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Favole d’acqua salata

Locuste on the Road – Volume 1

Locusta

*** Prendete questo post con la stessa ironia con la quale è scritto, non si vuole offendere nessuno,si scherza eh!***

Eccoci quà.

E’ arrivata la primavera. Le piante sono in fiore, le temperature si fanno più miti, comincia a muoversi qualche pinnuto, quelli con i denti aguzzi sono i benvenuti.

La maggior parte degli spinner riconosce a odore la condizione giusta. Ognuno ha le sue teorie, che premiano più o meno questo o quello spinner.

Ma qualcuno no. C’è qualcuno che non riesce a farsi delle teorie proprie. Non riesce a comprendere l’importanza di un cappotto. Vuole sempre andare a colpo sicuro.

Vuole la pappa pronta. Vuole sapere quale esca usare, come lanciarla, come recuperarla, a che ora,dove, quale colore, con quale vento, con quale mare.

Cavolo, ma sembra come se dovessi andare a letto con una donna, e ci fosse un amico che mi dice tutti i particolari di lei, di cosa fare, di come farlo, etc.

A quel punto anche l’autoerotismo è meglio di una minestra riscaldata. Perdi il gusto della scoperta.

Tornando al soggetto, se malauguratamente aggancia un barracuda al porto, riesce a salparlo, a fare una foto con il barra agonizzante che nel 90% dei casi finirà nel forno…è finita.

Dovremo cominciare a chiamarlo Dottor – Professor – Ingegner. Comincerà  a dare lezioni, a sproloquiare su come, in quel mare importante (piattone ad alta pressione), è riuscito ad insidiare l’unico pesce (brancone di barra sotto i piedi) jerkando abilmente un esca che “va interpretata se no non regala” (buggio recuperato alla velocità della luce e conseguente barra suicida pieno di debiti nei confronti di Equitalia).

attelebus Tettigonia viridissima

Di chi sto parlando? Della LOCUSTA ON THE ROAD.

Maledetto Facebook. Sono riuscito a starci lontano per anni, sin quando la mia ragazza non  mi ha praticamente costretto. ODIO I SOCIAL NETWORK.  Hanno tagliato le gambe alle poche cose che di sano c’erano nello spinning : i forum e la condivisione delle emozioni. E’ bello scrivere ed è bello leggere. Ormai comunichiamo a SMS,cavolo. Ma mi trovo costretto, comunque, per condividere le mie emozioni con voi, a pubblicare questi scritti sul social. Io stesso preda del sistema.

Quella piattaforma sociale è stato lo start up della “Associazione Locusta Italiana : da più di 20 anni negli spot degli altri!”.

A prescindere, vorrei raccontarvi un’esperienza che mi ha fatto particolarmente ridere, anche perchè si tratta di un amico. Il tipico amico chiaccherone, simpaticissimo, mille parole al secondo di cui 998 cazzate e 2 articoli. Di quelle persone con la quale fà piacere condividere UNA giornata di pesca al mese. A prescindere, si ride da matti.

Un bel pò di tempo fà, quando ancora c’era un Governo eletto democraticamente, l’estate era più o meno libera dagli impegni. E si andava spesso a pesca. In una di queste giornate, ho avuto il piacere di pescare assieme a questo amico, che chiameremo X.

Non che io sia un pescatore provetto, ma ho le mie convinzioni come tutti, giuste o sbagliate che siano. Eravamo al porto, in un posto dove le spigole non mancano mai.

Particolarmente d’estate, con la corrente giusta, con piccole esche c’e da divertirsi. La taglia non è enorme, ma mangiano senza troppi indugi.

Allora, ho cominciato a spiegargli le mie convinzioni, essendo la prima volta che pescava a spinning.

“Se lo fai affondare troppo incagli….se senti il fondo solleva la canna e velocizza il recupero…lancia sempre contro corrente….mangia meglio nelle buche per cui sostaci di più…se senti la botta ferra forte…”

Perfetto. Tutto andava serenamente. Qualche botta, qualche cattura, anche per lui e tanto divertimento.

A circa metà nottata finisco le sigarette, e decido di andare a comprarle, lasciando X a pescare da solo. Tanto, dico io, cosa poteva capitare.

Torno, mi parcheggio dove prima, mi accendo una sigaretta e mi avvicino per assistere ad una simpatica scenetta, il cui protagonista era proprio lui. Aveva appena salpato una bella spigola, ed alcuni pescatori si erano avvicinati a dare una mano, essendomi allontanato per andare ad acquistare il mio futuro tumore.

E sento, da lontano “….no perchè qui mangia così! Guardi si fidi! Deve far strisciare l’esca sul fondo…e se sta per incagliare…solleva l’esca!….”…” sempre meglio lanciare controcorrente, ma scherza? Poi se riesce a farlo passare nelle buche…è fatta. E’ spigola,assicurato”. 

Le mie stesse parole, medesime, uguali. Non sapevo se ridere o se incazzarmi. Alla fine, lasciai perdere, mi feci una risata e non dissi niente.

Ma la cosa, non finì qui.

Chiaramente, quando fai inzuppare il biscotto una volta, il soggetto, ci vuole tornare a bomba. E quando ha inclinazioni da maestro, non tornerà con te. Tornerà con gli allievi.

Ed è quello che ha fatto, in gran compagnia, ha fatto acquistare a tutti quanti canna, mulinello e lo stesso artificiale. A tipo discorso politico, si mise a eloquire lezioni di spinning, pur essendo la seconda volta che andava a pesca. Il problema, è che non aveva ben chiaro cosa volesse dire pescare nelle buche.

Qualche tempo dopo, una mattina mi trovai al porto, dopo aver fatto l’alba in scogliera. Trovai un suo compaesano, che conosco bene, intento a far passare un pesciolino finto nelle buche degli scogli. Quelle dove si mettono i ghiozzi a prendere il sole, per intenderci.

Alla mia domanda “cosa cerchi di pescare in quel modo?” , mi guardò in un modo strano, forse l’aggettivo giusto è “con superiorità”.

“Sto pescando ALLA spigola, normalmente, vive nelle buche. Ma ti ho già detto troppo!” chiudendo il discorso con un occhiolino.

Bene. Avrei voluto chiedergli di più, finire la giornata a sganasciarmi dalle risate assieme agli amici pescatori.

Invece mi ha fatto riflettere. Cavolo, se per una cosa che diciamo, essa viene amplificata, in maniera negativa, come è successo in questo caso,  rischiamo di creare una generazione di mostri senza cervello. Perchè con un poco di lettura su internet, lo vedi da te che la spigola non vive nelle buche dei ghiozzi!

Andava bene così, per lui e per tutti i suoi amici. Il sapere infuso di X, che da una spigola diventò il guru della pesca al lancio, osannato da tutti. E dei suoi seguaci, che a loro volta diventeranno maestri per allevare seguaci ancora più stupidi.

Ebbene sì, loro sono delle vere LOCUSTE ON THE ROAD.

E proprio vero che tenere la bocca la chiusa fà vivere cent’anni. Penso che questo discorso riguardi anche i pesci.

Alla prossima favole sulle locuste bambini miei!

PATTE!

Barracuda VS Soft Bait – La dura legge del già visto (Parte 1)

barracuda

Diciamo che lo rispettano in tanti, altri non lo possono vedere, certi ne parlano male senza averlo mai conosciuto.  Ma lui se ne frega. Se ne stà con la sua famiglia, a girottare per le scogliere del mondo.  A volte, lo incontro in vacanza invernale nei porti, dice che si trova meglio. Ci si rifocilla in relax, il clima è più mite e nelle belle giornate di sole torna in scogliera, anche in inverno. Di chi sto parlando? Del barracuda.

L’ultima volta l’ho trovato un pò turbato. Aveva perso  l’appetito. Dice che, a volte, tra i tanti pesci che mangia, ne trova alcuni proprio duri, come se fossero di plastica. Con delle spine talmente affilate da bucargli il palato. Allora ha cominciato a titubare, a non mangiare più tutto quello che passa davanti al suo muso allungato.

Mi spiega che, a volte, perde la pazienza come gli uomini. Parte l’embolo, preso dall’istinto, dalla fame, da chissà quale perchè e addenta comunque i piccoli pesci in difficoltà, non accertandosi dell’effettiva consistenza naturale degli stessi. E cade in inganno.

Ma, in altri contesti, segue l’esca svogliato, pensando tra sè e sè “questa l’ho già vista”.

Alcuni anni fà, mi ritrovavo molte sere a  lanciare le prime hard bait moderne, che mi regalarono le prime divertenti catture , con pesci molto più collaborativi di oggi. In alcune giornate si catturava molto, in altre niente. E niente, significava niente. Non catturava nessuno.

Ed è in una di queste giornate, che incontrai un uomo dai modi gentili, il quale, già avanti anni luce sul nostro modo di pescare, con canne monopezzo, mulinelli poco colorati ma solidi, ci illuminò sulla branca della pesca a spinning che a distanza di anni continua a farmi divertire parecchio, la pesca a silicone.

Una sera, arrivò con con alcune canne già  montate (secondo me già montate, erano monopezzo), uno zainetto e una seggiolina. Si sedette in mezzo allo spot, spavaldo, come se fosse a casa sua. Ma, a prescindere,  eravamo talmente pochi che non disturbava nessuno. Con assoluta calma, sebbene l’acque ribollisse ma nessuno agganciava niente, tirò fuorì una scatola piena di esche strane.

Per lo più, delle anguillette in silicone. Con perizia, infilò un lungo amo all’interno dell’anguilletta, facendolo sbucare dall’altra parte, perfettamente al centro. Prese il moschettone, lo attaccò all’occhiello dell’amo e lanciò.

Una frustata secca, nella quale quale l’esca non raggiunse una distanza siderale, ma a quanto pare, quella giusta. Lo recuperava lento, con alcuni strappetti, lo fermava in corrente. Ed in men che non si dica la canna si piegò, una ferrata decisa e pochi secondi di combattimento…”Cazz…slamato!”, disse a voce bassa.

Notai il silicone, era distrutto. Prese un’altra esca, liquidò la vecchia e rilanciò. Due jerkatine e di nuovo canna piegata….stessa ferrata…ma questa volta il pesce era rimasto allamato.  Un combattimento interessante seguito da un salpaggio a trecciato in mano. Il barracuda era di taglia importante, forse alcuni kg. Lo slamò velocemente per poi rimetterlo in acqua. E vià così, nuovo giro e nuova corsa.

Pescò solo lui. Tanto che alla fine rimasi a guardare stupefatto quel signore che ci stava facendo ammattire. Mi chiese di tenergli la canna, con il pesce in acqua, un attimo, il tempo di salpare l’ennesima preda over size (secondo me lo fece apposta per farmi desiderare un poco la cattura, che quella sera, non arrivò).

E quello fù il via di per ammazzarlo di domande.

Io : ” Ascolti, se posso, vorrei sapere….ma che esca è quella?”

Lui : ” Prima di tutto presentiamoci. Io sono L., piacere”

Io : “Ok , piacere mio….ma quindi, che cos’è quella cosa?”

Lui : ” è un anguilletta in silicone. Si innesca così, niente di più semplice!”

Io  : “e i pesci si mangiano quella cosa là?”

Domanda stupida, visti i numeri della sera. E via a chiedergli come si anima, dove comprarla, dove bisognava utilizzarla…e una trafila di domande che finirono quando mi chiamò mamma, che era già mezzanotte e dovevo andare a scuola.

In conclusione? comprai anche io quelle anguillette così famose. Dove, la legge del già visto, riguardante i barracuda, veniva elusa perfettamente. La novità veniva addentata molto prima degli hard bait.

Mentre, per quanto riguarda me, non ho che ringraziare lui per avermi messo la pulce nell’orecchio. E come lui, tanti altri pescano a gomma sui barracuda. Non è sicuramente una novità, anzi, in questo caso viene ricompresa perfettamente nella dura “Legge del già visto“.

Quindi, anche se pesco relativamente da poco a silicone, la miccia venne accesa anni prima. Tutte le notti passate a giocare con i gommati, sono servite a creare un modo tutto mio di pescare con le soft bait. E più di affinamento della tecnica, parlerei di personalizzazione, proprio la caratteristica che preferisco nell’uso di quest’ultime.  Inoltre,credo che non si smetta mai di imparare.

Non ho inventato niente, è tutto ricompreso nella legge del già visto.

Mi sono dilungato sin troppo, ci vediamo tra alcuni giorni con la seconda parte.

Matteo

Il Karma – somewhere, over the rainbow…

images

Vorrei raccontarvi l’avventura di circa un mese fà, dalla quale sono rimasto piacevolmente stupito.

Premetto che, per come la vedo io, nella vita, come nella pesca, ci sono variabili che non possiamo influenzare. A volte fungiamo da ago della bilancia, altre, fatalmente, possiamo anche cercare di modificare il corso degli eventi, che il risultato, per quanto sfavorevole nei nostri confronti, non varierà di una virgola. Ragion per cui, mettersi l’anima in pace è il palliativo migliore per alcune situazioni che sono destinate ad andare male. Anzi, citando la seconda legge di Murphy (Non Eddie eh, sia ben chiaro), se una cosa può andar male, lo farà.

Era una di quelle giornate ventose e fastidiose, dove a pesca non sai dove fare l’uovo. Giri un paio di spot, ti accorgi che sono tutti impescabili, e ti ritrovi a pescare nell’unico punto riparato nel giro di km. Quello spot in cui qualche pesce l’hai pure preso, ma sai benissimo che al 90%, sarà un cappotto annunciato.

In compagnia di un amico, comincio come mio solito a pescare a silicone, perlustro i pochi punti che mi danno fiducia, passando poi alle HB minuscole. Prima l’angolino del molo, poi un pochino più in fondo, lascio affondare l’esca e recupero a strappetti un piccolo jerk di nonsoqualemarca giapponese (qualcosa tipo northcraft o giù di lì), abilmente preso in prestito dalla scatola dell’amico.

Lui, fatalista, sta fermo e guarda spensierato l’acqua, mentre io mi allontano per provare le ultime poste eventualmente buone di quello spot. Il vento sembra calato e la serata si rende interessante.

Primo lancio all’angolo, due jerkatine e stop….due strapetti e stop…la testa stava viaggiando nei meandri del lavoro, quando un bella botta inchioda il girare del mulinello….ferrata immediata e combattimento simpatico…due fughe da regina mi fanno ben sperare in una bellissima spigola…ed infatti così è stato…la recupero il più in fretta possibile per farla stancare poco…

L’amico filma il tutto, e la serata è diventata magnifica.

Non un alito di vento, non una goccia di pioggia.  Si filma il veloce combattimento, si fanno due foto veloci fuori dall’acqua e si rilascia la spigola in men che non si dica. Soddisfatto per la cattura e per i bellissimi scatti che mi ha concesso il compare, si ipotizza il peso. Nel mentre, decide di fare due lanci pure lui per verificare la presenza o meno di altre spigole.

Prende la canna, monta l’esca, sta per lanciare e…..il vento si rialza fortissimo. Talmente forte che mi vola una busta di silicone dalla giberna e corro a prenderla…comincia a piovviginare…nel giro di pochi attimi è il finimondo…

Il mio amico alza la testa per dirmi qualcosa ed intravedo una figura vestita di scuro venirci in contro. Pian piano, riesco ad individuare una divisa. La capitaneria di porto.

L’ufficiale ci chiede cosa ci facciamo li con le canne, poichè è stato, da poco, messo il divieto di pesca in tutta l’area. Rispondo che siamo andati a fare una passeggiata, e lui risponde prontamente che se ci avesse beccato con l’esca in acqua, ci saremmo presi un multone. Ma sopratutto, di andarcene di corsa che non potevamo stare a passeggio all’interno di quell’area.

Premetto che ho il massimo rispetto delle autorità e delle regole, se lo avessi saputo da prima non ci avrei minimamente pensato a pescare nell’interno della zona vietata.

Prendiamo il tutto e fuggiamo alla macchina. Se il vento non si fosse alzato improvvisamente, il compare sarebbe stato beccato con le mani nella marmellata, e ci sarebbe scappata una super multa per entrambi.

Mi piace pensare che, il gesto di aver fatto tornare a nuotare tranquilla nel suo mare, quel bellissimo esemplare di spigola, abbia scatenato un’evento causa – effetto nei nostri confronti da parte della natura. Una specie di “fare del bene per riceverne”, anche se sappiamo benissimo che per fare del bene in maniera integrale, a pesca non dovremo neanche andarci. Ma cosa volete farci, siamo uomini,ed i vizi ci contraddistinguono.

E’ bello credere che il vento si sia alzato per evitare il lancio che ci avrebbe fatto multare. Diciamo che è interessante vederla sotto questo aspetto.

Non prendetemi per matto, ma non sempre possiamo spiegare determinate cose in maniera matematica. Il cantante del mio gruppo pratica la religione buddhista. E’ stato lui a portarmi a riflettere su questo fatto, una sfumatura molto interessante, che ci eleva ad essere noi stessi parte della natura.

Vi lascio con uno scatto della bellissima spigola :

Spigola NorthCraft

Matteo

Sea’s Bandits – Le regole sono cambiate

Sea's Bandits

Avete presente il rumore di uno schiaffo? O il bruciore immediatamente successivo al gesto? Che piano piano fà arrossare la parte lesa, rendendola vulnerabile al dolore?

Questa è la sensazione che si prova quando si legge il blog in questione. Uno schiaffo che ti sveglia. Oppure che ti educa quando superi i limiti. O ancora, ti fà sorridere perchè dato per gioco.

Zero compromessi.

Mi piace particolarmente da aver deciso di scriverci sopra. Mi piace come è gestito, come è scritto, mi piace il fatto che rimangano anonimi, mi piace che siano freschi e al di fuori dagli schemi.

Hanno idee sul rispetto del mare e sul denunciare lo schifo che ci circonda che condivido appieno.

Spiegate le vele e state attenti al mare, perchè credo che il vento montante vi porterà molto lontano!

Rules are changed

 

 

Link del blog : http://seasbandits.blogspot.it/

Contatti del Blog : BANDIDOSDELMAR@GMAIL.COM

Soft Bait vs Sea Bass – Parte 2

Non voglio annoiarvi con la solita prefazione pallosa, per cui passo subito alla descrizione delle attrezzature ed alle catture effettuate.

Le attrezzature utilizzate sono state la solita co – matrix da 3/8 graffiata, pestata e maledetta e una GLoomis  SJR 783 in GLX, entrambe abbinate a mulinelli 2500 caricati con treccia fine (dalle 8 alle 12 libbre), con FC 0,30.

L’approccio è avvenuto in punta di piedi : sappiamo tutti che in determinati spot, a fine novembre, le spigole si abbrancano, ed entrano in competizione alimentare. Partiamo dal presupposto che in questo periodo non è così difficile agganciare qualche bel esemplare, per cui cerchiamo di riservare il forno per esemplari di taglia, rilasciando i piccoli pezzi, che hanno ancora alcuni cicli riproduttivi davanti a loro.

Dicevo, avrei potuto fare molte più foto e sicuramente più catture, ma ho deciso che alcuni scatti, quelli giusti, bastino a dare il mio contributo alla pesca a silicone 2013. Per cui, le foto di seguito, si piazzano nel range delle 10 uscite tra Novembre e Dicembre.

Questo per sottolineare il fatto che il silicone è sicuramente un arma in più nell’artiglieria dello spinner, ma rende meglio se utilizzata nei periodi e nei luoghi adeguati ovviamente.

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Una spigola caduta in inganno da un Molix, recuperato velocemente e stoppato sopra un campo minato…lo strike è avvenuto sullo stop (scusate la faccia) ;

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Eccola tornare in acqua tranquilla e serena…

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Nuovo giro, nuova corsa. Bassa pressione, picco di alta marea, due lanci nelle buche con uno shad bianco e sbam…la co – matrix si piega progressivamente e la ferrata avviene istantanea. Un veloce combattimento e due foto ricordo..

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Come si può vedere dalla foto, la spigola è stata agganciata lateralmente nella parte molle, la ferrata decisa ha permesso all’amo di bucare perfettamente la bocca della spigola.

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Quei puntini maculati mi fanno impazzire…

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Anche lei, pochi istanti fuori dall’acqua e via di nuovo in libertà….

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Un altra spigola caduta preda del Swim Impact….certe volte lo scodinzolio presuntuoso di quell’esca, anche solo in caduta, stimola l’attacco della spigola. Credo sia proprio una questione di vibrazioni, non di colore. Ho notato, ad esempio, nella pesca dei barracuda a silicone (ma questa, è un’altra storia), che il colore è determinante. A volte capitava proprio che snobbassero un colore per poi esplodere appena si cambiava.

Mentre, nella pesca alla spigola, ripeto, con condizioni favorevoli e pesce collaborativo,  non ho riscontrato particolari differenze tra un esca rosa, una nera, una bianca. Fondamentale invece, capire il tipo di recupero e di vibrazione da abbinare all’esca, sopratutto, la dimensione. Per convinzione personale, parto dal piccolo, per poi salire di misura.

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A volte, la frenesia è talmente tanta, che i piccoli esemplari, anche a luce piena e alta pressione, non tardano ad attaccare. Il giorno della foto (sopra) erano le 16 circa, arrivato, primo lancio spigoletta. Secondo lancio, spigoletta. Fa sempre piacere una cattura, ma se ci rendiamo conto che gli esemplari sono di piccola taglia, personalmente ritengo che è meglio attendere che bucare 20 pesci sotto taglia, con il rischio di fare danni irreparabili.

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So già cosa vi starete chiedendo. “Ma pesca solo con quel tipo di esca??”

No. Ho provato di tutto. Ma a quanto pare volevano quello. Alla mangianza non si comanda, e lo swim impact la fa da padrone.

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Vi lascio con la foto dell’ultima spigola presa per concludere questa piccola favola di acqua salata sulla pesca alla spigola a silicone. Spero di aver aiutato qualche spinner nello schiarirsi qualche dubbio su questa bellissima tipologia di pesca. Ripeto, ho solo cercato di descrivere il mio approccio al silicone, non voglio e non sono neanche in grado di insegnare niente a nessuno.

Alla prossima!

Matteo

Votazione contest – scegli il vincitore!

Copia di Locandina

Ragazzi miei, come precedentemente detto, si parte con la votazione alle foto e ai video dei partecipanti al contest fotografico.

Premetto che, in nessun modo, ne io ne i miei collaboratori hanno la possibilità di interferire nel sondaggio e nelle votazioni.

Avrete la possibilità di votare UNA volta sola. Vi chiedo gentilmente di guardare tutti i video, sicuramente per decidere al meglio, ma sopratutto perchè sono veramente tutti bellissimi, avendo la possibilità avrei premiato tutti.

Votare è semplice, avete il sondaggio con i nomi e il titolo, basta cliccare sulla scelta desiderata e cliccare il bottone “VOTE”.

Il concorso durerà sino al 15 di febbraio . Buon divertimento!

Partecipanti con foto e video :

Alessandro Amasio – Rilascio di una bellissima leccia amia

Carmelo Petralia – Rilascio di un Barracuda

Carmelo Petralia

Ciro D’Aniello – Rilascio di una Spigola

Rilascio di una piccola spigola

Luca Luciani – Rilascio di una Spigola 

(Niente anteprima, colpa di youtube)

http://www.youtube.com/watch?v=Ny_tL1TP1dE

Marco Porta – Rilascio di un barracuda 

Mauro Demurtas – Rilascio di alcune spigole

Pumpking Ninni – Rilascio di un barracuda

Ninni

Simone Parisi – Rilascio di un serra 

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Daniele Luciani – Rilascio di un barracuda 

(Niente anteprima, colpa di youtube)

http://www.youtube.com/watch?v=LXRvF3–TF0

A voi la parola!

Matteo

La malattia – le origini

“Il contagio è la trasmissione da un individuo ad un altro di una malattia infettiva.
Può avvenire in diversi modi a seconda della malattia associata.”

Questa, è la definizione che wikipedia ci fornisce nelle prime righe di risposta, quando si ricerca la parola contagio. Il termine “malattia“, lo sentiamo spesso nel mondo dello spinning . Da compagne, mogli,madri, fratelli, amici, cugini…

Ma è sul termine “infettivo” che vorrei soffermarmi. Quanti di noi avrebbero mai cominciato a fare spinning, se qualcuno non fosse venuto ad entusiasmarci con racconti di treni agganciati alla canna, di scogliere bellissime e di emozioni forti? Credo in tanti.

Ma n0n è disonore, anzi. Quando si può prendere qualcosa di buono dagli altri, secondo me è giusto lo si faccia senza remori. Sempre migliorarsi,sperimentare e cambiare forma.

Ma partiamo dal principio.

Tanti anni fà (non moltissimi, ma abbastanza da aver preso alcuni kg durante questi anni), oltre il calcio e la musica (ed, ovviamente la sgnacchera), non è che avessi molti interessi. Oppure, riformulando, erano interessi nei quali la passione c’era, ma non tanto da sacrificarmici per ottenere risultati concreti.  Ma la pesca era già presente,anche se sicuramente non come oggi. Andavo con mio babbo, al porto o in spiaggia,a pescare con il vermicello,ferrando i malcapitati saraghi  o le povere occhiate ignare di mangiare il demoniaco inganno.

Ed in una giornata d’estate di metà anni 90′, dove l’afa veniva smorzata da un leggero vento da nord, seduti su sgabelli dalla stabilità incerta, mi raccontò per la prima volta di un pesce predatore…

“Babbo, ma predatore in che senso?”

“Predatore che mangia gli altri pesci Matteo.”

“Che pesce è?”

“Si chiama barracuda.”

“E come è fatto?”

“E Matteo…ha la forma affusolata…è di colore grigio con bande laterali sulla schiena…ha i denti lunghi ed affilati…”

“Ha i denti? Ma tu l’hai mai visto dal vivo?”

“Si, mi è capitato di vederli in porto, quando facevo il militare, alle prime luci dell’alba…”

Il primo sintomo della malattia piscatoria : la curiosità.

Per anni, non ho potuto informarmi su questo bellissimo predatore, ero piccolo ed i pc esistevano solo nei film…fin quando mio padre ne acquistò uno, abbastanza decente per poter navigare su internet con un modem 56k.

E se anche la curiosità sul nostro bellissimo sfirenide sembrava attenuata, la possibilità di avere il mondo a portata di clic la riaccese come benzina sul fuoco. Ed appena digitata la parola barracuda…trovai tanto da leggere…alcune foto…le abitudini…ed un forum.

Direte voi, un forum nei primi anni 2000 di spinning? E già. Un signor forum gestito da alcune persone in gambissima. Persone che praticavano il C&R già all’epoca, quando alcuni dei più noti spinner dei giorni nostri giravano per casa con il ciuccio in bocca.

Questo forum si chiamava barracuda spinning club.

Secondo sintomo della malattia piscatoria : l’eccitazione.

Allora, pischellino con quattro peli sotto le ascelle, mi misi  a leggere tutto quello che potevo, le abitudini, gli orari giusti, (di esche, canne e mulinelli ancora non se ne parlava, si pescava per il piacere di farlo), ma sopratutto i posti giusti. Scogliera naturale…imboccatura dei porti…e centrali dell’ENEL.

“Sì, per via dell’acqua calda,” mi disse un carissimo amico. “Io ho degli amici che escono a pescare e gli vedono sempre girottare in quella corrente di acqua bollente”.

“Se vuoi, possiamo andare per provare a pescarli”.

Ecco. Credo che questo sia stato il mio punto di non ritorno. Da quel momento, l’eccitazione era a mille. Il capire come arrivare in quel punto, mettere benzina al cinquantino, tenere le canne dritte per evitare di fare la fiancata a qualche macchina nell’altra corsia e…le esche artificiali.

Residui bellici di mio babbo e suo babbo, roba che oggi mi vergognerei a tirare fuori.

Fase finale : il contagio.

Salo, così chiamato dal gruppo di amici per via del suo cognome, cominciò a raccontarmi di magnifiche pescate fatte dal padre, dai parenti e di pesci stratosferici pescati in quello spot. Di leccie e ricciole over 20 kg….e di barracuda.

Mi si illuminavano gli occhi, ogni qual volta che diceva che mangiavano a galla sui muggini, che era uno spettacolo della natura, che l’acqua “bolliva”.

Ed allora, pronti e via, senza remori. Decidemmo di fare la notte in questo spot, dove nessuno dei due era mai stato. Si era fatto spiegare la strada a grandi linee da un amico. Ricordo ancora la discussione su cosa portare, ma ci sarà freddo, ma dici che una canna a fondo serve….

E la sera partimmo. Carichi come asini. Ricordo il viaggio, scomodo, sulla moto nera customizzata come meglio si poteva negli anni 2000. Ricordo il pezzo sterrato, lunghissimo,pieno di buche. E finalmente scorgemmo lo spot.

Era una piattaforma in mezzo al mare, dietro le turbine dell’ENEL. Il sole alto illuminava la forte corrente che i mostri meccanici creavano risucchiando l’acqua del mare. Bene, il grande momento era arrivato.

Scaricammo la moto, percorremmo un breve tratto di scogliera artificiale ed eccoci sulla piattaforma. Il mare era piatto come olio, e sotto di essa si scorgevano le sagome dei muggini e delle salpe.

Il tempo passò veloce sino al tramonto, quando l’acqua cominciò a ribollire. Il cielo si era scurito, come nei film, quando si ha un brutto presentimento e sta per accadere qualcosa di tragico. E così fù. Un branco enorme di barracuda attaccava i muggini lontano da noi, una scena che ancora oggi mi mette i brividi, un emozione unica. Vedere i denti aguzzi letteralmente macellare la loro cena, era uno spettacolo senza prezzo. Attaccammo un artificiale dalle ancorette rugginose, su canne corte ma più da beach ledgering che da spinning….

I nostri lanci non arrivavano a destinazione, e presto ci stancammo di non avere i barracuda a portata di lancio. Poco dopo, sceso il sole, il nulla più assoluto. Passammo una notte fredda, in compagnia di sigarette, panini e qualche birra, sdraiati nel bordo della piattaforma a guardare il cielo e a fantasticare sui quei mostri che fino a qualche attimo prima ci caricavano di adrenalina. Fino all’alba.

All’alba successe qualcosa di particolare….Salo, nelle sue magliette smanicate da camionista, con i suoi metodi rozzi ma dai modi gentili, mi disse che era arrivata l’ora di prendere un barracuda…

Forse in altre occasioni avrei riso in faccia a chiunque, ma non il giorno. Prese la sua canna, innesco un rapala testa rossa dalla paletta di metallo, e lanciò forte. La polvere, la salsedine e l’acqua che fuoriscirono sotto forma di polveri dal mulinello, le braccia tese e lo sguardo concentrato sul nylon permangono ancora nei miei ricordi…

E fù un attimo…la lenza si tese, le braccia ferrarono forte il predatore, che a sua volta diventò preda del plastico inganno…l’acqua si aprì…cominciò a scodare a galla…una piccola fuga…l’ansia e l’adrenalina legate assieme…all’urlo di “Prendi il coppo! E’ grande!E’ grande!”….la sagoma argentea riflessa nella prime luci dell’alba e….

Dottore sono malato. Lo risconosco, dicono sia il primo passo verso la guarigione. Mi ha contagiato un amico…si lo so sono brutte cose ma ormai è difficile uscire da questo tunnel.

Grazie Marco, grazie di tutto.

Matteo

Serra Autunnali

…è autunno inoltrato ormai, le temperature scendono drasticamente, arrivano le prime perturbazioni e le maestralate violente che flagellano la costa ovest sarda… è il periodo in cui i pelagici abbandonano il sottocosta e lasciano spazio alle spigole che si fanno avanti nelle scogliere per la deposizione.

Purtroppo per me è anche il periodo in cui le uscite a pesca si riducono drasticamente causa università che mi tiene fuori da casa, e non mi resta che sperare durante tutta la settimana che il week end sia generoso ma spesso ahimè sono solo speranze…
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Fortunatamente stavolta non è così, riesco a beccare l’inizio di una bella maestralata, il mare “montante”, probabilmente la condizione che più mi piace e che non mi ha mai tradito, anzi spesso mi ha regalato grandi soddisfazioni soprattutto parlando di spigole… quando arrivo sullo spot il vento è già sostenuto, ma niente che possa infastidire l’azione di pesca, il mare sta ingrossando rapidamente, so che devo sfruttare a pieno l’ora che mi resta prima che diventi impescabile.
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Rapidamente faccio girare gli artificiali a cui do più fiducia, cerco di sondare tutte le buche e gli scogli affioranti dove so che la spigola potrebbe tendere l’agguato alle sue prede, ma niente da fare…
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Mi fermo a fissare il mare, quasi sconsolato… le onde si infrangono sempre più rapidamente, quando improvvisamente tra una di esse scorgo una sagoma inconfondibile… immediatamente frugo tra gli artificiali e prendo un pencil delle ima, il big stick, ringraziando di aver portato un’attrezzatura non propriamente da spigola, come se in qualche modo fossi già conscio della possibile sorpresa…
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L’artificiale arriva in acqua, l’onda gli si alza dietro e con lei un branco di serra inferociti, sono proprio loro ed è subito spettacolo, ogni giro di manovella è una botta, gli attacchi sono frenetici quasi rabbiosi non è facile ferrarli come si deve, salti, slamate e di nuovo attacchi… già tutto questo vale il prezzo del biglietto e me lo godo come fosse la prima volta, il salpaggio del pesce sembra solo uno stupido dettaglio, ma le ancorette fanno il loro dovere e qualcuno riesco a portarlo all’asciutto…
bluefish
Non avrei potuto chiedere di meglio per chiudere questa stagione di serra, stagione altalenante ma che mi ha regalato grandissime emozioni, l’arrivederci è alla prossima primavera…. e ora largo alla “regina”.
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Andrea

Il Catch & Release – best tips from best fishermans

Può sembrare semplice effettuare un rilascio : una volta bogata la preda faccio due foto e la ributto in mare.

Ma moltissime sfumature vengono sottovalutate, ed a volte, non ci si rende conto che lo stress del combattimento o altre mille variabili fanno sì che, pur rilasciato, il pesce possa morire subito dopo.

Per questo, ho “intervistato” i migliori spinner del Sud Sardegna, ponendo loro 5 domande che credo possano riassumere in poche righe come rilasciare un pesce in modo corretto.

Devo ringraziare  Stefano (Freestex) Pisu, Stefano (stecappai) Cappai, Massimo (Stambe) Pau e Gianluca (Santiago) Sulas, i quali hanno risposto con celerità, dimostrando, oltre alla bravura in pesca, la professionalità e la serietà che li contraddistingue.

– In quale modo gestisci il combattimento con prede importanti, nell’ottica di un release?

Stefano Pisu  : ” Di norma cerco di metterci il meno possibile e in pochi minuti si conclude, non mi piace però forzare troppo il pesce a meno che non sia necessario per evitare rischi di rottura o intanamento” ;

Stefano Cappai : ” Dipende quanto importanti, non ho avuto prede enormi dall’altra parte del filo, ma diciamo che pescando da terra non forzo mai pensando al poi… preferisco non rischiare e concludere la cattura, poi con le cure del caso effettuo eventualmente il rilascio del pesce. Penso sia capitato a tutti di recuperare forzatamente per abbreviare i tempi, rilasciare, e poter fare subito un altro lancio…questa egoistica e fantastica situazione, ci fa capire poi quanto siamo dipendenti dallo strike e meno accorti a volte sul rispetto del pesce” ;

Massimo Pau : ” Cerco sempre di velocizzare nel limite del possibile il combattimento con prede importanti. bisogna scendere a compromessi perchè una velocità eccessiva di recupero potrebbe portarci a degli errori, quindi possibili esplosioni di nodi o trecce per vari motivi.. quindi il rischio sarebbe quello di lasciare esche o decine di metri di treccia a spasso con il nostro amato pesce.
quindi si ,a combattimenti veloci , ma sempre rapportati al attrezzatura utilizzata perchè per fare bene potremmo fare più danni “ ;

Gianluca Sulas : ” Bisogna partire da un punto fermo: non tutte le specie di predatori mediterranei sopportano allo stesso modo lo stress da cattura. Ci sono specie molto più delicate di altre. Per il bene della preda sarebbe opportuno portarla a terra nel minor tempo possibile (questo prevede l’ uso di attrezzature adeguate e non sottodimensionate) ed effettuare le operazioni di slamatura in acqua. non sempre questo però e possibile soprattutto quando si affrontano i marosi irati alla ricerca di serra o lecce in luoghi costellati di scogli affioranti. In questo caso, prima di lanciare dobbiamo cercare il luogo più sicuro per salpare il pesce e rimetterlo in acqua senza incappare in incidenti e problemi di sorta. Qui di seguito le foto del rilascio di un tonno rosso dalla barca dopo il tagging. Per rilasciare un pesce come il tonno rosso in condizioni ottimali   è necessario portarlo sottobordo nel minor tempo possibile e ossigenarlo bene (evitando di ferirsi le mani con le pinne) prima di restituirlo al mare. Non ostante la sua mole il rosso è un pesce molto delicato ” ;

– Una volta salpata la preda, come ti comporti?

Stefano Pisu : ” Di solito per prima cosa l’assicuro col Boga-grip, poi gli faccio subito un paio di foto e infine lo appoggio a terra per slamarlo con le pinze. Con pinze e Boga questa operazione si riesce a concludere velocemente in gran parte dei casi (soprattutto se si usano gli ami singoli). Per questo chi intende rilasciare le prede dovrebbe sempre avere questi accessori a portata di mano. Comunque, se il combattimento e il tempo fuori dall’acqua sono stati brevi, e se il pesce sembra pimpante, lo spedisco direttamente in acqua. In caso contrario lo riossigeno prima di liberarlo “ ;

Stefano Cappai : ” Normalmente sò già quale preda verrà con me e quale verrà rilasciata, è come se la decisione arrivi ancor prima di lanciare…son delle scelte che devono precedere l’azione di pesca, come il punto sicuro senza esporsi, la durata della battuta ect…Se la preda verrà con me evito di prolungarne la sofferenza subito dopo pescata, finendola. Se devo rilasciarla evito che si dimeni e cerco di slamarla direttamente su una pozza, più tranquilla” ;

Massimo Pau : ” Cerco subito di ossigenare il pesce. è fondamentale che il pesce si riossigeni bene prima di un altro grosso trauma. ricordiamoci che il combattimento stresserà tanto la nostra preda, ma una volta fuori dall acqua lo stress sarà maggiore per via della mancanza d ossigeno. una volta rianimato per bene mi dedico a slamarlo con cura dentro l acqua e ad immortalarlo con alcuni scatti velocissimi che richiedono pochi secondi “ ;

Gianluca Sulas : ” Qui è necessario parlare di boga. Spesso quelli metallici con prede di taglia fanno danno e non bene. Con le spigole o le lampughe sarebbe meglio utilizzare le mani facendo attenzione a non ferirsi con le zone  taglienti di quest’ ultima. Qui una parte di un doc che ho realizzato assieme alla Crew di REALITY FISHING  per Caccia e Pesca dove parlo del release della spigola e mostro un rilascio fatto senza utilizzare boga “ ;

– E corretto toccare la preda a mani nude?

 Stefano Pisu : ” Con le mani bagnate, a quanto ne so io, non dovrebbe essere dannoso. Comunque confesso che è un aspetto che ho sempre sottovalutato!” ;

Stefano Cappai : ” Non si tratta di correttezza o meno. Non potrei pensare di portarmi a pesca guanti o stracci appositi, ed a volte anche il boga o attrezzi similari causano se malgestiti danni strutturali maggiori che la nostra mano magari inumidita…Non è di certo per aver manipolato il pesce con le mani che ne verrà causata la morte post-rilascio, questo anche per esperienza personale su pesci allevati e manipolati a mani nude, e rilasciati vivi e vegeti dopo ipossie più brevi possibili “ ;

Massimo Pau : ” No non è corretto, ricordiamoci che la nostra temperatura corporea spesso differisce di parecchi gradi dai pesci . in primis il contatto diretto porterà via il muco protettivo che faciliterà l aggressione di batteri o parassiti sulla pelle del pinnuto .potrebbe anche provocare delle piccole scottature invisibili che non gioveranno al perfetto relasse.
consiglio quando è possibile di non toccare mai il pesce e slamarlo in acqua velocemente. se poi vogliamo una foto ricordo utilizziamo una pinza tipo boca-grip e bagnamo le mani prima del contatto diretto “ ;

Gianluca Sulas : ” Non sempre si possono usare le mani, si parla di pesca in mare e non in acque interne. Quando è possibile maneggiare la cattura a mani nude in sicurezza è preferibile utilizzare le mani ma non prima di averle bagnate” ;

– Ti comporti allo stesso modo per ogni specie , oppure cambi metodologia di C & R a seconda della preda?

Stefano Pisu : ” Ci sono pesci delicati che hanno bisogno di più riguardi. I barracuda “adulti” ad esempio resistono meno fuori dall’acqua e hanno spesso bisogno di una ossigenzaione più lunga, stessa cosa per le lecce. I serra son più resistenti e le spigole sono i pesci che sembrano avere meno problemi e ritornano sempre sane nel loro ambiente naturale “ ;

Stefano Cappai : ” Identica, i pesci se rilasciati, devono tornar in acqua il prima possibile, sia i ghiozzi sia i tonni. Non ha senso farsi 5 foto e due telefonate con un pesce che poi si ributta in acqua a far da mangime” ;

Massimo Pau : ” La metodica dovrebbe essere sempre la stessa, solamente i tempi di ossigenazione dovrebbero essere proporzionati alla mole del pesce ed alla durata del combattimento. Va da se che uno spigolotto di 5 etti recuperato in 15 secondi, non verrà ossigenato come una leccia tenuta in canna 15 minuti “ ;

Gianluca Sulas : ” Come detto prima ci sono specie più delicate di altre, per esempio cerco di evitare, quanto possibile, di salpare le lampughe perchè si dibattono sulle rocce ed il rilascio diventa impossibile. Se si cattura un resistentissimo scorfano si può tenerlo qualche secondo in più fuori dal suo elemento naturale sicuri di rilasciarlo in salute “ ;

– Quanto è importante la riossigenazione?

Stefano Pisu : ” In certi casi è indispensabile riossigenare il pescestordito finchè non si ripende, in altri casi invece il pesce non ne ha bisogno e non vede l’ora di tornare a sguazzare “ ;

Stefano Cappai : ” Tanto, o poco. La lotta del pesce produce stress e accumulo di tossine a volte deleteri per il pesce stesso, a questo possono aggiungersi perdite ematiche e lesioni all’apparato buccale, a volte anche insignificanti a prima vista, o inapparenti. Ma il tempo che la preda resterà priva di ossigeno è la variabile principale del processo di sopravvivenza del pesce rilasciato. La riossigenazione è utile per vedere se il pesce si riprende e manifesta una vitalità che ci porterà alla decisione di farlo andare, ma attenzione, molte volte un pesce che va via incerto e troppo stressato può venire a morte nelle ore successive. Svariati studi hanno dimostrato come procedure veloci e poco invasive hanno avuto buon esito, mentre stress da combattimento e troppe foto, per dirla breve, potrebbero portare a morte del pesce anche dopo 24 ore “ ;

Massimo Pau : ” Come gia detto è fondamentale se fatta subito dopo aver salpato il pesce. Farla dopo decine di foto non ha senso. Ricordiamoci che un pesce rilasciato nel modo corretto oggi, saranno meno cappotti domani “ ;

Gianluca Sulas : ” Molto quando il pesce finisce il combattimento ancora in forze. Superata una certa soglia di stress spesso si creano dei danni che non permettono al pesce di sopravvivere alla cattura. Bisognerebbe focalizzare l’ attenzione sul combattimento per avere una preda in forze al momento dell’ ossigenazione “ ;

Una sesta domanda, l’ha aggiunta Stefano Cappai.

– Cosa faresti se fossi decisore, da spinner, per migliorare la situazione in mare a 360°?

Stefano Cappai : ” La nostra disciplina è veramente un arma per lo studio e per la scienza, potremmo volendo, fornire una immensa mole di dati in poco tempo. Ormai la rete ci permetterebbe grandi cose; Effettuerei a tappeto il tag di tutti pesci rilasciati, con un tag univoco registrato, stò parlando di migliaia e migliaia di pesci rilasciati che ripescati ci forniranno informazioni e dati di valenza incredibile per determinare lo stato d’essere delle nostre acque. Utilizzare questi dati per premere su una scelta politica di tutela basata non sul divieto, ma sulla gestione razionale, con chiusura triennale di tratti di costa a rotazione…solo così lo spinning avrà futuro. Diversamente sarà una caccia al pelagico di turno “ ;

Credo che questo articolo crei i presupposti per capire l’importanza del rilascio, effettuato nei modi e nei tempi corretti. Il pesce non è infinito, durante questi anni le catture sono diminuite clamorosamente, e , se non siamo noi i primi ad interessarcene, la nostra passione potrebbe andare a scemare sino a non avere più la possibilità di effettuare una bella cattura.

Certo, non siamo noi il problema maggiore, sappiamo tutti chi compie le vere “stragi”. Ma se nel nostro piccolo possiamo migliorare la situazione, è giusto provarci con ogni mezzo.

Ringrazio nuovamente gli amici che hanno collaborato a questo articolo, davvero, di cuore.

Matteo