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Favole d’acqua salata

Albe, tramonti ed altri particolari

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Comanda sempre e comunque lui.

Che spunti da dietro le montagne, o se ne vada a dormire,è lui che decide la durata dell’arco temporale di buio – luce, dove a volte può capitare di tutto.

In questi pochi anni di pesca, ho imparato a mie spese situazioni che potrebbero risultare banali ai più, ma quando si ha poco tempo per preparare una pescata, ci si organizza in fretta e furia, dimenticando particolari che a volte fanno la differenza.

Ad esempio, l’esposizione della costa ai punti cardinali che determina qualche minuto di sonno in più la mattina.

Banalmente, ad est sorge il sole e ad ovest tramonta. E in linea di massima, Alba e tramonto durano molto meno nei mesi estivi che in quelli invernali.

Di conseguenza, se dobbiamo andare a fare l’alba in costa ovest, d’inverno, avremo più tempo a disposizione, perché il sole ci prende alle spalle. Al contrario, in un alba d’estate in costa Est / Sud Est, il sole “arriva” prima rispetto a quanto non faccia in costa ovest.

Mentre, il tramonto dura di più in costa ovest, perché il sole scende davanti alla nostra bella faccia.

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Arrivare in ritardo all’alba, a volte, ha fatto la differenza tra chi ha pescato e chi no. Per quanto si peschi anche al di fuori dei cambi di luce, personalmente il 70% dei pesci è capitato di agganciarlo all’alba o al tramonto.

Altro particolare,che ho notato essere il problema di molti spinner, è l’eccesso di attrezzatura per pescate mordi e fuggi.

Adesso vi dico la mia, condivisibile o meno.

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Dipende sicuramente dalle zone, dalle condizioni, etc., ma non credo che per gestire al meglio una pescata, sia necessario portarsi appresso tutti gli artificiali che abbiamo in casa.

Riguardo la scelta ed il numero delle esche, dipende da cosa ho intenzione di fare.

Provare a gomma per le spigole? una borsettina con una manciata di esche e la canna. Esplorazione con mare in scogliera? Due jerk, due popper, due walking e due jig. Se riuscite a perdere tutte queste esche in una pescata, lo spinning non fa per voi.

Spigole in piana o in spiaggia? D’estate costume e d’inverno waders, ma sempre con la solita borsetta porta artificiali. Camminare in spiaggia è stancante, sopratutto d’estate, quindi portate con voi sempre una bottiglietta d’acqua.

Sopratutto, per la scelta dell’attrezzatura, mi focalizzo su quali pesci possono girare per il periodo e per lo spot.

Cercare le spigole con la oncia e un quarto e popper da leccia è da matti, come andare a cercare i serra con la 5/8 e una manciata di gomme spiombate con mare mosso. Poi sono certo che il primo scemo che ci prova pesca pure, smentendo tutte le mie teorie.

Per chiudere, ho visto persone pescare e trattenere pesci serra in spiaggia, molto lontano dalle automobili per tornare a casa, e doversi fare km in mezzo alla sabbia con uno zaino pesante 20 kg, quando sarebbe bastato un portartificiali con una manciata di esche per abbattere il carico.

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Ultima considerazione, cerco di non dimenticare mai pila da testa e boga grip.

Più di una volta ho visto compagni di pesca rischiare le pennacce in scogliera perché senza pila da testa non vedevano dove mettevano i piedi, altre volte bucarsi le dita con le ancorette perché senza boga grip e pinze per slamare il pesce.

Sembra un post banale, rispetto al mio solito modo di scrivere, ma vista l’ondata di nuovi pescatori a spinning…

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Ci vediamo tra qualche giorno con un report sulle lampughe.

Buona vita!

Una primavera complicata

Adoro la primavera. Adoro i profumi, le temperature, le primizie. Sopratutto, adoro l’allergia che mi tappa il naso e mi fa lacrimare neanche fossi in una coltivazione di cipolle.

Scusate l’assenza, ma problemi vari ed eventuali mi hanno tenuto lontano dal mare, a tratti lontano dalla mia terra. Fortunatamente, per qualche mese ho firmato per un poco di serenità, e da quel da giorno, ho ripreso ad andare a pesca.

La spigola che vedete sotto, sembra la stessa pubblicata nell’ultimo post, ma non lo è. Sono passati alcuni mesi prima di tornare a pescare, e questa era bella cicciosina, diversamente dalla piccola ma sempre piacevole spigola di gennaio. Il problema è che nelle foto ho sempre la stessa espressione, il solito ghigno da ratto cieco causa la miopia galoppante.

Una capatina in porto all’alba prima di andare in scogliera, due lanci a gomma a strisciare le pietre a causa di un compagno di pesca ritardario e dopo due lanci esce lei, salpata di peso come solo i pescatori più grezzi sanno fare, fotografata con il cellulare e trattenuta per il pranzo di pasqua, e si, se ve lo state chiedendo, sono andato a pescare la mattina.

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Molto più interessante il giorno dopo, non tanto per la cattura, ma per le condizioni. Sole altissimo, pasquetta in solitaria io e la mia compagna, per le scogliere del Sud Sardegna. Dopo una bella scarpinata in cui ci è spuntato il piede caprino, decidiamo di fermarci a mangiare un panino su una bella punta baciata dal vento da sud, circa alle due di pomeriggio.

E chiaramente, non poteva mancare la canna da pesca e qualche esca. Due lanci giusto per digerire il panino e vedo un guizzo color argento lanciarsi sullo shoreline. Il tempo della foto e via in acqua.

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Certo, niente di incredibile o affascinante, giusto una scusa per dire “sono vivo e ci sono”.

Sto insistentemente cercando i barracuda a galla, che seppur non sia la pesca più tecnica o innovativa di questo mondo, è l’unica che posso fare con il tempo che ho a disposizione in questo periodo.

Staremo a vedere chi la spunterà!

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A presto!

Matte

 

Finalmente.

 

Alla vecchia maniera.

Voglio partire da due presupposti, prima di proseguire alla stesura di questo post :

  • Ho sempre creduto nel progresso della tecnica dello spinning, considerando l’evoluzione delle esche e dei metodi di pesca un bene, seppur non segua esattamente le mode, più per pigrizia che per altro ;
  • Non ho mai creduto alle affermazioni tipo “Quel vecchietto sa pescare”, solo perché è vecchio e l’opinione comune vuole che detenga intrinseca l’esperienza perché anziano. La pesca, nelle giuste condizioni, ritengo sia una questione statistica.

E allora, detto questo, perché per un paio di notti di fila sono stato distrutto, numericamente parlando, da un vecchietto con una cannaccia per addestrare galline e un mulinello del ’78? Parliamone.

Una notte sono sceso al porto, più per trovare la scusa per fumare una sigaretta che effettivamente per cercare le spigole, però, c’era una bella corrente da scirocco ed oltre me ed un signore abbastanza avanti con l’età, non c’era nessun altro. Ragione per cui,mi sono permesso di osservarlo pescare per un po, fumando il tumore in stecchette e attendendo qualche minuto prima di preparare l’attrezzatura.

Nel buio più totale di un porto sempre ben frequentato, ma oggi stranamente vuoto, intravedo nel buio una sagoma che ferra forte, il filo si tende, e capisco che il signore ha agganciato qualcosa. Chiedo se ha bisogno di una mano, e a risposta affermativa, guadino una bellissima spigola stimata ad occhio sopra i due kg.

Quindi, le spigole, ci sono. Monto un silicone, lancio, ma non riesco a stare in pesca. La corrente è troppo forte e anche con trenta grammi, non arrivo sul fondo e non posso far rimbalzare l’esca sulle pietre come vorrei. Incaglio, taglio e nel mentre il signore affianco a me aggancia un’altra spigola, guadinata da un suo amico arrivato poco prima. Ad occhio e croce, sembra più grande della precedente. Io non mi arrendo, e continuo a pescare a gomma, anticipo la corrente più che posso, ma dopo alcuni lanci finisco per incagliare e sono costretto a tagliare la treccia un’altra volta. Nel mentre, il signore aggancia e salpa la terza spigola della serata, di taglia uguale se non superiore delle prime due.

Bene. Da buona analista, anche se non ci vuole una scienza, capisco che qualcosa non torna. Come è possibile riuscire a stare in pesca, con un pesciolino minuscolo probabilmente dei cinesi (di cui, dopo, avrò conferma), in un torrente in piena come quello di oggi?

Devo per forza carpire questo inarrabile segreto che mi incoronerà il RE DEL PORTO.

Me la prendo con me stesso, malandrino al non esser stato attento al MODUS OPERANDI quando ho guadinato la prima spigola. Fatto sta, che l’anomala situazione si ripeterà per tre sere non consecutive. Sempre lui, nello stesso modo e nelle stesse condizioni.

Allora, la volta dopo, decido di osservarlo per benino. Vedo il lancio, noto sul pelo dell’acqua cosa accade, e realizzo che sta pescando ALLA VECCHIA MANIERA. Niente strippamento di silicone, teste piombate, movimenti. Lancia in corrente e recupera normalmente. E tira fuori spigole da pranzo domenicale in famiglia, con una nonchalance da far invidia al presidente del consiglio quando cerca di convincere mezza Italia a votare SI ad un referendum troppo sporco per aiutare questo paese. Comunque.

QUESTO é TROPPO. Io ho una canna da finesse certificata dal chitarrista degli EUROPE, un mulinello in CI1543 e un trecciato in pelo di volpe, DEVO PESCARE PER FORZA. Non so dove, ma è scritto da qualche parte che il GEAR fa diventare lo SPINNER BRAVO.

E mi trovo davanti ad un bivio, di pari importanza se non superiore alla decisione che prende un prete quando entra a far parte del DIO TEAM. Un punto di non ritorno, non provare la tecnica, bensì provare e pescare, sempre che avvenga. Sarebbe fare la fine di lucifero, una caduta all’inferno senza ritorno, il battesimo di una religione così lontana dalla pesca in finesse, che tanto mi ha dato, ma altrettanto mi ha fatto bestemmiare.

L’offerta di una mela da parte di EVA, una tentazione forte, forse peggio di lanciare su una leccia incapronita sui muggini, ma che nasconde un insidia di fondo non indifferente : la perdita del mio STATUS QUO di UOMO DELLA GOMMA. Se dovessi accettare l’offerta del diavolo, non potrei più bullarmi di pescare le spigole, i barracuda e qualunque pesce scemo a gomma nei porti puzzolenti, e lo scopo del FINESSE perderebbe significato, etichettando me e la mia tecnica come mero pescatore di pesci con fine ultimo la cattura, mentre, attualmente, preponderante è che la cattura avvenga solo e semplicemente a gomma.

E nel momento in cui la mia povera anima sta per cedere, scende,circondato da lustri e trombe, da un punto non definito del cielo (esattamente dalla plano in macchina), l’arcangelo Swim Impact. Mi costringe ad inginocchiarmi alla sua potenza, prima mi distrugge psicologicamente e poi mi offre la scala per tornare in paradiso. Mi aggancio al suo treno in corsa e fuggo a casa a piangere e,giustamente, a chiedere scusa alle miliardi scatole di gomma comprate e mai utilizzate.

Non me lo sarei mai perdonato. Per quanto mi riguarda, anche se le catture sono superiori di taglia e numero, rimango fedele alla mia bandiera, non abbandono il mio plotone, ringrazio e vado avanti. Più esattamente, CAPPOTTO e vado avanti.

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Fortunatamente, non sempre, a quanto pare.

Alla prossima, Matte!

 

 

 

 

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Se fossi stato uno furbo, non avrei mai scritto su un blog. Non mi sarei preso l’impegno di alimentare uno spazio, di togliere tempo al resto della mia vita, seppur scrivere mi piaccia parecchio, a prescindere che possa piacere o meno il modo in cui lo faccio. Ma ahimè, fa parte del mio vivere la pesca.

O meglio, se fossi stato furbo, avrei canalizzato l’attenzione sulle esche, le canne e i mulinelli, bramando esche gratis come tanti altri. Fortunatamente, non sono tutti così, o almeno, non lo sono stati.

Ho avuto la fortuna di andare a pesca con i migliori, o almeno, con i migliori che abbia mai conosciuto. Dei veri fuori classe. Persone simpatiche, disponibili, un piacere frequentarli. Per un verso, anche maestri di vita, dipende da quanto uno è bravo ad apprendere il buono presente negli altri. A pesca, erano qualcosa di incredibile. Tiravano fuori pesci in continuazione, facendomi luccicare gli occhi ad ogni cattura. Mi chiedevo come fosse possibile che avessero una media “realizzativa” così alta, perché ogni qual volta uscivo con loro, almeno un pesce era assicurato (e non mi riferisco a quelli di braghetta).

E seppur alcuni di loro collaborassero con le aziende (la parola Pro Staff forse non era ancora arrivata in questo angolo di mondo), non gli ho mai sentiti dire che fosse l’esca a fare la differenza. Mi lasciavano briciole di pane da interpretare, non davano mai spiegazioni definitive o assolute, se pescavo era merito mio, se non pescavo idem. Solo dopo ho realizzato che l’affiancamento nella pesca a spinning è importante, e non parlo solo degli spot, ma anche del modo di ragionare. E l’imprinting donatomi, fu fondamentale. Ringrazio ogni giorno, perché i 4 pesci che pesco all’anno, non so se sarebbero arrivati senza.

Ciò che spingeva tutti ad andare a pesca, era il pensiero di quello che sarebbe potuto succedere durante la giornata, passando notti insonni prima di albe in mezzo alla schiuma, facendo della passione la benzina per questo motore arrugginito, e non il pensiero di ciò che avrebbero potuto ricevere in cambio di 4 sporche foto.

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Qualcuno, faceva anche video di pesca. Non avete idea del sacrificio e della passione che ci sia dietro. Mezz’ora di video,corrispondono a mesi di riprese, montaggi,lacrime e sangue, per avere un prodotto perlomeno accettabile. E di certo, non lo facevano per le esche,per le canne o per i mulinelli. Certo, arrivavano in considerazione del fatto che i video venivano trasmessi in emittenti internazionali, e per le aziende era una pubblicità quasi a costo zero. E visto che c’erano, si utilizzavano.

La differenza sta nel principio : i video di pesca erano (o sono) fatti per passione, per spirito di condivisione, per la vena documentaristica che vive in chi prende la decisione di sacrificare anima, corpo e tempo a questa splendida attività. Il fine, almeno per quello che ho visto io, non era “avere l’attrezzatura a gratis”. Era filmare quell’attimo in cui la spigola attaccava l’esca, o in cui il serra ciccava l’attacco. L’intento era far rivivere le emozioni provate di persona sullo schermo, e per fare ciò,  vi è bisogno di spirito organizzativo e collaboratori. Io, che collaboratore non riesco a essere, ho perso una buona occasione per imparare qualcosa di nuovo. Ma il principio rimane lo stesso : la passione alla base di tutto.

Per questo ho cominciato a scrivere sul blog, e fottesega delle esche, delle canne, dei mulinelli. Voglio solo andare a pesca. L’imperativo è lanciare un esca in mezzo al mare, e ricevere ciò che ne deriva. Scrivere ciò che penso, quello che provo, fa parte del mio modo di vivere la pesca a spinning, condivisibile o meno.

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Penso che diffidare di chi utilizza questi spazi con l’intento di ricevere esche e altre cianfrusaglie simili, non sia così strano. Come diffidare di chi li utilizza per pubblicizzare attrezzatura, mettendo esche in bocca ai pesci e definendo qualcosa ciò che non è realmente.

Se dovessero chiedermi secondo me quando è avvenuto il passaggio di consegne da “Collaboratore” a “Prostaff”, con le ovvie differenze sopra descritte, credo risponderei con l’avvento di faccialibro.

Tutti gli spinner novizi, cominciarono la ricerca delle Aziende, più che dei pesci. Andavano in cerca di chi li potesse dare una canna gratis, seppur avessero preso poco più di un barracuda alle acque calde. E se le aziende mandavano un esca, diventavano prima “tester”, poi “pro staff”. L’obiettivo era diventato mostrare l’attrezzatura ricevuta, invece dei pesci pescati.

Mamma. Forse è colpa del nuovo millennio, tutta questa tecnologia, i modi diversi di pensare dei ragazzini, i selfie, gli smartphone. Ma la nostalgia che provo per i tempi in cui ho cominciato a pescare a spinning, che in fondo sono pochi anni fa (che per altri, chiaramente, erano la fine di un era), non me la toglie nessuno.

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Mi chiedo solo dove sia stato l’errore, dove il meccanismo si sia inceppato. Come già spesse volte detto, anch’io ho avuto i miei scivoloni. Cerco di risalire la china non dimenticando cosa tutto ho combinato, tenendo un profilo basso, pescando per gli affari miei e non cercando nessuno.

Quello che cerco di fare, è di pescare per passione, ed è quello che vorrei che trasparisse quando scrivo. Vi assicuro che se traspare altro, è solo colpa delle mie limitate capacità narrative,l’etichetta di SBRUFFONE proprio non mi si addice.

Matte

 

Clairement, ancora loro…

La fortuna, se così vogliamo chiamarla, al netto di levatacce all’alba e scarpinate in scogliera, anche questa volta è stata dalla mia parte, incontrando più volte le lampughe, che anche questo anno hanno monopolizzato il sotto costa del sud Sardegna.

Peccato solo non esser potuto andare a cercarle a fine ottobre, quando la taglia si faceva interessante. Mi è scappato il coltello aprendo un ostrica, e mi sono aperto in due la mano come un portamonete. Non volendo mettere i punti, la ferita ha cicatrizzato in tempi biblici. Evito di mettervi la foto, se no vi rovino la cena.

Comunque, torniamo a noi.

Solitamente non parlo di attrezzature e di tecnica, perché erigo a mezzo e non a fine le stesse, ma questa volta vorrei fare una riflessione, che sarà già stata trattata in altri spazi milioni di volte, ma finché non ci sbattiamo il muso non ne capiamo le effettive potenzialità.

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Dopo una serata bagnata nell’alcol, la sveglia suona alle 4. Apro il sarcofago e mi alzo dal letto, metto la canna in macchina, passo a prendere l’amico Luca e mangio una brioche al volante, smaltendo la sbornia nei 50 minuti di curve che ci separano dal mare.

Arrivo sullo spot, mi cambio le scarpe, metto la pila e…..non trovo lo zaino con le esche. Evidentemente, nella fretta, ho dimenticato di metterlo in macchina. Lontano 50 km da casa, non posso di certo tornare indietro, e l’alba comincia a fare capolino dietro le nostre teste.

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Frugo ovunque, nel casino infernale di una macchina che andrebbe sanificata con il fuoco. In linea di massima, sono un disordinato totale, e confidando in ciò, spero di trovare buttata in macchina una plano salva giornata e salva schiaffi da parte di Luca, venuto solo a farmi compagnia perché della pesca nonglienefregaproprioniente.

E sotto un asciugamano del mare, trovo lei, sola soletta. Dentro la plano poche cose, ma preziose come l’oro : 2 jig, un walking brutto come la morte pelosa e un jerk, un simil mommotti con le ancorette completamente arruginite.

 

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Meglio di nulla. Acqua da bere ne ha portato Luca, la macchina fotografica era in macchina dalla sera prima ed il vecchio boga, sporco, schifoso e pieno di salsedine sembra aprirsi ancora. Bene. Siamo pronti ad affrontare questa giornata di pesca.

Sfacchiniamo in mezzo al scisto friabile come un grissino, per arrivare in tempo per l’alba, ma le lampughe arriveranno ore dopo. Poco male, ci si è divertiti, erano veramente tante e fameliche. Ma non è questo il punto : con un jig che non ho mai cambiato durante la pescata, ho agganciato svariati pesci.

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Questo mi ha portato a ragionare : che senso ha portarmi 70 esche in scogliera se poi, chiaramente relazionato alla pesca delle lampughe, bastano pochi grammi di peso, se le stesse collaborano? TOP.

Finito di stressarmi con mille plano, ne ho pulito una e ci ho messo dentro 5 esche : 3 JIG, un WTD e un jerk. Sono rinato. Veloce come una capra d’alta montagna e altrettanto puzzolente, ho macinato scogliere senza dover cercare il vostro dio per il nervo sciatico e per le varie fasciti di sorta.

 

 

 

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I risultati non si sono fatti attendere : in tre giorni con 4 esche (a dire il vero praticamente solo una, i JIG), ho agganciato tante lampughe per essere quasi soddisfatto sino all’anno prossimo. O almeno lo ripeto nella mia mente, obbligato ad una fasciatura che determina uno stato da astinenza da scogliera.

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C’e da dire che anche se sembra tutto semplice, non lo è. Non si sta pescando in mezzo alla schiuma, quindi il pesce lo vedi inseguire l’esca. E se insegue tre/quattro volte senza mangiare, hai una sola plano con 4 esche, e rimani senza alternative.

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Però, come in qualunque cosa, è un costo opportunità che bisogna essere pronti a correre per non distruggersi la schiena e le ginocchia. Concludo il post con un bel sorriso, sperando di tornare presto a pescare.

 

 

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Alla prossima, Matte!

 

Pesci di terra

In pochi anni il mondo della pesca è cambiato. Non tanto nei modi di pescare, ma nel modo di esibire.

Come in ogni attività che si rispetti, esistono i top player, quelli che pescano molto e giustamente non si fanno mai un bagno di umiltà. Poi ci sono quelli che pescano, generalmente bene ma non esageratamente, che fanno tante altre cose oltre alla pesca tanto da lasciarla ad hobby secondario. Ed infine, quelli che pescano un pesce, ne fanno mille foto, e le pubblicano su tutti i social possibili. Dimentico qualcuno? SI.

LE DONNE SU ISTANGRAM che posano con PESCI di MARE.

Non sono mai più entrato su FB, da quando ho visto cose incredibili. Persone che si spacciano per quello che non sono, si erigono a monumenti imprescindibili di una società marcia, e poi li conosci tutti e sai bene quello che combinano e come lo fanno. Il vomito.

Ma, già per lavoro, utilizzavo Istangram. Molti pescatori oltreoceano pubblicano foto veramente incredibili, scatti da sogno, con pesci che qui neanche ci sogneremo di vedere. E scorrendo la home dell’applicazione, mi vedo una ragazza in bikini con un GT in mano…

Dico WOW. Finalmente una donna che ha capito qualcosa della vita. Allora decido di seguire il profilo e la cosa si chiude li. Il giorno dopo, viene pubblicata un’altra ragazza con un’altro gigante del mare in mano. Poi un’altra, e un’altra ancora. E siccome istangram ti consiglia chi seguire, ho sbirciato anche nei profili simili, trovando un carrettone di belle ragazze che posano con pesci di mare.

Io, che ricordi, le avevo lasciate a posare con pesci di terra. La situazione non quadra.

Trovo profili di ragazze bellissime, per carità, che posano con pelagici giganti. E mi sento in diritto di avanzare alcune ipotesi sull’accaduto :

  • Finalmente anche le donne hanno compreso l’universalmente riconosciuta importanza della pesca a spinning, lasciando a casa borse e corsetti e ponendosi al servizio di madre Rapala ;
  • Come nel peggiore dei film di fantascienza, le donne stanno conquistando il mondo, e decidono di partire attaccando i pilastri portanti di questa società maschilista : la pesca a SPINNING ;
  •  Sono geloso dei pesci visti in foto, ed il mio ego interviene sul cervello, modificando gli uomini in donne, sminuendo clamorosamente il valore della cattura ed attribuendolo alla variabile “CULO” ;
  • I charter e le aziende di pesca stanno strumentalizzando le belle ragazze al fine di avvicinare il più possibile gli uomini abbarzottati non ancora del tutto schiavi del consumismo mediatico legato allo spinning, ragione per cui dove non arriva il pesce arriva la gnagna.

Penso e ripenso, e se non ricordo male, anche qualcuno qui in Europa ci ha provato. Peccato che servano belle ragazze, e non scaldabagni con i baffi per vincere a questo gioco.

WE WE WE…anche io mi sto facendo prendere da questo giochetto delle belle ragazze…ASPETTA UN SECONDO. La polemica non è su quanto sia figa la ragazza nelle foto, che chiaramente passa in primo piano rispetto al pesce, ma su quanto le ragazze che posano con i pesci stiano diventando strumento di arraffamento delle masse dotate di manganello.

Diamoci una svegliata : non si può mischiare la carne con il pesce. Datemi pure del conservatore, ma la pesca deve rimanere la pesca, e per quanto adori le donne, lo spinning è rimasto l’ultimo angolo di pace dove rifugiarsi, lontano da tutto e da tutti, e se tendiamo la mano a questo tipo di aperture, come se non avessimo già accettato abbastanza le finzioni che vediamo da alcuni rappresentanti del mondo della pesca,  rischiamo di trovarci con un minestrone di correnti e di ideologie diverse che snaturano il concetto di ONE MAN, ONE ROD, ONE LURE.

E sia ben chiaro, per chi non lo avesse capito e che rasenta il limite dell’unico neurone,che la mia presa di posizione non è contro le donne a pesca, in cui mi trovate d’accordo, perché è sempre bello ampliare il ventaglio di opinioni relative a questa magnifica attività. Semplicemente, non sono d’accordo sulla strumentalizzazione della donna a pesca, modella pagata per attirare masse di idioti a mettere mi piace più per le zinne che per la cattura.

Non pieghiamoci a questi sporchi giochi di Marketing. Le modelle, lasciamole posare con i bei ragazzi, i cosi detti “Pesci di terra”, nelle copertine di Vogue, spazio giustamente guadagnato.

I pesci di mare, quando li peschiamo, lasciateli a noi.

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Lampughe

Fortunatamente, anche questo anno, sono riuscito a catturare alcuni di questi splendidi pelagici. Incastrando impegni di lavoro e di famiglia, sono riuscito a ritagliarmi una splendida mattina, dove un’alba magnifica ha dato inizio alle danze di queste splendide ballerine.

Vorrei ricordare ai più, la sfiga di Omar nella pesca alle lampughe : molte agganciate, tutte slamate. Due sono le cose : o ha una lacrima addosso, oppure dovrebbe decidersi a cambiare quelle ancorette arruginite.

Certo, sono ancora piccoli esemplari e chiaramente sono state tutte rilasciate, ma per quanto mi riguarda bisogna sempre monitorare in attesa degli esemplari di taglia maggiore.

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Dopo un veloce scambio di messaggi con Omar, e controllate le condizioni meteo marine, decidiamo di battere due spot : uno all’alba, alla ricerca di qualcosa di più interessante delle lampughe, per poi spostarci alle prime luci alla ricerca dei coloratissimi pelagici.

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L’alba si rileverà infruttuosa, causa pochissimo mare in scaduta di maestrale. E vabbè, si risale in macchina e si inverte la direzione, pronti ad una bella scarpinata premiata da un bellissimo paradiso naturale.

I lanci si susseguono numerosi, cambiando più volte esca e alternando recuperi veloci a recuperi lenti. Il tempo passa, e la stanchezza di essersi svegliati  alle 4 del mattino aumenta vorticosamente, sino a sfociare, per me, in un pisolino di un ora, baciato dal sole come solo ai belli succede.

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Svegliato dal mondo di Morfeo, Omar sta ancora spopperando allegramente, quando decide che tocca a me fare da teaser, e con un “Adesso tocca a me dormire”, si lancia alla velocità della luce a fare la nanna in scogliera.

Lui si sdraia ed io mi accingo a fare il primo lancio…ed eccole arrivare come delfini!

Saltano fuori dall’acqua alla ricerca dell’esca, e all’urlo di “Lampughe!”, Omar vola a recuperare la canna, lancia, aggancia e slama per molte volte, mettendo a dura prova la sua cristianità.

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Grazie al clima favorevole, sono tornate all’attacco un paio di volte, una mattina veramente divertente.

Adesso rimaniamo in attesa degli esemplari di taglia, sperando di trovare il tempo di andare a pesca e sopratutto di trovare condizioni meteo favorevoli.

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Alla prossima,Patte!

L’arrivismo è il profumo della vita

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Ahimè. Quante volte si sbaglia nel valutare le persone. Se avessimo una sfera di cristallo, potremo riuscire ad anticipare gli eventi, ed evitare di portarci appresso persone che poi si riveleranno dei bluff, allontanando le conseguenze catastrofiche da esse derivanti.

E tenerci strette le persone che ci danno un consiglio. Perché già dare un consiglio significa dedicare del tempo ad una persona, e ascoltare è d’obbligo. Non dico seguire i consigli, perché non tutti i consigli sono buoni, ma alcuni ci prendono completamente.

Per questo, oggi, lascio da parte la pesca lato foto, e mi dedico ad un monito importante, le 10 regole secondo patte per valutare un compagno di pesca. Perché lo spinning, per quanto mi riguarda, è si mare e natura, ma è anche spot SEGRETI e strade percorribili solo per chi sa dove passare, e sembrerà poco, ma non è per tutti.

10)  LITIGATE per pagare la colazione, o per chi deve mettere la macchina, o per mettere benzina. Questo, per quanto mi riguarda, è il punto meno importante, perché anche se i soldi sono pochi, non chiedo niente a nessuno. Ma un compagno di pesca che non si offre mai, accusa i primi sintomi della LOCUSTAGGINE.

9) IL RITARDO. Nella pesca il ritardo all’appuntamento non deve esistere. Non siamo donne. Bisogna portare rispetto a chi lavora tutto il giorno ma si alza alle 3 per andare a capottare in scogliera. Chi ritarda non ha rispetto di voi e della pesca a spinning. STAI A LETTO ALLORA.

8) L’ATTREZZATURA. Parliamoci chiaro, lo spinning è una pesca relativamente costosa. E per essere goduta al meglio,non dico che serva il top di gamma, ma almeno strumenti in grado di pescare. E un compagno di pesca, che viene con una due pezzi che lancia 10 grammi e un mulinello dei cinesi con monofilo del 20, lascerà solo esche in bocca ai pesci, se riuscirà a lanciare, e vi farà salire il crimine. Siccome c’è internet, che vomita informazioni ogni giorno riguardo le attrezzature economiche ma buone con la quale cominciare, INFORMATEVI PRIMA.

7) I CONTATTI. Forse qualche anno fa’ era bello condividere gli spot e farsi una chiacchierata sulla pesca, con tutti coloro che ne avessero piacere, ma dopo l‘EPIDEMIA di LOCUSTAGGINE mai del tutto debellata,  non è possibile permettersi un compagno di pesca che il giorno dopo aver pescato, parla con il primo che passa di come/dove/acheora ha fatto i pesci. e questo ci ricollega con…

6) I SOFFOCCOTTI self made. Diffidate dal compagno di pesca che si vanta troppo delle sue catture. Se lo fa con voi, lo farà con gli altri. E racconterà le magnifiche avventure avvenute nello spot XYZ a Settembre del 1956. Ed ignari, quando ci tornerete l’anno dopo, troverete mezza squadra del Gallipoli a cercare le lampughe. ESPULSIONE DIRETTA.

5) L’ATTENZIONE. A spinning l’attenzione è tutto. Un compagno che non guarda dove mette i piedi, non controlla il mare, non guarda dove lancia e conseguentemente la canna storica finisce con un trinco da ancoretta del BUGINU con risposta allegata “Sempre meglio che in acqua”, no, non va affatto bene. OGGI TORNI A PIEDI E CON ME NON CI VIENI PIU’.

4) LA COMUNICAZIONE. Se siete sempre voi a doverlo cercare, non si fa mai sentire, si fa pregare per andare a pesca…allora non è la persona giusta. Non dico che ci debba essere morbosità, ma quando c’è una scaduta di maestrale il giorno dopo, si aspetta più un messaggio del compagno di pesca che della fidanzata. PERVERSO.

La top 3, è da leggere con le dovute precauzioni. Tutto il discorso è impostato sulla risata, si parla pur sempre di pesca, che seppur sia una cosa seria, sempre pesca rimane. Per cui, leggetelo con la stessa ironia con la quale è stato scritto e ho cercato di trasmettere.

3) LE BUGIE hanno le pinne corte. Un compagno che vi mente sul fatto che sia andato a pesca, sul dove è andato, con chi, non è un compagno di pesca. Perché vi mette alla pari degli altri, forse peggio, le bugie sono da codardi. Chiedere ad un compagno se è andato a pesca, sentirsi dire di no, e contemporaneamente vederlo lanciare assieme ad altre persone dalla banchina del porto non ha prezzo. O forse si. Il prezzo del messaggio nella quale scrivere PINOCCHIO.

2) LA LINGUA LUNGA. Un compagno che parla male degli altri con te, parlerà male di te con gli altri. L’attività della pesca non si distacca molto da come ci si comporta in altri ambienti. Un conto è ridere delle vicende altrui una tantum, un conto è prendere la pesca come pretesto per parlare male degli altri. E siccome, il fegato ce lo cuociamo già a lavoro….ORNITORINCO.

1)  L’ARRIVISTA. Questa,per quanto mi riguarda. è la categoria che peggio sopporto. Primo perché io stesso ne sono stato additato ingiustamente o meno nei tempi che furono, ma sopratutto perché è l’espressione più meschina della razza umana. Un compagno che viene a pesca con voi solo per vedere gli spot, ma come ha occasione ci porta altra gente per SOFFOCCOTTIselfMADE/NONfaPIACEREpescareCONte/MIpiaceFAREilGURUconILculoDEGLIaltri, non importa, non è un compagno, ma un arrampicatore sociale. E non mi va di descrivere i mille modi in cui una persona può essere sfruttata, perché non basterebbe tutto lo spazio di questo blog. So solo che se posso darvi un consiglio, è di stare attenti ai segnali che inconsciamente vengono inviati da questo tipo di persone.

La soluzione a tutto ciò è andare a pesca da soli.

C’è un però in tutto questo. Se guardandovi nell’anima, vi accorgete che siete voi a comportarvi in questo modo (IO STESSO SONO PREDA DI ALCUNI DEI COMPORTAMENTI SOPRA DESCRITTI), e, seppur inconsciamente, vi ritrovate in almeno tre punti, sappiate che potreste aver contratto la LOCUSTAGGINE, pericolosa malattia dello spinning, oppure, semplicemente, vi siete resi conto che bisogna comportarsi onestamente nella pesca come nella vita.

E ora fatevi una risata, che tanto alla prossima uscita sarete tutti pronti ad offrire la colazione. COMUNISTI.

PATTE

 

 

 

 

 

 

 

E allora…mambo

E allora…mambo.

Vicini a venerdì 17, aspettavamo che succedesse qualcosa di irreparabile. Tipo che si fondesse la macchina, oppure si rompessero le canne nel lancio. Invece, grazie alla provvidenziale medicina dell’occhio, all’influsso della luna in sosta nel quinto quadrante girata verso Marte, sopratutto all’apertura del bar di via Nuoro alle 5 e 50 del mattino, il butterfly effect ha messo le cose al loro posto.

Spostando quello che poteva essere un probabile cappotto, ad un altra volta, regalandoci una bella giornata di risate,pesci agganciati e persi e di altri agganciati e presi.

Ma partiamo dall’inizio.

Decido di andare a fare il tramonto di venerdì 17, ignaro del giorno in cui mi trovo. In mezzo ad una bufera proveniente da nord ovest, opto per un angolo di costa riparato. Cappotto,ma il mare sembra essere bello per fare l’alba il giorno dopo, e dopo un rapido scambio di messaggi con Omar, decidiamo di farci una passeggiata a cercare i serra.

Dopo poche ore di letto, ci ritroviamo in viaggio, in una mattinata relativamente fredda rispetto alle temperature previste per il mese di giugno. Seppur ci sia buio,il mare sotto costa non sembra essere un granché,  quindi decidiamo comunque di proseguire, ma evitare di bruciare benzina inutilmente e di conseguenza scendere al primo spiaggione incontrato in strada.

Sin dai primi lanci,sembra che i pesci siano belli attivi : dietro la saponetta di Omar si intravedono le cacciate, ma nessuno dei pesci rimane allamato. Continuiamo a battere, e mentre il sole è già alto da un po, all’ennesimo lancio il popper di Omar viene bollato ripetutamente, sino a quando il pesce non riesce a centrare l’esca.

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Tutti e due puntavamo su un serra, invece esce una spigola incazzata nera.

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Doveva avere molta fame, per essersi mangiata un popperone di quelle dimensioni.

Qualche secondo dopo le foto della spigola, al primo lancio, il mio popper si perde dietro ad una bollata, ed un combattimento sotto il minuto porta in secco il primo serrotto della giornata. Una velocissima foto e via in acqua.

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La mattina passa velocemente, tra le chiacchere ed una leggera brezza da nord ovest che rinfresca la giornata. In un momento di pausa, vediamo delle belle cacciate a galla a circa 30 metri da noi, con i pesci che si intravedono dentro le onde, uno spettacolo.

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I serra continuano a bollare, e a metà mattina si continua a pescare.

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Le ancorette del popper, nei continui salti, si agganciano anche alla branchia del pesce, rendendo difficili le operazioni per slamarlo senza fare troppi danni. Ha perso un poco di sangue ma andrà via senza problemi.

Poi, circa un ora di calma piatta, in cui piano piano siamo tornati verso la macchina.

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Proprio davanti al parcheggio, mi concedo gli ultimi lanci, e un altro serra fa capolino dietro l’esca. Dopo due attacchi andati a vuoto, finalmente riesco a ferrarlo bene.

Ringrazio Omar per la splendida giornata passata assieme, posso dire con estrema sincerità di essermi veramente divertito.

Alla prossima, Matte!

L’equilibrio, questo sconosciuto

XXX

Non sarà tantissimo tempo che pesco a spinning, forse in maniera costante dal 2012/2013, ma che dedico il mio tempo alla pesca, forse, da quando ho memoria. Prima con mio padre, poi con gli amici in gruppi di 20 persone, poi sempre meno, a volte in tre ma più spesso in due, dove i primi sintomi di omertà nel parlare degli spot cominciavano a fare capolino, nascondendo anche agli amici più cari in quale schifoso porto avevamo preso le spigole.

Diciamo, che quando sei ragazzino, le dinamiche personali sono ristrette alla scuola, alla musica, ad uno sport, e a chi piace, la pesca, e le giornate sembrano non finire mai. Si esce da scuola, e poi ci si perde nelle mille cose, senza pensieri di sorta e nessuna preoccupazione grave.

Ma poi…un giorno…la compagna di classe, che fino al giorno prima avevo lo stesso valore della gomma da masticare appiccicata sotto il banco, diventa di colpo interessante come Cagliari – Napoli di Sabato sera. E piano piano, nel cerchio calcio – pesca – musica, si fa spazio anche un altro elemento : la GNAGNA.

Cominci a disertare partite di calcetto, saltare le prove con il gruppo, andare male a scuola, per vederla e cercare anche solamente un bacio, o qualsiasi voglia contatto che possa soddisfare un esigenza vecchia come il vesuvio.

Si…ma…la pesca? Chi è predisposto alla dipendenza del mare, non ha scampo. Diserti tutto, anche l’esame di maturità per la gnagna…ma vento di maestrale in discesa equivale piatta al porto e galleggiante in corrente..ergo “Amore non posso più uscire ho la febbre”.

BAM. La prima bugia per la pesca. Nella quale, neanche vi sentite così tanto colpevoli. Ma lei fiuta che qualcosa non va nel messaggio, e porta talmente tanta sfiga che non agganciate niente se non il fondo, ripetutamente, sino a tagliare e perdere pure il galleggiante.

Gli anni passano. Cominci a dover andare in palestra, perché la tartaruga di qualche anno prima è tornata alle galapagos, i capelli cominciano ad emigrare e tocca andare da un parrucchiere serio, il lavoro a volte c’è a volte non c’è, ma le uniche certezze che ti sono rimaste sono che ti piace la gnagna e hai cominciato a fare spinning.

Ti fidanzi, un rapporto più serio, si va a convivere. Ci si aiuta in casa, lei cerca di rimediare i danni del tuo “Aiutare”, tutto fila liscio come l’olio, se non fosse, che tu hai troppe canne da pesca.

“Troppe? Quantificami il troppe! Tu hai troppe scarpe per caso?”  

Non c’è storia. Come in un Germania – Arabia Saudita di qualche anno fa, il match è perso in partenza,e 8 delle tue 12 canne tornano a casa di Mamma. Assieme alla collezione dei 50 popper, dal Pop Queen allo Skitter Pop colore introvabile, ai vari jerk di ogni forma e dimensione e ai 4 Stradic ancora inscatolati ma che MANNAGGIAALSERRA potrebbero sempre servirti di ricambio.

Ma la gomma…uno scatolone di gomma, costruito negli anni acquistando silicone per appianare le crisi ossessivo compulsive da acquisto di Swim Impact, IN BOCCA AL CANE.

“Boh, sembravano quei giochini che vendono alla CONAD, quelli per rinforzare i denti”.

E dopo 8 ore di lavoro, hai fatto la spesa, ti sei ricordato di avere dei figli da riportare alla base, riesci a ritagliarti un ora per fare il tramonto, in una di quelle giornate in cui neanche gli scorfani mangiano, ma sei in scogliera. FINALMENTE.

Scendi dalla macchina, respiri l’aria che ti piace, c’è un po di mare, seppur poco. Agganci un jerk alla clip e lanci, come se ogni lancio ti liberasse il cervello dalle cose che ti angustiano, come se ti alleggerisse il cuore e l’anima e ti restituisse un po di energia persa durante la giornata.

Azz..! Una botta! Qualche barramerda c’è allora! Azz…slamato! Poi senti tremare il cuore…ma un tremore strano…che proviene dalla tasca interna delle giacca…e il tuo cuore comincia a suonare le note di Revolution is my name dei Pantera….e ti accorgi che a tremare è il cellulare…

“No, non tardo. Eia tra poco parto. Eia, ti ho detto. Si, l’ho comprato. No ti ho detto che non tardo”

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E dopo un’ora di lanci nel vuoto, esce lui, che non sa nemmeno cosa sia successo. Ti guarda come per dire “Vai a casa che è tardi, che io adesso torno in mare, tu potresti non rientrare in casa….”….

Allora prendi la macchina, corri un pochino per recuperare tempo mentre una mano è occupata a mandare un messaggio su whatsapp “more sono in macchina, ho avuto problemi con la batteria”.

Arrivi a casa, poggi l’attrezzatura affianco alla porta, ti avvicini a darle un bacio e lei esclama :

“Spiegami una cosa, butti soldi, tempo e benzina, ma i pesci dove sono?”

“Amore io rilascio tutto, lo sai!”

“Non so se sia una scusa perché non prendi niente, o hai qualche problema di testa. Ora spostati da li che sta cominciando Games of Thrones”.

 

Patte