Tutti gli articoli di headmine

La malattia – l’importante è la ferrata

POPO

 

Finalmente, si torna a lanciare. Non vedevo l’ora.

Tra impegni miei e di Omar,il mare era lontano come per un diavolo il paradiso. L’altra sera, invece, sono riuscito a sgattaiolare via da lavoro un poco prima e fuggire verso la prima scogliera in strada.

In viaggio, pensavo tra me e me, perchè tutta quella voglia di andare a pesca? Perchè non di andare al bar a bere una birra con un amico o a  fare una strimpellata?

Perchè sono assuefatto dalla pesca. Come un cinghiale alle ghiande, come le api al miele, mi ritrovo a pensare alla pesca quando non sono a pesca, e a stare bene quando sono a pesca.

In definitiva, come ho scritto milioni di volte e su un precedente post, ho una malattia. Che, sostanzialmente, nelle persone con un intelligenza media e sani appetiti animali, si contagia più velocemente della luce.

Un’esempio, giusto per rendere l’idea.

L’altra sera ero dal consulente del lavoro con un socio, e finito il colloquio decido di andare a pesca. Viene anche lui, ed in  men che non si dica siamo in macchina verso lo spot.

Scendiamo in un piccolo dirupo ed arriviamo in una punta sul mare. Ed è bastato quello, per rendere interessante la serata, l’essere vicini ma così lontani dal mondo antropizzato, in mezzo al verde e a pochi metri dal liquido salso.

Così, gli ho fatto fare un lancio. Era ipotizzabile la presenza dei barracuda in questo periodo, due giri di manovella e pesce in canna. Ho rivisto nei suoi occhi la contentezza e lo sconforto di chi si ritrova la prima volta ad agganciare un pesce a spinning.

Poco dopo, ne salpo uno io, niente di interessante ma fà sempre piacere non capottare.

Vi lascio immaginare il viaggio di ritorno, ha voluto sapere di tutto e di più, sui pesci e sullo spinning in generale.

Gli ho chiesto, giusto per intenderci, “Ma torneresti domani all’alba a fare spinning?”

La risposta è stata “Eh Certo!”.

Psicologo

Dottore, per essere la seconda seduta, qui si tirano fuori problemi grossi. Invece di guarire, ho contagiato un’altro essere vivente.

Però ho cercato di farlo con quello che io ritengo il migliore dei modi, parlando della natura e del rispetto del mare, non citando neanche per un secondo marche, canne e mulinelli, rei di aver spostato l’attenzione dalle scarpinate, dalle ore di sonno sacrificate, dall’alba con i suoi magnifici colori, dal mare infinito e violento,dall’adrenalina di agganciare un pesce, a freddi pezzi di plastica e metallo, solo strumenti di un sano divertimento. 

Sembra che avere canna e mulinello costosi, faccia la differenza in pesca. Senza pensare al fatto che la differenza, sempre e comunque, la fà il sacrificio.

Dottore, non ho un euro appresso. Si, lo so, tutto il bel discorso sui soldi delle esche e bla bla bla, ma nel cofano ho due DC 9 ancora inscatolati. 

Se non si offende, come acconto…

Alla prossima!

Patteo…

 

In attesa dei denti aguzzi…

 

In attesa dei denti aguzzi,mi sono concesso negli sprazzi di tempo liberi dal lavoro, qualche serata a prendere il sole e rilassarmi.

Giusto due esche in silicone, un lancio ogni tanto, un sorso di birra in relax. Ammetto che per comodità sono andato in porto, ma era più per staccare la testa dagli impegni che effettivamente per pescare.

Le catture sono state varie : numerosi scorfani, qualche spigoletta, qualche pesciolino non identificato che distruggeva ripetutamente i grubbini da 2″ ed una bellissima gallinella.
DSCN7809

E’ forse la seconda volta che incontro questo pesce a spinning, ma la prima non avevo fatto caso (causa il buio) alla bellezza di questo pinnuto.

Mi ha colpito il colore delle pinne laterali, scure con un blu elettrico a contornare quelle forme particolari. Il rosso del corpo che stacca con il blu, con gli occhi leggermente sporgenti e….delle zampette che escono dalle branchie.

Ammetto di essermi trovato in una situazione di stupore,quando, con il pesce bogato a mano, ho visto fuoriuscire delle zampette come un ragno. Infatti l’ho rilasciato con il boga.

DSCN7808

Un essere veramente unico nel suo genere, a cui ho dedicato due foto (non bellissime, sfortunatamente) ma un bel video di rilascio, che posto qui sotto.

E stato bellissimo riguardare il video a casa, è elegante come pochi pesci nel tornare nel suo habitat. Sono dell’opinione che trattenere una bella spigola, o un barracuda, o un serra, per una cena con gli amici, gesto che comporta una taglia interessante del pesce, sia d’obbligo ogni tanto. Del resto andiamo a pesca anche per questo.

Anche se,personalmente, trattengo giusto alcune spigole nel periodo invernale, rilasciando tutte le altre fregate dalle soft baits.

Le altre specie di predatori non sono molto apprezzate in casa.

Ma ritengo che, pesci come gallinelle, scorfani, piccole meraviglie che attraverso i loro colori regalano sfumature particolari ai nostri mari sempre più avari di catture, siano da trattare con i guanti, evitando di trattenerli (tanto, c’è poco e niente da gustare) ma rilasciandoli belli pimpanti.

1403429_218869731618100_898631330_o

Posto il video di un rilascio di una spigoletta.

Sperando che sia propiziatorio per la stagione dei serra.

Matteo

Barracuda VS Soft Bait – “Nec videar dum sim” (Parte 2)

XXXXX

Dal Latino “nec videar dum sim”.

Non per apparire ma per essere.

Frase non a caso.  Prima di mettere alcune foto di divertentissimi barracuda, vorrei esprimere una mia idea.

Sarò sintetico. Credo che un buon pescatore non si valuti dalla quantità e dalla qualità delle sue catture,  nemmeno dalle foto, mezzo con il quale si tende ad apparire agli occhi degli altri, per essere considerati buoni lanciatori. La differenza la vedo nell’approcciarsi al mare, nel leggere gli spot, nel formulare ipotesi e trasformarle in idee da mettere in pratica. La vedo nel rispetto del mare, dei suoi abitanti, delle persone che ci circondano. Prima valuto la persona, solo dopo viene il pescatore.

In tanti, io compreso, dovremo andare  a pesca per goderci, al meglio, questo viaggio di sola andata. Ed andare meno alla ricerca della cattura a tutti i costi.

Detto questo, let’s go.

Non ho voglia di scrivere i soliti poemi pallosissimi, vi lascio alle foto ed al alcune didascalie :

DSCN7843

Giornata con poco mare, vento da nord ovest e freddo. Barracuda attivi, alcune catture con le HB ma molti più attacchi sulle Soft Bait.

DSCN7844

Esca skippata sul pelo dell’acqua, leggermente piombata, un paio di balzelli e BAM, barra in canna, molti salti e divertimento a mille. Il trecciato fine e la GLX rendono il divertimento doppio.

DSCN7850

Ecco perchè uso il cavetto. Può capitare a volte che l’esca venga ingoiata completamente. Il barra in questione è stato comunque rilasciato, seppur con difficoltà. Meno male che a pesca con me la sera c’era un amico veterinario (Grazie Ale!), che è riuscito  a levare l’amo attraverso una branchia senza arrecare danni al predatore.

DSCN7832

Questa foto è di un bel barra pescato in solitaria. Lo scatto rende poco ma vi assicuro che mi ha fatto penare, sopratutto nel salpaggio a trecciato in mano. Non so quanto potesse essere grande, ma ha tirato parecchio.

DSCN7833

L’attrezzatura può sembrare sottodimensionata, ma non lo è assolutamente. L’inverno e la primavera preferisco affrontarle con attrezzature leggere, così da far riposare gomiti, spalle e polsi già affette da patologie non derivanti, ma peggiorate, dalla pesca.

DSCN7837

In condizioni di calma piatta mi concedo recuperi meno lineari e più jerkati, a volte più efficaci delle solite jerkatine o degli stop.

DSCN7855

Devo dire di essermi particolarmente divertito durante queste poche uscite. Ripeto, ci sono pescatori molto più bravi di me nella pesca al barracuda con le Soft Baits, ma mi andava di condividere queste belle serate primaverili con voi.

Mi spiace solo che, in questo periodo, stia relegando la pesca a ruolo panchinaro, dietro mille altri impegni lavorativi e non.

Ormai non riesco neanche più a ritagliarmi due ore di notte tolte al sonno.

Mi manca la salsedine vaporizzata che sporca gli occhiali, imbianca la giacca e impasta le mani. Mi manca troppo.

E’ ora di rivedere le priorità, sicuramente prima la salute mentale, derivante dal numero di sedute in scogliera. Destinare il mio tempo a ciò che lo merita, investire su ciò che ricambia maggiormente. Riempire l’anima di emozioni, di quello che ci rende felici, cibarci dei sorrisi selfmade, meno di quelli degli altri. Ergo, destinare più tempo a noi stessi e ai nostri cari, fòttercene alla grande di chi non ci rappresenta niente.

Perchè, credo che nella vita, ci sia chi merita tutto, tutto il mio amore e la mia benevolenza, tutto il mio tempo, tutto quello che posso anche il sangue.

E chi non merita neanche acqua.

Il motivo di questo discorso?  Ho dedicato troppo tempo dietro a cose e persone che non valevano niente. Pur sapendolo,a volte. Poi, un giorno succede una cosa, e tutto diventa chiaro come il cielo. Il resto passa in secondo piano. Tutto passa in secondo piano.

Ti rendi conto di essere un cerino che brucia, che neanche troppo lentamente consuma la sua miserabile esistenza senza lasciare nessuna traccia. Non si può passare questo viaggio a fare ciò che non ci và.  Sopratutto, quando abbiamo i minuti contati.

Non per apparire ma per essere. Il tempo è l’unica cosa che non ci ridanno indietro. 

Alla Prossima?

Matteo

Locuste on the Road – Volume 1

Locusta

*** Prendete questo post con la stessa ironia con la quale è scritto, non si vuole offendere nessuno,si scherza eh!***

Eccoci quà.

E’ arrivata la primavera. Le piante sono in fiore, le temperature si fanno più miti, comincia a muoversi qualche pinnuto, quelli con i denti aguzzi sono i benvenuti.

La maggior parte degli spinner riconosce a odore la condizione giusta. Ognuno ha le sue teorie, che premiano più o meno questo o quello spinner.

Ma qualcuno no. C’è qualcuno che non riesce a farsi delle teorie proprie. Non riesce a comprendere l’importanza di un cappotto. Vuole sempre andare a colpo sicuro.

Vuole la pappa pronta. Vuole sapere quale esca usare, come lanciarla, come recuperarla, a che ora,dove, quale colore, con quale vento, con quale mare.

Cavolo, ma sembra come se dovessi andare a letto con una donna, e ci fosse un amico che mi dice tutti i particolari di lei, di cosa fare, di come farlo, etc.

A quel punto anche l’autoerotismo è meglio di una minestra riscaldata. Perdi il gusto della scoperta.

Tornando al soggetto, se malauguratamente aggancia un barracuda al porto, riesce a salparlo, a fare una foto con il barra agonizzante che nel 90% dei casi finirà nel forno…è finita.

Dovremo cominciare a chiamarlo Dottor – Professor – Ingegner. Comincerà  a dare lezioni, a sproloquiare su come, in quel mare importante (piattone ad alta pressione), è riuscito ad insidiare l’unico pesce (brancone di barra sotto i piedi) jerkando abilmente un esca che “va interpretata se no non regala” (buggio recuperato alla velocità della luce e conseguente barra suicida pieno di debiti nei confronti di Equitalia).

attelebus Tettigonia viridissima

Di chi sto parlando? Della LOCUSTA ON THE ROAD.

Maledetto Facebook. Sono riuscito a starci lontano per anni, sin quando la mia ragazza non  mi ha praticamente costretto. ODIO I SOCIAL NETWORK.  Hanno tagliato le gambe alle poche cose che di sano c’erano nello spinning : i forum e la condivisione delle emozioni. E’ bello scrivere ed è bello leggere. Ormai comunichiamo a SMS,cavolo. Ma mi trovo costretto, comunque, per condividere le mie emozioni con voi, a pubblicare questi scritti sul social. Io stesso preda del sistema.

Quella piattaforma sociale è stato lo start up della “Associazione Locusta Italiana : da più di 20 anni negli spot degli altri!”.

A prescindere, vorrei raccontarvi un’esperienza che mi ha fatto particolarmente ridere, anche perchè si tratta di un amico. Il tipico amico chiaccherone, simpaticissimo, mille parole al secondo di cui 998 cazzate e 2 articoli. Di quelle persone con la quale fà piacere condividere UNA giornata di pesca al mese. A prescindere, si ride da matti.

Un bel pò di tempo fà, quando ancora c’era un Governo eletto democraticamente, l’estate era più o meno libera dagli impegni. E si andava spesso a pesca. In una di queste giornate, ho avuto il piacere di pescare assieme a questo amico, che chiameremo X.

Non che io sia un pescatore provetto, ma ho le mie convinzioni come tutti, giuste o sbagliate che siano. Eravamo al porto, in un posto dove le spigole non mancano mai.

Particolarmente d’estate, con la corrente giusta, con piccole esche c’e da divertirsi. La taglia non è enorme, ma mangiano senza troppi indugi.

Allora, ho cominciato a spiegargli le mie convinzioni, essendo la prima volta che pescava a spinning.

“Se lo fai affondare troppo incagli….se senti il fondo solleva la canna e velocizza il recupero…lancia sempre contro corrente….mangia meglio nelle buche per cui sostaci di più…se senti la botta ferra forte…”

Perfetto. Tutto andava serenamente. Qualche botta, qualche cattura, anche per lui e tanto divertimento.

A circa metà nottata finisco le sigarette, e decido di andare a comprarle, lasciando X a pescare da solo. Tanto, dico io, cosa poteva capitare.

Torno, mi parcheggio dove prima, mi accendo una sigaretta e mi avvicino per assistere ad una simpatica scenetta, il cui protagonista era proprio lui. Aveva appena salpato una bella spigola, ed alcuni pescatori si erano avvicinati a dare una mano, essendomi allontanato per andare ad acquistare il mio futuro tumore.

E sento, da lontano “….no perchè qui mangia così! Guardi si fidi! Deve far strisciare l’esca sul fondo…e se sta per incagliare…solleva l’esca!….”…” sempre meglio lanciare controcorrente, ma scherza? Poi se riesce a farlo passare nelle buche…è fatta. E’ spigola,assicurato”. 

Le mie stesse parole, medesime, uguali. Non sapevo se ridere o se incazzarmi. Alla fine, lasciai perdere, mi feci una risata e non dissi niente.

Ma la cosa, non finì qui.

Chiaramente, quando fai inzuppare il biscotto una volta, il soggetto, ci vuole tornare a bomba. E quando ha inclinazioni da maestro, non tornerà con te. Tornerà con gli allievi.

Ed è quello che ha fatto, in gran compagnia, ha fatto acquistare a tutti quanti canna, mulinello e lo stesso artificiale. A tipo discorso politico, si mise a eloquire lezioni di spinning, pur essendo la seconda volta che andava a pesca. Il problema, è che non aveva ben chiaro cosa volesse dire pescare nelle buche.

Qualche tempo dopo, una mattina mi trovai al porto, dopo aver fatto l’alba in scogliera. Trovai un suo compaesano, che conosco bene, intento a far passare un pesciolino finto nelle buche degli scogli. Quelle dove si mettono i ghiozzi a prendere il sole, per intenderci.

Alla mia domanda “cosa cerchi di pescare in quel modo?” , mi guardò in un modo strano, forse l’aggettivo giusto è “con superiorità”.

“Sto pescando ALLA spigola, normalmente, vive nelle buche. Ma ti ho già detto troppo!” chiudendo il discorso con un occhiolino.

Bene. Avrei voluto chiedergli di più, finire la giornata a sganasciarmi dalle risate assieme agli amici pescatori.

Invece mi ha fatto riflettere. Cavolo, se per una cosa che diciamo, essa viene amplificata, in maniera negativa, come è successo in questo caso,  rischiamo di creare una generazione di mostri senza cervello. Perchè con un poco di lettura su internet, lo vedi da te che la spigola non vive nelle buche dei ghiozzi!

Andava bene così, per lui e per tutti i suoi amici. Il sapere infuso di X, che da una spigola diventò il guru della pesca al lancio, osannato da tutti. E dei suoi seguaci, che a loro volta diventeranno maestri per allevare seguaci ancora più stupidi.

Ebbene sì, loro sono delle vere LOCUSTE ON THE ROAD.

E proprio vero che tenere la bocca la chiusa fà vivere cent’anni. Penso che questo discorso riguardi anche i pesci.

Alla prossima favole sulle locuste bambini miei!

PATTE!

Barracuda VS Soft Bait – La dura legge del già visto (Parte 1)

barracuda

Diciamo che lo rispettano in tanti, altri non lo possono vedere, certi ne parlano male senza averlo mai conosciuto.  Ma lui se ne frega. Se ne stà con la sua famiglia, a girottare per le scogliere del mondo.  A volte, lo incontro in vacanza invernale nei porti, dice che si trova meglio. Ci si rifocilla in relax, il clima è più mite e nelle belle giornate di sole torna in scogliera, anche in inverno. Di chi sto parlando? Del barracuda.

L’ultima volta l’ho trovato un pò turbato. Aveva perso  l’appetito. Dice che, a volte, tra i tanti pesci che mangia, ne trova alcuni proprio duri, come se fossero di plastica. Con delle spine talmente affilate da bucargli il palato. Allora ha cominciato a titubare, a non mangiare più tutto quello che passa davanti al suo muso allungato.

Mi spiega che, a volte, perde la pazienza come gli uomini. Parte l’embolo, preso dall’istinto, dalla fame, da chissà quale perchè e addenta comunque i piccoli pesci in difficoltà, non accertandosi dell’effettiva consistenza naturale degli stessi. E cade in inganno.

Ma, in altri contesti, segue l’esca svogliato, pensando tra sè e sè “questa l’ho già vista”.

Alcuni anni fà, mi ritrovavo molte sere a  lanciare le prime hard bait moderne, che mi regalarono le prime divertenti catture , con pesci molto più collaborativi di oggi. In alcune giornate si catturava molto, in altre niente. E niente, significava niente. Non catturava nessuno.

Ed è in una di queste giornate, che incontrai un uomo dai modi gentili, il quale, già avanti anni luce sul nostro modo di pescare, con canne monopezzo, mulinelli poco colorati ma solidi, ci illuminò sulla branca della pesca a spinning che a distanza di anni continua a farmi divertire parecchio, la pesca a silicone.

Una sera, arrivò con con alcune canne già  montate (secondo me già montate, erano monopezzo), uno zainetto e una seggiolina. Si sedette in mezzo allo spot, spavaldo, come se fosse a casa sua. Ma, a prescindere,  eravamo talmente pochi che non disturbava nessuno. Con assoluta calma, sebbene l’acque ribollisse ma nessuno agganciava niente, tirò fuorì una scatola piena di esche strane.

Per lo più, delle anguillette in silicone. Con perizia, infilò un lungo amo all’interno dell’anguilletta, facendolo sbucare dall’altra parte, perfettamente al centro. Prese il moschettone, lo attaccò all’occhiello dell’amo e lanciò.

Una frustata secca, nella quale quale l’esca non raggiunse una distanza siderale, ma a quanto pare, quella giusta. Lo recuperava lento, con alcuni strappetti, lo fermava in corrente. Ed in men che non si dica la canna si piegò, una ferrata decisa e pochi secondi di combattimento…”Cazz…slamato!”, disse a voce bassa.

Notai il silicone, era distrutto. Prese un’altra esca, liquidò la vecchia e rilanciò. Due jerkatine e di nuovo canna piegata….stessa ferrata…ma questa volta il pesce era rimasto allamato.  Un combattimento interessante seguito da un salpaggio a trecciato in mano. Il barracuda era di taglia importante, forse alcuni kg. Lo slamò velocemente per poi rimetterlo in acqua. E vià così, nuovo giro e nuova corsa.

Pescò solo lui. Tanto che alla fine rimasi a guardare stupefatto quel signore che ci stava facendo ammattire. Mi chiese di tenergli la canna, con il pesce in acqua, un attimo, il tempo di salpare l’ennesima preda over size (secondo me lo fece apposta per farmi desiderare un poco la cattura, che quella sera, non arrivò).

E quello fù il via di per ammazzarlo di domande.

Io : ” Ascolti, se posso, vorrei sapere….ma che esca è quella?”

Lui : ” Prima di tutto presentiamoci. Io sono L., piacere”

Io : “Ok , piacere mio….ma quindi, che cos’è quella cosa?”

Lui : ” è un anguilletta in silicone. Si innesca così, niente di più semplice!”

Io  : “e i pesci si mangiano quella cosa là?”

Domanda stupida, visti i numeri della sera. E via a chiedergli come si anima, dove comprarla, dove bisognava utilizzarla…e una trafila di domande che finirono quando mi chiamò mamma, che era già mezzanotte e dovevo andare a scuola.

In conclusione? comprai anche io quelle anguillette così famose. Dove, la legge del già visto, riguardante i barracuda, veniva elusa perfettamente. La novità veniva addentata molto prima degli hard bait.

Mentre, per quanto riguarda me, non ho che ringraziare lui per avermi messo la pulce nell’orecchio. E come lui, tanti altri pescano a gomma sui barracuda. Non è sicuramente una novità, anzi, in questo caso viene ricompresa perfettamente nella dura “Legge del già visto“.

Quindi, anche se pesco relativamente da poco a silicone, la miccia venne accesa anni prima. Tutte le notti passate a giocare con i gommati, sono servite a creare un modo tutto mio di pescare con le soft bait. E più di affinamento della tecnica, parlerei di personalizzazione, proprio la caratteristica che preferisco nell’uso di quest’ultime.  Inoltre,credo che non si smetta mai di imparare.

Non ho inventato niente, è tutto ricompreso nella legge del già visto.

Mi sono dilungato sin troppo, ci vediamo tra alcuni giorni con la seconda parte.

Matteo

Il Karma – somewhere, over the rainbow…

images

Vorrei raccontarvi l’avventura di circa un mese fà, dalla quale sono rimasto piacevolmente stupito.

Premetto che, per come la vedo io, nella vita, come nella pesca, ci sono variabili che non possiamo influenzare. A volte fungiamo da ago della bilancia, altre, fatalmente, possiamo anche cercare di modificare il corso degli eventi, che il risultato, per quanto sfavorevole nei nostri confronti, non varierà di una virgola. Ragion per cui, mettersi l’anima in pace è il palliativo migliore per alcune situazioni che sono destinate ad andare male. Anzi, citando la seconda legge di Murphy (Non Eddie eh, sia ben chiaro), se una cosa può andar male, lo farà.

Era una di quelle giornate ventose e fastidiose, dove a pesca non sai dove fare l’uovo. Giri un paio di spot, ti accorgi che sono tutti impescabili, e ti ritrovi a pescare nell’unico punto riparato nel giro di km. Quello spot in cui qualche pesce l’hai pure preso, ma sai benissimo che al 90%, sarà un cappotto annunciato.

In compagnia di un amico, comincio come mio solito a pescare a silicone, perlustro i pochi punti che mi danno fiducia, passando poi alle HB minuscole. Prima l’angolino del molo, poi un pochino più in fondo, lascio affondare l’esca e recupero a strappetti un piccolo jerk di nonsoqualemarca giapponese (qualcosa tipo northcraft o giù di lì), abilmente preso in prestito dalla scatola dell’amico.

Lui, fatalista, sta fermo e guarda spensierato l’acqua, mentre io mi allontano per provare le ultime poste eventualmente buone di quello spot. Il vento sembra calato e la serata si rende interessante.

Primo lancio all’angolo, due jerkatine e stop….due strapetti e stop…la testa stava viaggiando nei meandri del lavoro, quando un bella botta inchioda il girare del mulinello….ferrata immediata e combattimento simpatico…due fughe da regina mi fanno ben sperare in una bellissima spigola…ed infatti così è stato…la recupero il più in fretta possibile per farla stancare poco…

L’amico filma il tutto, e la serata è diventata magnifica.

Non un alito di vento, non una goccia di pioggia.  Si filma il veloce combattimento, si fanno due foto veloci fuori dall’acqua e si rilascia la spigola in men che non si dica. Soddisfatto per la cattura e per i bellissimi scatti che mi ha concesso il compare, si ipotizza il peso. Nel mentre, decide di fare due lanci pure lui per verificare la presenza o meno di altre spigole.

Prende la canna, monta l’esca, sta per lanciare e…..il vento si rialza fortissimo. Talmente forte che mi vola una busta di silicone dalla giberna e corro a prenderla…comincia a piovviginare…nel giro di pochi attimi è il finimondo…

Il mio amico alza la testa per dirmi qualcosa ed intravedo una figura vestita di scuro venirci in contro. Pian piano, riesco ad individuare una divisa. La capitaneria di porto.

L’ufficiale ci chiede cosa ci facciamo li con le canne, poichè è stato, da poco, messo il divieto di pesca in tutta l’area. Rispondo che siamo andati a fare una passeggiata, e lui risponde prontamente che se ci avesse beccato con l’esca in acqua, ci saremmo presi un multone. Ma sopratutto, di andarcene di corsa che non potevamo stare a passeggio all’interno di quell’area.

Premetto che ho il massimo rispetto delle autorità e delle regole, se lo avessi saputo da prima non ci avrei minimamente pensato a pescare nell’interno della zona vietata.

Prendiamo il tutto e fuggiamo alla macchina. Se il vento non si fosse alzato improvvisamente, il compare sarebbe stato beccato con le mani nella marmellata, e ci sarebbe scappata una super multa per entrambi.

Mi piace pensare che, il gesto di aver fatto tornare a nuotare tranquilla nel suo mare, quel bellissimo esemplare di spigola, abbia scatenato un’evento causa – effetto nei nostri confronti da parte della natura. Una specie di “fare del bene per riceverne”, anche se sappiamo benissimo che per fare del bene in maniera integrale, a pesca non dovremo neanche andarci. Ma cosa volete farci, siamo uomini,ed i vizi ci contraddistinguono.

E’ bello credere che il vento si sia alzato per evitare il lancio che ci avrebbe fatto multare. Diciamo che è interessante vederla sotto questo aspetto.

Non prendetemi per matto, ma non sempre possiamo spiegare determinate cose in maniera matematica. Il cantante del mio gruppo pratica la religione buddhista. E’ stato lui a portarmi a riflettere su questo fatto, una sfumatura molto interessante, che ci eleva ad essere noi stessi parte della natura.

Vi lascio con uno scatto della bellissima spigola :

Spigola NorthCraft

Matteo

Sea’s Bandits – Le regole sono cambiate

Sea's Bandits

Avete presente il rumore di uno schiaffo? O il bruciore immediatamente successivo al gesto? Che piano piano fà arrossare la parte lesa, rendendola vulnerabile al dolore?

Questa è la sensazione che si prova quando si legge il blog in questione. Uno schiaffo che ti sveglia. Oppure che ti educa quando superi i limiti. O ancora, ti fà sorridere perchè dato per gioco.

Zero compromessi.

Mi piace particolarmente da aver deciso di scriverci sopra. Mi piace come è gestito, come è scritto, mi piace il fatto che rimangano anonimi, mi piace che siano freschi e al di fuori dagli schemi.

Hanno idee sul rispetto del mare e sul denunciare lo schifo che ci circonda che condivido appieno.

Spiegate le vele e state attenti al mare, perchè credo che il vento montante vi porterà molto lontano!

Rules are changed

 

 

Link del blog : http://seasbandits.blogspot.it/

Contatti del Blog : BANDIDOSDELMAR@GMAIL.COM

Soft Bait vs Sea Bass – Parte 2

Non voglio annoiarvi con la solita prefazione pallosa, per cui passo subito alla descrizione delle attrezzature ed alle catture effettuate.

Le attrezzature utilizzate sono state la solita co – matrix da 3/8 graffiata, pestata e maledetta e una GLoomis  SJR 783 in GLX, entrambe abbinate a mulinelli 2500 caricati con treccia fine (dalle 8 alle 12 libbre), con FC 0,30.

L’approccio è avvenuto in punta di piedi : sappiamo tutti che in determinati spot, a fine novembre, le spigole si abbrancano, ed entrano in competizione alimentare. Partiamo dal presupposto che in questo periodo non è così difficile agganciare qualche bel esemplare, per cui cerchiamo di riservare il forno per esemplari di taglia, rilasciando i piccoli pezzi, che hanno ancora alcuni cicli riproduttivi davanti a loro.

Dicevo, avrei potuto fare molte più foto e sicuramente più catture, ma ho deciso che alcuni scatti, quelli giusti, bastino a dare il mio contributo alla pesca a silicone 2013. Per cui, le foto di seguito, si piazzano nel range delle 10 uscite tra Novembre e Dicembre.

Questo per sottolineare il fatto che il silicone è sicuramente un arma in più nell’artiglieria dello spinner, ma rende meglio se utilizzata nei periodi e nei luoghi adeguati ovviamente.

DSCN7708

Una spigola caduta in inganno da un Molix, recuperato velocemente e stoppato sopra un campo minato…lo strike è avvenuto sullo stop (scusate la faccia) ;

DSCN7736

Eccola tornare in acqua tranquilla e serena…

DSCN7728

Nuovo giro, nuova corsa. Bassa pressione, picco di alta marea, due lanci nelle buche con uno shad bianco e sbam…la co – matrix si piega progressivamente e la ferrata avviene istantanea. Un veloce combattimento e due foto ricordo..

.DSCN7732

Come si può vedere dalla foto, la spigola è stata agganciata lateralmente nella parte molle, la ferrata decisa ha permesso all’amo di bucare perfettamente la bocca della spigola.

DSCN7733

Quei puntini maculati mi fanno impazzire…

DSCN7739

Anche lei, pochi istanti fuori dall’acqua e via di nuovo in libertà….

DSCN7745

Un altra spigola caduta preda del Swim Impact….certe volte lo scodinzolio presuntuoso di quell’esca, anche solo in caduta, stimola l’attacco della spigola. Credo sia proprio una questione di vibrazioni, non di colore. Ho notato, ad esempio, nella pesca dei barracuda a silicone (ma questa, è un’altra storia), che il colore è determinante. A volte capitava proprio che snobbassero un colore per poi esplodere appena si cambiava.

Mentre, nella pesca alla spigola, ripeto, con condizioni favorevoli e pesce collaborativo,  non ho riscontrato particolari differenze tra un esca rosa, una nera, una bianca. Fondamentale invece, capire il tipo di recupero e di vibrazione da abbinare all’esca, sopratutto, la dimensione. Per convinzione personale, parto dal piccolo, per poi salire di misura.

DSCN7753

A volte, la frenesia è talmente tanta, che i piccoli esemplari, anche a luce piena e alta pressione, non tardano ad attaccare. Il giorno della foto (sopra) erano le 16 circa, arrivato, primo lancio spigoletta. Secondo lancio, spigoletta. Fa sempre piacere una cattura, ma se ci rendiamo conto che gli esemplari sono di piccola taglia, personalmente ritengo che è meglio attendere che bucare 20 pesci sotto taglia, con il rischio di fare danni irreparabili.

DSCN7760

So già cosa vi starete chiedendo. “Ma pesca solo con quel tipo di esca??”

No. Ho provato di tutto. Ma a quanto pare volevano quello. Alla mangianza non si comanda, e lo swim impact la fa da padrone.

DSCN7765

Vi lascio con la foto dell’ultima spigola presa per concludere questa piccola favola di acqua salata sulla pesca alla spigola a silicone. Spero di aver aiutato qualche spinner nello schiarirsi qualche dubbio su questa bellissima tipologia di pesca. Ripeto, ho solo cercato di descrivere il mio approccio al silicone, non voglio e non sono neanche in grado di insegnare niente a nessuno.

Alla prossima!

Matteo

Votazione contest – scegli il vincitore!

Copia di Locandina

Ragazzi miei, come precedentemente detto, si parte con la votazione alle foto e ai video dei partecipanti al contest fotografico.

Premetto che, in nessun modo, ne io ne i miei collaboratori hanno la possibilità di interferire nel sondaggio e nelle votazioni.

Avrete la possibilità di votare UNA volta sola. Vi chiedo gentilmente di guardare tutti i video, sicuramente per decidere al meglio, ma sopratutto perchè sono veramente tutti bellissimi, avendo la possibilità avrei premiato tutti.

Votare è semplice, avete il sondaggio con i nomi e il titolo, basta cliccare sulla scelta desiderata e cliccare il bottone “VOTE”.

Il concorso durerà sino al 15 di febbraio . Buon divertimento!

Partecipanti con foto e video :

Alessandro Amasio – Rilascio di una bellissima leccia amia

Carmelo Petralia – Rilascio di un Barracuda

Carmelo Petralia

Ciro D’Aniello – Rilascio di una Spigola

Rilascio di una piccola spigola

Luca Luciani – Rilascio di una Spigola 

(Niente anteprima, colpa di youtube)

http://www.youtube.com/watch?v=Ny_tL1TP1dE

Marco Porta – Rilascio di un barracuda 

Mauro Demurtas – Rilascio di alcune spigole

Pumpking Ninni – Rilascio di un barracuda

Ninni

Simone Parisi – Rilascio di un serra 

IMG_176176991301115

Daniele Luciani – Rilascio di un barracuda 

(Niente anteprima, colpa di youtube)

http://www.youtube.com/watch?v=LXRvF3–TF0

A voi la parola!

Matteo