Archivi tag: pesca a silicone

Lo strapotere del silicone

Il doppio senso è d’obbligo.

Malandrina fù la fugace gita in costa est, colpevole di stimolare nuovamente il demone della comodità di pescare dopo cena, la comodità dei “due lanci per digerire”, che tanto “il mare è dietro casa”, e lo sono anche le 4 del mattino con la sveglia alle 6 per andare a lavoro.

Una situazione normalmente impossibile, che si tramuta in probabile durante il tragitto in auto e diventa un amara conferma nel momento del primo lancio notturno.

In realtà, ero solo curioso di visitare luoghi in apparenza lontani, ma ahimè, il detto “anche la Cina è vicina” è proprio vero. Un dopocena post pizza a Budoni, ben lontano dai miei soliti luoghi di pesca, si è trasformato nell’occasione per conoscere le meraviglie del tanto sognato Porto Ottiolu, rimasto nella mia memoria in tenera età. Mi spiego.

Avrò avuto circa 14 anni, quando su TCS mandarono in onda il video del signor Giancarlo, esperto pescatore che grazie ad un effervescente gamberetto, stimolò l’attacco di una spigola novembrina. Fù amore a prima vista, seppur si trattasse di pesca a galleggiante, e non del demoniaco inganno dello spinning.

Avete presente quando ci restano impresse delle situazioni idealizzate da bambini, e non appena si ha la possibilità, ci si toglie lo sfizio? Ecco, quello sono io a Porto Ottiolu. Direte, non è chissà quale soddisfazione, è vero. Ma ho depennato dalla lista dei desideri il toccar con mano il luogo del famigerato filmato di pesca.

Quindi, a pancia piena, ma senza canna da pesca, sfortunatamente, mi accingo a passeggiare tra i moli, lesto come un gatto, in un luogo in cui l’opulenza e la ricchezza si confermano tra imbarcazioni costate svariate milioni di euro.

Nel vento, percepisco un idioma diverso dal nostro, ma alcune parole arrivano cristalline, “C’è l’Ho”, “Cazz…perso”, “Sta mangiando strano…”. Mi accingo a scrutare meglio nel buio, e due spinner sono alle prese con pesci attivi che mangiano senza sosta. Spigole. Ne intravedo una nell’atto del salpaggio.

Pescando in top water e con esche dure, le allamate sono numerose, ma le catture poche. Mi pento di non essermi portato la mai cara compagna GLX.

Che la scimmia della pesca a gomma torni puntuale a bussare alla porta ad ogni inverno, con impermeabile e cappello, non è tesi controvertibile, è una delle poche certezza della mia miserabile vita da pescatore.

Ma le gesta poco eroiche dei due ratti in gonnella, con le spigole in frenesia, hanno trasformato la scimmia in un intero branco di gibboni urlanti, che nella mia fantasia si divertono a tirarsi addosso resti di banane e di feci.

Ed infatti, non appena tornato a casa tra le cosce calde del profondo sud, corro subito a recuperare l’attrezzattura per fare due lanci in zona.

Anche noi, al sud, ci difendiamo abbastanza bene.

Prima tappa in laguna.

Le spigole non si fanno attendere, dividendosi le mangiate tra piccoli spotter ed esche spiombate. Causa le piogge del periodo, i waders tornano in macchina sporchi più di fango che di salsedine.

E con il graduale calare del buio, e l’arrivo dei serra, mi avvicino in porto, deciso a dimostrare che non abbiamo nulla da invidiare alla costa est.

Arrivato in porto poco prima del cala sole, negli ultimi spiragli di luce, prima del calare delle tenebre, una gomma jerkata a mezz’acqua stimola l’attacco di una spigola.

La corrente è quella giusta, ed aumentando la grammatura delle esche, ne castigo un altra.

All’aumentare della corrente, è il momento di pescare un poco più pesante, e decido di utilizzare un Black Minnow con testa piombata da 25 grammi.

Nei primi lanci, ricevo alcune mangiate, ma completamente infruttuose. Decido quindi di anticipare la corrente in modo deciso, lasciando l’esca in pesca quanto basta per l’attacco deciso di una spigola.

Il territorio di caccia, forse complice la forte corrente, forse il periodo in cui gira di tutto essendo dicembre inoltrato, viene condiviso con numerose altre specie.

Prima, un piccolo cerniottino decide di devastare la gomma. Non sono certo, ma dal colore sembra un esemplare di cernia bianca.

Poi, prima di andare a casa, decisamente soddisfatto della giornata, dubbioso se chiudere la pescata cercando i barracuda a gomma, mi sposto di qualche metro e mi concedo gli ultimi due lanci in mezzo ad una pietraia di tufo.

Primo lancio, l’esca si ferma nel recupero. Due testate, forzo la GLX e sento che piano piano qualcosa si stacca dal fondo.

Forse avrebbe meritato una foto migliore, ma come tutti gli altri pesci dell’articolo, è stata fotografata a ributtata in acqua alla velocità della luce.

Soddisfatto di aver appagato le mie necessità, torno a casa sereno, pensando al fatto che sia bellissimo avere il mare a 10 minuti da casa, poter pescare in serenità, e vedere numerose specie marine in così poco tempo.

E per questo anno, le mie avventure in ambiente antropizzato hanno raggiunto il loro target. Ci vediamo in scogliera!

Matte

Tempi DiSpari

DSC_0091

Tempi Dispari. O tempi di Spari. Citando l’opera di un caro amico musicista, Francesco Gattonero Manca, tratta da un album meraviglioso, “Appunti di un indeciso”, che proprio in questi tempi di solitudine, vi consiglio di ascoltare.

Tempi Dispari. Perché le cose non vanno mai in maniera lineare. A volte il cuore batte fuori dalla metrica routinaria, ci ritroviamo ad essere chiusi in casa, straziati nell’essere, annoiati, con una voglia matta di ripulirci l’anima attraverso le passioni che amiamo.

Mai come in questi tempi, il mio desiderio è quello di andare a pesca. Quante volte sottovalutiamo il tempo, che per giunta, è elemento di psicosi da quando è nato il blog. Quante volte ho messo la sveglia per fare l’alba e poi, ancora vittima dei fumi alcolici della notte prima, sono rimasto a letto. Forse avrei pescato, forse no.

E’ definibile come la pescata di Schrödinger, ho bucato ma non ho bucato nello stesso momento, impossibile definirlo con certezza.

DSC_0129

E allora via di ricordi. Foto di repertorio. Spigole figlie di notti insonni, dove i troppi caffè durante la giornata e i pensieri raccapriccianti sono spazzati via dalla sensazione di vita dall’altra parte del filo.

Foto troppo brutte per essere pubblicate, foto scattate per ricordo, per ricordarmi dove, quando e come. Foto che se pubblicate snaturano la ragione di vita del blog, quella di raccontare avventure, di esprimere pensieri attorno alla pesca, senza mai entrare nel dettaglio tecnico, perché gente come noi vive della passione, i tecnicismi li lasciamo a chi deve vendere plastica cinese e canne in carbonio giappo/cinese.

Foto che diventano mera esibizione, alla ricerca di like, di consensi, per dimostrare al prossimo che si è in grado di pescare,una sfida a chi pubblica più foto, banalizzando il contesto, vivendo la pescata come una sfida perenne, e mai come un divertimento fine a se stesso, una passione pari ad una droga.

DSC_0020

Ma Ahimè, in questi tempi di COVID, non si poteva mica andare a pesca. E allora mi permetto di banalizzare anche io. Mi ritiro in cantina, e navigo nelle molte foto mai pubblicate. 

Brutte, perché quando si scatta da soli e si è poco pratici come me, è difficile avere un risultato soddisfacente. Foto insulse, pesci piccoli come protagonisti, ma legate a ricordi divertenti delle notti insonni, vissute nei porti. E poi la pesca con le soft bait, da ripiego stagionale è diventata una droga. Provare per credere.

Tempi dispari, perché è difficile non essere fagocitati dal marketing virale, dagli acquisti compulsivi e dai video in 4k degli scorfani. Tempi dispari perché arruolarsi in alcuni eserciti equivale ad uniformare il pensiero, suonare tutti allo stesso tempo, vivere sui 4/4.

Ed io che con il metronomo ho sempre avuto un rapporto difficile, che a colazione mangio blues e cago dissonanze, preferisco la solitudine dei tempi dispari.

DSC_0087

Tempi di spari. Assolutamente. Economicamente distruttivi, socialmente denigranti, psicologicamente deprimenti. Ed un abbraccio è destinato a chi sta male, con l’augurio che si riparta meglio e più forte di prima.

La pesca? un palliativo. senza di essa, saremmo testimoni di molte più violenze domestiche ed omicidi. Quindi, care mogli e fidanzate, il vostro aperitivo con le amiche equivale alla nostra uscita a pesca, lasciateci fare.

Perché il tempo destinato alla pesca è tempo che non destiniamo ad altro. Un’amico una volta disse che tira di più la scimmia di prendere un pesce che un pelo di f**a. Secondo me la verità sta nel mezzo.

Ma torniamo a noi. Ai porti, alle notti umide, alle giornate di lavoro interminabili con la canna già pronta in macchina, alle albe in scogliera e poi via di corsa per tornare al solito tram tram.

dsc_0094-scaled-2560.jpg

Se devo vedere il lato positivo ed ironico di questa pandemia, posso certamente affermare che ogni qual volta avrò tempo, andrò a pesca. Anche se vicino a casa, anche se le condizioni non sono delle migliori, anche se sono stanco.

Vi lascio con una foto di un calamaro pescato a gomma, mentre ero alla ricerca dei barracuda. So che in questo momento avrete la faccia dello scorfano nella foto successiva, ma non storcete il naso, è successo sul serio. 

Non ho bisogno di mettere le esche in bocca ai pesci, posso fotografare liberamente le esche con le quali vengono pescati. Che nessuno si senta toccato, obviously.

DSC_0123

DSC_0080