Archivi categoria: Salt Water Tales

Favole d’acqua salata

Alla ricerca delle lampughe…

Questa è stata un’estate particolarmente strana…siamo alla fine di ottobre, con temperature da fare invidia a mesi come Giugno.

In questo mese, si avvicina sotto costa uno dei miei predatori preferiti, la lampuga. E quale occasione migliore della piatta per andare a cercarle?

Sfortunatamente, sembrano non essere ancora abbrancate, e la loro attività si riduce a qualche sporadico attacco più per curiosità che per fame. La Maestralata che in queste ore sta colpendo la Sardegna abbasserà un poco le temperature, regalandoci un clima più fresco ed abbassando la temperatura dell’acqua ai livelli più consoni per un autunno.

Nelle poche uscite alla loro ricerca, hanno fatto capolino i soliti barracuda, sempre piacevoli da incontrare.

DSCN8280

I soliti jerk la fanno da padrone, ma credo che l’esca, in condizioni di piatta totale e barracuda abbrancati, non faccia la differenza. Ne ho agganciati anche a gomma, slamati perchè pescavo in alto rispetto all’acqua (ma sopratutto perchè aspettavo che si slamassero da soli, erano tutti piccoli).

DSCN8261

Il barracuda della foto qui sopra ha mangiato in modo un poco anomalo. Forse il recupero con frequenti stop ha permesso allo sfirenide di accanirsi sulla malcapitata preda esattamente al centro. Quello che mi viene da pensare è che non abbia attaccato per fame (se no avrebbe mangiato dalla coda verso la testa per ingurgitarlo), ma per fastidio nei confronti del plastichetto.

DSCN8274

Non contento, ho cambiato esca e il risultato, sullo stesso recupero non è cambiato. E vabbè.

DSCN8304

A luce sono uscite le sempre divertenti ricciolette, un piccolo jig della Shimano le ha fatte impazzire (un colt sniper o qualcosa del genere). Con gli altri jighettini seguivano e basta.

DSCN8302

Ho scattato giusto due foto ma ne ho agganciato una decina, erano frenetiche.

In attesa delle brasiliane, l’importante è prendere un poco di aria e staccare dal lavoro.

Matte

Il grande blu

L’articolo che segue non proviene dalle mie mani. E’ arrivato per posta, su saltwaterfables@yahoo.it. Con la richiesta di essere pubblicato. Mi sono detto perchè no, dare la possibilità a ciascuno di esprimersi non è male. Ho letto il tutto, alcune cose le ho condivise, altre no. Ma la libertà di espressione è alla base di tutto. Mi piace particolarmente l’italiano corretto, una cosa che apprezzo parecchio. Pubblico la versione integrale.

Il ragazzo/a (chi può dirlo) si è firmato mister murrungio, per cui ipotizzo sia Sardo. Ho deciso di chiamare l’articolo il grande blu.

Matte

“La pesca come divertimento, come fosse una partita di calcetto, di pallavolo, bricolage. Come pretesto per stare da soli o in compagnia, immersi nella natura o nella banchina di un porto, con suggestioni per tutti così simili e così diverse, troppo personali per essere spiegate. Oppure come collaborazione, condivisione, amicizia e riscoperta atavica dei propri istinti sopiti. Riaffermare alla natura che io esisto.
Questi secondo il mio punto di vista i modi di vivere sani di una passione che vede sempre e comunque al suo centro il mare. Tollero qualsiasi visione della pesca, figuriamoci se mai mi venisse in mente di schematizzarla in giusta o sbagliata. Dallo spinning, al surf casting, alla subacquea, ognuna di queste discipline annovera tra le sue file attori raffinatissimi e anche asini mondiali. Comunque con un denominatore comune, la sfida rispettosa al grande blu.
Ma c’è qualcosa che proprio non tollero e che vedo diventare imperante. Una categoria di pescatori tanto discutibile e fastidiosa quanto deleteria. Rido sperando che goliardicamente una risata li seppellirà e prima o poi, come tutto ciò che è mediocre si riveli effimera.
Li chiamo pescatori dai facili costumi. Infestano il web e i social network, un’invasione barbarica di analfabetismo alieutico e linguistico che scalpita per affermarsi, per apparire e soprattutto per entrare in quella schiera di pescatori affermati che sono i collaboratori dei vari marchi.
Gente che scrive spesso con un italiano stentato, che dispensa verità assolute ormai smentite oggettivamente da decenni di esperienza fatta sul campo, tra sabbia e rocce e magari condivisa nei forum ai tempi in cui quello stesso spirito di condivisione e complicità che si prova col proprio compare di pesca, si manifestava anche attraverso una linea internet. magari con utenti mai conosciuti in carne e ossa e con cui ogni attrezzatura e novità era analizzata col dubbio metodico tipicamente Cartesiano.
E così ti ritrovi a leggere di trecciati con carichi di rottura completamente falsati dalla stessa casa madre e spacciati per corde indistruttibili. Di girelle che assorbono le violente torsioni di barracuda da mezzo kilo. Di pesci addentare con sincronismo perfetto tutte e tre le ancorette dello stesso artificiale. E tutto questo fatto con la costante e fastidiosa intenzione della marchetta fine a se stessa, per esaltare un marchio (magari nella sua pagina ufficiale) nella speranza poi di entrarne nelle fila, per potersi fregiare del titolo di membro dello staff, magari ricevere qualche artificiale in cambio e potersi atteggiare da guru. Se basta un traguardo così infimo per perdere la propria dignità non oso immaginare di cosa possa essere capace la vacuità dell’essere umano.
Ci sono anche quelle schiere di pescatori già affermati, già coi marchi addosso. Alcuni con un’onestà intellettuale pubblicamente riconosciuta, i quali molto spesso lavorano per grandi aziende che non hanno bisogno di “stupire con effetti speciali” per mostrare la qualità dei loro prodotti. Gente che si confronta pubblicamente, che si espone a costo di essere impopolare e che dimostra realmente esperienza del settore. Gente stimabile insomma.
E poi ci sono i marchettari di professione. Gente che dispensa nozioni completamente incongruenti alla realtà via youtube. Che stentatamente parlano in italiano ma in uno slancio di imprudenza si cimentano in un inglese maccheronico che mi fa sperare venga udito solo in Italia (almeno lo sputtanamento sarebbe circoscritto). Difetti di pronuncia evidenti, machismo trasudante e teorie sulla biologia dei pesci campate completamente per aria. Alcuni di questi professionisti son stati tempo fa cacciati dai forum di cui sopra perché cercavano di prendere per i fondelli le persone sbagliate con catture poco credibili per chiunque. Ora della presa per i fondelli ne hanno fatto una professione.
Altri ostentano rispetto per il mare salvo poi essere immortalati con la mattanza di “seabass” alle spalle. Oppure straparlano in una diarrea verbale incomprensibile farcita qua e là da paroloni importanti che diano un tono alle frasi. Completamente ridicoli. Poi ci son anche i professionisti traditi, quelli che per un pelo non ce l’hanno fatta e ora ce l’hanno col mondo intero.
Ma se fosse solo così, una schiera di personaggi curiosi e un po’ ignoranti, la cosa non sarebbe preoccupante. E’ tutta la fauna che li circonda, li segue, e li incita che preoccupa. Un tripudio di proselitismo insensato che genera mostri. E così un mare che non ha certo bisogno di quest’orda di incivili in cerca dei celebri 5 minuti di visibilità, si ritrova ancora più stressato e sfruttato da gente che ha smarrito il buonsenso ma purtroppo non la “go pro” (il più grande strumento di autoerotismo degli spinner; probabilmente poi si riguardano a casa eccitati).
Mi piace pensare che prima o poi la bolla scoppierà e tutto si sgonfierà fino a tornare, non dico di nicchia ma quasi. Il termine nicchia è troppo elitario. Sarebbe bello se la pesca, qualsiasi tipo di pesca, fosse qualcosa alla portata di tutti ma contemporaneamente portatrice di valori e cultura, di senso civico e di rispetto. Una sorta di disciplina tesa alla tutela di un patrimonio senza padroni e che durerà tanto più a lungo quanto saremo capaci di conoscerlo e difenderlo e che utilitaristicamente durerà più a lungo prima di tutto per noi stessi (cosa che scordano spesso quei sotto-uomini che lasciano la scogliera piena di rifiuti).

Perciò ben venga quando il personaggio che gode di visibilità parla di rispetto delle prede, degli ambienti. Senza scadere mai nel bigottismo delle posizioni troppo radicali. Sperando che la cultura per la salvaguardia degli ambienti cresca, che i pescatori diventino più maturi e consapevoli. E con l’augurio che gli istinti atavici da uomo cacciatore si sposino con logiche più razionali di rispetto verso noi stessi e verso il prossimo. Mio padre mi portò per primo a pesca. Mi piacerebbe fare lo stesso coi miei figli e che questi ultimi possano ancora perdersi davanti al grande blu”

Mister Murrungio

Locuste on the road – Volume 2 : Technical Difficulties

Pubblico una foto su Fb, solito pesciazzo, nulla di eccezionale.

X :  “Weeee Matte, ma stai ancora andando a XXXXX a pesca? No perchè ne stanno ancora prendendo XXXXX, nel caso vacci eh”

Io :  “Ah si? a bo. Mai andato a pesca a li”.

X : ” A perchè si vede che l’hai preso li. O sbaglio?”

Io : ” bo zio, mai andato in quel posto, neanche mi piace e non so nemmeno da dove si passi.”

X : ” poi adesso è periodo di XXXX a XXXX, non ci devi andare?”

Io : ” No, non ho tempo, vorrei ma non fà. Non so nemmeno se gira pesce”.

Tecnh

Locuste on the road : TECHNICAL DIFFICULTIES

Già. Problemi tecnici. Quelli che assillano la locusta che compie il passo avanti. Non più personalmente, ma per via telefono, cerca assiduamente di carpire gli spot in questione.

Come nel dialogo postato nel prologo, la locusta 2.0 ha affinato la sua fame di catture.

Non contenta dei soliti barracuda, cerca di carpire i segreti di pulcinella, attraverso canoni telematici ed informatici.

Tra questi, la rovina delle coppie, delle amicizie e delle birre al bar, la peste dei giovani d’oggi, del pallone in strada e dei boccaporti al buio in pineta, lo stra – maledetto WHATS APP.

Trilla peggio del citofono della guardia medica.

Avendo già scaricato le mie ire funeste su FB, non pensavo ci potesse essere strumento persecutorio peggiore. Invece pare proprio di si.

Ma come da titolo, se avete capito, le difficoltà tecniche le ho io.

Diciamo che, non posso negare, di aver avuto io stesso sete di catture, e di aver stressato i malcapitati spinner più navigati. E di avere, per un momento, dimenticato che devo tanto ad alcuni di essi, che mi hanno mostrato posti, modi di pescare, spiegato almeno le basi di questa splendida tecnica.

Ma permangono le mie difficoltà tecniche.

Non riesco a capire perchè, invece di passare il tempo al cellulare,su FB, oppure  sui più svariati forum, la locusta 2.0 non lo impieghi a prendere aria fresca, sperimentare e provare posti nuovi.

Io non vedo l’ora di uscire da lavoro per andare al mare, a fare due lanci, ovunque sia, con qualunque condizione.

E’ una questione di Trade off.

Ma per rispetto della prima puntata pubblicata a MARZO, vi racconto una piccola scenetta a cui ho assistito l’altro giorno in compagnia di Sepclo.

Si decide di andare a pescare in uno spot vicino a casa, un ripiego della domenica mattina all’alba, deciso dopo l’ennesima birra calata e la poca voglia di guidare gonfi come pere di mattino presto. Causa vento fortissimo da Sud Est, ci attendiamo un cappotto su una punta che regala qualche barra.

Ore 5.30 : Incontro nella piazzola, si decide di prendere una sola macchina per salire in scogliera.

Ore 6:00 : Si arriva sullo spot,si comincia a lanciare, un barrino a testa.

Ore 7:55 : Arrivano le locuste via Mare. Una barca, con fermo biologico in atto, decide di calare le reti a 30 metri da noi. Ho fatto il video, ma non so se lo pubblicherò.

Ore 8:30 : Ci spostiamo di spot, qualche centinaio di metri più avanti.

Ore 9:00 : Risaliamo dopo aver capito che non è giornata, ed incontriamo l’amico Tore. Due chiacchere, e si decide di tornare sulla prima punta.

Ore 9:30 : Imprecazioni. Sulla punta adesso ci sono 4 spinner improvvisati, con canne da surfcasting, lanciando in acqua bananoni di superficie, alla ricerca di qualche lampuga in frenesia.

Dico va bene, mettiamoci sulla punta affianco. Tempo 10 minuti, altri due spinner si affacciano dall’alto, a controllare se le due punte erano occupate. Quindi, noi tre, più 4 sulla punta, più due a controllare, 9 spinner per uno spot. Per non sbagliare, ne arriva un terzo qualche minuto dopo, cerca di scendere, poi ci vede e risale a testa china.

Adesso, dico. Il mare è di tutti. Perfetto. Ma questa ondata di spinner stagionali come i finocchi da Ottobre a Dicembre? Sono il primo ad essere contento di conoscere nuovi spinner, ma solo se condividono le regole non scritte (il tutto secondo me) di questo hobby magnifico. E gli pseudo spinner con canne da surf, hanno lasciato spazzatura ovunque. Bottiglie d’acqua, cicche, pacchetti di sigarette. E questo non riguarda solo lo spinning, ma tutto ciò che concerne il rispetto per il mare. Con tutto il resto che non sto ad elencarvi.

Ore 10:00 : Bar. Capuccino e pasta, con Sepclo, a ridere della giornata. E a riprometterci che la prossima volta andiamo da qualche altra parte.

Difficoltà tecniche sì. Ma le mie, a non capire comportamenti di questo genere. Maledetto whats up, canale di informazioni demoniaco.

Matte

Luna piena e mare olio..

Un uscita a pesca con Omar, con levante , luna piena e piatta totale ci ha regalato una bellissima spigola.

Nella mia piccola esperienza di pesca, seguo una regola da rozzo, ma che nella maggior parte delle volte mi ha salvato la giornata : provare tutte le alternative.

Se non mangia con le hardbaits, provo a gomma. Se non mangia a gomma provo a galla.

E nelle giornate di pesca, in cui si esce più a prendere aria che effettivamente per pescare, si possono sperimentare tutte le nostre teorie.

Con i barracuda è capitato spesso, particolarmente in questo periodo, di trovarli interessati alle esche topwater più che ai jerk. A piatta. Con pressione alta.

Poco importava se fosse WTD o popper. La foto sottostante è stata scattata in un’alba del 2013, verso inizio Ottobre, dove i barracuda sembravano interessati solo al piccolo cioccolatino, il mio fidato badonk.

DSCN7579

(foto 2013)

L’importante era il movimento a galla. Anche con la gomma.

Mentre, di spigole a galla, a piatta, non ne ho mai visto.

Ho sentito di storie incredibili, ma personalmente a galla non ne ho mai preso.

L’altra sera invece,le bollate sulla minutaglia erano parecchie, a piatta totale e la luna più luminosa di un faro. Ma i pesci avevano poco interesse verso tutte le esche. Tranne, per un popperino da bass che avevo in giberna.

Momi lo prende, zitto zitto, lo monta e lancia. Primo lancio…pop…pop…pop…SBAM! Attacco a galla e spigola in secco, trattenuta per il pranzo del giorno dopo sotto tutte le mie ingiurie.

. Secondo lancio…pop…pop…pop..SBAM! un’altra spigola slamata sotto i piedi. Dico WOW.

DSCN8290

Monto anche io un popperino, ma non sembravano interessate. Wtd, gomma, jerk, ma nessun attacco sulle mie povere esche. Evidentemente non era la mia giornata.

Sembra quasi che, slamata la spigola, si sia portata via tutte le restanti.

A prescindere, è sempre un piacere vedere un amico bogare una bella spigola, passare una bella serata tra risate accompagnata dalla bollate a galla.

A volte, anche le condizioni che sulla carta vengono indicate come le peggiori, possono riservare delle belle sorprese.

L’importante è lanciare.

Grande momi!

Adrenalina da frizione impazzita

Dico solo….wow.

Un uscita in barca con Capitan Santiago e l’amico Eze, si è trasformata, almeno per quanto mi riguarda, in un sogno.

Vi parlo chiaro, non è che abbia portato a terra tutti questi pesci giganti, duranti i miei trascorsi da spinner. Qualche treno l’ho agganciato, alcuni persi per causa esclusivamente mia, altri perchè fuori dalla portata della mia esigua attrezzatura.

Ma passiamo ai fatti.

Circa due settimane fà, visto il meteo quasi favorevole, si decide di uscire in barca. Il mare si prospettava movimentato, condizioni che mettono in subbuglio il mio stomaco delicato, ma che tutti sanno, possono regalare grandi emozioni.

Si decide l’ora, l’attrezzatura da portare, ed eccoci pronti a salpare da un famoso porto del sud Sardegna.

Mi metto comodo su un tubolare, fino a quando non si esce dal porto. Pochi metri oltre l’uscita, il mare comincia già a farsi sentire, schiaffeggiando la chiglia del gommone, e facendomi la doccia ogni tre per due.

Ma non si demorde. Si parla del più e del meno, e tra risate e discorsi leggeri si arriva sul punto buono.

Luca gira il gommone, shakerato dal mare come un cocktail in discoteca. Presa visione del moto ondoso, mi accingo a lanciare, preoccupato maggiormente per il mio equilibrio precario che dell’esca finta.

La osservo ondeggiante mentre cade in acqua, recupero il bando e comincio a jerkare.

Neanche il tempo di fare 4 jerkate che un trenino si impossessa della mia esca, parte verso il fondo e mi costringe a trovare appiglio con i piedi.

Non urlo, non dico niente. Sono perfettamente concentrato sul da farsi. Non posso lasciare in bocca ad un pesce un esca armata con ancorette, ma sopratutto non voglio perderlo. Quest’anno non ho avuto particolare fortuna nella pesca, catture sempre nella norma. Ed una volta agganciato questo pesce, ho pensato davvero di meritarmelo. Una ricompensa per i troppi capotti, le albe e i tramonti a lanciare esche finte in un mare sempre più povero.

Ma i pensieri non durano che una frazione di secondo. Santiago, esperto lupo di mare, vedendo la frizione cantare ed il pesce prendere metri, accende prontamente il gommone, e mi pone in una posizione perpendicolare al pesce.

Adrenalina pura. Parte, si ferma, lo pompo. Riparte più forte, ma sento che è ferrato bene, quindi forzo la mia Avid Inshore fino al limite, senza paura di rompere il 30 libbre. I nodi sono fatti bene e testati a casa.

Sento che questa cattura sarà mia. Lo sento da come l’adrenalina mi scorre nelle vene, ma riesco a tenere la freddezza per anticipare due cambi di direzione. E sento che sale. Percepisco il suo girare intorno, mi nutro della sua stanchezza e tiro. Tiro come se non avessi una canna in mano,ma un bastone.

Vedo la livrea. La sagoma. Un riflesso giallo. Trasalisco all’idea di perderla, ma con una mossa decisa Santiago salpa il pesce con il boga.

Un urlo di gioia rompe il cielo, le onde, mi riempie il cuore e l’anima. Un momento magnifico, coronato, almeno per me, da una splendida cattura, con le persone giuste.

Non è gigante, non è un oversize. Ma per me, è una conquista. La sognavo da tempo, e finalmente, è arrivata.

DSCN8272Grazie per avermi regalato questa emozione.

Matte

 

Una porzione di cielo

Non mi piace la terminologia tecnica. E, vi dico la verità, a volte, quando parlo con altri pescatori, annuisco senza sapere di cosa diavolo si stia parlando.

Non tanto le cose base base, fino a quel punto ci arrivo. Ma quando si comincia a parlare di twerking con amo wide gap ad innesco pater noster con lancio a farfalla e recupero alla piguino ingrifato, li, mi perdo.

Ammetto l’ignoranza, ma per ora, per quello che mi interessava fare, cioè andare a prendere una boccata d’aria dopo 8 di ufficio, il significato di alcuni termini non mi è servito.

Nemmeno per agganciare un’esca al moschettone, per lanciare e per ferrare. Nemmeno per capire dove lanciare perchè a volte è proprio questione di istinto.

Altre, forse il più delle volte, di culo.

L’altra sera, con l’amico Luca, il quale comincio a credere mi porti fortuna, siamo andati a fare un tramonto in scogliera.

Lui è arrivato poco prima di me, e vedere sulla punta la sagoma scura  che si accingeva a lanciare mi ha messo la fretta giusta per recuperare il colpevole ritardo.

Il leggero maestrale e l’odore di mare legato a quello della macchia mediterranea, ogni qual volta vado a pesca, mi suscita sempre il pensiero che,se ci fosse un paradiso, sarebbe tale e quale a questi posti.

La campagna si lega perfettamente al mare, come un piatto a base di zucchine e gamberetti. E’ uno spettacolo a livello qualitativo, impossibile da ritrovare nei luoghi che offrono le medesime situazioni. Sta a noi decidere di vivere serenamente,di dedicarci alla conservazione e alla difesa del nostro territorio, optando di diffidare dagli “imprenditori” che la vedono solo ed esclusivamente come opportunità di guadagno, senza nessun rispetto verso il popolo Sardo.

Torniamo alla scogliera. Arrivato saluto Luca e decido di piazzarmi nel punto dove ormai ho messo la tenda. Comodo, vista mare e si lancia discretamente bene.

Cominciamo a lanciare in ogni direzione, fin quando da dietro la sua esca non sbuca la sagoma affusolata e scura del nostro amico barracuda. E’ luce e già seguono. Questo fa presagire che qualche strike lo porteremo a casa. Ed infatti, un paio di lanci, e Luca aggancia il primo barra della serata. Piccolo, ma pur sempre divertente. Ed in men che non si dica, torna in acqua.

La serata passa così, tra agganci e slamate di piccoli barra, sino a quando,ad un certo punto, in pausa sigaretta, mi fermo a guardare il cielo.

Una serata senza vento, con il tramonto alle spalle, il sole di un arancio scuro che rendeva idilliaca l’ennesima serata passata al mare, ma sempre diversa dalle precedenti.

Una serata dove avrei voluto una porzione di quel cielo, da osservare quando le cose non vanno come dovrebbero qui sulla terra. Una porzione di cielo, tale da farmi capire quanto io sia infinitesimamente piccolo e poco bello rispetto a quello spettacolo. Una porzione di cielo utile a staccare la testa da tutto. Una porzione di cielo, punto e basta.

Mi giro da Luca ed esclamo “E’ troppo bella questa serata perchè non esca un pesce decente!”

Finisco la frase, e l’amico aggancia l’ennesimo barrino. Mi giro per chiedere se serve aiuto….e il mio recupero si blocca, la canna si piega, ed istintivo come il respirare arriva la ferrata.

Il combattimento dura poco, spingo l’Avid finchè ne ha perchè capisco che posso farlo. Due fughe verso il fondo sfiniscono il predatore, salpato dalle sapienti mani di luca.

Barra 2

Due foto ricordo e via di nuovo in acqua, in questa splendida serata estiva in compagnia di un amico

image

 

Alla prossima!

Patte

Il barracuda riequilibratore

A volte, non basterebbero 1000 uscite di pesca per avere una botta in canna, quando il pesce è fermo e se, quando gira, ti trovi a dover far fronte ad impegni improrogabili.

Ma, è una legge universale, sempre e comunque, a modificare il corso degli eventi e far si che la distribuzione “vita” venga ricompresa nei valori di una gaussiana tipo, con un campione tendente ad infinito.

In parole povere, più è grande il campione di elementi (o di prove in questo caso) più ci avviciniamo al valore vero del risultato della stima che stiamo portando avanti.

In parole ancora più povere, se l’obiettivo è stimare quanti hanno i capelli neri al mondo, e analizziamo tutte le persone esistenti, è chiaro che la stima sarà perfettamente corretta (se, a quel punto, di stima si può parlare).

Il concetto è che se uno ha sempre pescato, all’aumentare del numero di prove, tornerà all’interno di quel range di numeri della curva gaussiana che ridoneranno normalità alla distribuzione vita (ergo, si tornerà a pescare regolarmente).

Quindi, con la legge dei grandi numeri dalla mia parte, non potevo fallire.

Alla prima prova, in zona portuale, ho  fatto un numeraccio. Una seppia a jerk. Un capolavoro della scienza e della tecnica.

DSCN7887

Disfatta. Totale.

Ci si riprova qualche giorno dopo, in scogliera. Pochi lanci al tramonto, mini botta in canna ed ecco apparire un pesce di circa 40 cm. Un povero barrino caduto su un jerk grande quanto lui.

DSCN7898

Si, va bè, meglio di un calcio in bocca. Sufficiente, ma non abbastanza.

Si prosegue in zona lagunare. Solite montagne di alghe, ma qualche cacciata in superficie mi fà presagire bene. Scelgo un giro di corrente su  una punta sabbiosa che entra in acqua per molti metri.

Un paio di lanci, il recupero si blocca ed ecco una bellissima spigola arrivare a portata di mano. La salpo, giusto due foto, e via di nuovo in libertà.

DSCN7888

Questo era già meglio…però…però cercavo altro. Cercavo un pesce che mi inchiodasse il mulinello, che mi facesse un minimo divertire, un bel pesce.

DSCN7894

Ed ecco che la legge dei grandi numeri corre in mio soccorso. Mi sento con l’amico Luca, per fare un tramonto senza impegno. Si opta per una scogliera dalla batimetrica non troppo importante, ma che in passato ha regalato belle catture.

Ci si vede ai parcheggi, si scende, e si comincia a lanciare. Primo lancio, un inseguimento di un barrozzo sulla sua esca. Niente male.  Al mio primo lancio, tre tubi sbucano dal nulla a smusare l’esca. Tutto questo a luce, circa le 7 e 30 di sera.

Comincia la passata dei barrini, verso le 8 e 30, e pesco ad ami singoli per non creare troppi danni in caso di allamata. Molti attacchi, e due allamati, uno per me ed uno per luca.

Ma è il buio che stavamo aspettando. Al lancio giusto, luca incanna un bel barra, che dopo un breve combattimento arriva a terra giusto il tempo per essere rilasciato.

Ed io…aspetto il mio turno. Il 190 vola lontano in una bellissima serata estiva, due jerkate, quelle giuste, e….strike!

Mi ritrovo un pesce interessante attaccato dall’altra parte della lenza. La frizione gira come non sentivo da un pò, non è un treno, ma combatte forte per la liberta.DSCN7901

Effettua due fughe laterali, prima che la Falcon lo riporti alla dura legge del più forte. Due foto, e via di nuovo in acqua.

DSCN7903

 

Non sono ancora tornato a pesca dopo quel barracuda, sto aspettando il momento giusto per riprendere in mano la canna, sto aspettando un tramonto dove le condizioni siano dalla mia parte, per verificare, che quello fosse il pesce giusto per tornare alla normalità, fosse il barracuda riequilibratore.

Patte

La malattia – l’importante è la ferrata

POPO

 

Finalmente, si torna a lanciare. Non vedevo l’ora.

Tra impegni miei e di Omar,il mare era lontano come per un diavolo il paradiso. L’altra sera, invece, sono riuscito a sgattaiolare via da lavoro un poco prima e fuggire verso la prima scogliera in strada.

In viaggio, pensavo tra me e me, perchè tutta quella voglia di andare a pesca? Perchè non di andare al bar a bere una birra con un amico o a  fare una strimpellata?

Perchè sono assuefatto dalla pesca. Come un cinghiale alle ghiande, come le api al miele, mi ritrovo a pensare alla pesca quando non sono a pesca, e a stare bene quando sono a pesca.

In definitiva, come ho scritto milioni di volte e su un precedente post, ho una malattia. Che, sostanzialmente, nelle persone con un intelligenza media e sani appetiti animali, si contagia più velocemente della luce.

Un’esempio, giusto per rendere l’idea.

L’altra sera ero dal consulente del lavoro con un socio, e finito il colloquio decido di andare a pesca. Viene anche lui, ed in  men che non si dica siamo in macchina verso lo spot.

Scendiamo in un piccolo dirupo ed arriviamo in una punta sul mare. Ed è bastato quello, per rendere interessante la serata, l’essere vicini ma così lontani dal mondo antropizzato, in mezzo al verde e a pochi metri dal liquido salso.

Così, gli ho fatto fare un lancio. Era ipotizzabile la presenza dei barracuda in questo periodo, due giri di manovella e pesce in canna. Ho rivisto nei suoi occhi la contentezza e lo sconforto di chi si ritrova la prima volta ad agganciare un pesce a spinning.

Poco dopo, ne salpo uno io, niente di interessante ma fà sempre piacere non capottare.

Vi lascio immaginare il viaggio di ritorno, ha voluto sapere di tutto e di più, sui pesci e sullo spinning in generale.

Gli ho chiesto, giusto per intenderci, “Ma torneresti domani all’alba a fare spinning?”

La risposta è stata “Eh Certo!”.

Psicologo

Dottore, per essere la seconda seduta, qui si tirano fuori problemi grossi. Invece di guarire, ho contagiato un’altro essere vivente.

Però ho cercato di farlo con quello che io ritengo il migliore dei modi, parlando della natura e del rispetto del mare, non citando neanche per un secondo marche, canne e mulinelli, rei di aver spostato l’attenzione dalle scarpinate, dalle ore di sonno sacrificate, dall’alba con i suoi magnifici colori, dal mare infinito e violento,dall’adrenalina di agganciare un pesce, a freddi pezzi di plastica e metallo, solo strumenti di un sano divertimento. 

Sembra che avere canna e mulinello costosi, faccia la differenza in pesca. Senza pensare al fatto che la differenza, sempre e comunque, la fà il sacrificio.

Dottore, non ho un euro appresso. Si, lo so, tutto il bel discorso sui soldi delle esche e bla bla bla, ma nel cofano ho due DC 9 ancora inscatolati. 

Se non si offende, come acconto…

Alla prossima!

Patteo…

 

In attesa dei denti aguzzi…

 

In attesa dei denti aguzzi,mi sono concesso negli sprazzi di tempo liberi dal lavoro, qualche serata a prendere il sole e rilassarmi.

Giusto due esche in silicone, un lancio ogni tanto, un sorso di birra in relax. Ammetto che per comodità sono andato in porto, ma era più per staccare la testa dagli impegni che effettivamente per pescare.

Le catture sono state varie : numerosi scorfani, qualche spigoletta, qualche pesciolino non identificato che distruggeva ripetutamente i grubbini da 2″ ed una bellissima gallinella.
DSCN7809

E’ forse la seconda volta che incontro questo pesce a spinning, ma la prima non avevo fatto caso (causa il buio) alla bellezza di questo pinnuto.

Mi ha colpito il colore delle pinne laterali, scure con un blu elettrico a contornare quelle forme particolari. Il rosso del corpo che stacca con il blu, con gli occhi leggermente sporgenti e….delle zampette che escono dalle branchie.

Ammetto di essermi trovato in una situazione di stupore,quando, con il pesce bogato a mano, ho visto fuoriuscire delle zampette come un ragno. Infatti l’ho rilasciato con il boga.

DSCN7808

Un essere veramente unico nel suo genere, a cui ho dedicato due foto (non bellissime, sfortunatamente) ma un bel video di rilascio, che posto qui sotto.

E stato bellissimo riguardare il video a casa, è elegante come pochi pesci nel tornare nel suo habitat. Sono dell’opinione che trattenere una bella spigola, o un barracuda, o un serra, per una cena con gli amici, gesto che comporta una taglia interessante del pesce, sia d’obbligo ogni tanto. Del resto andiamo a pesca anche per questo.

Anche se,personalmente, trattengo giusto alcune spigole nel periodo invernale, rilasciando tutte le altre fregate dalle soft baits.

Le altre specie di predatori non sono molto apprezzate in casa.

Ma ritengo che, pesci come gallinelle, scorfani, piccole meraviglie che attraverso i loro colori regalano sfumature particolari ai nostri mari sempre più avari di catture, siano da trattare con i guanti, evitando di trattenerli (tanto, c’è poco e niente da gustare) ma rilasciandoli belli pimpanti.

1403429_218869731618100_898631330_o

Posto il video di un rilascio di una spigoletta.

Sperando che sia propiziatorio per la stagione dei serra.

Matteo

Barracuda VS Soft Bait – “Nec videar dum sim” (Parte 2)

XXXXX

Dal Latino “nec videar dum sim”.

Non per apparire ma per essere.

Frase non a caso.  Prima di mettere alcune foto di divertentissimi barracuda, vorrei esprimere una mia idea.

Sarò sintetico. Credo che un buon pescatore non si valuti dalla quantità e dalla qualità delle sue catture,  nemmeno dalle foto, mezzo con il quale si tende ad apparire agli occhi degli altri, per essere considerati buoni lanciatori. La differenza la vedo nell’approcciarsi al mare, nel leggere gli spot, nel formulare ipotesi e trasformarle in idee da mettere in pratica. La vedo nel rispetto del mare, dei suoi abitanti, delle persone che ci circondano. Prima valuto la persona, solo dopo viene il pescatore.

In tanti, io compreso, dovremo andare  a pesca per goderci, al meglio, questo viaggio di sola andata. Ed andare meno alla ricerca della cattura a tutti i costi.

Detto questo, let’s go.

Non ho voglia di scrivere i soliti poemi pallosissimi, vi lascio alle foto ed al alcune didascalie :

DSCN7843

Giornata con poco mare, vento da nord ovest e freddo. Barracuda attivi, alcune catture con le HB ma molti più attacchi sulle Soft Bait.

DSCN7844

Esca skippata sul pelo dell’acqua, leggermente piombata, un paio di balzelli e BAM, barra in canna, molti salti e divertimento a mille. Il trecciato fine e la GLX rendono il divertimento doppio.

DSCN7850

Ecco perchè uso il cavetto. Può capitare a volte che l’esca venga ingoiata completamente. Il barra in questione è stato comunque rilasciato, seppur con difficoltà. Meno male che a pesca con me la sera c’era un amico veterinario (Grazie Ale!), che è riuscito  a levare l’amo attraverso una branchia senza arrecare danni al predatore.

DSCN7832

Questa foto è di un bel barra pescato in solitaria. Lo scatto rende poco ma vi assicuro che mi ha fatto penare, sopratutto nel salpaggio a trecciato in mano. Non so quanto potesse essere grande, ma ha tirato parecchio.

DSCN7833

L’attrezzatura può sembrare sottodimensionata, ma non lo è assolutamente. L’inverno e la primavera preferisco affrontarle con attrezzature leggere, così da far riposare gomiti, spalle e polsi già affette da patologie non derivanti, ma peggiorate, dalla pesca.

DSCN7837

In condizioni di calma piatta mi concedo recuperi meno lineari e più jerkati, a volte più efficaci delle solite jerkatine o degli stop.

DSCN7855

Devo dire di essermi particolarmente divertito durante queste poche uscite. Ripeto, ci sono pescatori molto più bravi di me nella pesca al barracuda con le Soft Baits, ma mi andava di condividere queste belle serate primaverili con voi.

Mi spiace solo che, in questo periodo, stia relegando la pesca a ruolo panchinaro, dietro mille altri impegni lavorativi e non.

Ormai non riesco neanche più a ritagliarmi due ore di notte tolte al sonno.

Mi manca la salsedine vaporizzata che sporca gli occhiali, imbianca la giacca e impasta le mani. Mi manca troppo.

E’ ora di rivedere le priorità, sicuramente prima la salute mentale, derivante dal numero di sedute in scogliera. Destinare il mio tempo a ciò che lo merita, investire su ciò che ricambia maggiormente. Riempire l’anima di emozioni, di quello che ci rende felici, cibarci dei sorrisi selfmade, meno di quelli degli altri. Ergo, destinare più tempo a noi stessi e ai nostri cari, fòttercene alla grande di chi non ci rappresenta niente.

Perchè, credo che nella vita, ci sia chi merita tutto, tutto il mio amore e la mia benevolenza, tutto il mio tempo, tutto quello che posso anche il sangue.

E chi non merita neanche acqua.

Il motivo di questo discorso?  Ho dedicato troppo tempo dietro a cose e persone che non valevano niente. Pur sapendolo,a volte. Poi, un giorno succede una cosa, e tutto diventa chiaro come il cielo. Il resto passa in secondo piano. Tutto passa in secondo piano.

Ti rendi conto di essere un cerino che brucia, che neanche troppo lentamente consuma la sua miserabile esistenza senza lasciare nessuna traccia. Non si può passare questo viaggio a fare ciò che non ci và.  Sopratutto, quando abbiamo i minuti contati.

Non per apparire ma per essere. Il tempo è l’unica cosa che non ci ridanno indietro. 

Alla Prossima?

Matteo