Il Catch & Release – best tips from best fishermans

Può sembrare semplice effettuare un rilascio : una volta bogata la preda faccio due foto e la ributto in mare.

Ma moltissime sfumature vengono sottovalutate, ed a volte, non ci si rende conto che lo stress del combattimento o altre mille variabili fanno sì che, pur rilasciato, il pesce possa morire subito dopo.

Per questo, ho “intervistato” i migliori spinner del Sud Sardegna, ponendo loro 5 domande che credo possano riassumere in poche righe come rilasciare un pesce in modo corretto.

Devo ringraziare  Stefano (Freestex) Pisu, Stefano (stecappai) Cappai, Massimo (Stambe) Pau e Gianluca (Santiago) Sulas, i quali hanno risposto con celerità, dimostrando, oltre alla bravura in pesca, la professionalità e la serietà che li contraddistingue.

– In quale modo gestisci il combattimento con prede importanti, nell’ottica di un release?

Stefano Pisu  : ” Di norma cerco di metterci il meno possibile e in pochi minuti si conclude, non mi piace però forzare troppo il pesce a meno che non sia necessario per evitare rischi di rottura o intanamento” ;

Stefano Cappai : ” Dipende quanto importanti, non ho avuto prede enormi dall’altra parte del filo, ma diciamo che pescando da terra non forzo mai pensando al poi… preferisco non rischiare e concludere la cattura, poi con le cure del caso effettuo eventualmente il rilascio del pesce. Penso sia capitato a tutti di recuperare forzatamente per abbreviare i tempi, rilasciare, e poter fare subito un altro lancio…questa egoistica e fantastica situazione, ci fa capire poi quanto siamo dipendenti dallo strike e meno accorti a volte sul rispetto del pesce” ;

Massimo Pau : ” Cerco sempre di velocizzare nel limite del possibile il combattimento con prede importanti. bisogna scendere a compromessi perchè una velocità eccessiva di recupero potrebbe portarci a degli errori, quindi possibili esplosioni di nodi o trecce per vari motivi.. quindi il rischio sarebbe quello di lasciare esche o decine di metri di treccia a spasso con il nostro amato pesce.
quindi si ,a combattimenti veloci , ma sempre rapportati al attrezzatura utilizzata perchè per fare bene potremmo fare più danni “ ;

Gianluca Sulas : ” Bisogna partire da un punto fermo: non tutte le specie di predatori mediterranei sopportano allo stesso modo lo stress da cattura. Ci sono specie molto più delicate di altre. Per il bene della preda sarebbe opportuno portarla a terra nel minor tempo possibile (questo prevede l’ uso di attrezzature adeguate e non sottodimensionate) ed effettuare le operazioni di slamatura in acqua. non sempre questo però e possibile soprattutto quando si affrontano i marosi irati alla ricerca di serra o lecce in luoghi costellati di scogli affioranti. In questo caso, prima di lanciare dobbiamo cercare il luogo più sicuro per salpare il pesce e rimetterlo in acqua senza incappare in incidenti e problemi di sorta. Qui di seguito le foto del rilascio di un tonno rosso dalla barca dopo il tagging. Per rilasciare un pesce come il tonno rosso in condizioni ottimali   è necessario portarlo sottobordo nel minor tempo possibile e ossigenarlo bene (evitando di ferirsi le mani con le pinne) prima di restituirlo al mare. Non ostante la sua mole il rosso è un pesce molto delicato ” ;

– Una volta salpata la preda, come ti comporti?

Stefano Pisu : ” Di solito per prima cosa l’assicuro col Boga-grip, poi gli faccio subito un paio di foto e infine lo appoggio a terra per slamarlo con le pinze. Con pinze e Boga questa operazione si riesce a concludere velocemente in gran parte dei casi (soprattutto se si usano gli ami singoli). Per questo chi intende rilasciare le prede dovrebbe sempre avere questi accessori a portata di mano. Comunque, se il combattimento e il tempo fuori dall’acqua sono stati brevi, e se il pesce sembra pimpante, lo spedisco direttamente in acqua. In caso contrario lo riossigeno prima di liberarlo “ ;

Stefano Cappai : ” Normalmente sò già quale preda verrà con me e quale verrà rilasciata, è come se la decisione arrivi ancor prima di lanciare…son delle scelte che devono precedere l’azione di pesca, come il punto sicuro senza esporsi, la durata della battuta ect…Se la preda verrà con me evito di prolungarne la sofferenza subito dopo pescata, finendola. Se devo rilasciarla evito che si dimeni e cerco di slamarla direttamente su una pozza, più tranquilla” ;

Massimo Pau : ” Cerco subito di ossigenare il pesce. è fondamentale che il pesce si riossigeni bene prima di un altro grosso trauma. ricordiamoci che il combattimento stresserà tanto la nostra preda, ma una volta fuori dall acqua lo stress sarà maggiore per via della mancanza d ossigeno. una volta rianimato per bene mi dedico a slamarlo con cura dentro l acqua e ad immortalarlo con alcuni scatti velocissimi che richiedono pochi secondi “ ;

Gianluca Sulas : ” Qui è necessario parlare di boga. Spesso quelli metallici con prede di taglia fanno danno e non bene. Con le spigole o le lampughe sarebbe meglio utilizzare le mani facendo attenzione a non ferirsi con le zone  taglienti di quest’ ultima. Qui una parte di un doc che ho realizzato assieme alla Crew di REALITY FISHING  per Caccia e Pesca dove parlo del release della spigola e mostro un rilascio fatto senza utilizzare boga “ ;

– E corretto toccare la preda a mani nude?

 Stefano Pisu : ” Con le mani bagnate, a quanto ne so io, non dovrebbe essere dannoso. Comunque confesso che è un aspetto che ho sempre sottovalutato!” ;

Stefano Cappai : ” Non si tratta di correttezza o meno. Non potrei pensare di portarmi a pesca guanti o stracci appositi, ed a volte anche il boga o attrezzi similari causano se malgestiti danni strutturali maggiori che la nostra mano magari inumidita…Non è di certo per aver manipolato il pesce con le mani che ne verrà causata la morte post-rilascio, questo anche per esperienza personale su pesci allevati e manipolati a mani nude, e rilasciati vivi e vegeti dopo ipossie più brevi possibili “ ;

Massimo Pau : ” No non è corretto, ricordiamoci che la nostra temperatura corporea spesso differisce di parecchi gradi dai pesci . in primis il contatto diretto porterà via il muco protettivo che faciliterà l aggressione di batteri o parassiti sulla pelle del pinnuto .potrebbe anche provocare delle piccole scottature invisibili che non gioveranno al perfetto relasse.
consiglio quando è possibile di non toccare mai il pesce e slamarlo in acqua velocemente. se poi vogliamo una foto ricordo utilizziamo una pinza tipo boca-grip e bagnamo le mani prima del contatto diretto “ ;

Gianluca Sulas : ” Non sempre si possono usare le mani, si parla di pesca in mare e non in acque interne. Quando è possibile maneggiare la cattura a mani nude in sicurezza è preferibile utilizzare le mani ma non prima di averle bagnate” ;

– Ti comporti allo stesso modo per ogni specie , oppure cambi metodologia di C & R a seconda della preda?

Stefano Pisu : ” Ci sono pesci delicati che hanno bisogno di più riguardi. I barracuda “adulti” ad esempio resistono meno fuori dall’acqua e hanno spesso bisogno di una ossigenzaione più lunga, stessa cosa per le lecce. I serra son più resistenti e le spigole sono i pesci che sembrano avere meno problemi e ritornano sempre sane nel loro ambiente naturale “ ;

Stefano Cappai : ” Identica, i pesci se rilasciati, devono tornar in acqua il prima possibile, sia i ghiozzi sia i tonni. Non ha senso farsi 5 foto e due telefonate con un pesce che poi si ributta in acqua a far da mangime” ;

Massimo Pau : ” La metodica dovrebbe essere sempre la stessa, solamente i tempi di ossigenazione dovrebbero essere proporzionati alla mole del pesce ed alla durata del combattimento. Va da se che uno spigolotto di 5 etti recuperato in 15 secondi, non verrà ossigenato come una leccia tenuta in canna 15 minuti “ ;

Gianluca Sulas : ” Come detto prima ci sono specie più delicate di altre, per esempio cerco di evitare, quanto possibile, di salpare le lampughe perchè si dibattono sulle rocce ed il rilascio diventa impossibile. Se si cattura un resistentissimo scorfano si può tenerlo qualche secondo in più fuori dal suo elemento naturale sicuri di rilasciarlo in salute “ ;

– Quanto è importante la riossigenazione?

Stefano Pisu : ” In certi casi è indispensabile riossigenare il pescestordito finchè non si ripende, in altri casi invece il pesce non ne ha bisogno e non vede l’ora di tornare a sguazzare “ ;

Stefano Cappai : ” Tanto, o poco. La lotta del pesce produce stress e accumulo di tossine a volte deleteri per il pesce stesso, a questo possono aggiungersi perdite ematiche e lesioni all’apparato buccale, a volte anche insignificanti a prima vista, o inapparenti. Ma il tempo che la preda resterà priva di ossigeno è la variabile principale del processo di sopravvivenza del pesce rilasciato. La riossigenazione è utile per vedere se il pesce si riprende e manifesta una vitalità che ci porterà alla decisione di farlo andare, ma attenzione, molte volte un pesce che va via incerto e troppo stressato può venire a morte nelle ore successive. Svariati studi hanno dimostrato come procedure veloci e poco invasive hanno avuto buon esito, mentre stress da combattimento e troppe foto, per dirla breve, potrebbero portare a morte del pesce anche dopo 24 ore “ ;

Massimo Pau : ” Come gia detto è fondamentale se fatta subito dopo aver salpato il pesce. Farla dopo decine di foto non ha senso. Ricordiamoci che un pesce rilasciato nel modo corretto oggi, saranno meno cappotti domani “ ;

Gianluca Sulas : ” Molto quando il pesce finisce il combattimento ancora in forze. Superata una certa soglia di stress spesso si creano dei danni che non permettono al pesce di sopravvivere alla cattura. Bisognerebbe focalizzare l’ attenzione sul combattimento per avere una preda in forze al momento dell’ ossigenazione “ ;

Una sesta domanda, l’ha aggiunta Stefano Cappai.

– Cosa faresti se fossi decisore, da spinner, per migliorare la situazione in mare a 360°?

Stefano Cappai : ” La nostra disciplina è veramente un arma per lo studio e per la scienza, potremmo volendo, fornire una immensa mole di dati in poco tempo. Ormai la rete ci permetterebbe grandi cose; Effettuerei a tappeto il tag di tutti pesci rilasciati, con un tag univoco registrato, stò parlando di migliaia e migliaia di pesci rilasciati che ripescati ci forniranno informazioni e dati di valenza incredibile per determinare lo stato d’essere delle nostre acque. Utilizzare questi dati per premere su una scelta politica di tutela basata non sul divieto, ma sulla gestione razionale, con chiusura triennale di tratti di costa a rotazione…solo così lo spinning avrà futuro. Diversamente sarà una caccia al pelagico di turno “ ;

Credo che questo articolo crei i presupposti per capire l’importanza del rilascio, effettuato nei modi e nei tempi corretti. Il pesce non è infinito, durante questi anni le catture sono diminuite clamorosamente, e , se non siamo noi i primi ad interessarcene, la nostra passione potrebbe andare a scemare sino a non avere più la possibilità di effettuare una bella cattura.

Certo, non siamo noi il problema maggiore, sappiamo tutti chi compie le vere “stragi”. Ma se nel nostro piccolo possiamo migliorare la situazione, è giusto provarci con ogni mezzo.

Ringrazio nuovamente gli amici che hanno collaborato a questo articolo, davvero, di cuore.

Matteo

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