La malattia – le origini

“Il contagio è la trasmissione da un individuo ad un altro di una malattia infettiva.
Può avvenire in diversi modi a seconda della malattia associata.”

Questa, è la definizione che wikipedia ci fornisce nelle prime righe di risposta, quando si ricerca la parola contagio. Il termine “malattia“, lo sentiamo spesso nel mondo dello spinning . Da compagne, mogli,madri, fratelli, amici, cugini…

Ma è sul termine “infettivo” che vorrei soffermarmi. Quanti di noi avrebbero mai cominciato a fare spinning, se qualcuno non fosse venuto ad entusiasmarci con racconti di treni agganciati alla canna, di scogliere bellissime e di emozioni forti? Credo in tanti.

Ma n0n è disonore, anzi. Quando si può prendere qualcosa di buono dagli altri, secondo me è giusto lo si faccia senza remori. Sempre migliorarsi,sperimentare e cambiare forma.

Ma partiamo dal principio.

Tanti anni fà (non moltissimi, ma abbastanza da aver preso alcuni kg durante questi anni), oltre il calcio e la musica (ed, ovviamente la sgnacchera), non è che avessi molti interessi. Oppure, riformulando, erano interessi nei quali la passione c’era, ma non tanto da sacrificarmici per ottenere risultati concreti.  Ma la pesca era già presente,anche se sicuramente non come oggi. Andavo con mio babbo, al porto o in spiaggia,a pescare con il vermicello,ferrando i malcapitati saraghi  o le povere occhiate ignare di mangiare il demoniaco inganno.

Ed in una giornata d’estate di metà anni 90′, dove l’afa veniva smorzata da un leggero vento da nord, seduti su sgabelli dalla stabilità incerta, mi raccontò per la prima volta di un pesce predatore…

“Babbo, ma predatore in che senso?”

“Predatore che mangia gli altri pesci Matteo.”

“Che pesce è?”

“Si chiama barracuda.”

“E come è fatto?”

“E Matteo…ha la forma affusolata…è di colore grigio con bande laterali sulla schiena…ha i denti lunghi ed affilati…”

“Ha i denti? Ma tu l’hai mai visto dal vivo?”

“Si, mi è capitato di vederli in porto, quando facevo il militare, alle prime luci dell’alba…”

Il primo sintomo della malattia piscatoria : la curiosità.

Per anni, non ho potuto informarmi su questo bellissimo predatore, ero piccolo ed i pc esistevano solo nei film…fin quando mio padre ne acquistò uno, abbastanza decente per poter navigare su internet con un modem 56k.

E se anche la curiosità sul nostro bellissimo sfirenide sembrava attenuata, la possibilità di avere il mondo a portata di clic la riaccese come benzina sul fuoco. Ed appena digitata la parola barracuda…trovai tanto da leggere…alcune foto…le abitudini…ed un forum.

Direte voi, un forum nei primi anni 2000 di spinning? E già. Un signor forum gestito da alcune persone in gambissima. Persone che praticavano il C&R già all’epoca, quando alcuni dei più noti spinner dei giorni nostri giravano per casa con il ciuccio in bocca.

Questo forum si chiamava barracuda spinning club.

Secondo sintomo della malattia piscatoria : l’eccitazione.

Allora, pischellino con quattro peli sotto le ascelle, mi misi  a leggere tutto quello che potevo, le abitudini, gli orari giusti, (di esche, canne e mulinelli ancora non se ne parlava, si pescava per il piacere di farlo), ma sopratutto i posti giusti. Scogliera naturale…imboccatura dei porti…e centrali dell’ENEL.

“Sì, per via dell’acqua calda,” mi disse un carissimo amico. “Io ho degli amici che escono a pescare e gli vedono sempre girottare in quella corrente di acqua bollente”.

“Se vuoi, possiamo andare per provare a pescarli”.

Ecco. Credo che questo sia stato il mio punto di non ritorno. Da quel momento, l’eccitazione era a mille. Il capire come arrivare in quel punto, mettere benzina al cinquantino, tenere le canne dritte per evitare di fare la fiancata a qualche macchina nell’altra corsia e…le esche artificiali.

Residui bellici di mio babbo e suo babbo, roba che oggi mi vergognerei a tirare fuori.

Fase finale : il contagio.

Salo, così chiamato dal gruppo di amici per via del suo cognome, cominciò a raccontarmi di magnifiche pescate fatte dal padre, dai parenti e di pesci stratosferici pescati in quello spot. Di leccie e ricciole over 20 kg….e di barracuda.

Mi si illuminavano gli occhi, ogni qual volta che diceva che mangiavano a galla sui muggini, che era uno spettacolo della natura, che l’acqua “bolliva”.

Ed allora, pronti e via, senza remori. Decidemmo di fare la notte in questo spot, dove nessuno dei due era mai stato. Si era fatto spiegare la strada a grandi linee da un amico. Ricordo ancora la discussione su cosa portare, ma ci sarà freddo, ma dici che una canna a fondo serve….

E la sera partimmo. Carichi come asini. Ricordo il viaggio, scomodo, sulla moto nera customizzata come meglio si poteva negli anni 2000. Ricordo il pezzo sterrato, lunghissimo,pieno di buche. E finalmente scorgemmo lo spot.

Era una piattaforma in mezzo al mare, dietro le turbine dell’ENEL. Il sole alto illuminava la forte corrente che i mostri meccanici creavano risucchiando l’acqua del mare. Bene, il grande momento era arrivato.

Scaricammo la moto, percorremmo un breve tratto di scogliera artificiale ed eccoci sulla piattaforma. Il mare era piatto come olio, e sotto di essa si scorgevano le sagome dei muggini e delle salpe.

Il tempo passò veloce sino al tramonto, quando l’acqua cominciò a ribollire. Il cielo si era scurito, come nei film, quando si ha un brutto presentimento e sta per accadere qualcosa di tragico. E così fù. Un branco enorme di barracuda attaccava i muggini lontano da noi, una scena che ancora oggi mi mette i brividi, un emozione unica. Vedere i denti aguzzi letteralmente macellare la loro cena, era uno spettacolo senza prezzo. Attaccammo un artificiale dalle ancorette rugginose, su canne corte ma più da beach ledgering che da spinning….

I nostri lanci non arrivavano a destinazione, e presto ci stancammo di non avere i barracuda a portata di lancio. Poco dopo, sceso il sole, il nulla più assoluto. Passammo una notte fredda, in compagnia di sigarette, panini e qualche birra, sdraiati nel bordo della piattaforma a guardare il cielo e a fantasticare sui quei mostri che fino a qualche attimo prima ci caricavano di adrenalina. Fino all’alba.

All’alba successe qualcosa di particolare….Salo, nelle sue magliette smanicate da camionista, con i suoi metodi rozzi ma dai modi gentili, mi disse che era arrivata l’ora di prendere un barracuda…

Forse in altre occasioni avrei riso in faccia a chiunque, ma non il giorno. Prese la sua canna, innesco un rapala testa rossa dalla paletta di metallo, e lanciò forte. La polvere, la salsedine e l’acqua che fuoriscirono sotto forma di polveri dal mulinello, le braccia tese e lo sguardo concentrato sul nylon permangono ancora nei miei ricordi…

E fù un attimo…la lenza si tese, le braccia ferrarono forte il predatore, che a sua volta diventò preda del plastico inganno…l’acqua si aprì…cominciò a scodare a galla…una piccola fuga…l’ansia e l’adrenalina legate assieme…all’urlo di “Prendi il coppo! E’ grande!E’ grande!”….la sagoma argentea riflessa nella prime luci dell’alba e….

Dottore sono malato. Lo risconosco, dicono sia il primo passo verso la guarigione. Mi ha contagiato un amico…si lo so sono brutte cose ma ormai è difficile uscire da questo tunnel.

Grazie Marco, grazie di tutto.

Matteo

Esche – Coixedda 130 Seaspin

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La mia passione per i darter è recente, come quella per la spigola.

Sono sempre stato un pescatore da “due ore”, uno di quelli che pesca al cambio di luce, quello che succede succede, e via a casa a sbrigare mille faccende. Mentre, ho capito a mie spese, che la pesca alla spigola non è sbrigativa come fare i barracuda in scogliera all’alba, dove nelle giornate con la fortuna a favore, riusciamo ad agganciare più esemplari senza particolari problemi.

La pesca alla spigola ha bisogno di tempo, sia per lo studio dello spot che per quello effettivo in pesca. Bisogna capire le condizioni, quando andare e dove andare, ma sopratutto, se si pesca, capire il perchè si è pescato. Ho passato questo ultimo periodo a cercare solo la regina, e non nego di essermi appassionato . Ho capito il perchè di molti spinner, di dedicarsi solo alla spigola e di lasciar perdere tutti gli altri pesci.

E’ veramente la regina. E’ bellissima, nelle sue forme sinuose, nei suoi colori che cambiano a seconda della luce, dell’ambiente in cui la si pesca, dell’umore della scattista per eccellenza. E fregarla, non è semplice. A volte collabora, ci fà divertire, a volte sono in tante a venire a salutarci. Altre volte invece non ne vuole sapere. Diventa capricciosa come una donna, rifiuta le nostre esche come se fossero avanches troppo spinte, quasi fastidiose. Ma come tutte le femminucce che si rispettino, si trova sempre un punto d’incontro, sopratutto quando decidiamo di scendere a compromessi, apriamo la mente, e dimentichiamo tutti quei stupidi pregiudizi che la riguardano.

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Il periodo è ottimo, il pesce c’è e si vede, ma bisogna presentargli un apprezzabile regalo per spingerlo ad uscire di casa. Sfortunatamente, non sono mai riuscito a immortalare qualche bella regina in mezzo alla schiuma, a volte per slamate, altre volte per errori nella gestione del pesce. Fatto stà che rimane l’obiettivo di questo inverno. Nel mentre, mi consolo cercandola in altri ambienti naturali dove l’acqua è calma ed ancora calda.

Tra i darter che decido di portare appresso nelle varie uscite notturne, c’è il nuovo coixedda 130. Non nego che , il vecchio modello, non mi è mai piaciuto. Il nuoto, la lanciabilità, la reazione alle nostre piccole jerkate. Ma il nuovo…è tutta un’altra storia…

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Si lancia , dato il suo peso accettabile (26 grammi), abbastanza lontano, ma è il nuoto ad essere stato modificato : ora assomiglia molto di più al fratellino più piccolo. E questo mi garba assai.

Per circa 15 uscite ho alternato darter e silicone (ma questa, è un’altra storia), da circa inizio Ottobre a fine Novembre. Le catture non sono state numerosissime, ma il 130 è riuscito a stimolare l’attacco laddove altri darter ricevevano solo smusate e rifiuti.

La taglia delle catture non è stata enorme, ma è sempre divertente avere un pesciolino in canna :

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La canna che ho utilizzato è una Airrus Co Matrix 457, comprata su un famoso mercatino dall’amico Elia per pochi euro. A volte, è bello tornare alle origini, dedicarsi a lanciare senza preoccuparsi di “se frusto rovino il fusto” o ” se incaglio non posso forzare”. Infatti,questa 3/8 è diventata la mia compagna per la pesca alla spigola,da quando l’ho acquistata. Devo dire che per quanto abbia sentito di male sulla sensibilità di questo fusto, è abbastanza sensibile anche per pescarci a silicone.

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L’attacco, nella maggior parte dei casi, è stato sempre sull’amo di coda, forse perchè il recupero era sostenuto,accompagnato da jerkatine (ho trovato la mia dimensione con l’esca). L’ho provata anche in mareggiata, ma sinceramente le due volte che sono andato c’era troppo mare e molto vento, non avrei sentito nemmeno un AK probabilmente. Nelle uniche due belle schiumate ridossate dalle onde, mi è sembrato lavorasse perfettamente sotto il pelo dell’acqua, e nel caso di catture in condizioni di scaduta aggiornerò il post.

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Anche se non ho fotografato i rilasci, queste spigole sono tornate tutte a nuotare in libertà.

In conclusione, un esca a cui bisogna dare fiducia. Sono dell’opinione che se si riesce a trovare il recupero adatto alla situazione, un darter di queste dimensioni è di un utilità fuori dal comune.

Alla prossima!

Matteo

Serra Autunnali

…è autunno inoltrato ormai, le temperature scendono drasticamente, arrivano le prime perturbazioni e le maestralate violente che flagellano la costa ovest sarda… è il periodo in cui i pelagici abbandonano il sottocosta e lasciano spazio alle spigole che si fanno avanti nelle scogliere per la deposizione.

Purtroppo per me è anche il periodo in cui le uscite a pesca si riducono drasticamente causa università che mi tiene fuori da casa, e non mi resta che sperare durante tutta la settimana che il week end sia generoso ma spesso ahimè sono solo speranze…
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Fortunatamente stavolta non è così, riesco a beccare l’inizio di una bella maestralata, il mare “montante”, probabilmente la condizione che più mi piace e che non mi ha mai tradito, anzi spesso mi ha regalato grandi soddisfazioni soprattutto parlando di spigole… quando arrivo sullo spot il vento è già sostenuto, ma niente che possa infastidire l’azione di pesca, il mare sta ingrossando rapidamente, so che devo sfruttare a pieno l’ora che mi resta prima che diventi impescabile.
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Rapidamente faccio girare gli artificiali a cui do più fiducia, cerco di sondare tutte le buche e gli scogli affioranti dove so che la spigola potrebbe tendere l’agguato alle sue prede, ma niente da fare…
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Mi fermo a fissare il mare, quasi sconsolato… le onde si infrangono sempre più rapidamente, quando improvvisamente tra una di esse scorgo una sagoma inconfondibile… immediatamente frugo tra gli artificiali e prendo un pencil delle ima, il big stick, ringraziando di aver portato un’attrezzatura non propriamente da spigola, come se in qualche modo fossi già conscio della possibile sorpresa…
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L’artificiale arriva in acqua, l’onda gli si alza dietro e con lei un branco di serra inferociti, sono proprio loro ed è subito spettacolo, ogni giro di manovella è una botta, gli attacchi sono frenetici quasi rabbiosi non è facile ferrarli come si deve, salti, slamate e di nuovo attacchi… già tutto questo vale il prezzo del biglietto e me lo godo come fosse la prima volta, il salpaggio del pesce sembra solo uno stupido dettaglio, ma le ancorette fanno il loro dovere e qualcuno riesco a portarlo all’asciutto…
bluefish
Non avrei potuto chiedere di meglio per chiudere questa stagione di serra, stagione altalenante ma che mi ha regalato grandissime emozioni, l’arrivederci è alla prossima primavera…. e ora largo alla “regina”.
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Andrea