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La malattia – Lo scadere delle persone prima della tecnica

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Prima di cominciare a scrivere le mie solite baggianate, vorrei fare una premessa. Qualunque pescatore a spinning nato (piscatoriamente parlando) dopo gli anni 2000, non ha fondamentalmente inventato niente. Tutti, e dico tutti, siamo stati contagiati. Almeno dalla curiosità,dai racconti splendidi  o dalla grandezza dei pesci pescati con i plastichetti. Quindi tutti dobbiamo qualcosa a qualcuno.

Io stesso devo tanto a poche persone, che per vari motivi, con enorme dispiacere, non frequento più. Ma bisogna rendere atto che senza di essi, non sarei il pescatore, non tanto a livello qualitativo ma a livello mentale, che sono diventato. Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Sempre.

Ultimamente noto la nascita di molti guru. Ragazzini che pescano da due giorni, locustano informazioni a destra e a manca, pescano due barracuda in frenesia e cercano subito lo sponsor di turno. Ma facciamo un passo indietro, giusto di qualche anno.

Quando cominciai questa splendida pesca, in maniera seria e costante, correvano gli anni 2008/2009. La prima volta che mi ritrovai a lanciare un plastichetto in acqua fù nel 2004, allo sbocco delle acque calde, ma la mancanza del mezzo per andare a pesca e tanti altri problemi di contorno fecero in modo di rallentare il mio fidanzamento con lo spinning.

Poi conobbi un forum, che potrei anche citare, ma penso sia abbastanza chiaro. Luogo di incontro e condivisione di migliaia di utenti, un patrimonio immenso di informazioni sulla pesca a spinning , attualmente soppiantato dal male di tutti gli hobby, FACCIALIBRO.

Postai le foto dei miei primi barracuda sul forum, e venni cazziato perchè erano sanguinolente, ritraendo i pesci buttati per terra senza nessuna pietà. Mi infuriai, ma ci tornai, a capire il perché di quel rumoreggiare. Capii che l’intento era quello di “educare”, prima di tutto al rispetto verso il mare, poi verso i pesci e in ultimo verso il pescatore a spinning, quello vero. Ma ancora a secco di catture interessanti, mandai degli MP ai grandi pescatori della zona, che con molta gentilezza mi scarrozzarono assieme a loro per le scogliere della Sardegna.

Un gesto nobile. Un gesto di altri tempi. Un gesto che fa intendere come prima la pesca era solo PESCA e non un agglomerato di Marketing in cui io stesso sono caduto vittima negli acquisti impulsivi – compulsivi.

Non smetterò mai di ringraziare quelle persone. L’approccio al Release, la gestione del pesce, riconoscere le condizioni, o anche il non parlare mai di pesca quando si è a pesca. Si parlava di tutto tranne che di pesca.

A mia volta, ahimè, mi sono crogiolato al sole. Una volta acquisite le basi,ho voluto fare tutto di testa mia. Senza accorgermi che facevo parte di un movimento di transizione, di cambiamento dell’approccio. Sono stato morso dal vampiro originario e sono diventato mezzo sangue. Ma tutti quelli contagiati a mia volta, sarebbero stati 1/4 puri, poi a loro volta avrebbero contagiato per 1/8, sino ad arrivare ad un punto dove la percentuale di tutti gli assiomi importanti sparisce.

E cade il buio su una pesca meravigliosa.

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Mi giro e vedo solo arrivisti. Amici, o presunti tali, che raggiunto lo scopo di conoscere gli spot,  spariscono quando credono di aver trovato un’occasione migliore per mettersi in mostra. Ed io stesso, potrei essere accusato di aver combinato lo stesso fattaccio.

Ragazzino giovane e con la fame di catture, ho portato avanti le mie convinzioni sino al risultato binomiale del giusto o sbagliato. Posso non aver più frequentato persone per divergenze caratteriali, ma non ho mai succhiato linfa vitale per esigenza, per poi subito dopo sparire. Ma qualche errore, come tutti, l’ho commesso anche io.

E la differenza sostanziale è questa. Qualche anno fà, per come la vedo io, la pesca a spinning era scoperta, era stare assieme, era ridere senza nessun interesse. Era condividere senza gelosie. Poi, piano piano, gli interessi si sono fatti avanti. E i nuovi contagiati, con una percentuale bassissima di valori dello spinning, hanno cominciato ad andare a pesca con l’obbiettivo di fare foto, a volte mettendo le esche in bocca ai pesci, come se la gente fosse stupida. Mentre i vecchi tendono sempre di più a chiudersi per proteggere, giustamente, ciò che rimane di buono in questa pesca.

Prima lo si faceva per goliardia, fotografare le prede per dimostrare di aver pescato il pesce più grande. Oltretutto, nella pesca a spinning, anche questa situazione, veniva limata, con discorsi molto più modesti, dove i complimenti erano veri e la gelosia SANA.

Oggi, facendo il punto della situazione, mi sono accorto di aver fatto alcuni errori di valutazione. Mi sono chiaramente adeguato all’omertà sugli spot, più per bisogno di solitudine, vista l’ondata di pseudo – spinner nata ieri, che per gelosia dei pesci. Mi sono affiancato di persone (ed a volte, a persone), che si sono rivelate delle belle sorprese.

Altre, dopo anni di condivisione da parte mia, delle informazioni, hanno deciso di provare altro. Ben venga. Non porto rancore. Ma, per sicurezza, chiudo la porta a chiave. Perché il fegato me lo posso mangiare a lavoro, ma se devo stare male anche a pesca, non ha più senso andarci.

Penso di aver scritto sin troppo. E credo che la saga de – LA MALATTIA – sia giunta al termine. Almeno, per ora.

Vi saluto con un augurio speciale, di trovare un giorno, tutte persone simili a noi stessi. Così da non poterci lamentare, mai più.

“….e ricordati, caro ADSO, che noi siamo solo nani sulle spalle di giganti….”

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Ad astra…. per Aspera…

– di Dedè :
Quando Matteo mi ha chiesto di mettere due righe per il suo blog, sono rimasto sorpreso.
Molti aprono blog, dispensano consigli, danno certezze assolute sulla pesca, sanno con esattezza quello che devono fare, non hanno mai dubbi.
 Io no, sono un dubbio continuo, una domanda dietro l’altra, non ho certezze, e se penso di averne una in un lampo i fatti mi contraddicono.
Credo che alla fine, se fossi certo di quello che faccio e di come lo faccio, probabilmente farei altro.
Probabilmente non mi alzerei alle 4 con l’incognita di cosa accadrà, e se sapessi cosa e dove può succedere il fatto con esattezza dormirei tranquillo la notte prima. La realtà, almeno per me, è ben diversa. Non so dove andrò, non so come si svolgerà la caccia, non so quanto durerà e non so a cosa porterà. e soprattutto, la sera prima, NON DORMO.
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Per me, tutta questa incertezza, rende la caccia alla spigola la cosa più bella che possa esserci.
E badate. con caccia alla spigola non intendo riempirmi le tasche e lo zaino di esche, di inneschi, di misure di colori e di altre mille diavolerie che il marketing di oggi Ti obbliga ad acquistare, perché ti fa credere che senza quell’esca o quel colore o quel sistema non peschi.
La caccia alla spigola, per come la vivo io, è sudore, fatica, waders consumati per i km percorsi, piedi indolenziti, mani congelate.
E l’ingrediente fondamentale, la gioia di poter passare ancora qualche ora in un posto che ti da emozioni, qualunque esso sia.
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Ognuno è chiaro che preferisce o può permettersi di pescare in un posto piuttosto che in un altro, quindi le mie parole non vogliono essere modo per convincere qualcuno ma solo semplice resoconto di ciò che ormai, dal lontano 2000 (il famoso MILLENNIUM BUG) fa parte della mia vita.
Non sono un collezionista di attrezzi, ho cambiato spesso canne e mulinelli, ma più per un piacere di provare sensazioni diverse,che altro, ma alla fine, nel mio parco canne difficilmente sono arrivato a tenere piu di una canna e un mulo contemporaneamente.
Per il mio modo di pescare e i miei posti, la canna ha il ruolo dominante. Il mulinello serve a poco, se non a farci gioire di avere tra le mani un concentrato di tecnologia dalla dubbia utilità in fin dei conti. Per la canna no, devo essere sincero,mi piace avere un attrezzo che mi permetta di sapere cosa succede li sotto.
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 Ne ho provate tante, ma alla fine un nome su tutti ha rubato il mio cuore, LOOMIS , senza necessità di spiegare modelli carbonio grezzo e altro, semplicemente perchè ne ho provate di diverse e non tutte mi sono piaciute.
Mi ritrovo, ritrovo la mia personalità piscatoria, in queste canne forse, pur avendone utilizzate tante negli anni.
Mi piace la robustezza, la sensibilità, il fatto che abbiano pochi fronzoli, che siano rozze forse, mi piace pensare di andare in spiaggia , cadere in acqua, sbattere sugli scogli, senza paura che la sfilata di moda in atto possa risentirne in pratica.
 E’ vero, al pesce non importa se hai le legature dorate o argentate, gli anelli in titanio o in alconite.
 E, onestamente, neanche a me.
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 A me interessa solo sapere in che punto del fondo mi trovo, se sto pescando sotto, o se ho superato il mio scoglio preferito.
Mi interessa solo questo.
Ed essere leggero. Pescare la spigola , per me, vuol dire avere tra le mani 300 gr con cui trascorrere ore intere.
Non sono amante dei porti, non sono amante delle foci, non sono amante delle spiagge. e purtroppo non ho scogliere qui.
Negli anni quindi, mi sono inventato il possibile per tirar fuori pesci da fondali misti. Fondali sabbiosi e con scogli che interrompono la regolarità sono il mio scenario ideale. Altrove, non è che i pesci non escono o non ci sono, anzi qui ne tirano fuori anche di piu. E’che semplicemente altrove non mi piace pescare.
Vado a pesca perché mi piace pescare, non perché mi piace prendere pesce, il che è ben diverso.
Anzi, se pesco un pesce, state pur certi che per qualche giorno alla pesca non penso proprio.
E’ quando non tiri su il pesce che la pesca ti piace sempre di più, è la difficoltà nel farlo che ti fa sognare, ATTRAVERSO LE ASPERITA’ ALLE STELLE.
Percorrere km di costa a piedi, trovare l’angolo dove il mare sbatte giusto, trovare quella corrente, quel gradino, quello scoglio, dove immagini già lo STRIKE. Ecco la cosa più bella per me!
Il TOP del TOP!
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E per godere appieno di ciò non ho mai pescato di notte, non pescherò mai di notte, o in posti in cui non voglio pescare, solo perche li i pesci escono … a cosa mi servirebbe? a mangiare un pesce in piu? No.. non sono sostenitore accanito del C&R, il pesce a casa lo porto, ne ho anche rilasciati molti, ma onestamente, ogni volta che un pesce  viene a casa un po di sensi di colpa ci sono sempre!
E le esche?
E’ con gli anni poi, che ho capito come , per la spigola non esiste la pesca alle spigole BIG, non c’è esca grande che da pesce grande, o viceversa, e indovinate?? FUNZIONANO TUTTE LE ESCHE!!!
Quindi, in base a quanto detto su, l’importante è pescare con cio che ti piace , non che piace alle spigole..non devi far piacere a loro..ma a te!!
Sono ormai diversi anni che pesco solo con 5-6 esche e non sento il bisogno di cambiarle. mi piacciono, le conosco, so a memoria le vibrazioni che danno e il loro nuoto. e questo, prima o poi, vi tornerà molto utile, bisogna dirlo.
In linea di massima, però, posso dire che è meglio cercare le spigole  in strati diversi piuttosto che con esche diverse che nuotano tutte alla stessa profondità. Se la spigola c’è, in caccia,e la profondità è giusta 3-4 lanci e la  battaglia comincia.
Se aprite la mia scatola , vedrete che il tutto si concretizza in :
– 1 wtd
–  1 popper
– 1 shad in silicone piombato sul gambo o con peso in testa.
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E vi dirò che con mezzo mt d’onda , o con 2 mt d’onda pesco sempre con lo stesso peso.
Ma perche son pigro.
Eppure al pesce non gliene frega nulla. Se c’è mangia e con che violenza anche.
Com’è possibile,ha mangiato sulla stessa esca l’altro giorno e c’era molto piu mare??
La spigola non è un uomo, la spigola non ragiona, la spigola non ha memoria e non sa ne riconoscere la marca delle esche ne se gia gliel’avevi proposta il giorno prima.
 La spigola mangia, perchè se non mangia non sopravvive.
Dai un pesce a un uomo e lo sfamerai per un giorno, insegnali a pescare e lo nutrirai tutta la vita.

BCuda VS Soft Bait – Chi ha tempo… (Parte 3)

E cavolo. Sembra che ormai, negli spazi idealmente dedicati alla pesca,si debba parlare per forza di tecnica.

Anche chi si eleva paladino dei contrari, alla fine, finisce a parlare di pesca e di tecnica. Pur prendendola in giro e dimenticandosi le proprie origini.

Ma vabbè. La gente dimentica in fretta. Troppo in fretta.

C’è chi mi accusa di non avere contenuti nel blog. Piscatoriamente parlando. Ma ditemi, dove c’è scritto che devo elevarmi a cavaliere delle tecnica se non lo sono?

Pesco da poco. E’ un dato di fatto, ma non significa niente. Vado a pesca come tutti, e questo spazio lo utilizzo per raccontare le mie avventure, o per condividere un pensiero. Voglio parlare delle attrezzature che mi piacciono, pubblicare le foto che ritengo belle o significative, e qualunque altra baggianata mi venga in testa.

Non per forza uno deve pescare da 20 anni per scrivere qualcosa.

I miei contenuti sono negli scritti, il corpo del discorso, lontano anni luce dalla pesca, perché per quanto mi riguarda la pesca è solo un hobby. Conosco molte persone a cui piace leggere la montatura X, l’artificiale recuperato Y, e tante altre cose. E ne conosco altrettanti a cui piace trovare uno spunto diverso, una lettura piacevole, anche riguardo lo spinning, che non riguardi strettamente la tecnica. Le foto sono solo un contorno ai post pubblicati.

Non vi piace il blog? Non leggetelo. Vi sto antipatico? Non leggetelo. Fortunatamente non me ne entra niente, scrivo per spirito di condivisione come si faceva nei forum quando il loro ambiente era vivo, senza facebook e cose varie. Ho solo traslato il mio modo di fare report nel mio spazio.

Perché scrivo questo? Perché mi fanno piacere anche i detrattori. Le critiche servono più dei complimenti, per migliorarsi.Ma solo nei casi in cui un miglioramento serva a qualcosa.

E per ora, il mio spazio va bene così com’è. Un pò row, un poco diverso dai soliti blog dove i pescatori a spinning sono molto bravi, conoscono tutte le esche e pescano mostri. Se a qualcuno fosse sfuggito, il motto del blog è not another spinning blog, quindi non un’altro blog di spinning. Per cui continuo per i pochi a cui fa piacere leggermi, e dopo un anno, fortunatamente, qualcuno c’è.

Nel mio blog l’unico mostro che vedrete in foto sono io. Il resto sono pesci normali, per pescate normali,per serate normali in compagni di gente normale.

Comunque, oggi voglio raccontarvi una storia.

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Correva l’anno 2005/2006, e nella torrida estate dove l’istruzione riposava, il tempo, assieme all’amico Salo, lo passavamo per lo più a respirare aria iodizzata che a correre nei campi da calcio, come tutti gli altri ragazzini.

La nostre mete preferite erano diventate tutti i porti raggiungibili in moto, non ancora forniti di mezzo a quattro ruote. E fù in una di quelle notti, che feci la conoscenza di uno dei predatori costieri che sarebbe diventato uno degli spauracchi, da lì a poco, dei pescatori a surfcasting e a galleggiante, ma anche un degno avversario per i pescatori a spinning.

Diciamo che lo spinning non era ancora entrato a far parte del tutto della mia cerchia di passioni, e l’andare a pesca era più per spirito di emulazione nei confronti dei nostri padri, sia il mio che il suo, pescatori di esperienza (dove la scusa, “ma prima il pesce c’era!”, era sempre valida a casa per giustificare un cappotto). Ragion per cui, decidemmo di passare la notte, con la tenda e le cibarie, su un braccio sperduto di un porticciolo, in cui ogni tanto torno a portare a passeggio il cane.

Salo, appena sceso dalla moto, con il sole ancora alto, si tolse lo smanicato di cotone che ormai era diventato il suo status symbol, ed annusò l’aria, più per gesto visto in qualche film che per effettiva informazione olfattiva.

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Tirò fuori la tenda e la piazzammo, chiaramente senza picchetti, al piccolo moletto ospitante.

Preparammo le canne a fondo, 5 canne per l’esattezza. Ognuna con un pezzetto di verme, un piombo ed un’amo. Visigoti allo stato puro.

Nel mentre, il sole cominciava scendere, lasciando spazio alle luci artificiali e all’umidità estiva, conosciuta per la capacità di farti ammalare pur avendo il maglione della Nonna in lana merinos.

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Lanciammo le canne a raggiera, come se fossero dei fucili preparati per la guerra. Vi lascio immaginare, l’attrezzatura. Ricordo un mulinello Abu Garcia nero di mio padre, dove la forza per girare la manovella era pari a quella per aprire un barattolo di vernice, dove la salsedine aveva reso di un verde ossido tutto il corpo, e l’unica volta che aveva visto acqua dolce (utile, mi rivolgo a mio padre, a LAVARE I MULINELLI) erano le poche volte che aveva piovuto a pesca.

Ricordo la canna di Salo lunga circa 4 metri, con degli anelli fatti di un materiale inguardabile, dove alcuni, ballerini, erano stati legati con dello spago.

Ma, a quell’età, era tutto normale. Dieci anni, seppur pochi, fanno pensare di come passi in fretta il tempo e di come velocemente cambino le cose a cui ci adeguiamo.

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Torniamo a noi. Posizionate le canne, messa in tensione la lenza, cominciammo a parlare del più e del meno. Salo mi illuminò su molte cose che raccontava aver vissuto con gli occhi del padre, sulle esperienze così diverse che gli uomini di un tempo facevano, dettate anche dal lavoro massacrante, dalla famiglia fatta da giovani, e da alcune responsabilità che ancora non mi sogno di avere.

E tra una sigaretta e un morso al panino, arrivò a raccontarmi come il padre, negli anni 90′, pescò una leccia gigante, alta quasi quanto lui. Parlò di ricciole fatte a sub, di spigole chiamate “bambini” per la loro grandezza, e di tante altre cose in cui il luccicare dei miei occhi e la mia espressione basita rendevano perfettamente l’idea di come il mio cervello immaginasse quei film.

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La stanchezza cominciò a scendere a metà nottata, in cui la felpa con il cappuccio sostituì la maglietta,e la scelta dei bermuda al ginocchio si rilevò fatale per le mie giunture. Qualche oratina e qualche saraghetto vennero a farci compagnia, ma senza emozioni di nessuna sorta. Allora decidemmo di entrare in tenda, per ripararci dall’umido di quella bellissima serata, e per rilassarci due minuti.

Coma profondo. Appena poggiata la testa, sia io che Salo dormimmo per alcune mezzorette. Mai tempo più sprecato fù quello di dormire a pesca.

Un rumore, tipo un calcio alla cassettina porta minuteria dove era poggiata una delle canne, ci svegliò di soprassalto. Con gli occhi da sonno, ancora intorpiditi, aprimmo la tenda,ed una leggera brezza di maestrale ci salutò alitandoci in viso.

Sembrava tutto apposto. Come se nulla fosse successo. Salo contò le canne,e una di esse mancava all’appello. Con la pila, controllammo che non fosse caduta in acqua, ma niente. Poi una sagoma galleggiante, sotto la luce di un faro vicino al moletto, attirò la nostra attenzione. La canna era in acqua, e sicuramente il mulinello leggero legato al fusto che funge da legno cavo,permetteva alla stessa di tenersi a semi-galla.

Allora Salo prese un popper, locato vicino ai galleggianti e ai piombi all’interno della cassettina, e recuperata una canna lo lanciò in direzione della malcapitata. Dopo alcuni lanci, riuscì ad agganciare la lenza, che ci permise di recuperare la canna.

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Sorpresa tra le sorprese, avvolgendo il filo, ci accorgemmo che qualcosa era rimasto attaccato all’amo. Una povera oratina. Anzi, mezza oratina.

Perchè il suo corpo era tagliato di netto. Quello che successe, fù che un pesce azzannò l’oratina allamata alla canna, e le fece fare lo sci nautico.

Salo, alla vista dell’oratina, esclamò : ” I Mostri sottomarini di Sant’Antioco“.

E fù così, che per anni, prima di cominciare a fare spinning, mi rimase il tarlo di quale pesce potesse fare qualcosa del genere.

Cosa centrano le foto dei barracuda a silicone con l’articolo?

Sono giusto di contorno ad una storia che porto nel cuore.

Grazie Marco, e grazie Peppino.

Matte

Un 2014 avaro di catture

– di Omar Loru

Questo 2014 è stato avaro di catture. La mia presenza sul Blog è stata sporadica, causa mille impegni di lavoro, quindi cercherò, attraverso alcune foto di recuperare il tempo perduto, e di raccontarvi brevemente ciò che è successo.

In primavera con i serra, qualcuno si è fatto vedere, niente di eccezionale, ma fa sempre piacere avere un pesciolino in canna.

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La taglia non è stata gigante,ma le catture a galla non hanno prezzo.

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Una mattina all’alba un cerniottino si è lasciato ingannare da un long jerk, chiaramente è tornato in acqua alla velocità della luce.

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Le immancabili ricciolette hanno condito le varie uscite di pesca, sempre voraci e divertenti.

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Tanto voraci da mangiare artificiali grandi quasi quanto loro stesse…

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E dove saremo senza gli immancabili barra SalvaCappotto?

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Si è partiti da piccole taglie, per migliorare gradatamente…..

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Sino ad arrivare a delle taglie decenti…..

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Con un mare da favola! E per finire….in ottobre sono andato alla ricerca delle lampughe,ma solo una è venuta a fare capolino a sole alto…Vabbè, meglio di un cappotto!

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In definitiva qualche pesciolino è uscito…ma ora si comincia il 2015 più carichi che mai…sperando di incannare qualche BIG!

Omar

Auguri e Buon Anno!

– di Sepclo (Daniele Luciani)

Mancano circa undici ore più spicci alla fine dell’anno.

Vorrei scrivere tante cose,anche perché questo mio anno di pescoso ha poco,sono stato troppo polemico,risucchiato da cose che con la pesca c’entrano nulla,nella pesca ci sono stati solo bassi senza mai un acuto,con la mia autostima scesa sotto le suole delle scarpe.

Con l’arrivo del 2015 spero di voltare pagina,abbandonando baruffe e polemiche ,perché non fanno parte di un hobby che prevede sportività,vivere il mare rispettandolo.

Da poco sul noto Social Network Facebook hanno postato uno splendido video di Antonio Albanese,dove in un monologo spiega quanto ” Siamo Fortunati ad andare a Pesca,perché pescando siamo felici e stiamo bene “.

Le sue parole sono state come una scarica elettrica nella mia mente,”è vero!”mi sono detto,

“Io vado a pescare perché quando sono a pesca sto da dio!”

Ho supposto che qualsiasi altro pescatore,si svegli all’alba ,si prenda vento,acqua,onde, sole,freddo,caldo,spenda soldi in esche attrezzature,benzina(nel mio caso) per fare una cosa che lo faccia stare bene cioè andare a pesca.

Ditemi se una bella Alba/Tramonto non vi cambiano l’umore?

A me si, e mi sento fortunato.

Pescatori, quanto siamo fortunati!.

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Detto ciò auguro a voi tutti pescatori un anno pieno di salute,soddisfazioni,felicità,soldi,e PESCA!

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Perché noi senza pesca non possiamo stare,come un pesce non può stare fuori dall’acqua.

BUON 2015 a tutti voi fortunati pescatori.

Spero di scrivere di più per il prossimo anno.

Daniele

 

Spigole senza riflettori

Il tempo. Quale variabile, nella nostra vita, ha più importanza di esso?

Credo nessuna.

Il tempo, qualunque cosa accada, continua a scorrere. E se pensiamo che 6 ore su 24 le utilizziamo per dormire, bisogna preoccuparsi. Un quarto della nostra giornata lo spendiamo dormendo. In media, altre 8/10 ore a lavoro. E siamo a quota 16 ore. Altre due ore per prepararci e per andare a lavoro, quindi, siamo a quota 18 ore.

Rimangono 6 ore per stare con la famiglia, fare le commissioni, mangiare e fare tutte le restanti cose a cui siamo obbligati per sopravvivere. Il tutto è spiegato nell’equazione sottostante. Sostituite i vostri valori, e ditemi se rispecchia la vostra situazione. Chiaramente, T = 24, le ore della giornata.

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Poi c’è la pesca. Certo, gli esempi precedenti non riguardano chi non lavora o chi non ha impegni. Ma per chi rientra nella routine sopra descritta, la pesca diventa un sacrificio, pur essendo un piacere. Ritagliarsi quell’ora di libertà dai casini giornalieri non ha prezzo. A me non paga nessuno per scrivere in questo spazio. Non ricevo attrezzatura per farlo. Neanche magliette, nessun cappellino. Scrivo perché mi piace farlo, per spirito di condivisione, di confronto. Ed è un sacrificio anche questo.

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In questo esatto momento l’orologio del PC fa l’una e ventidue del mattino. Torno dall’ennesima uscita di pesca andata male e tra meno di 5 ore suona la sveglia, fortunatamente,per andare a lavoro. Il freddo ha cominciato ad impossessarsi dell’aria mite di qualche giorno fa, innescando in me un meccanismo di rallentamento funzionale non indifferente. Sto cominciando a vivere la pesca da eremita, salvo i casi in cui mi faccia veramente piacere uscire a pesca con amici. La voglia di dedicarmi alle foto è minore, forse è il momento, forse è il periodo strano dove sembra che questa pesca faccia ribollire gli animi peggio di una guerra, anche se credo fermamente dipenda dal periodo di crisi del nostro territorio.

Ritocco - Copia

Le foto di questo post sono tutte in bianco e nero. Sono oggettivamente brutte. Non mi piacciono. Sono fatte di fretta, in autoscatto, senza nessuna cura dell’ambiente o dei soggetti. Senza tempo e sacrificio, il risultato è questo. Ma non solo nella pesca. Le spigole di queste foto, catturate in luoghi così diversi tra loro, non hanno avuto la gloria che meritavano, è vero. (Anzi, per l’esattezza una di loro ha avuto una degna morte con i porcini , le altre sono tornate in acqua.).

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Ho cancellato le esche con cui le ho pescate, tanto non interessa a nessuno. Ho tagliato gli spot ed eventuali riferimenti. Ho fotografato le spigole, senza riflettori. Ho voluto evidenziare come una foto fatta male renda brutto un pesce splendido come la spigola,e di come saper fare le foto, i video, e tutto ciò che concerne rappresentare un gesto di pesca, abbia bisogno di tempo, di sacrificio, di ore di sonno perse. Vedere belle foto, (non è il mio caso su questo blog, io punto almeno a farle decenti), è frutto di esperienza, di studio. Non basta avere una reflex. Come per fare i video, ho imparato a mie spese, bisogna avere l’attrezzatura giusta ma sopratutto esperienza e professionalità.

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Ragion per cui, la magia della pesca, per quanto mi riguarda, vive in quella sottile linea di chi riesce a stupirci, regalandoci l’emozione di una cattura seduti sul divano o sulla sedia di un PC. E’ palese che qualche trucco del mestiere venga utilizzato, sarebbe impossibile, ad esempio, riuscire a filmare tutte le ferrate in diretta, se non nella pesca in mangianza.

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E’ come chiedere ad un mago di spiegarci i trucchi. Siccome non fà del male a nessuno, anzi, si beneficia del momento di leggerezza, sarebbe inutile rovinarci la magia. E come sempre, ci vuole voglia, passione, costanza e TEMPO.

“Nessuna cosa ci appartiene, soltanto il tempo è nostro.”

 Lucio Anneo Seneca

 Matte

La P2 della pesca a spinning

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Questa volta Mister Murrungio l’ha fatta fuori dal vasetto. Un articolo pesante, dove non oso mettere bocca. Un’ironia cattiva, sicuramente causa dell’ambiente malsano in cui la pesca a spinning giace ultimamente. Questo lo pubblico, ma con riserva. Dovessi ricevere molte lamentale…rimarrebbe lì dov’è.

Perchè, meno male, almeno il diritto ad esprimerci è ancora scelta di ciascuno di noi.

Matte

Sto reclutando Spinners per creare un nuovo gruppo segreto, massonico, occulto di pesca.

Non ho ancora deciso i requisiti minimi ma per adesso mi accontento di chiunque abbia postato in giro per la rete qualche foto o report di pesca, in modo che sia conosciuto e che la gente possa rosicare.

Magari che abbia anche il pedigree da “rilasciatore” di pesci, in modo da poterlo erigere a Totem dello spinning e cazziatore di assassini di pesce. Poi si sa che chi rilascia tutto è sempre più figo degli altri.

Si perché anche se mi sta sul ca**o la brutta piega che sta prendendo lo spinning e la troppa pubblicità che gli viene fatta mi sembra giusto comunque fare il gruppo massonico, segreto e occulto, pubblicizzarlo, parlarne con mezze frasi strategiche, in modo che il chiacchiericcio germogli nelle bocche di tutti, che se ne parli, e mi crei quel godimento perverso che solo il far parte di un élite autocelebrativa può darmi. Un po’ come i rapper che fanno le rime dicendo quanto son fighi. Anche se se lo dicono da soli.

Sicuramente anche pescare fuori dai miei 4 spot, ma solo con le imbeccate del local di turno può aiutare a far crescere la mia aura da spinner selvaggio e dannato, un po’ rude ma sempre buono con le spigole…Un po’ come l’uomo tigre che ha grande bontà ma col nemico non ha pietà.

Perciò invito tutti gli spinner di tutte le età, vanno bene anche gli over 30 che hanno ancora quelle turbe giovanili da mancanza di approvazione, e hanno bisogno di apparire. Se non ci ha pensato la mamma a dirvi quanto siete bravi ci pensiamo noi. Raggiunto il numero limite chiuderemo le iscrizioni e faremo finta di essere segreti. Poi siccome non ci cagherà nessuno, perché per fortuna la maggior parte della gente pensa ancora solo a pescare, appariremo in qualche forum a postare report che trasudano appartenenza al nuovo gruppo segreto, massonico, occulto di pesca, con qualche frase tattica in codice, sperando che qualcuno la noti.

A breve organizzeremo il raduno, siete pregati di portare da casa cappuccio nero, compasso, grembiule e squadra per misurarci il pene. Chi lo ha più lungo vincerà una serie di ancorotti, sulla schiena.

Accorrete numerosi.

Si fa per scherzare……. Mi auguro scherziate anche voi!!

Mr. Murrungio “

Evolution Tackle – Nemesi 140

 …not another jerkbait….

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Lunghezza : 140 mm

Peso : 17 grammi

Azione : Slow Sinking

Caratteristiche :

  • armatura Interna in acciaio Aisi 316Ti (Titanio) ;
  • barra scorrimento cilindro interno in acciaio Aisi 316Ti (Titanio) ;
  • ancorette – n. 3 Thrinax SW Misura #6 – 4x (Tin) ;

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Era da parecchio tempo che non vedevo sul mercato un jerk da 140 mm che mi incuriosisse per particolari caratteristiche. L’ultimo che la mia plano ricordi fù il Mommotti 140, primo killer di barracuda agli inizi, per me, di questa splendida pesca. Esca di cui conservo ancora svariati esemplari che vengono utilizzati nelle giuste condizioni. Ma,se i japponesi ci chiamano jerk generation, hanno una motivazione fondata.

La maggior parte degli spinner che frequento, io compreso, appena arriva in scogliera, con mare formato (ed a volte anche con piatta), sfodera le esche più lunghe che la cassetta possa contenere (180/190), forse più per abitudine che per effettiva convinzione. In determinate condizioni, è palese che un esca debba tenere bene la corrente e lanciare controvento (anche se conosco molte esche, ad esempio di misura 125, che fanno il loro sporco lavoro).

Nelle giuste condizioni,secondo il mio parere, un 140 con un movimento particolare, può dare grandi soddisfazioni.

Per la mia piccola esperienza, le vibrazioni sono molto importanti. Laddove una jerkata non stimola l’istinto del predatore, il movimento lineare di un minnow ben manovrato, può risolvere una giornata di pesca. Il Nemesi è un’esca che mi è piaciuta molto, ragion per cui ho deciso di dedicarle un piccolo spazio sul blog.

 

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Lancio :

Il lancio è una caratteristica che ritengo molto importante in un 140. Perchè in mezzo alla schiuma, con vento moderato e raffiche, è difficile lanciare quei 20/30 metri ideali. L’ho utilizzato un paio di uscite con mare importante, e bucava  benissimo il vento fastidioso che metteva in bando il trecciato.

Appena si frusta, si sente il “tac” dello spostamento dei pesi interni, e un missile  parte verso il mare. A quanto ho capito, i ragazzi del progetto hanno brevettato un sistema di pesi tutto particolare,ma non sono buono con i  tecnicismi e neanche mi interessano. Buca bene il vento, non sfarfalla e si lancia bene. In assenza di vento, l’esca vola perfettamente in assetto solo accompagnando il lancio, senza bisogno di particolari sforzi. Le canne con cui ho provato l’esca sono state una GLX 5/8 e una St Croix da un oncia e un quarto. La GLX, abbinata ad un 2500 con il 15 libbre sembra essere la giusta dimensione per questa esca.

Prede : La misura 140 è una via di mezzo, che può andar bene praticamente per tutti i predatori insidiabili dalla costa. Le prede catturate sono state alcuni barracuda, svariate spigole ed un piccolo serrotto caduto preda di una colorazione chiara durante la notte.

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Movimento :

Qui ci sarebbe da scrivere due pagine. Una persona, quando compra un esca, ad esempio un popper, sà bene che l’obiettivo finale è quello di creare degli spruzzi sulla superficie dell’acqua che appaiano al predatore come minutaglia. Poi, che lavori poco sotto la superficie, che abbia una forma più o meno particolare, rimanda ai nostri gusti personali.Quindi, all’acquisto di un “jerk”, ci si aspetta che il suo lavoro venga svolto principalmente nell’atto della “jerkata”, e se nel recupero lineare perde un poco di movimento,non importa.

Questa “perdita” di dinamica non accade nel Nemesi 140, descritto come jerk minnow. Ripeto, non sono buono con i tecnicismi, per cui me ne frego e vi riporto le impressioni con termini più “comuni”.

Nelle jerkate sbanda ampiamente, ed ad ogni jerkata il suo movimento è diverso da quello precedente, risultando uno sbandamento più o meno  ampio a seconda della forza impressa. Mostra il lato molto spesso, emettendo, nelle colorazioni che lo concedono, dei flash che ritengo molto  importanti ai fini della cattura.

Ma non è questo che mi ha colpito, perchè più o meno tutti i jerk si comportano in questo modo. La particolarità che mi è rimasta impressa è che lavora sino a sotto ai piedi. La paletta ha una forma particolare, ed anche lavorato dall’alto rimane in acqua sino all’ultimo giro di manovella.Recuperato lento, lineare, sembra un pescetto a passeggio, sinuoso e tranquillo. Recuperato veloce, l’esca diventa un pescetto in fuga, sfarfalla da una parte all’altra, ma senza diventare innaturale.

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Il recupero che più mi piace imprimergli è un recupero completamente irregolare. Jerkate verso il basso portano l’esca a puntare il muso verso il fondo, mentre i continui cambi di direzione legati alle variazioni di velocità creano un scheggia impazzita, un pesciolino in difficoltà, che raramente passerà inosservato in presenza di predatori.

Negli stop l’esca punta il muso verso il basso, e la sua essenza slow sinking, in condizioni di mare poco formato, le consente di essere quasi un’esca suspending. Come si riprende il recupero, il nemesi guizza via velocissimo.

Tiene molto bene la corrente e la sua paletta resistente fà sentire in canna il suo scodinzolio deciso : quando si accelera e si accompagna la canna lateralmente si percepiscono perfettamente le vibrazioni emesse. Per i lettori abituali, è noia sapere quanto mi piaccia pescare leggero, e con il nemesi riesco ad avere un jerk utile al tipo di  pesca che prediligo senza dover necessariamente lanciare 35 grammi.

Sopratutto, posso imprimergli esattamente il  movimento che mi viene in testa al momento. Sicuramente un arma diversa rispetto ai 140 già presenti sul mercato, che si piazza esattamente in mezzo ai minnow con un movimento con forte personalità, ma inutili da jerkare, ed  ai jerk veri e propri. Un bella scoperta.

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Vernice e colori :

Questo è un punto dolente, per quanto riguarda i miei gusti personali. Mi piacciono le esche con colorazioni senza mille sfumature, puntini, colori particolari. Su 6 colori in cui viene, per ora, prodotto il nemesi, solo tre rientrano nei miei canoni. Conosco bene la diatriba sulle colorazioni, chi dice che non influisca, chi si basa  solo su quello, etc. Il Bianco lo prediligo su ogni tipologia di esca.

Mentre, riguardo la vernice, tanto di cappello. Anche dopo svariati pesci dai denti aguzzi, botte sulle rocce, colpi nella plano, la vernice resiste egregiamente. Il colore è molto resistente, e non tende a “sfogliarsi”. I flash emessi dalle colorazioni che detengono intrinseca questa caratteristica sono ottimi, durante le jerkate si vede perfettamente come la luce riflessa sulla livrea genera piccoli “lampi”.

E’ chiaro che, a medio lungo termine, è tutto da vedere.  Dopo circa 20 uscite, l’esca è ancora in ottime condizioni.

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Armatura, paletta ed ancorette :

Armatura passante, ancorette affilate , paletta solida. Non posso ancora esprimermi a riguardo, non avendo ancora agganciato pescioni. Per ora, tutti i pesci agganciati sono stati portati a terra. Le ancorette sono molto affilate,è sufficente che il pesce ne venga a contatto,pur senza attaccare l’esca, che nella maggior parte dei casi rimarrà allamato. La paletta ha un rinforzo alla base che la rende più resistente alle botte, senza inificiare il nuoto e l’aerodinamica nel lancio.

Per tutte le volte che l’ho sbattuta sulle rocce, avrebbe dovuto perdere la paletta, o come capita in alcune esche, perdere gli occhietti. Invece niente di tutto questo è capitato.

Le ancorette non hanno segni di ruggine. Devo specificare che, appena torno a casa,lavo con acqua dolce tutte le esche che utilizzo nella pescata, di conseguenza allungo la vita utile a tutte le parti metalliche presenti nei plastichetti.

 

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Giudizio Conclusivo

La mia impressione su quest’esca è decisamente posivita. Si lancia bene,tiene il mare, ha un bel movimento ed ancorette affilate. Quindi tutte le caratteristiche necessarie ad un esca per rientrare nella scelta delle plano. La verniciatura è ottima, mentre, per le colorazioni, avrei preferito altri colori. Ma non si può pretendere tutto, le caratteristiche che possiede sono più che sufficienti per ritenerlo un artificiale valido.

Chiedo scusa per le ultime due foto poco definite, ma l’autoscatto è una tecnologia a cui i miei meandri non si sono ancora del tutto abituati.

Faccio un grande in bocca al lupo al progetto Nemesi, tutto italiano formato da ragazzi giovani, che in questo momento sfida le leggi di un mercato generale in progressivo fallimento.

Matte

 


Mi dispiace devo andare, il mio posto è laaaaaaa..!!

Finalmente, dopo un rimbalzare di temperature tra il caldo ed il freddo, il tempo sembra stabilizzarsi.

Le prime piogge cominciano a battere sull’isola, rianimando le varie foci che hanno latitato durante tutta l’estate. I gradi, in una media di 10/12, sono il primo indicatore per abbandonare jig e walkettini vari, dedicati alle lampughe (di cui questo ottobre non ho visto pinna), per dedicarmi completamente alle piccole esche vibranti, che tanto piacciono alla nostra amata regina.

Ho deciso di abbandonare per alcune uscite il silicone, per provare, in posti diversi, piccoli cioccolatini, che alle spigole, secondo opinione comune, dovrebbero piacere.

Sin da subito ho notato una diminuzione degli attacchi, se messe in relazione al silicone. Questo può significare tante cose, ma credo che la motivazione sia da ricercare in me stesso, avendo ormai trovato una dimensione con il silicone ma non con le piccole hard baits.

Fortunatamente, qualche cattura è avvenuta lo stesso. La taglia non è gigante,e c’è da dire che la frenesia alimentare novembrina aiuta parecchio riguardo la cattura. Ragion per cui, molti dei meriti vanno alla spigola stessa e non al pescatore di turno.

Ma torniamo a noi. Una sera decido di andare a fare una passeggiata in porto, giusto per non sbagliare. La presenza delle spigole è certa,il periodo è quello buono, perchè non provare?

Abbandono a casa il silicone, per non cadere in tentazione in caso di cappotto (che poi cappotto spessissimo anche a silicone, è giusto una questione mentale). La serata è splendida : leggera brezza di maestrale, sole calante, temperatura sui 14 gradi, 4/5 gradi a sensazione più bassa della temperatura dell’acqua.

La corrente non manca di certo. Decido quindi di montare un piccolo Clacking Minnow, esca con cui non ho mai catturato niente. Nei primi lanci sondo tutta l’area disponibile, senza nessun attacco. Allora vario il recupero, un poco più lento, intervellato da stop & go. Niente da fare.

Le spigole ci sono, sono io il problema. Lancio e recupero come se avessi del silicone attaccato alla clip e non un’esca di tutta un’altra pasta. Mi alzo dal minuto di relax e lancio a favore di corrente. L’esca sembra trasformarsi in frullatore : in canna le vibrazioni arrivano ben definite. E neanche a farlo a posta, al secondo lancio….BAM!

La canna si piega, io mi paleso in un sorriso sarcastico pur essendo solo, e salpo la bellissima regina, dove due foto velocissime in autoscatto anticipano il suo ritorno in acqua. Guardo l’ora, è tardi, devo andare ad allenamento.

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Bisso due giorni dopo. Condizioni simili, vento molto più sostenuto, corrente più o meno uguale. Esca il fortunello Clackin’ Minnow. Lancio a favore di corrente,aspettando, nei primi lanci, una bella botta. Niente. Dò le colpe all’orario. Continuo a martellare, mentre il sole sparisce per lasciare spazio ad un cielo nero coperto da nubi.

Credevo di aver trovato il bandolo della matassa dopo un’uscita, un folle. Come le prime volte che si pesca ai barracuda, a fine estate, dove si agganciano 20 pesci in un tramonto. Per due, tre giorni. Si crede di aver capito tutto della pesca al barracuda, Poi si torna il quarto giorno, il quinto,il sesto e così via, e non si aggancia un pesce. E se uno non è stupido, capisce bene che la differenza l’hanno fatta le condizioni, che il pesce era attivo. E che il nostro merito è stato solo quello di trovarci nel posto giusto al momento giusto. Perchè è vero che se il pesce c’è mangia. Ma solo quando ne ha voglia. Se no, hai voglia di lanciare.

Ed è in quel momento che un cocktail di esperienza, istinto,intuito, CULO, diventa l’ago della bilancia. Se non mangia in un modo, se ne cercano altri centomila. E finite le alternative, si torna a casa con le pive nel sacco. E comunque, il giorno a spigole, cappotto.

Passa una settimana, e torno all’attacco. Cambio spot e cerco di andare ad un’ora decente, reduce dall’anno scorso dei bellissimi attacchi a sole alto in condizione di alta marea, situazione che si verificherà da lì a poco, secondo il portale internet di fiducia. Porticciolo con scogliera naturale, con annesso canale artificiale per l’entrata e l’uscita delle imbarcazioni. Mi piazzo proprio li, a cercare il filo di corrente che si crea, di norma, in un canale.

Scende il sole, ed all’ennesimo cambio di esca la canna si piega, la ferrata avviene istantanea, ma la soddisfazione è poca. La spigola è bellissima, le faccio una foto direttamente in acqua e la rilascio. Sembra stupita quanto me di aver mangiato quell’esca lavorata così male.

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Sono certo che in condizioni di scaduta, queste esche facciano di certo la differenza. Ma in zona portuale, trovo più soddisfazione a fregare una spigola con silicone dalle forme più strane, che farla cadere su un’esca costruita su misura per lei. Ragion per cui, silicone,torno da te!

E sopratutto….se perdo testina piombata e silicone sul fondo, piango moderatamente. Se incaglio un esca da svariati € piango parecchio.

SILICONE DA PUBBLICARE

A pesca leggeri…

Durante i miei pochi anni di pesca a spinning, ho capito che la pesca con i popperoni e le saponette non fà per me.

Per quanto adori le condizioni di mare in scaduta,rocce e salsedine vaporizzata, le attrezzature che utilizzo sono sempre più leggere di quelle dei miei compagni.

Chiaramente, esentate quelle condizioni dove si vanno a cercare pesci particolarmente combattivi come serra e leccie, in tutte le restanti, mi presento con una 5/8, un 2500 ed il 15 libbre.

E’ una goduria pescare leggeri. Non mi ammazza le braccia, non mi devasta la schiena e mi piace particolarmente in quelle scogliere dove i piccoli jighettini possono esprimere tutta la loro utilità.

Buon 5

Non che fossi uscito a cercare sciarrani. Ero li per le lampughe, che, puntualmente, non si sono presentate.

Allora ho escluso per poco i piccoli wtd, per favorire tutte le eschette che mi porto appresso.

Buona

Ma non solo gli sciarrani sono stati attirati da queste piccole esche riflettenti.

Buona 3

Non sono catture degne di nota,ma in assenza delle lampughe mi hanno salvato la mattinata.

Buona 4

Qualche giorno dopo sono uscito in barca, e abbiamo beccato i barracuda a luce piena. La taglia non era niente di che, ma con attrezzatura leggera, sono stati parecchio divertenti.

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Un primo piano dei dentini che mi piace parecchio.

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L’attività è proseguita per circa una mezz’ora, chiaramente, tutti rilasciati.

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Una mattinata di piatta veramente divertente.

Buona 12

Per finire, una bella tracina a jig. Ho agganciato qualcosa di ben più grosso ma sfortunatamente si è slamato quasi subito, il tempo di sentire due testate.

Buona 13

Aspettando il mal tempo, l’importante è prendere una boccata d’aria.

Matte