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E allora…mambo

E allora…mambo.

Vicini a venerdì 17, aspettavamo che succedesse qualcosa di irreparabile. Tipo che si fondesse la macchina, oppure si rompessero le canne nel lancio. Invece, grazie alla provvidenziale medicina dell’occhio, all’influsso della luna in sosta nel quinto quadrante girata verso Marte, sopratutto all’apertura del bar di via Nuoro alle 5 e 50 del mattino, il butterfly effect ha messo le cose al loro posto.

Spostando quello che poteva essere un probabile cappotto, ad un altra volta, regalandoci una bella giornata di risate,pesci agganciati e persi e di altri agganciati e presi.

Ma partiamo dall’inizio.

Decido di andare a fare il tramonto di venerdì 17, ignaro del giorno in cui mi trovo. In mezzo ad una bufera proveniente da nord ovest, opto per un angolo di costa riparato. Cappotto,ma il mare sembra essere bello per fare l’alba il giorno dopo, e dopo un rapido scambio di messaggi con Omar, decidiamo di farci una passeggiata a cercare i serra.

Dopo poche ore di letto, ci ritroviamo in viaggio, in una mattinata relativamente fredda rispetto alle temperature previste per il mese di giugno. Seppur ci sia buio,il mare sotto costa non sembra essere un granché,  quindi decidiamo comunque di proseguire, ma evitare di bruciare benzina inutilmente e di conseguenza scendere al primo spiaggione incontrato in strada.

Sin dai primi lanci,sembra che i pesci siano belli attivi : dietro la saponetta di Omar si intravedono le cacciate, ma nessuno dei pesci rimane allamato. Continuiamo a battere, e mentre il sole è già alto da un po, all’ennesimo lancio il popper di Omar viene bollato ripetutamente, sino a quando il pesce non riesce a centrare l’esca.

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Tutti e due puntavamo su un serra, invece esce una spigola incazzata nera.

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Doveva avere molta fame, per essersi mangiata un popperone di quelle dimensioni.

Qualche secondo dopo le foto della spigola, al primo lancio, il mio popper si perde dietro ad una bollata, ed un combattimento sotto il minuto porta in secco il primo serrotto della giornata. Una velocissima foto e via in acqua.

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La mattina passa velocemente, tra le chiacchere ed una leggera brezza da nord ovest che rinfresca la giornata. In un momento di pausa, vediamo delle belle cacciate a galla a circa 30 metri da noi, con i pesci che si intravedono dentro le onde, uno spettacolo.

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I serra continuano a bollare, e a metà mattina si continua a pescare.

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Le ancorette del popper, nei continui salti, si agganciano anche alla branchia del pesce, rendendo difficili le operazioni per slamarlo senza fare troppi danni. Ha perso un poco di sangue ma andrà via senza problemi.

Poi, circa un ora di calma piatta, in cui piano piano siamo tornati verso la macchina.

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Proprio davanti al parcheggio, mi concedo gli ultimi lanci, e un altro serra fa capolino dietro l’esca. Dopo due attacchi andati a vuoto, finalmente riesco a ferrarlo bene.

Ringrazio Omar per la splendida giornata passata assieme, posso dire con estrema sincerità di essermi veramente divertito.

Alla prossima, Matte!

L’equilibrio, questo sconosciuto

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Non sarà tantissimo tempo che pesco a spinning, forse in maniera costante dal 2012/2013, ma che dedico il mio tempo alla pesca, forse, da quando ho memoria. Prima con mio padre, poi con gli amici in gruppi di 20 persone, poi sempre meno, a volte in tre ma più spesso in due, dove i primi sintomi di omertà nel parlare degli spot cominciavano a fare capolino, nascondendo anche agli amici più cari in quale schifoso porto avevamo preso le spigole.

Diciamo, che quando sei ragazzino, le dinamiche personali sono ristrette alla scuola, alla musica, ad uno sport, e a chi piace, la pesca, e le giornate sembrano non finire mai. Si esce da scuola, e poi ci si perde nelle mille cose, senza pensieri di sorta e nessuna preoccupazione grave.

Ma poi…un giorno…la compagna di classe, che fino al giorno prima avevo lo stesso valore della gomma da masticare appiccicata sotto il banco, diventa di colpo interessante come Cagliari – Napoli di Sabato sera. E piano piano, nel cerchio calcio – pesca – musica, si fa spazio anche un altro elemento : la GNAGNA.

Cominci a disertare partite di calcetto, saltare le prove con il gruppo, andare male a scuola, per vederla e cercare anche solamente un bacio, o qualsiasi voglia contatto che possa soddisfare un esigenza vecchia come il vesuvio.

Si…ma…la pesca? Chi è predisposto alla dipendenza del mare, non ha scampo. Diserti tutto, anche l’esame di maturità per la gnagna…ma vento di maestrale in discesa equivale piatta al porto e galleggiante in corrente..ergo “Amore non posso più uscire ho la febbre”.

BAM. La prima bugia per la pesca. Nella quale, neanche vi sentite così tanto colpevoli. Ma lei fiuta che qualcosa non va nel messaggio, e porta talmente tanta sfiga che non agganciate niente se non il fondo, ripetutamente, sino a tagliare e perdere pure il galleggiante.

Gli anni passano. Cominci a dover andare in palestra, perché la tartaruga di qualche anno prima è tornata alle galapagos, i capelli cominciano ad emigrare e tocca andare da un parrucchiere serio, il lavoro a volte c’è a volte non c’è, ma le uniche certezze che ti sono rimaste sono che ti piace la gnagna e hai cominciato a fare spinning.

Ti fidanzi, un rapporto più serio, si va a convivere. Ci si aiuta in casa, lei cerca di rimediare i danni del tuo “Aiutare”, tutto fila liscio come l’olio, se non fosse, che tu hai troppe canne da pesca.

“Troppe? Quantificami il troppe! Tu hai troppe scarpe per caso?”  

Non c’è storia. Come in un Germania – Arabia Saudita di qualche anno fa, il match è perso in partenza,e 8 delle tue 12 canne tornano a casa di Mamma. Assieme alla collezione dei 50 popper, dal Pop Queen allo Skitter Pop colore introvabile, ai vari jerk di ogni forma e dimensione e ai 4 Stradic ancora inscatolati ma che MANNAGGIAALSERRA potrebbero sempre servirti di ricambio.

Ma la gomma…uno scatolone di gomma, costruito negli anni acquistando silicone per appianare le crisi ossessivo compulsive da acquisto di Swim Impact, IN BOCCA AL CANE.

“Boh, sembravano quei giochini che vendono alla CONAD, quelli per rinforzare i denti”.

E dopo 8 ore di lavoro, hai fatto la spesa, ti sei ricordato di avere dei figli da riportare alla base, riesci a ritagliarti un ora per fare il tramonto, in una di quelle giornate in cui neanche gli scorfani mangiano, ma sei in scogliera. FINALMENTE.

Scendi dalla macchina, respiri l’aria che ti piace, c’è un po di mare, seppur poco. Agganci un jerk alla clip e lanci, come se ogni lancio ti liberasse il cervello dalle cose che ti angustiano, come se ti alleggerisse il cuore e l’anima e ti restituisse un po di energia persa durante la giornata.

Azz..! Una botta! Qualche barramerda c’è allora! Azz…slamato! Poi senti tremare il cuore…ma un tremore strano…che proviene dalla tasca interna delle giacca…e il tuo cuore comincia a suonare le note di Revolution is my name dei Pantera….e ti accorgi che a tremare è il cellulare…

“No, non tardo. Eia tra poco parto. Eia, ti ho detto. Si, l’ho comprato. No ti ho detto che non tardo”

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E dopo un’ora di lanci nel vuoto, esce lui, che non sa nemmeno cosa sia successo. Ti guarda come per dire “Vai a casa che è tardi, che io adesso torno in mare, tu potresti non rientrare in casa….”….

Allora prendi la macchina, corri un pochino per recuperare tempo mentre una mano è occupata a mandare un messaggio su whatsapp “more sono in macchina, ho avuto problemi con la batteria”.

Arrivi a casa, poggi l’attrezzatura affianco alla porta, ti avvicini a darle un bacio e lei esclama :

“Spiegami una cosa, butti soldi, tempo e benzina, ma i pesci dove sono?”

“Amore io rilascio tutto, lo sai!”

“Non so se sia una scusa perché non prendi niente, o hai qualche problema di testa. Ora spostati da li che sta cominciando Games of Thrones”.

 

Patte

 

 

Il salvacappotto

Quante volte usciamo a pesca con la sensazione che sia la volta giusta, la giornata in cui potremo divertirci sul serio, quando il mare è quello giusto e i lanci si susseguono in mezzo alle onde? Beh, non è questo il caso.

Dopo un uscita delle migliori, dove il tasso alcolemico corre più veloce di una skipping, la voglia di tornare a casa è poca. Quindi verso le 3 del mattino decido di scendere al porto, in tutto relax, a lasciarmi maciullare le ossa dall’umido della notte.

E’ chiaro che non stia cercando la cattura della vita. Anzi, forse non cerco nemmeno la cattura. E’ una di quelle serate estive in cui è presto per tornare a casa ma è tardi per organizzare un alba con qualche amico, per cui ci prendiamo quello che viene.

Il porto è illuminato dagli starlights. Mi ricorda le serate estive da pischello, dove tutti pescavamo a galleggiante e gambero vivo, aspettando che il pezzo di sughero venisse risucchiato sotto il pelo dell’acqua,  per ferrare plasticamente qualsiasi pinnuto avesse mangiato lo stuzzicante gamberetto. Ma torniamo a noi.

Mi ritrovo a pescare tra i galleggianti, fortunatamente meno di quelli che mi aspettavo. La corrente è quasi ferma, il quale equivale a fumarmi una sigaretta e controllare i risultati dell’europeo. Attendo paziente il mio turno, quando i galleggianti, trasferiti su una pista di formula uno, non stanno più in pesca.

Mi piazzo nel mio angolino fortunato, e dopo pochi lanci esce lei. Salpata di peso e ributtata in acqua con triplo carpiato e voto 7,35 dalla giuria. Top.

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La taglia non è interessante, ma almeno ho un motivo per rimanere al porto a far evaporare i liquidi in eccesso ed evitare un possibile ritiro della spassyou mobile.

La corrente continua ad aumentare, so che dovrei aumentare il peso dell’esca per stare in pesca, ma i metri che mi separano dalla macchina, seppur pochi, sono abbastanza da farmi desistere. E allora rallento il recupero e comincio a raschiare il fondo come un sarago pagliaccio in cerca di mitili. E dopo pochi lanci, la sensazione di un incaglio e della bestemmia rimasta in canna,si trasforma in una nano spigola da combattimento.

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Bel gesto. Per lei doppia capriola all’indietro e voto finale 8. Poteva fare di meglio.

E in pausa sigaretta, non avendo l’esatta cognizione del tempo, mando un messaggio a Omar sperando sia sveglio. Chiaramente, sarà così, e in men che non si dica, alle 4 e 35 del mattino mi raggiunge, ma non prima di aver incagliato e abraso completamente il terminale raschiandolo nelle rocce putride del fondo.

Nessuna voglia di rifare tutto. La corrente sta aumentando a dismisura, e non riesco più a stare in pesca come vorrei. Di cambiare testina non se ne parla. Allora mi sposto in un angolo dove la corrente sembra essere più lenta, a causa di una rientranza del molo.

Lascio cadere l’esca che si trova in balia della corrente…aspetto che tocchi il fondo…la faccio rimbalzare sino alla fine e poi rilancio…via così…sino a quando l’ennesima spigoletta di questa notte viene a salutarmi. Questa, il triplo carpiato lo eseguirà nella busta che ho nel cofano.

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Ringrazio Omar per non avermi preso a colpi, perché come è arrivato hanno praticamente smesso di mangiare. Sarà contento di vedermi lasciare l’esca sul fondo.

Ricordatevi che in questi luoghi, la possibilità di essere presi dal delirio dettato dall’abbondanza non esiste., statene pur certi.

Matte

 

 

 

No way back

Finalmente libero dagli impegni, riesco a ritagliarmi dei momenti da trascorrere a pesca, solo canna, artificiali e voglia di lanciare. Riesco a godermi una passeggiata in campagna, qualche ora prima del tramonto, lontano dal mondo antropizzato, che rievoca in me i profumi della primavera, i ricordi di quando l’uscita a pesca era routine e non una piacevole parentesi tra equazioni ben più complesse che asciugano il nostro tempo.

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Il tempo, già. Nella pesca, come ho sostenuto varie volte, ha un peso importante. Forse è tutto. Legato alla legge dei grandi numeri, è il binario su cui viaggia la pesca a spinning. Può essere considerato come situazione meteorologica, come tempismo sui pesci, o semplicemente come ore da dedicare alla pesca. Rimane sempre la variabile fondamentale, applicabile alla vita in generale, nelle sue molteplici sfaccettature.

Ma oggi è sul tempo considerato come unità di misura che mi vorrei soffermare. Il tempo come quarta dimensione ancora da scoprire.

Il 28 giugno del 2009, il fisico di fama mondiale Stephen Hawking organizzò una festa all’Università di Cambridge, con tanto di palloncini, tartine e champagne ghiacciato. Furono diramati molti inviti, ma poi non si presentò nessuno. Il fisico se lo aspettava, perché aveva spedito gli inviti solo dopo la conclusione del ricevimento. Era, disse, “un ricevimento di benvenuto per i futuri viaggiatori del tempo”, un ironico esperimento per rafforzare la sua congettura del 1992 secondo cui viaggiare nel passato è di fatto impossibile.

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Una conferma del fatto che ciò che è stato fatto in passato non può essere cambiato. le leggi dell’universo fanno in modo che non accadano paradossi, e se avete dubbi, cercate il paradosso del nonno, una rapida spiegazione del perché, per adesso, è ritenuto impossibile tornare indietro nel tempo.

La filosofia del fatto che non bisogna sprecare il tempo, bensì massimizzarlo.

E viaggiare nel futuro è possibile?

Secondo gli assiomi della teoria della relatività di Einstein, più velocemente ci muoviamo e più lentamente scorre il tempo. Il risultato? Se siamo abbastanza veloci, riusciamo a rallentare il tempo e a viaggiare nel futuro.

Sorge spontanea una domanda : perché il tempo dovrebbe rallentare se andiamo veloci? La risposta è che la fisica ha bisogno di un freno. Come per la questione  dei paradossi nel passato, la natura ha trovato un sistema per preservarsi.

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Quindi, sappiamo che non possiamo andare indietro nel tempo, ma che, con molte virgolette e con una vena ironica, se corriamo andiamo troppo avanti. Dove sta l’equilibrio?

Clairement, nel mezzo.

Il tempo va preservato. Va goduto con i giusti….tempi. E la pesca a spinning, secondo il mio punto di vista, ha anch’essa i suoi tempi. Non parlo di condizioni atmosferiche o di predatori stagionali, parlo di timing nudo e crudo.

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Quando abbiamo a disposizione molto tempo, possiamo permetterci di impiegarlo a cercare nuovi spot, a goderci la natura, ed arrivare sul posto di pesca con largo anticipo e con la mente sgombra.

Quando siamo legati da impegni vari, vanno bene 20 minuti di corsa al porto, via a battere sino a quando non abbiamo il prossimo impegno.

 

Blog 2 - Copia

E dire che qualche anno fa non ci pensavo minimamente. Avevo tutto il tempo che volevo, per fare tutto, senza rendere conto di niente a nessuno.

Come cambiano le cose. Cambiano come il mutare del tempo. E’ proprio vero il detto, chi ha tempo non aspetti tempo.

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E’ un argomento che mi affascina parecchio, ed ogni tanto ci torno sopra. Sarà che sono mezzo esaurito dalle circostanze, oppure che vivo all’interno di una psicosi impulsivo compulsiva a causa del poco tempo per andare a pesca.

Fatto sta che il tempo è come una droga, sembra non bastare mai.

Matte

 

 

 

Pesci dispettosi

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Esistono persone vittime di congiure, a cui vengono fatte macumbe evocando pesci persici con teste di capra e uova di lompo?

No, cari miei. Se non pescate non è colpa delle macumbe, ma perché avete capito ben poco di questa pesca. Quando si sbaglia ci si  devono prendere le responsabilità del caso, e se avete congiurato verso gli altri, la sfiga ve la tirate addosso. Per cui, KEEP CALM and GO FISHING.

In giro per la rete (e per i social, non dimentichiamoci), esistono elementi che vivono pensando che gli altri non facciano altro che pensare a loro. Non parlo di me nello specifico, ma in generale. Personaggi che lanciano dardi nel vuoto, scrivendo stati contro ignoti dove ci si riferisce a incredibili catture nate dal desiderio di rivincita.

Rilassatevi. Se la pesca vi fa questo effetto, è meglio che non ci andate. Credo di proferire il pensiero di tutte le persone celebrarmente normodotate, dicendo che a nessuno interessa nulla di nessuno. Ma proprio niente.

Sento di persone che pubblicano le foto dei pesci per far rosicare altri, così si che li si fa un torto eh! Sono sicuro che non dormiranno la notte. Ad un certo punto sopporto più chi le pubblica per farsi i soffocotti da solo, egocentrismo Über alles.

Poi alcuni sono proprio strani. Non vengono cercati da nessuno, ma vorrebbero essere cercati, per avere argomenti di discussione. E quindi via libera sui social ai famosi dardi nel vuoto, sperando di colpire qualcuno con la coda di paglia che prenda fuoco per essere parte attiva di discussioni che riguardano PESCI.

PESCI. Ripeto un’altra volta, PESCI. Parlano di esperienze che non hanno avuto, di attrezzature che non sanno come si usano, di esche di cui sanno il sopranome ma che non hanno mai visto. E di pesci che non hanno mai agganciato.

Prima ero della convinzione che i problemi fossero al di fuori dalla pesca. Che la pesca fosse un modo per sfuggire dai problemi,per rilassarsi. Poi, osservando da vicino le dinamiche che la animano, ti rendi conto che problemi ne inventano parecchi anche in un campo che dovrebbe essere la soluzione e non la causa, dove appena si è visto un barlume di guadagno, la frittata, già cotta e fredda, è volata fuori dalla padella, ha raccolto la sporcizia che ha trovato per terra, ed è stata servita comunque spacciandola per aragosta.

Ci sono ambienti che è meglio evitare, i social sono uno di quelli. O meglio, dove è meglio non mettere bocca. A volte ti trovi a combattere con mulini a vento ed in palio non c’è niente. Solo tempo perso che si potrebbe dedicare alla pesca.

Si potrebbe quasi pensare che la pesca si sia spostata davanti ad uno schermo, davanti agli acquisti compulsivi, davanti a canne legate a bottiglie di plastica per recensirle e esche provate nelle piscine. Ed esiste il rischio concreto, di essere risucchiati da questo ciclone, più semplice di andare a pesca, leggere degli scritti di altri e riportarli pari pari spacciandosi per esperti. Oppure essere valutati bravi pescatori perché si hanno attrezzature super costose, anche se poi il mare non l’hanno mai visto.

Il consiglio che do a me stesso, è che è meglio una passeggiata al mare, anche se a piatta, con sole alto, che un pomeriggio passato sui social. Credo sia lo stesso consiglio che dovreste dare a molti di voi.

Ed ora torno a raccontare le mie solite favole di acqua salata.

Malatte0

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RRAS

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Non temete (o non gioite), non sono morto. Ho solo la schiena bloccata a causa di un campo di calcio maledettamente duro e un paio di kg di troppo, e il dolore non mi permette di andare a pesca.

Premesso ciò, mi accingo ad esprimere le mie considerazioni sul tempo passato più sui siti che parlano di pesca che a pesca, provocandomi una voglia matta di tornare a lanciare esche in acqua salata.

Chi più chi meno, sa bene che se non si può andare a pesca bisogna comunque starle vicino, e la GAS per i musicisti (Gear Sindrome Acquisition), si trasforma per i pescatori a spinning, con licenza poetica autoconcessa, in RRAS (Rod & Reel Sindrome Acquisition), termine sul quale pretendo la paternità.

Ho girato sul mercatino per mesi, cercando una canna da spigola abbastanza lunga da permettermi di pescare in spiaggia e di affrontare le piane, ed un mulinello di taglia 3000, pensando che fosse il giusto compromesso tra peso e sicurezza in pesca. Allora, l’acquisto è stato presto che fatto : una Elite Mag Spin da 7′ piedi, mai provata prima, montata da un fusto grezzo, ed un mulinello qualunque.

Preso da una voglia irrefrenabile di provare tutto l’ambaradam, mi convinco che una piccola scadutina sia l’ideale, non dico per agganciare qualche pesce, ma almeno per vedere come mi trovo con la nuova attrezzatura. Arrivo in spiaggia, metto i waders e monto un esca sui 15 grammi. Trovo subito qualcosa che non mi piace : tirando il trecciato per arrivare alla clip, la curva della canna è strana, non è mollacciona, ma è troppo progressiva per i miei gusti. Va bene, sarà questione di abitudine.

Carico il lancio, cerco di frustare l’esca per fare distanza…vola 15/20 metri, non è poco, ma non è il tanto che mi aspettavo da una canna poco più lunga di quelle di solito utilizzate. La sensibilità è ottima, ma sono scomodo in pesca, abituato alle 6’6 fatte con manici di scopa. Le jerkate sembrano non arrivare mai, con un poco di mare non riesco a gestire i WTD e la ferrata arriva con un leggero LAG.

Sarò io il problema, tutti usano le canne da spigola con azione moderate. Sarà l’abitudine di pescare a gomma con uno spiedo su cui sono montati degli anelli, che non riesco a farmi piacere questa canna. Vabbè, proviamola in scogliera.

Una bellissima alba con mare poco mosso e leggera brezza da nord ovest, diventa la mia compagna per una mattinata di….bestemmie. Pesco dall’alto, ma la canna non lancia più di 20 grammi, quindi i metri che posso guadagnare nel lancio sono pochi, appena sufficienti per provare a trovare un motivo per la levataccia. Non jerka come piace a me, il mommotti 180 sembra tornato da una festa di Fluminimaggiore dopo 10 litri di birra e un ora di curve.

Aggancio un barracuda che slamo sulla ferrata, un altro riesco a ferrarlo bene e la cattura diventa una comica con la canna che ad ogni minima ripartenza si piega verso il mare, e la mia ignoranza di chiudere la frizione a tappo e tirarlo su di forza, viene smorzata dalla curva morbida di una canna che evidentemente non fa per me.

Ora è in rastrelliera. Non ho nemmeno voglia di rimetterla in vendita, la userà qualcuno per pescare a fondo.

Il senso di tutta questa storia? Non andare a pesca fa male, sopratutto al portafoglio. Sarò pure un rozzo ignorante che non capisce una cippa di canne, ma mi tengo stretta la mia Avid Inshore che mannaggiaalloshorelinebucato se deve mangiare mangia lo stesso.

A volte mangia pure se non sai pescare, pensa te. Ma solo se a pesca ci vai.

Matte

 

No more tears

Se dovessi pensare a tutti i soldi che ho buttato in attrezzatura. molto spesso inutile, a quest’ora non andrei più a pesca.

Mi rendo conto che a volte è proprio una coccola acquistare una canna, un mulinello, o anche un’esca. La frustrazione di stare lontani dal mare ci spinge a colmare i vuoti con gli acquisti, rendendoci vulnerabili alle miriadi di offerte di cose che a volte nemmeno ci servono.

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E la crisi da acquisti impulsivo – compulsiva, colpisce tutti. Colpisce chi pesca da anni, che pur sapendo benissimo che un mulinello da 1000€ non verrà mai messo sotto pressione dai pesci presenti sotto costa, lo compra ugualmente, perché lo vuole, e motivazione più giusta non esiste. Colpisce chi pesca da due giorni, che vede la canna che usa tizio nel video, più leggera,affidabile, 10 volte più costosa di una canna di basso livello.

Avere in mano un oggetto costoso è quasi lo status symbol dell’essere dei “bravi” spinner, in questo preciso momento storico. Come se esistessero spinner buoni e spinner cattivi.

Ma sorvoliamo su questo punto.

Quello che mi preme sottolineare agli amici che cominciano da poco, è come sia facile incorrere in acquisti sbagliati. Personalmente, mi sono sempre fatto attrarre dalle cose costose, pensando fossero sinonimo di qualità, di professionalità.  E mi sono preso calci in bocca pazzeschi.

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Mulinelli pagati tanto, almeno per le mie tasche, che mandati in assistenza sono tornati uguali a prima. Canne da pesca rotte nel lancio, che tali sono rimaste perché le aziende cercavano mille scuse per non sostituire. E per non rivolere indietro nemmeno il grezzo.

Allora cosa pago a fare uno strapacco di soldi una canna che costa un terzo del mio miserabile stipendio, che se poi si rompe la posso solo usare per appenderci le esche in cantina?

E allora, via di canne da “Pochi euro”.  Ma quali pochi euro? Ma stiamo impazzendo? Pagare una cannaccia 70€ per pescarci a gomma e sentirmela definire “economica”? Per lanciare gommine cinesi?

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Questo succede perché l’asticella dei prezzi si è alzata piano piano, passando da prezzi quasi onesti a prezzi altissimi. E noi ci siamo adeguati, anche per una sorta, come idealizzavo prima, di status symbol, per il quale avere attrezzatura costosa equivale ad essere bravi in pesca, il quale crea un senso di appartenenza, un dream team di chi possiede le ferrari.

Non sto lasciando una morale e non ne sarei nemmeno in grado di farlo, sono solo avvelenato  che per l’ennesimo mulinello che mando in assistenza ricevo calci in bocca.  Quindi, onde evitare di ributtare i miei soldi, tutte le mie prossime pescate avranno come protagonista la nuova acquistata, cannaccia da 50 € monopezzo di marca sgrausa.

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Giusto per la cronaca, l’ho provata a gomma l’altra sera, e ho salpato quattro barracuda di peso,due erano dei vitellini. Ero talmente nervoso che stavo cercando di far esplodere il fusto con il pesce in canna. Ed invece, è ancora in rastrelliera pronta per la per la prossima pescata.

Vuoi vedere che resiste più delle sorelline più costose?

Matte

 

 

Al fotofinish..

Al fotofinish,si.

Perché questo anno, seppur delle nostre bellissime amiche fosse pieno dappertutto,il tempo da dedicare alla pesca è stato sempre meno.

Voglio raccontarvi la bellissima mattinata dell’altra giorno, era da tanto che non mi divertivo così.

Dopo un veloce scambio di messaggi ed uno sguardo al meteo, con l’amico Simone decidiamo di incontrarci a metà strada, con lui in colpevole ritardo. Un ora di curve farà in modo di aumentare il gap tra il crescupolo ed i nostri lanci,ed infatti arriviamo sullo spot verso le 7 circa. Altri 10 minuti si perdono a gincanare tra i dirupi di una punta in cui non si capisce bene dove scendere senza perdere le pennacce, ma alla fine ci facciamo coraggio e sbrandellando rocce di scisto come se non ci fosse un domani, riusciamo a trovare un punto utile.

Sin dai primi lanci l’attività delle lampughe è evidente : dopo due lanci ne aggancio una a saponetta mentre parlavo di musica con Simone…morale della favola,due salti e si è slamata.

Ma il primo branco non si fa attendere : montato un wtd qualunque, al primo lancio botta in canna, ferrata plastica e via al salpaggio della prima di tante.

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Nel giro di pochi lanci, ne agganciamo a ripetizione, è il finimondo. Arrivano da tutte le parti, lascio pescare Simone mentre io mi dedico a qualche scatto delle prime, per poi lasciarmi prendere dal divertimento e lasciare perdere le foto :

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Se le chiamano Dorado, un motivo ci sarà….colori magnifici, combattimenti divertenti e frenesia alimentare a mille. Su 20 catture effettuate, solo un pesce è stato trattenuto perché ha ingoiato completamente il popper di Simone, quindi impossibile da slamare e rilasciare viva. Come mi insegnò il maestro,la prima volta che mi portò a lampughe, : “Vanno fatte stancare e slamate in acqua, così riesci a rilasciarle senza problemi e limiti il rischio di ancorette in faccia“. Con il senno di poi, quando è possibile, il mio consiglio è di pescarle con gli ami singoli, così da evitare problemi vari ed eventuali, e poterle rilasciare senza creare danni fisici peggiori di quelli che già gli infliggiamo pescandole.

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Qui sotto ritraiamo un animale dalla cresta rovinata, l’occhio spento e un odore pessimo. L’altra è una lampuga.

 

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Scherzi a parte, questa è stata l’unica lampuga, seppur non di taglia, che ha messo in difficoltà Simone. Ha puntato le rocce, ha fatto due giri di trecciato su uno scoglio, per poi andare a raschiare il fluorocarbon su un altro.

Una volta salpata, la domanda è stata : forno o libertà?

Ha prevalso il fatto di non volermi puzzare la macchina appena lavata, perché sfortunatamente non giro con le buste del secco nel cofano, come ho visto fare a certa gente.

Per qualcuno, riempire la busta di pesci è meglio che riempirsi l’anima di rilasci. Sopratutto, quando i pesci in questione saranno pure bellissimi e combattivi, ma a tavola, continuo a preferire gli scampi crudi.

Matte

 

Disposable Teens

Mi piace pensare che,seppur per brevi periodi di tempo, anche io possa far parte della natura che ci circonda. Ogni volta vado a pesca, passando per pinete, arbusti, ed arrivando in scogliera, mi rendo conto di quanto, seppur orizzontalmente molto vicini, viviamo in due mondi completamente differenti, in cui il primo persegue la sua esistenza a prescindere dal secondo.

Ai cinghiali che grufolano in cerca di ghiande, poco importa dei marò, del presidente degli Stati Uniti o del Papa che si espone per un sindaco. Ai funghi che crescono inermi ai primi raggi di sole, l’unica cosa che può ferirli è il coltello di un mondo antropizzato.

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Al gabbiano, a cui ho disturbato lo spuntino, e ho amichevolmente rubato una piuma, non importa del mare, del vento, dei granchi che passeggiano tranquilli. Ma importa di me, un essere non ricompreso nella lista delle cose che fanno parte del suo mondo.

Per quanto mi piaccia sentirmi parte di una natura splendida, posso solo essere un partecipante non pagante ad uno spettacolo che si riserva a tutti. E’ forse è proprio questo il problema.

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La quantità di spazzatura che ho trovato nell’ultima passeggiata , mi ha dimostrato come sia ingrato l’essere umano.

Il Mondo naturale non ci disturba. Non viene a buttare lattine vuote a casa nostra, non lascia cartacce nel nostro vialetto, o scatole di esche sulle nostre finestre.

Il Mondo naturale si concede, senza freni, a chiunque voglia averne un poco. Non chiede nulla in cambio, se non di essere lasciato come lo abbiamo trovato.

Ed invece, come è prassi nei tripudi intestinali di molte persone, se non ci sono antagonisti a contrastarci, allora ci sentiamo forti. Più è debole e senza risposta la controparte, più ci accaniamo contro di essa per dimostrare che siamo giganti, grandi, forti.

Buttare la spazzatura in una pineta meravigliosa vi fa sentire forti? Per un intelligenza sub umana che compie questi gesti evidentemente è troppo complicato arrivare al primo cassonetto utile.

Senza capire, che quando con la bella stagione, tornerai a mangiare in quella pineta meravigliosa, la tua lattina sarà ancora li. A rilasciare sostanze dannose, con il rischio che qualche animale si ferisca. O tuo figlio stesso.

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Avrei voluto pubblicare le foto di tutti i resti che questi sub umani hanno lasciato in pineta. Ma credo che sarei caduto io stesso nell’errore, a mostrare la natura come non è.

Pochi lanci, per me e per Simone, per godere di un tramonto magnifico.

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Due barracuda sono venuti a salutarci, uno a per canna, molto divertenti. Ma non fatevi ingannare dal sorriso plastico della foto, durato solo il tempo della cattura.

Sono tornato a casa amareggiato e un poco deluso. Un po per la spazzatura lasciata dalle persone, e un po per le persone che si comportano come spazzatura.

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Matte

A volte…ritornano…

Per quanto mi sforzi di farmi scendere alcune cose che leggo, proprio non riesco.

Per questo, ho deciso d’ora in poi di non accedere più a nessun social. E’ superfluo ripetere quanto il mondo della pesca a spinning sia diventato una ciste piena di pus pronta ad esplodere. Un mondo di interessi contrastanti, di scontri personali per pesci ignari di una situazione comica, interesse predominante di un industria atta all’auto distruzione.

Interessi di cui vorrei far parte anche io, alla ricerca perenne di collaborazioni, di esche gratis, di canne da pesca e cianfrusaglie che altro non servono se non a (di)mostrare di avere il pene più lungo degli altri.

L’altra mattina, a pesca in solitaria, mi sono fermato a ragionare, tra un barracuda  e l’altro. Qualche anno fa’, non vedevo l’ora di andare a pesca per agganciare un barracuda puzzolente, perché l’obiettivo era far tremare le gambe. Le foto? Non erano nemmeno previste.

Non ho mai avuto una digitale in vita mia. Sino a quando…

Foto 1

Sino  a quando non vidi quanto fosse bello ricevere complimenti per i pesci mostrati in foto. “Che bestia”, oppure “Quanto è grande!”. Certo, abbinare i pesci a questi commenti fa molto set porno, ma seppur in maniera idealizzata, si parla sempre di crescita di un pene immaginario.

Ed è li che cominciò il calvario che modificò per sempre l’obiettivo della mia pescata : La foto contrapposta al divertimento.

Sentivo parlare di foto scattate per i giornali, di articoli sulle riviste di pesca. E nel mio piccolo, con totale ignoranza su un mondo marcio, bastava avere una foto bruttissima per alimentare il mio ego.

Foto 3

Ma arrivò il momento in cui il mostro che cresceva dentro, esplicitò il bisogno di alimentarsi in modo diverso e sempre maggiore. Allora cominciai a pubblicare le foto sui forum, con report che letti adesso hanno del novizio senza malizia, ergo del guru dopo un barracuda. Ho sempre pensato di farlo per spirito di condivisione, quando in realtà una parte era comandata dal mostro senza fondo che piano piano cresceva in me.

DSC_0106Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Nel fare foto ai pesci, ci si accorge di quanta è bella la natura che ci circonda. Ed anche se questa non è la giusta sede, e può anche non fregarvene un cazzo, voglio informarvi che a giorni esco solo per fare foto. Ma è giusto per sottolineare che non sempre prendendo strade sbagliate, ci si riempe solo la bocca di feci.

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Ma il colpo di grazia l’ho avuto conoscendo i rappresentanti delle aziende. Perché loro prendono un carrettone di roba a gratis ed io non posso farlo? La risposta è in un mucchio di cose che non ho voglia di elencarvi, lascio ad ognuno di voi pensarla diversamente.

So solo che da quel momento in poi, il mostro che era dentro di me ha preso il sopravento. E via a cercare pesci, per fare le foto, seppur esche in bocca ai pesci non ho mai avuto il coraggio di metterne, per dimostrare che anche io potevo essere un potenziale pro staff.

Foto 9

E poi, ritorno in me. Ritorno alla scogliera, al sole che mi accarezza il viso, alla salsedine che rovina la pelle, alla leggera brezza che divide con me la sigaretta, ad un’alba magnifica che non lascia spazio a nessun pensiero negativo.

Una botta in canna fa tremare il mio già debole cuore, un salto fuori dall’acqua e dei magnifici colori illuminano la mia mattina. Il mio pesce preferito. Le gambe, rilassate dal mio pensare, sono tornate a tremare. Uno strike improvviso, una sensazione che forse dal 2006  non provavo. Quando comincio a viaggiare con la mente, è come se distaccassi pure il corpo, portandomi a pensare di avere qualcosa più vicino all’autismo che al sognatore tipico.

Una vergogna mai provata, per aver ridotto la mia passione in un continuo cercare interesse. Sfociata nel peggiore dei mali con questo blog. Quindi basta. Non con il blog, che comunque mantiene una storicità non indifferente,e che posso ancora salvare dal mostro dell’ego.

Basta con l’andare a pesca con l’intento di pescare solo per mettere due foto in questo spazio. Ma le foto….

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Le foto sono l’unica cosa che non rinnego dei momenti in cui rincorrevo i tumori…seppur non sia un fotografo provetto, non abbia basi, e comunque non me ne frega niente. Quelle posso condividerle senza scrivere nulla, perché parlano da sole.

E ringrazio queste due lampughe, che in uno dei giorni più importanti della mia vita, il 19 Settembre, mi hanno regalato delle emozioni sane, quelle che forse dovrei rincorrere sempre.

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Vi lascio con qualche scatto fatto dall’alto, niente di eccezionale ma sono riuscito ad immortalarle come meglio potevo.

Foto 5

Penso di poter riuscire a spostare l’attenzione più sulle foto, che sulla cattura, e quindi, rendere protagonista il pesce e non la persona. Ed è quello che perseguirò, sino a quando non cambierò di nuovo idea.

Foto 7

Perché sono certo di avere tanti pregi, ma la velocità con cui cambio idea sulle cazzate che non valgono niente è disarmante.

Matte