L’equilibrio, questo sconosciuto

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Non sarà tantissimo tempo che pesco a spinning, forse in maniera costante dal 2012/2013, ma che dedico il mio tempo alla pesca, forse, da quando ho memoria. Prima con mio padre, poi con gli amici in gruppi di 20 persone, poi sempre meno, a volte in tre ma più spesso in due, dove i primi sintomi di omertà nel parlare degli spot cominciavano a fare capolino, nascondendo anche agli amici più cari in quale schifoso porto avevamo preso le spigole.

Diciamo, che quando sei ragazzino, le dinamiche personali sono ristrette alla scuola, alla musica, ad uno sport, e a chi piace, la pesca, e le giornate sembrano non finire mai. Si esce da scuola, e poi ci si perde nelle mille cose, senza pensieri di sorta e nessuna preoccupazione grave.

Ma poi…un giorno…la compagna di classe, che fino al giorno prima avevo lo stesso valore della gomma da masticare appiccicata sotto il banco, diventa di colpo interessante come Cagliari – Napoli di Sabato sera. E piano piano, nel cerchio calcio – pesca – musica, si fa spazio anche un altro elemento : la GNAGNA.

Cominci a disertare partite di calcetto, saltare le prove con il gruppo, andare male a scuola, per vederla e cercare anche solamente un bacio, o qualsiasi voglia contatto che possa soddisfare un esigenza vecchia come il vesuvio.

Si…ma…la pesca? Chi è predisposto alla dipendenza del mare, non ha scampo. Diserti tutto, anche l’esame di maturità per la gnagna…ma vento di maestrale in discesa equivale piatta al porto e galleggiante in corrente..ergo “Amore non posso più uscire ho la febbre”.

BAM. La prima bugia per la pesca. Nella quale, neanche vi sentite così tanto colpevoli. Ma lei fiuta che qualcosa non va nel messaggio, e porta talmente tanta sfiga che non agganciate niente se non il fondo, ripetutamente, sino a tagliare e perdere pure il galleggiante.

Gli anni passano. Cominci a dover andare in palestra, perché la tartaruga di qualche anno prima è tornata alle galapagos, i capelli cominciano ad emigrare e tocca andare da un parrucchiere serio, il lavoro a volte c’è a volte non c’è, ma le uniche certezze che ti sono rimaste sono che ti piace la gnagna e hai cominciato a fare spinning.

Ti fidanzi, un rapporto più serio, si va a convivere. Ci si aiuta in casa, lei cerca di rimediare i danni del tuo “Aiutare”, tutto fila liscio come l’olio, se non fosse, che tu hai troppe canne da pesca.

“Troppe? Quantificami il troppe! Tu hai troppe scarpe per caso?”  

Non c’è storia. Come in un Germania – Arabia Saudita di qualche anno fa, il match è perso in partenza,e 8 delle tue 12 canne tornano a casa di Mamma. Assieme alla collezione dei 50 popper, dal Pop Queen allo Skitter Pop colore introvabile, ai vari jerk di ogni forma e dimensione e ai 4 Stradic ancora inscatolati ma che MANNAGGIAALSERRA potrebbero sempre servirti di ricambio.

Ma la gomma…uno scatolone di gomma, costruito negli anni acquistando silicone per appianare le crisi ossessivo compulsive da acquisto di Swim Impact, IN BOCCA AL CANE.

“Boh, sembravano quei giochini che vendono alla CONAD, quelli per rinforzare i denti”.

E dopo 8 ore di lavoro, hai fatto la spesa, ti sei ricordato di avere dei figli da riportare alla base, riesci a ritagliarti un ora per fare il tramonto, in una di quelle giornate in cui neanche gli scorfani mangiano, ma sei in scogliera. FINALMENTE.

Scendi dalla macchina, respiri l’aria che ti piace, c’è un po di mare, seppur poco. Agganci un jerk alla clip e lanci, come se ogni lancio ti liberasse il cervello dalle cose che ti angustiano, come se ti alleggerisse il cuore e l’anima e ti restituisse un po di energia persa durante la giornata.

Azz..! Una botta! Qualche barramerda c’è allora! Azz…slamato! Poi senti tremare il cuore…ma un tremore strano…che proviene dalla tasca interna delle giacca…e il tuo cuore comincia a suonare le note di Revolution is my name dei Pantera….e ti accorgi che a tremare è il cellulare…

“No, non tardo. Eia tra poco parto. Eia, ti ho detto. Si, l’ho comprato. No ti ho detto che non tardo”

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E dopo un’ora di lanci nel vuoto, esce lui, che non sa nemmeno cosa sia successo. Ti guarda come per dire “Vai a casa che è tardi, che io adesso torno in mare, tu potresti non rientrare in casa….”….

Allora prendi la macchina, corri un pochino per recuperare tempo mentre una mano è occupata a mandare un messaggio su whatsapp “more sono in macchina, ho avuto problemi con la batteria”.

Arrivi a casa, poggi l’attrezzatura affianco alla porta, ti avvicini a darle un bacio e lei esclama :

“Spiegami una cosa, butti soldi, tempo e benzina, ma i pesci dove sono?”

“Amore io rilascio tutto, lo sai!”

“Non so se sia una scusa perché non prendi niente, o hai qualche problema di testa. Ora spostati da li che sta cominciando Games of Thrones”.

 

Patte

 

 

Il salvacappotto

Quante volte usciamo a pesca con la sensazione che sia la volta giusta, la giornata in cui potremo divertirci sul serio, quando il mare è quello giusto e i lanci si susseguono in mezzo alle onde? Beh, non è questo il caso.

Dopo un uscita delle migliori, dove il tasso alcolemico corre più veloce di una skipping, la voglia di tornare a casa è poca. Quindi verso le 3 del mattino decido di scendere al porto, in tutto relax, a lasciarmi maciullare le ossa dall’umido della notte.

E’ chiaro che non stia cercando la cattura della vita. Anzi, forse non cerco nemmeno la cattura. E’ una di quelle serate estive in cui è presto per tornare a casa ma è tardi per organizzare un alba con qualche amico, per cui ci prendiamo quello che viene.

Il porto è illuminato dagli starlights. Mi ricorda le serate estive da pischello, dove tutti pescavamo a galleggiante e gambero vivo, aspettando che il pezzo di sughero venisse risucchiato sotto il pelo dell’acqua,  per ferrare plasticamente qualsiasi pinnuto avesse mangiato lo stuzzicante gamberetto. Ma torniamo a noi.

Mi ritrovo a pescare tra i galleggianti, fortunatamente meno di quelli che mi aspettavo. La corrente è quasi ferma, il quale equivale a fumarmi una sigaretta e controllare i risultati dell’europeo. Attendo paziente il mio turno, quando i galleggianti, trasferiti su una pista di formula uno, non stanno più in pesca.

Mi piazzo nel mio angolino fortunato, e dopo pochi lanci esce lei. Salpata di peso e ributtata in acqua con triplo carpiato e voto 7,35 dalla giuria. Top.

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La taglia non è interessante, ma almeno ho un motivo per rimanere al porto a far evaporare i liquidi in eccesso ed evitare un possibile ritiro della spassyou mobile.

La corrente continua ad aumentare, so che dovrei aumentare il peso dell’esca per stare in pesca, ma i metri che mi separano dalla macchina, seppur pochi, sono abbastanza da farmi desistere. E allora rallento il recupero e comincio a raschiare il fondo come un sarago pagliaccio in cerca di mitili. E dopo pochi lanci, la sensazione di un incaglio e della bestemmia rimasta in canna,si trasforma in una nano spigola da combattimento.

Spig

Bel gesto. Per lei doppia capriola all’indietro e voto finale 8. Poteva fare di meglio.

E in pausa sigaretta, non avendo l’esatta cognizione del tempo, mando un messaggio a Omar sperando sia sveglio. Chiaramente, sarà così, e in men che non si dica, alle 4 e 35 del mattino mi raggiunge, ma non prima di aver incagliato e abraso completamente il terminale raschiandolo nelle rocce putride del fondo.

Nessuna voglia di rifare tutto. La corrente sta aumentando a dismisura, e non riesco più a stare in pesca come vorrei. Di cambiare testina non se ne parla. Allora mi sposto in un angolo dove la corrente sembra essere più lenta, a causa di una rientranza del molo.

Lascio cadere l’esca che si trova in balia della corrente…aspetto che tocchi il fondo…la faccio rimbalzare sino alla fine e poi rilancio…via così…sino a quando l’ennesima spigoletta di questa notte viene a salutarmi. Questa, il triplo carpiato lo eseguirà nella busta che ho nel cofano.

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Ringrazio Omar per non avermi preso a colpi, perché come è arrivato hanno praticamente smesso di mangiare. Sarà contento di vedermi lasciare l’esca sul fondo.

Ricordatevi che in questi luoghi, la possibilità di essere presi dal delirio dettato dall’abbondanza non esiste., statene pur certi.

Matte