Barracuda VS Soft Bait – “Nec videar dum sim” (Parte 2)

XXXXX

Dal Latino “nec videar dum sim”.

Non per apparire ma per essere.

Frase non a caso.  Prima di mettere alcune foto di divertentissimi barracuda, vorrei esprimere una mia idea.

Sarò sintetico. Credo che un buon pescatore non si valuti dalla quantità e dalla qualità delle sue catture,  nemmeno dalle foto, mezzo con il quale si tende ad apparire agli occhi degli altri, per essere considerati buoni lanciatori. La differenza la vedo nell’approcciarsi al mare, nel leggere gli spot, nel formulare ipotesi e trasformarle in idee da mettere in pratica. La vedo nel rispetto del mare, dei suoi abitanti, delle persone che ci circondano. Prima valuto la persona, solo dopo viene il pescatore.

In tanti, io compreso, dovremo andare  a pesca per goderci, al meglio, questo viaggio di sola andata. Ed andare meno alla ricerca della cattura a tutti i costi.

Detto questo, let’s go.

Non ho voglia di scrivere i soliti poemi pallosissimi, vi lascio alle foto ed al alcune didascalie :

DSCN7843

Giornata con poco mare, vento da nord ovest e freddo. Barracuda attivi, alcune catture con le HB ma molti più attacchi sulle Soft Bait.

DSCN7844

Esca skippata sul pelo dell’acqua, leggermente piombata, un paio di balzelli e BAM, barra in canna, molti salti e divertimento a mille. Il trecciato fine e la GLX rendono il divertimento doppio.

DSCN7850

Ecco perchè uso il cavetto. Può capitare a volte che l’esca venga ingoiata completamente. Il barra in questione è stato comunque rilasciato, seppur con difficoltà. Meno male che a pesca con me la sera c’era un amico veterinario (Grazie Ale!), che è riuscito  a levare l’amo attraverso una branchia senza arrecare danni al predatore.

DSCN7832

Questa foto è di un bel barra pescato in solitaria. Lo scatto rende poco ma vi assicuro che mi ha fatto penare, sopratutto nel salpaggio a trecciato in mano. Non so quanto potesse essere grande, ma ha tirato parecchio.

DSCN7833

L’attrezzatura può sembrare sottodimensionata, ma non lo è assolutamente. L’inverno e la primavera preferisco affrontarle con attrezzature leggere, così da far riposare gomiti, spalle e polsi già affette da patologie non derivanti, ma peggiorate, dalla pesca.

DSCN7837

In condizioni di calma piatta mi concedo recuperi meno lineari e più jerkati, a volte più efficaci delle solite jerkatine o degli stop.

DSCN7855

Devo dire di essermi particolarmente divertito durante queste poche uscite. Ripeto, ci sono pescatori molto più bravi di me nella pesca al barracuda con le Soft Baits, ma mi andava di condividere queste belle serate primaverili con voi.

Mi spiace solo che, in questo periodo, stia relegando la pesca a ruolo panchinaro, dietro mille altri impegni lavorativi e non.

Ormai non riesco neanche più a ritagliarmi due ore di notte tolte al sonno.

Mi manca la salsedine vaporizzata che sporca gli occhiali, imbianca la giacca e impasta le mani. Mi manca troppo.

E’ ora di rivedere le priorità, sicuramente prima la salute mentale, derivante dal numero di sedute in scogliera. Destinare il mio tempo a ciò che lo merita, investire su ciò che ricambia maggiormente. Riempire l’anima di emozioni, di quello che ci rende felici, cibarci dei sorrisi selfmade, meno di quelli degli altri. Ergo, destinare più tempo a noi stessi e ai nostri cari, fòttercene alla grande di chi non ci rappresenta niente.

Perchè, credo che nella vita, ci sia chi merita tutto, tutto il mio amore e la mia benevolenza, tutto il mio tempo, tutto quello che posso anche il sangue.

E chi non merita neanche acqua.

Il motivo di questo discorso?  Ho dedicato troppo tempo dietro a cose e persone che non valevano niente. Pur sapendolo,a volte. Poi, un giorno succede una cosa, e tutto diventa chiaro come il cielo. Il resto passa in secondo piano. Tutto passa in secondo piano.

Ti rendi conto di essere un cerino che brucia, che neanche troppo lentamente consuma la sua miserabile esistenza senza lasciare nessuna traccia. Non si può passare questo viaggio a fare ciò che non ci và.  Sopratutto, quando abbiamo i minuti contati.

Non per apparire ma per essere. Il tempo è l’unica cosa che non ci ridanno indietro. 

Alla Prossima?

Matteo

Locuste on the Road – Volume 1

Locusta

*** Prendete questo post con la stessa ironia con la quale è scritto, non si vuole offendere nessuno,si scherza eh!***

Eccoci quà.

E’ arrivata la primavera. Le piante sono in fiore, le temperature si fanno più miti, comincia a muoversi qualche pinnuto, quelli con i denti aguzzi sono i benvenuti.

La maggior parte degli spinner riconosce a odore la condizione giusta. Ognuno ha le sue teorie, che premiano più o meno questo o quello spinner.

Ma qualcuno no. C’è qualcuno che non riesce a farsi delle teorie proprie. Non riesce a comprendere l’importanza di un cappotto. Vuole sempre andare a colpo sicuro.

Vuole la pappa pronta. Vuole sapere quale esca usare, come lanciarla, come recuperarla, a che ora,dove, quale colore, con quale vento, con quale mare.

Cavolo, ma sembra come se dovessi andare a letto con una donna, e ci fosse un amico che mi dice tutti i particolari di lei, di cosa fare, di come farlo, etc.

A quel punto anche l’autoerotismo è meglio di una minestra riscaldata. Perdi il gusto della scoperta.

Tornando al soggetto, se malauguratamente aggancia un barracuda al porto, riesce a salparlo, a fare una foto con il barra agonizzante che nel 90% dei casi finirà nel forno…è finita.

Dovremo cominciare a chiamarlo Dottor – Professor – Ingegner. Comincerà  a dare lezioni, a sproloquiare su come, in quel mare importante (piattone ad alta pressione), è riuscito ad insidiare l’unico pesce (brancone di barra sotto i piedi) jerkando abilmente un esca che “va interpretata se no non regala” (buggio recuperato alla velocità della luce e conseguente barra suicida pieno di debiti nei confronti di Equitalia).

attelebus Tettigonia viridissima

Di chi sto parlando? Della LOCUSTA ON THE ROAD.

Maledetto Facebook. Sono riuscito a starci lontano per anni, sin quando la mia ragazza non  mi ha praticamente costretto. ODIO I SOCIAL NETWORK.  Hanno tagliato le gambe alle poche cose che di sano c’erano nello spinning : i forum e la condivisione delle emozioni. E’ bello scrivere ed è bello leggere. Ormai comunichiamo a SMS,cavolo. Ma mi trovo costretto, comunque, per condividere le mie emozioni con voi, a pubblicare questi scritti sul social. Io stesso preda del sistema.

Quella piattaforma sociale è stato lo start up della “Associazione Locusta Italiana : da più di 20 anni negli spot degli altri!”.

A prescindere, vorrei raccontarvi un’esperienza che mi ha fatto particolarmente ridere, anche perchè si tratta di un amico. Il tipico amico chiaccherone, simpaticissimo, mille parole al secondo di cui 998 cazzate e 2 articoli. Di quelle persone con la quale fà piacere condividere UNA giornata di pesca al mese. A prescindere, si ride da matti.

Un bel pò di tempo fà, quando ancora c’era un Governo eletto democraticamente, l’estate era più o meno libera dagli impegni. E si andava spesso a pesca. In una di queste giornate, ho avuto il piacere di pescare assieme a questo amico, che chiameremo X.

Non che io sia un pescatore provetto, ma ho le mie convinzioni come tutti, giuste o sbagliate che siano. Eravamo al porto, in un posto dove le spigole non mancano mai.

Particolarmente d’estate, con la corrente giusta, con piccole esche c’e da divertirsi. La taglia non è enorme, ma mangiano senza troppi indugi.

Allora, ho cominciato a spiegargli le mie convinzioni, essendo la prima volta che pescava a spinning.

“Se lo fai affondare troppo incagli….se senti il fondo solleva la canna e velocizza il recupero…lancia sempre contro corrente….mangia meglio nelle buche per cui sostaci di più…se senti la botta ferra forte…”

Perfetto. Tutto andava serenamente. Qualche botta, qualche cattura, anche per lui e tanto divertimento.

A circa metà nottata finisco le sigarette, e decido di andare a comprarle, lasciando X a pescare da solo. Tanto, dico io, cosa poteva capitare.

Torno, mi parcheggio dove prima, mi accendo una sigaretta e mi avvicino per assistere ad una simpatica scenetta, il cui protagonista era proprio lui. Aveva appena salpato una bella spigola, ed alcuni pescatori si erano avvicinati a dare una mano, essendomi allontanato per andare ad acquistare il mio futuro tumore.

E sento, da lontano “….no perchè qui mangia così! Guardi si fidi! Deve far strisciare l’esca sul fondo…e se sta per incagliare…solleva l’esca!….”…” sempre meglio lanciare controcorrente, ma scherza? Poi se riesce a farlo passare nelle buche…è fatta. E’ spigola,assicurato”. 

Le mie stesse parole, medesime, uguali. Non sapevo se ridere o se incazzarmi. Alla fine, lasciai perdere, mi feci una risata e non dissi niente.

Ma la cosa, non finì qui.

Chiaramente, quando fai inzuppare il biscotto una volta, il soggetto, ci vuole tornare a bomba. E quando ha inclinazioni da maestro, non tornerà con te. Tornerà con gli allievi.

Ed è quello che ha fatto, in gran compagnia, ha fatto acquistare a tutti quanti canna, mulinello e lo stesso artificiale. A tipo discorso politico, si mise a eloquire lezioni di spinning, pur essendo la seconda volta che andava a pesca. Il problema, è che non aveva ben chiaro cosa volesse dire pescare nelle buche.

Qualche tempo dopo, una mattina mi trovai al porto, dopo aver fatto l’alba in scogliera. Trovai un suo compaesano, che conosco bene, intento a far passare un pesciolino finto nelle buche degli scogli. Quelle dove si mettono i ghiozzi a prendere il sole, per intenderci.

Alla mia domanda “cosa cerchi di pescare in quel modo?” , mi guardò in un modo strano, forse l’aggettivo giusto è “con superiorità”.

“Sto pescando ALLA spigola, normalmente, vive nelle buche. Ma ti ho già detto troppo!” chiudendo il discorso con un occhiolino.

Bene. Avrei voluto chiedergli di più, finire la giornata a sganasciarmi dalle risate assieme agli amici pescatori.

Invece mi ha fatto riflettere. Cavolo, se per una cosa che diciamo, essa viene amplificata, in maniera negativa, come è successo in questo caso,  rischiamo di creare una generazione di mostri senza cervello. Perchè con un poco di lettura su internet, lo vedi da te che la spigola non vive nelle buche dei ghiozzi!

Andava bene così, per lui e per tutti i suoi amici. Il sapere infuso di X, che da una spigola diventò il guru della pesca al lancio, osannato da tutti. E dei suoi seguaci, che a loro volta diventeranno maestri per allevare seguaci ancora più stupidi.

Ebbene sì, loro sono delle vere LOCUSTE ON THE ROAD.

E proprio vero che tenere la bocca la chiusa fà vivere cent’anni. Penso che questo discorso riguardi anche i pesci.

Alla prossima favole sulle locuste bambini miei!

PATTE!

Barracuda VS Soft Bait – La dura legge del già visto (Parte 1)

barracuda

Diciamo che lo rispettano in tanti, altri non lo possono vedere, certi ne parlano male senza averlo mai conosciuto.  Ma lui se ne frega. Se ne stà con la sua famiglia, a girottare per le scogliere del mondo.  A volte, lo incontro in vacanza invernale nei porti, dice che si trova meglio. Ci si rifocilla in relax, il clima è più mite e nelle belle giornate di sole torna in scogliera, anche in inverno. Di chi sto parlando? Del barracuda.

L’ultima volta l’ho trovato un pò turbato. Aveva perso  l’appetito. Dice che, a volte, tra i tanti pesci che mangia, ne trova alcuni proprio duri, come se fossero di plastica. Con delle spine talmente affilate da bucargli il palato. Allora ha cominciato a titubare, a non mangiare più tutto quello che passa davanti al suo muso allungato.

Mi spiega che, a volte, perde la pazienza come gli uomini. Parte l’embolo, preso dall’istinto, dalla fame, da chissà quale perchè e addenta comunque i piccoli pesci in difficoltà, non accertandosi dell’effettiva consistenza naturale degli stessi. E cade in inganno.

Ma, in altri contesti, segue l’esca svogliato, pensando tra sè e sè “questa l’ho già vista”.

Alcuni anni fà, mi ritrovavo molte sere a  lanciare le prime hard bait moderne, che mi regalarono le prime divertenti catture , con pesci molto più collaborativi di oggi. In alcune giornate si catturava molto, in altre niente. E niente, significava niente. Non catturava nessuno.

Ed è in una di queste giornate, che incontrai un uomo dai modi gentili, il quale, già avanti anni luce sul nostro modo di pescare, con canne monopezzo, mulinelli poco colorati ma solidi, ci illuminò sulla branca della pesca a spinning che a distanza di anni continua a farmi divertire parecchio, la pesca a silicone.

Una sera, arrivò con con alcune canne già  montate (secondo me già montate, erano monopezzo), uno zainetto e una seggiolina. Si sedette in mezzo allo spot, spavaldo, come se fosse a casa sua. Ma, a prescindere,  eravamo talmente pochi che non disturbava nessuno. Con assoluta calma, sebbene l’acque ribollisse ma nessuno agganciava niente, tirò fuorì una scatola piena di esche strane.

Per lo più, delle anguillette in silicone. Con perizia, infilò un lungo amo all’interno dell’anguilletta, facendolo sbucare dall’altra parte, perfettamente al centro. Prese il moschettone, lo attaccò all’occhiello dell’amo e lanciò.

Una frustata secca, nella quale quale l’esca non raggiunse una distanza siderale, ma a quanto pare, quella giusta. Lo recuperava lento, con alcuni strappetti, lo fermava in corrente. Ed in men che non si dica la canna si piegò, una ferrata decisa e pochi secondi di combattimento…”Cazz…slamato!”, disse a voce bassa.

Notai il silicone, era distrutto. Prese un’altra esca, liquidò la vecchia e rilanciò. Due jerkatine e di nuovo canna piegata….stessa ferrata…ma questa volta il pesce era rimasto allamato.  Un combattimento interessante seguito da un salpaggio a trecciato in mano. Il barracuda era di taglia importante, forse alcuni kg. Lo slamò velocemente per poi rimetterlo in acqua. E vià così, nuovo giro e nuova corsa.

Pescò solo lui. Tanto che alla fine rimasi a guardare stupefatto quel signore che ci stava facendo ammattire. Mi chiese di tenergli la canna, con il pesce in acqua, un attimo, il tempo di salpare l’ennesima preda over size (secondo me lo fece apposta per farmi desiderare un poco la cattura, che quella sera, non arrivò).

E quello fù il via di per ammazzarlo di domande.

Io : ” Ascolti, se posso, vorrei sapere….ma che esca è quella?”

Lui : ” Prima di tutto presentiamoci. Io sono L., piacere”

Io : “Ok , piacere mio….ma quindi, che cos’è quella cosa?”

Lui : ” è un anguilletta in silicone. Si innesca così, niente di più semplice!”

Io  : “e i pesci si mangiano quella cosa là?”

Domanda stupida, visti i numeri della sera. E via a chiedergli come si anima, dove comprarla, dove bisognava utilizzarla…e una trafila di domande che finirono quando mi chiamò mamma, che era già mezzanotte e dovevo andare a scuola.

In conclusione? comprai anche io quelle anguillette così famose. Dove, la legge del già visto, riguardante i barracuda, veniva elusa perfettamente. La novità veniva addentata molto prima degli hard bait.

Mentre, per quanto riguarda me, non ho che ringraziare lui per avermi messo la pulce nell’orecchio. E come lui, tanti altri pescano a gomma sui barracuda. Non è sicuramente una novità, anzi, in questo caso viene ricompresa perfettamente nella dura “Legge del già visto“.

Quindi, anche se pesco relativamente da poco a silicone, la miccia venne accesa anni prima. Tutte le notti passate a giocare con i gommati, sono servite a creare un modo tutto mio di pescare con le soft bait. E più di affinamento della tecnica, parlerei di personalizzazione, proprio la caratteristica che preferisco nell’uso di quest’ultime.  Inoltre,credo che non si smetta mai di imparare.

Non ho inventato niente, è tutto ricompreso nella legge del già visto.

Mi sono dilungato sin troppo, ci vediamo tra alcuni giorni con la seconda parte.

Matteo