzo alla base che la rende più resistente alle botte, senza inificiare il nuoto e l’aerodinamica nel lancio.

Per tutte le volte che l’ho sbattuta sulle rocce, avrebbe dovuto perdere la paletta, o come capita in alcune esche, perdere gli occhietti. Invece niente di tutto questo è capitato.

Le ancorette non hanno segni di ruggine. Devo specificare che, appena torno a casa,lavo con acqua dolce tutte le esche che utilizzo nella pescata, di conseguenza allungo la vita utile a tutte le parti metalliche presenti nei plastichetti.

 

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Giudizio Conclusivo

La mia impressione su quest’esca è decisamente posivita. Si lancia bene,tiene il mare, ha un bel movimento ed ancorette affilate. Quindi tutte le caratteristiche necessarie ad un esca per rientrare nella scelta delle plano. La verniciatura è ottima, mentre, per le colorazioni, avrei preferito altri colori. Ma non si può pretendere tutto, le caratteristiche che possiede sono più che sufficienti per ritenerlo un artificiale valido.

Chiedo scusa per le ultime due foto poco definite, ma l’autoscatto è una tecnologia a cui i miei meandri non si sono ancora del tutto abituati.

Faccio un grande in bocca al lupo al progetto Nemesi, tutto italiano formato da ragazzi giovani, che in questo momento sfida le leggi di un mercato generale in progressivo fallimento.

Matte

 


Falcon Low Rider 6 17

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Scritto da Sepclo (Daniele Luciani).

Falcon Lowrider, la mia prima canna seria,e fu subito amore.

Voglio cominciare facendo subito una piccola premessa:quando ci si affaccia a un hobby, qualsiasi sia, si cerca sempre di  tenere in considerazione il portafoglio , e quando ci si affaccia a un mondo come quello dello spinning sicuramente a risparmiare su alcune attrezzature si rischia di perderci in termini di catture.

Ovviamente parlo per esperienza personale.

Poi rischi di ritrovarti alle 6:40 del mattino con mezza canna da spinning (perchè l’altra meta è esplosa in quattro pezzi) dopo aver perso la spigolona della vita, esserti svegliato alle quattro e aver macinato Kilometri,in quesi casi oltre al portafoglio a piangere lo è anche il cuore.

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Ma adesso bando alle ciance e veniamo al dunque.

Dopo quella brutta ma istruttiva esperienza, decisi di cambiare canna , e usare il pezzo della vecchia come bastone per le tende o appendiabiti.

Un giorno in pieno inverno parlando con Ale, (Ottimo dispensatore di consigli), mi disse che se volevo una canna con un ottimo Rapporto qualità prezzo e una buona versatilità (Barracuda,Serra,Spigola per intenderci) potevo affidarmi alla Lowrider della casa Americana Falcon.

Mi misi subito alla ricerca, e focalizzai la mia attenzione su questo Modello.

La  Lowrider è una  Canna che nasce per la Pesca da riva, la casa produttrice dichiara che è adattta alla pesca ai Bass e Spigola,io sono del parere però che puoi capire le potenzialità di una canna solo testandola con te tue mani. E cosi ho fatto, sono riuscito a trovare un’occasione usata,con all’attivo una decina di lanci…aggiudicata! E una canna Lunga 7” (210 cm) monopezzo con manico in sughero, ottima per pescare da porti e scogliere di media altezza, ho notato che su scogliere parecchio alte , il recupero dei minnow classici e wtd diventa un pochino macchinoso.

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L’azione del fusto (grafite altissimo modulo) è secondo me il punto forte di questa canna,ha una schiena abbastanza rigida,

a differenza degli ultimi 10 cm, (la porzione compresa tra gli ultimi due anelli per intenderci)più morbida e quindi più sensibile,riuscendo cosi a trasmettere le vibrazioni degli artificiali, in particolar modo quelli con palette più pronunciate.

La casa costruttrice dichiara che il range di gestione degli artificiali e tra 3/8 di Oz (10,63 gr) e 1 OZ (28 gr),ma anche le pietre sanno che è una canna sottostimata, perchè può lanciare tranquillamente fino ai 40 gr,gestisce egregiamente wtd di dimensioni e peso equivalenti al Super spook heddon.

Utilizzo sempre un 30 Libbre come trecciato, nonostante ciò con questa canna riesco a coprire lunghe distanze,è equilibrata nel lancio e lancia bene anche “frustandola” un po’(non si fa eh!). A parer mio però fatica a gestire e lanciare minnow intorno ai 10 gr, siliconici compresi(soprattutto se spiombati). Il Range del peso è stimato tra le 15 e le 25 Libbre(6,80 kg-11,34 kg),purtoppo non ho ancora avuto la fortuna di metterla alla prova,(momentaneamente il suo record è 4 kg)ovvero di portarla al limite,ma vi posso assicurare che è una canna che di “schiena” ne ha, e parecchia anche!

Suppongo (e ora spiego il perchè) che gli anelli fuji della canna non siano collaudati per la corrosione,(la LowRider nasce prevalentemente nella pesca in acqua dolce FW,esiste anche la versione per l’acqua salata) ma, credetemi, io non la lavo mai dopo pesca e….non hanno un filo di ruggine!

Il manico in sughero ha una piccola pecca ma che rimane legata al materiale stesso,d’inverno esposto all’umidità  tende ad appesantirsi parecchio, però, non si può avere tutto dalla vita.

Da quando è con me la Lowrider di botte ne ha prese parecchie, Nonostante ciò(Sono una specie di trattore)mi affianca nella stragrande maggioranza delle mie uscite. Personalmente come mulinello le ho affiancato uno shimano taglia 4000 e successivamente un 5000, in tutte due i casi formando una combo davvero perfetta,poca differenza sennonchè di qualche grammo in più per il 5000.

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Ottimo il rapporto qualità prezzo ,con 150 € (€uro più €uro meno) avrete una canna da pesca in grado di coprire buona parte delle vostre uscite in scogliera e non(è raro ma potreste trovarla usata nei mercatini online per qualche € in meno). Ovviamente questo è un mio personalissimo parere,scrivendo sulla LowRider sfondo una porta aperta, non ho scritto nulla di nuovo su una canna che ha fatto e sta facendo la storia dello spinning sia In SW che in FW,magari può servire come dritta per chi come è successo a me, vuole passare a una canna seria e sta cercando qualce informazione.

Mi sono dilungato troppo, come e mio solito fare:

Un saluto

-Sepclo- (DANIELE LUCIANI)

Esche – Coixedda 130 Seaspin

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La mia passione per i darter è recente, come quella per la spigola.

Sono sempre stato un pescatore da “due ore”, uno di quelli che pesca al cambio di luce, quello che succede succede, e via a casa a sbrigare mille faccende. Mentre, ho capito a mie spese, che la pesca alla spigola non è sbrigativa come fare i barracuda in scogliera all’alba, dove nelle giornate con la fortuna a favore, riusciamo ad agganciare più esemplari senza particolari problemi.

La pesca alla spigola ha bisogno di tempo, sia per lo studio dello spot che per quello effettivo in pesca. Bisogna capire le condizioni, quando andare e dove andare, ma sopratutto, se si pesca, capire il perchè si è pescato. Ho passato questo ultimo periodo a cercare solo la regina, e non nego di essermi appassionato . Ho capito il perchè di molti spinner, di dedicarsi solo alla spigola e di lasciar perdere tutti gli altri pesci.

E’ veramente la regina. E’ bellissima, nelle sue forme sinuose, nei suoi colori che cambiano a seconda della luce, dell’ambiente in cui la si pesca, dell’umore della scattista per eccellenza. E fregarla, non è semplice. A volte collabora, ci fà divertire, a volte sono in tante a venire a salutarci. Altre volte invece non ne vuole sapere. Diventa capricciosa come una donna, rifiuta le nostre esche come se fossero avanches troppo spinte, quasi fastidiose. Ma come tutte le femminucce che si rispettino, si trova sempre un punto d’incontro, sopratutto quando decidiamo di scendere a compromessi, apriamo la mente, e dimentichiamo tutti quei stupidi pregiudizi che la riguardano.

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Il periodo è ottimo, il pesce c’è e si vede, ma bisogna presentargli un apprezzabile regalo per spingerlo ad uscire di casa. Sfortunatamente, non sono mai riuscito a immortalare qualche bella regina in mezzo alla schiuma, a volte per slamate, altre volte per errori nella gestione del pesce. Fatto stà che rimane l’obiettivo di questo inverno. Nel mentre, mi consolo cercandola in altri ambienti naturali dove l’acqua è calma ed ancora calda.

Tra i darter che decido di portare appresso nelle varie uscite notturne, c’è il nuovo coixedda 130. Non nego che , il vecchio modello, non mi è mai piaciuto. Il nuoto, la lanciabilità, la reazione alle nostre piccole jerkate. Ma il nuovo…è tutta un’altra storia…

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Si lancia , dato il suo peso accettabile (26 grammi), abbastanza lontano, ma è il nuoto ad essere stato modificato : ora assomiglia molto di più al fratellino più piccolo. E questo mi garba assai.

Per circa 15 uscite ho alternato darter e silicone (ma questa, è un’altra storia), da circa inizio Ottobre a fine Novembre. Le catture non sono state numerosissime, ma il 130 è riuscito a stimolare l’attacco laddove altri darter ricevevano solo smusate e rifiuti.

La taglia delle catture non è stata enorme, ma è sempre divertente avere un pesciolino in canna :

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La canna che ho utilizzato è una Airrus Co Matrix 457, comprata su un famoso mercatino dall’amico Elia per pochi euro. A volte, è bello tornare alle origini, dedicarsi a lanciare senza preoccuparsi di “se frusto rovino il fusto” o ” se incaglio non posso forzare”. Infatti,questa 3/8 è diventata la mia compagna per la pesca alla spigola,da quando l’ho acquistata. Devo dire che per quanto abbia sentito di male sulla sensibilità di questo fusto, è abbastanza sensibile anche per pescarci a silicone.

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L’attacco, nella maggior parte dei casi, è stato sempre sull’amo di coda, forse perchè il recupero era sostenuto,accompagnato da jerkatine (ho trovato la mia dimensione con l’esca). L’ho provata anche in mareggiata, ma sinceramente le due volte che sono andato c’era troppo mare e molto vento, non avrei sentito nemmeno un AK probabilmente. Nelle uniche due belle schiumate ridossate dalle onde, mi è sembrato lavorasse perfettamente sotto il pelo dell’acqua, e nel caso di catture in condizioni di scaduta aggiornerò il post.

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Anche se non ho fotografato i rilasci, queste spigole sono tornate tutte a nuotare in libertà.

In conclusione, un esca a cui bisogna dare fiducia. Sono dell’opinione che se si riesce a trovare il recupero adatto alla situazione, un darter di queste dimensioni è di un utilità fuori dal comune.

Alla prossima!

Matteo

Esche – Stria Seaspin

Riporto, prima di tutto, le caratteristiche della casa :

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Tipo: sinking minnow, long casting
Lunghezza: 95 mm
Peso: 18 g
Ami: Seaspin Très T3X, super-sharp, corrosion resistant salt water treble hooks 3X, n°2 #4
Profondità di nuoto: 30-90 cm

Inizialmente titubante, ho deciso di provarla dopo che l’amico Massi (Stambe) ha cominciato a catturare qualche spigola. Sinceramente, la forma non mi piaceva più tanto, e , seppur la paletta pronunciata era indizio di uno scodinzolio interessante, i darter hanno sempre avuto la precedenza.

Ma una sera, cercando la spigola in ambiente naturale, le solite esche non erano di gradimento della regina. Frugando nelle mille plano che di norma mi porto appresso, scorgo lo stria. Alla fine, penso, cappotto per cappotto, perchè non provare.

Monto l’esca nella clip e le faccio assaggiare per la prima volta nella sua carriera l’acqua salata. La serata è senza vento, nè a favore nè contro, ma l’esca vola lontano. Con la GLX riesco a sentirne le vibrazioni, con piccole jerkatine le faccio fare svariati cambi di direzione, seguiti da accellerazioni e stop & go.

Quasi a recupero terminato….BAM! L’esca si ferma e la frizione, tarata morbida per la pesca alla spigola, cerca di partire, ma con poca convinzione. Assesto una ferrata alla regina che si è fatta fregare da questo cioccolatino…due pompate ed eccola…pronta ad uscire fuori dal suo habitat per giusto una foto in autoscatto :

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Non è grandissima, ma sono pienamente soddisfatto. Utilizzo il boga giusto un secondo per la foto, ed una volta rimessa in acqua fugge via pimpante :

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Dopo il nulla. Rilancio ma niente.

Decido di tornarci la sera dopo, le condizioni non erano delle migliori, freddo, vento da terra, ma ero troppo curioso di riutilizzare lo stria.

Cambio punto perchè quello del giorno prima era già occupato dai surfcasters.  Opto per una lingua di sabbia vicino al gradino.

I lanci si susseguono ma niente, alterno lo stria al silicone, per finire con i darter. Niente di niente. Comincio a passeggiare alternando i lanci, fin quando non torna il turno dello stria. Trovo un punto dove la corrente riusciva a farlo nuotare quasi da solo, una caratteristica in cui un esca da spigola non può toppare, ed infatti, dopo un paio di lanci aggancio una bella spigoletta :

Spigola_DueAnche in questo caso, una foto veloce e poi via in acqua :

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Devo dire di aver cambiato radicalmente idea sullo stria. Si lancia bene, trattenuto in corrente scodinzola il giusto, risponde bene alle jerkatine ed il suo wobbling recuperato veloce alternato agli stop mi piace da impazzire. Non è un esca da recuperare velocissima, pena la fuoriuscita della stessa fuori dall’acqua. Ma, a mio avviso,un esca che nasce per la spigola, non ha bisogno di essere recuperata troppo veloce.

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Un esca particolare, con un nuoto che non ha bisogno di grandi personalizzazioni ma all’occorrenza si presta alla fantasia del pescatore.

Alla prossima!

Matteo

Esche – Molix Sator Worm 4″

Da un po di tempo a questa parte, le ore da dedicare alla pesca si sono ridotte drasticamente.

Una sola alba in settimana e giusto qualche tramonto sono i cambi di luce che posso sfruttare. Di conseguenza, ha preso piede l’idea di andare qualche ora dopo cena, ma non volevo pescare con le solite hardbaits da scogliera. La scelta è ricaduta sulle esche in silicone, attraverso le quali ho piano piano affinato l’idea di pescare con fili molto sottili e canne corte ma sensibilissime.

Le stesse, con le quali,alla fine, mi sono dedicato alla pesca delle lampughe.

Testando varie esche, trovando il giusto compromesso tra lancio e peso ideale per affrontare le svariate situazioni , ho trovato la mia dimensione con una canna GLoomis in GLX da 4/16 di oncia ed un mulinello 2500, caricato di 10 libbre e Fluorocarbon dello 0,30.

Ho deciso di dedicarmi alla pesca della spigola in porto, cercandola nell’ombra delle barche, nelle buche, a mare praticamente piatto, con testine piombate di grammatura massima 5 grammi e con siliconi che variano dal solito grub alle forme più insolite.

E girando nel web, mi sono imbattuto in un esca che secondo me ha molto da dire, i Sator Worm da 4″ della Molix :

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Il silicone, al tatto, è di ottima qualità, facile da innescare, morbido, ma non tanto da sfaldarsi nel caso decidessimo di cambiare testina con un amo e viceversa.

La particolare forma con il corpo zigrinato permette all’esca di emettere vibrazioni,neanche tanto impercettibili, ma la cosa che mi più mi ha colpito è la pallina in coda : permette un leggero sbilanciamento dell’esca in fase di richiamo in caduta. Un innesco con testina piombata legato ad un recupero a colpetti di cimino laterali e verso l’alto, intervallato da pause, così da permettere all’esca un leggero affondamento, imprimono all’esca un movimento da piccola anguilletta, , con rapidi guizzi verso ogni direzione.

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Il recupero appena descritto è quello che personalmente utilizzo per la maggiore, ma l’esca in questione è polivalente. Recuperata lentissima su fondali sabbiosi, fa impazzire gli scorfani, i quali puntano subito alla pallina in coda, la quale sparisce dopo pochi lanci tranciata di netto dai nostri voraci amici.

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E capitato più volte di avere attacchi a ripetizione, e trovare il silicone tagliato di netto.

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Ma il target, senza nulla togliere alla cattura dello scorfano è la spigola.

Le condizioni di piatta ed assenza di corrente non sono proprio il massimo per la cattura della lunatica regina. Vado a disturbarla dove credo che possa riposare, oppure sia nascosta in attesa del passaggio di qualche malcapitato pesciolino : nell’ombra delle barche ormeggiate, sotto i moli, ai bordi dei canaloni.

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Le catture di spigole di piccola e media taglia non sono mancate, hanno dimostrato subito forte interesse verso il movimento del Sator Worm. Il continuo saltellare dell’esca a mezz’acqua ha incuriosito non solo le spigole, ma anche qualche serra, che per ovvi motivi non è una cattura possibile da portare a termine con terminali così fini, se non nel caso in cui l’amo perfori solo la parte esterna della bocca.

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In conclusione, credo che la varietà di colori con cui viene prodotta, sia un ulteriore punto a suo favore : personalmente con acqua limpida uso colori scuri, mentre ad acqua torbida preferisco un colore più chiaro come quello in foto.

Sicuramente un esca da provare, nella misura 4″. Viene prodotto in una misura più piccola (2,5″), ma la vedo più orientata al rock fishing.

Alla prossima!

Matteo