Votazione contest – scegli il vincitore!

Copia di Locandina

Ragazzi miei, come precedentemente detto, si parte con la votazione alle foto e ai video dei partecipanti al contest fotografico.

Premetto che, in nessun modo, ne io ne i miei collaboratori hanno la possibilità di interferire nel sondaggio e nelle votazioni.

Avrete la possibilità di votare UNA volta sola. Vi chiedo gentilmente di guardare tutti i video, sicuramente per decidere al meglio, ma sopratutto perchè sono veramente tutti bellissimi, avendo la possibilità avrei premiato tutti.

Votare è semplice, avete il sondaggio con i nomi e il titolo, basta cliccare sulla scelta desiderata e cliccare il bottone “VOTE”.

Il concorso durerà sino al 15 di febbraio . Buon divertimento!

Partecipanti con foto e video :

Alessandro Amasio – Rilascio di una bellissima leccia amia

Carmelo Petralia – Rilascio di un Barracuda

Carmelo Petralia

Ciro D’Aniello – Rilascio di una Spigola

Rilascio di una piccola spigola

Luca Luciani – Rilascio di una Spigola 

(Niente anteprima, colpa di youtube)

http://www.youtube.com/watch?v=Ny_tL1TP1dE

Marco Porta – Rilascio di un barracuda 

Mauro Demurtas – Rilascio di alcune spigole

Pumpking Ninni – Rilascio di un barracuda

Ninni

Simone Parisi – Rilascio di un serra 

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Daniele Luciani – Rilascio di un barracuda 

(Niente anteprima, colpa di youtube)

http://www.youtube.com/watch?v=LXRvF3–TF0

A voi la parola!

Matteo

La malattia – le origini

“Il contagio è la trasmissione da un individuo ad un altro di una malattia infettiva.
Può avvenire in diversi modi a seconda della malattia associata.”

Questa, è la definizione che wikipedia ci fornisce nelle prime righe di risposta, quando si ricerca la parola contagio. Il termine “malattia“, lo sentiamo spesso nel mondo dello spinning . Da compagne, mogli,madri, fratelli, amici, cugini…

Ma è sul termine “infettivo” che vorrei soffermarmi. Quanti di noi avrebbero mai cominciato a fare spinning, se qualcuno non fosse venuto ad entusiasmarci con racconti di treni agganciati alla canna, di scogliere bellissime e di emozioni forti? Credo in tanti.

Ma n0n è disonore, anzi. Quando si può prendere qualcosa di buono dagli altri, secondo me è giusto lo si faccia senza remori. Sempre migliorarsi,sperimentare e cambiare forma.

Ma partiamo dal principio.

Tanti anni fà (non moltissimi, ma abbastanza da aver preso alcuni kg durante questi anni), oltre il calcio e la musica (ed, ovviamente la sgnacchera), non è che avessi molti interessi. Oppure, riformulando, erano interessi nei quali la passione c’era, ma non tanto da sacrificarmici per ottenere risultati concreti.  Ma la pesca era già presente,anche se sicuramente non come oggi. Andavo con mio babbo, al porto o in spiaggia,a pescare con il vermicello,ferrando i malcapitati saraghi  o le povere occhiate ignare di mangiare il demoniaco inganno.

Ed in una giornata d’estate di metà anni 90′, dove l’afa veniva smorzata da un leggero vento da nord, seduti su sgabelli dalla stabilità incerta, mi raccontò per la prima volta di un pesce predatore…

“Babbo, ma predatore in che senso?”

“Predatore che mangia gli altri pesci Matteo.”

“Che pesce è?”

“Si chiama barracuda.”

“E come è fatto?”

“E Matteo…ha la forma affusolata…è di colore grigio con bande laterali sulla schiena…ha i denti lunghi ed affilati…”

“Ha i denti? Ma tu l’hai mai visto dal vivo?”

“Si, mi è capitato di vederli in porto, quando facevo il militare, alle prime luci dell’alba…”

Il primo sintomo della malattia piscatoria : la curiosità.

Per anni, non ho potuto informarmi su questo bellissimo predatore, ero piccolo ed i pc esistevano solo nei film…fin quando mio padre ne acquistò uno, abbastanza decente per poter navigare su internet con un modem 56k.

E se anche la curiosità sul nostro bellissimo sfirenide sembrava attenuata, la possibilità di avere il mondo a portata di clic la riaccese come benzina sul fuoco. Ed appena digitata la parola barracuda…trovai tanto da leggere…alcune foto…le abitudini…ed un forum.

Direte voi, un forum nei primi anni 2000 di spinning? E già. Un signor forum gestito da alcune persone in gambissima. Persone che praticavano il C&R già all’epoca, quando alcuni dei più noti spinner dei giorni nostri giravano per casa con il ciuccio in bocca.

Questo forum si chiamava barracuda spinning club.

Secondo sintomo della malattia piscatoria : l’eccitazione.

Allora, pischellino con quattro peli sotto le ascelle, mi misi  a leggere tutto quello che potevo, le abitudini, gli orari giusti, (di esche, canne e mulinelli ancora non se ne parlava, si pescava per il piacere di farlo), ma sopratutto i posti giusti. Scogliera naturale…imboccatura dei porti…e centrali dell’ENEL.

“Sì, per via dell’acqua calda,” mi disse un carissimo amico. “Io ho degli amici che escono a pescare e gli vedono sempre girottare in quella corrente di acqua bollente”.

“Se vuoi, possiamo andare per provare a pescarli”.

Ecco. Credo che questo sia stato il mio punto di non ritorno. Da quel momento, l’eccitazione era a mille. Il capire come arrivare in quel punto, mettere benzina al cinquantino, tenere le canne dritte per evitare di fare la fiancata a qualche macchina nell’altra corsia e…le esche artificiali.

Residui bellici di mio babbo e suo babbo, roba che oggi mi vergognerei a tirare fuori.

Fase finale : il contagio.

Salo, così chiamato dal gruppo di amici per via del suo cognome, cominciò a raccontarmi di magnifiche pescate fatte dal padre, dai parenti e di pesci stratosferici pescati in quello spot. Di leccie e ricciole over 20 kg….e di barracuda.

Mi si illuminavano gli occhi, ogni qual volta che diceva che mangiavano a galla sui muggini, che era uno spettacolo della natura, che l’acqua “bolliva”.

Ed allora, pronti e via, senza remori. Decidemmo di fare la notte in questo spot, dove nessuno dei due era mai stato. Si era fatto spiegare la strada a grandi linee da un amico. Ricordo ancora la discussione su cosa portare, ma ci sarà freddo, ma dici che una canna a fondo serve….

E la sera partimmo. Carichi come asini. Ricordo il viaggio, scomodo, sulla moto nera customizzata come meglio si poteva negli anni 2000. Ricordo il pezzo sterrato, lunghissimo,pieno di buche. E finalmente scorgemmo lo spot.

Era una piattaforma in mezzo al mare, dietro le turbine dell’ENEL. Il sole alto illuminava la forte corrente che i mostri meccanici creavano risucchiando l’acqua del mare. Bene, il grande momento era arrivato.

Scaricammo la moto, percorremmo un breve tratto di scogliera artificiale ed eccoci sulla piattaforma. Il mare era piatto come olio, e sotto di essa si scorgevano le sagome dei muggini e delle salpe.

Il tempo passò veloce sino al tramonto, quando l’acqua cominciò a ribollire. Il cielo si era scurito, come nei film, quando si ha un brutto presentimento e sta per accadere qualcosa di tragico. E così fù. Un branco enorme di barracuda attaccava i muggini lontano da noi, una scena che ancora oggi mi mette i brividi, un emozione unica. Vedere i denti aguzzi letteralmente macellare la loro cena, era uno spettacolo senza prezzo. Attaccammo un artificiale dalle ancorette rugginose, su canne corte ma più da beach ledgering che da spinning….

I nostri lanci non arrivavano a destinazione, e presto ci stancammo di non avere i barracuda a portata di lancio. Poco dopo, sceso il sole, il nulla più assoluto. Passammo una notte fredda, in compagnia di sigarette, panini e qualche birra, sdraiati nel bordo della piattaforma a guardare il cielo e a fantasticare sui quei mostri che fino a qualche attimo prima ci caricavano di adrenalina. Fino all’alba.

All’alba successe qualcosa di particolare….Salo, nelle sue magliette smanicate da camionista, con i suoi metodi rozzi ma dai modi gentili, mi disse che era arrivata l’ora di prendere un barracuda…

Forse in altre occasioni avrei riso in faccia a chiunque, ma non il giorno. Prese la sua canna, innesco un rapala testa rossa dalla paletta di metallo, e lanciò forte. La polvere, la salsedine e l’acqua che fuoriscirono sotto forma di polveri dal mulinello, le braccia tese e lo sguardo concentrato sul nylon permangono ancora nei miei ricordi…

E fù un attimo…la lenza si tese, le braccia ferrarono forte il predatore, che a sua volta diventò preda del plastico inganno…l’acqua si aprì…cominciò a scodare a galla…una piccola fuga…l’ansia e l’adrenalina legate assieme…all’urlo di “Prendi il coppo! E’ grande!E’ grande!”….la sagoma argentea riflessa nella prime luci dell’alba e….

Dottore sono malato. Lo risconosco, dicono sia il primo passo verso la guarigione. Mi ha contagiato un amico…si lo so sono brutte cose ma ormai è difficile uscire da questo tunnel.

Grazie Marco, grazie di tutto.

Matteo

Esche – Coixedda 130 Seaspin

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La mia passione per i darter è recente, come quella per la spigola.

Sono sempre stato un pescatore da “due ore”, uno di quelli che pesca al cambio di luce, quello che succede succede, e via a casa a sbrigare mille faccende. Mentre, ho capito a mie spese, che la pesca alla spigola non è sbrigativa come fare i barracuda in scogliera all’alba, dove nelle giornate con la fortuna a favore, riusciamo ad agganciare più esemplari senza particolari problemi.

La pesca alla spigola ha bisogno di tempo, sia per lo studio dello spot che per quello effettivo in pesca. Bisogna capire le condizioni, quando andare e dove andare, ma sopratutto, se si pesca, capire il perchè si è pescato. Ho passato questo ultimo periodo a cercare solo la regina, e non nego di essermi appassionato . Ho capito il perchè di molti spinner, di dedicarsi solo alla spigola e di lasciar perdere tutti gli altri pesci.

E’ veramente la regina. E’ bellissima, nelle sue forme sinuose, nei suoi colori che cambiano a seconda della luce, dell’ambiente in cui la si pesca, dell’umore della scattista per eccellenza. E fregarla, non è semplice. A volte collabora, ci fà divertire, a volte sono in tante a venire a salutarci. Altre volte invece non ne vuole sapere. Diventa capricciosa come una donna, rifiuta le nostre esche come se fossero avanches troppo spinte, quasi fastidiose. Ma come tutte le femminucce che si rispettino, si trova sempre un punto d’incontro, sopratutto quando decidiamo di scendere a compromessi, apriamo la mente, e dimentichiamo tutti quei stupidi pregiudizi che la riguardano.

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Il periodo è ottimo, il pesce c’è e si vede, ma bisogna presentargli un apprezzabile regalo per spingerlo ad uscire di casa. Sfortunatamente, non sono mai riuscito a immortalare qualche bella regina in mezzo alla schiuma, a volte per slamate, altre volte per errori nella gestione del pesce. Fatto stà che rimane l’obiettivo di questo inverno. Nel mentre, mi consolo cercandola in altri ambienti naturali dove l’acqua è calma ed ancora calda.

Tra i darter che decido di portare appresso nelle varie uscite notturne, c’è il nuovo coixedda 130. Non nego che , il vecchio modello, non mi è mai piaciuto. Il nuoto, la lanciabilità, la reazione alle nostre piccole jerkate. Ma il nuovo…è tutta un’altra storia…

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Si lancia , dato il suo peso accettabile (26 grammi), abbastanza lontano, ma è il nuoto ad essere stato modificato : ora assomiglia molto di più al fratellino più piccolo. E questo mi garba assai.

Per circa 15 uscite ho alternato darter e silicone (ma questa, è un’altra storia), da circa inizio Ottobre a fine Novembre. Le catture non sono state numerosissime, ma il 130 è riuscito a stimolare l’attacco laddove altri darter ricevevano solo smusate e rifiuti.

La taglia delle catture non è stata enorme, ma è sempre divertente avere un pesciolino in canna :

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La canna che ho utilizzato è una Airrus Co Matrix 457, comprata su un famoso mercatino dall’amico Elia per pochi euro. A volte, è bello tornare alle origini, dedicarsi a lanciare senza preoccuparsi di “se frusto rovino il fusto” o ” se incaglio non posso forzare”. Infatti,questa 3/8 è diventata la mia compagna per la pesca alla spigola,da quando l’ho acquistata. Devo dire che per quanto abbia sentito di male sulla sensibilità di questo fusto, è abbastanza sensibile anche per pescarci a silicone.

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L’attacco, nella maggior parte dei casi, è stato sempre sull’amo di coda, forse perchè il recupero era sostenuto,accompagnato da jerkatine (ho trovato la mia dimensione con l’esca). L’ho provata anche in mareggiata, ma sinceramente le due volte che sono andato c’era troppo mare e molto vento, non avrei sentito nemmeno un AK probabilmente. Nelle uniche due belle schiumate ridossate dalle onde, mi è sembrato lavorasse perfettamente sotto il pelo dell’acqua, e nel caso di catture in condizioni di scaduta aggiornerò il post.

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Anche se non ho fotografato i rilasci, queste spigole sono tornate tutte a nuotare in libertà.

In conclusione, un esca a cui bisogna dare fiducia. Sono dell’opinione che se si riesce a trovare il recupero adatto alla situazione, un darter di queste dimensioni è di un utilità fuori dal comune.

Alla prossima!

Matteo

Serra Autunnali

…è autunno inoltrato ormai, le temperature scendono drasticamente, arrivano le prime perturbazioni e le maestralate violente che flagellano la costa ovest sarda… è il periodo in cui i pelagici abbandonano il sottocosta e lasciano spazio alle spigole che si fanno avanti nelle scogliere per la deposizione.

Purtroppo per me è anche il periodo in cui le uscite a pesca si riducono drasticamente causa università che mi tiene fuori da casa, e non mi resta che sperare durante tutta la settimana che il week end sia generoso ma spesso ahimè sono solo speranze…
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Fortunatamente stavolta non è così, riesco a beccare l’inizio di una bella maestralata, il mare “montante”, probabilmente la condizione che più mi piace e che non mi ha mai tradito, anzi spesso mi ha regalato grandi soddisfazioni soprattutto parlando di spigole… quando arrivo sullo spot il vento è già sostenuto, ma niente che possa infastidire l’azione di pesca, il mare sta ingrossando rapidamente, so che devo sfruttare a pieno l’ora che mi resta prima che diventi impescabile.
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Rapidamente faccio girare gli artificiali a cui do più fiducia, cerco di sondare tutte le buche e gli scogli affioranti dove so che la spigola potrebbe tendere l’agguato alle sue prede, ma niente da fare…
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Mi fermo a fissare il mare, quasi sconsolato… le onde si infrangono sempre più rapidamente, quando improvvisamente tra una di esse scorgo una sagoma inconfondibile… immediatamente frugo tra gli artificiali e prendo un pencil delle ima, il big stick, ringraziando di aver portato un’attrezzatura non propriamente da spigola, come se in qualche modo fossi già conscio della possibile sorpresa…
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L’artificiale arriva in acqua, l’onda gli si alza dietro e con lei un branco di serra inferociti, sono proprio loro ed è subito spettacolo, ogni giro di manovella è una botta, gli attacchi sono frenetici quasi rabbiosi non è facile ferrarli come si deve, salti, slamate e di nuovo attacchi… già tutto questo vale il prezzo del biglietto e me lo godo come fosse la prima volta, il salpaggio del pesce sembra solo uno stupido dettaglio, ma le ancorette fanno il loro dovere e qualcuno riesco a portarlo all’asciutto…
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Non avrei potuto chiedere di meglio per chiudere questa stagione di serra, stagione altalenante ma che mi ha regalato grandissime emozioni, l’arrivederci è alla prossima primavera…. e ora largo alla “regina”.
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Andrea

Esche – Stria Seaspin

Riporto, prima di tutto, le caratteristiche della casa :

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Tipo: sinking minnow, long casting
Lunghezza: 95 mm
Peso: 18 g
Ami: Seaspin Très T3X, super-sharp, corrosion resistant salt water treble hooks 3X, n°2 #4
Profondità di nuoto: 30-90 cm

Inizialmente titubante, ho deciso di provarla dopo che l’amico Massi (Stambe) ha cominciato a catturare qualche spigola. Sinceramente, la forma non mi piaceva più tanto, e , seppur la paletta pronunciata era indizio di uno scodinzolio interessante, i darter hanno sempre avuto la precedenza.

Ma una sera, cercando la spigola in ambiente naturale, le solite esche non erano di gradimento della regina. Frugando nelle mille plano che di norma mi porto appresso, scorgo lo stria. Alla fine, penso, cappotto per cappotto, perchè non provare.

Monto l’esca nella clip e le faccio assaggiare per la prima volta nella sua carriera l’acqua salata. La serata è senza vento, nè a favore nè contro, ma l’esca vola lontano. Con la GLX riesco a sentirne le vibrazioni, con piccole jerkatine le faccio fare svariati cambi di direzione, seguiti da accellerazioni e stop & go.

Quasi a recupero terminato….BAM! L’esca si ferma e la frizione, tarata morbida per la pesca alla spigola, cerca di partire, ma con poca convinzione. Assesto una ferrata alla regina che si è fatta fregare da questo cioccolatino…due pompate ed eccola…pronta ad uscire fuori dal suo habitat per giusto una foto in autoscatto :

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Non è grandissima, ma sono pienamente soddisfatto. Utilizzo il boga giusto un secondo per la foto, ed una volta rimessa in acqua fugge via pimpante :

Spigola_4

Dopo il nulla. Rilancio ma niente.

Decido di tornarci la sera dopo, le condizioni non erano delle migliori, freddo, vento da terra, ma ero troppo curioso di riutilizzare lo stria.

Cambio punto perchè quello del giorno prima era già occupato dai surfcasters.  Opto per una lingua di sabbia vicino al gradino.

I lanci si susseguono ma niente, alterno lo stria al silicone, per finire con i darter. Niente di niente. Comincio a passeggiare alternando i lanci, fin quando non torna il turno dello stria. Trovo un punto dove la corrente riusciva a farlo nuotare quasi da solo, una caratteristica in cui un esca da spigola non può toppare, ed infatti, dopo un paio di lanci aggancio una bella spigoletta :

Spigola_DueAnche in questo caso, una foto veloce e poi via in acqua :

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Devo dire di aver cambiato radicalmente idea sullo stria. Si lancia bene, trattenuto in corrente scodinzola il giusto, risponde bene alle jerkatine ed il suo wobbling recuperato veloce alternato agli stop mi piace da impazzire. Non è un esca da recuperare velocissima, pena la fuoriuscita della stessa fuori dall’acqua. Ma, a mio avviso,un esca che nasce per la spigola, non ha bisogno di essere recuperata troppo veloce.

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Un esca particolare, con un nuoto che non ha bisogno di grandi personalizzazioni ma all’occorrenza si presta alla fantasia del pescatore.

Alla prossima!

Matteo

I premi del contest

Decisi i premi del contest :

– Al primo classificato : fishgrip bianco (su gentile offerta di Gianluca Sulas) e un Dumbell Pop 110 ;

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– Al secondo classificato : coixedda 100 e coixedda 130 ;

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– Al terzo classificato : mommotti 180 SS

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Non credo di riuscirci, ma nel caso, vorrei mandare ad ogni partecipante almeno la t-shirt di Salt Water Fables.

Per chi lo avesse perso, per partecipare leggere qui https://saltwaterfables.wordpress.com/2013/11/07/catch-release-lifestyle/ , è gratuita l’iscrizione!

Partecipate numerosi!

Matteo

Il Catch & Release – best tips from best fishermans

Può sembrare semplice effettuare un rilascio : una volta bogata la preda faccio due foto e la ributto in mare.

Ma moltissime sfumature vengono sottovalutate, ed a volte, non ci si rende conto che lo stress del combattimento o altre mille variabili fanno sì che, pur rilasciato, il pesce possa morire subito dopo.

Per questo, ho “intervistato” i migliori spinner del Sud Sardegna, ponendo loro 5 domande che credo possano riassumere in poche righe come rilasciare un pesce in modo corretto.

Devo ringraziare  Stefano (Freestex) Pisu, Stefano (stecappai) Cappai, Massimo (Stambe) Pau e Gianluca (Santiago) Sulas, i quali hanno risposto con celerità, dimostrando, oltre alla bravura in pesca, la professionalità e la serietà che li contraddistingue.

– In quale modo gestisci il combattimento con prede importanti, nell’ottica di un release?

Stefano Pisu  : ” Di norma cerco di metterci il meno possibile e in pochi minuti si conclude, non mi piace però forzare troppo il pesce a meno che non sia necessario per evitare rischi di rottura o intanamento” ;

Stefano Cappai : ” Dipende quanto importanti, non ho avuto prede enormi dall’altra parte del filo, ma diciamo che pescando da terra non forzo mai pensando al poi… preferisco non rischiare e concludere la cattura, poi con le cure del caso effettuo eventualmente il rilascio del pesce. Penso sia capitato a tutti di recuperare forzatamente per abbreviare i tempi, rilasciare, e poter fare subito un altro lancio…questa egoistica e fantastica situazione, ci fa capire poi quanto siamo dipendenti dallo strike e meno accorti a volte sul rispetto del pesce” ;

Massimo Pau : ” Cerco sempre di velocizzare nel limite del possibile il combattimento con prede importanti. bisogna scendere a compromessi perchè una velocità eccessiva di recupero potrebbe portarci a degli errori, quindi possibili esplosioni di nodi o trecce per vari motivi.. quindi il rischio sarebbe quello di lasciare esche o decine di metri di treccia a spasso con il nostro amato pesce.
quindi si ,a combattimenti veloci , ma sempre rapportati al attrezzatura utilizzata perchè per fare bene potremmo fare più danni “ ;

Gianluca Sulas : ” Bisogna partire da un punto fermo: non tutte le specie di predatori mediterranei sopportano allo stesso modo lo stress da cattura. Ci sono specie molto più delicate di altre. Per il bene della preda sarebbe opportuno portarla a terra nel minor tempo possibile (questo prevede l’ uso di attrezzature adeguate e non sottodimensionate) ed effettuare le operazioni di slamatura in acqua. non sempre questo però e possibile soprattutto quando si affrontano i marosi irati alla ricerca di serra o lecce in luoghi costellati di scogli affioranti. In questo caso, prima di lanciare dobbiamo cercare il luogo più sicuro per salpare il pesce e rimetterlo in acqua senza incappare in incidenti e problemi di sorta. Qui di seguito le foto del rilascio di un tonno rosso dalla barca dopo il tagging. Per rilasciare un pesce come il tonno rosso in condizioni ottimali   è necessario portarlo sottobordo nel minor tempo possibile e ossigenarlo bene (evitando di ferirsi le mani con le pinne) prima di restituirlo al mare. Non ostante la sua mole il rosso è un pesce molto delicato ” ;

– Una volta salpata la preda, come ti comporti?

Stefano Pisu : ” Di solito per prima cosa l’assicuro col Boga-grip, poi gli faccio subito un paio di foto e infine lo appoggio a terra per slamarlo con le pinze. Con pinze e Boga questa operazione si riesce a concludere velocemente in gran parte dei casi (soprattutto se si usano gli ami singoli). Per questo chi intende rilasciare le prede dovrebbe sempre avere questi accessori a portata di mano. Comunque, se il combattimento e il tempo fuori dall’acqua sono stati brevi, e se il pesce sembra pimpante, lo spedisco direttamente in acqua. In caso contrario lo riossigeno prima di liberarlo “ ;

Stefano Cappai : ” Normalmente sò già quale preda verrà con me e quale verrà rilasciata, è come se la decisione arrivi ancor prima di lanciare…son delle scelte che devono precedere l’azione di pesca, come il punto sicuro senza esporsi, la durata della battuta ect…Se la preda verrà con me evito di prolungarne la sofferenza subito dopo pescata, finendola. Se devo rilasciarla evito che si dimeni e cerco di slamarla direttamente su una pozza, più tranquilla” ;

Massimo Pau : ” Cerco subito di ossigenare il pesce. è fondamentale che il pesce si riossigeni bene prima di un altro grosso trauma. ricordiamoci che il combattimento stresserà tanto la nostra preda, ma una volta fuori dall acqua lo stress sarà maggiore per via della mancanza d ossigeno. una volta rianimato per bene mi dedico a slamarlo con cura dentro l acqua e ad immortalarlo con alcuni scatti velocissimi che richiedono pochi secondi “ ;

Gianluca Sulas : ” Qui è necessario parlare di boga. Spesso quelli metallici con prede di taglia fanno danno e non bene. Con le spigole o le lampughe sarebbe meglio utilizzare le mani facendo attenzione a non ferirsi con le zone  taglienti di quest’ ultima. Qui una parte di un doc che ho realizzato assieme alla Crew di REALITY FISHING  per Caccia e Pesca dove parlo del release della spigola e mostro un rilascio fatto senza utilizzare boga “ ;

– E corretto toccare la preda a mani nude?

 Stefano Pisu : ” Con le mani bagnate, a quanto ne so io, non dovrebbe essere dannoso. Comunque confesso che è un aspetto che ho sempre sottovalutato!” ;

Stefano Cappai : ” Non si tratta di correttezza o meno. Non potrei pensare di portarmi a pesca guanti o stracci appositi, ed a volte anche il boga o attrezzi similari causano se malgestiti danni strutturali maggiori che la nostra mano magari inumidita…Non è di certo per aver manipolato il pesce con le mani che ne verrà causata la morte post-rilascio, questo anche per esperienza personale su pesci allevati e manipolati a mani nude, e rilasciati vivi e vegeti dopo ipossie più brevi possibili “ ;

Massimo Pau : ” No non è corretto, ricordiamoci che la nostra temperatura corporea spesso differisce di parecchi gradi dai pesci . in primis il contatto diretto porterà via il muco protettivo che faciliterà l aggressione di batteri o parassiti sulla pelle del pinnuto .potrebbe anche provocare delle piccole scottature invisibili che non gioveranno al perfetto relasse.
consiglio quando è possibile di non toccare mai il pesce e slamarlo in acqua velocemente. se poi vogliamo una foto ricordo utilizziamo una pinza tipo boca-grip e bagnamo le mani prima del contatto diretto “ ;

Gianluca Sulas : ” Non sempre si possono usare le mani, si parla di pesca in mare e non in acque interne. Quando è possibile maneggiare la cattura a mani nude in sicurezza è preferibile utilizzare le mani ma non prima di averle bagnate” ;

– Ti comporti allo stesso modo per ogni specie , oppure cambi metodologia di C & R a seconda della preda?

Stefano Pisu : ” Ci sono pesci delicati che hanno bisogno di più riguardi. I barracuda “adulti” ad esempio resistono meno fuori dall’acqua e hanno spesso bisogno di una ossigenzaione più lunga, stessa cosa per le lecce. I serra son più resistenti e le spigole sono i pesci che sembrano avere meno problemi e ritornano sempre sane nel loro ambiente naturale “ ;

Stefano Cappai : ” Identica, i pesci se rilasciati, devono tornar in acqua il prima possibile, sia i ghiozzi sia i tonni. Non ha senso farsi 5 foto e due telefonate con un pesce che poi si ributta in acqua a far da mangime” ;

Massimo Pau : ” La metodica dovrebbe essere sempre la stessa, solamente i tempi di ossigenazione dovrebbero essere proporzionati alla mole del pesce ed alla durata del combattimento. Va da se che uno spigolotto di 5 etti recuperato in 15 secondi, non verrà ossigenato come una leccia tenuta in canna 15 minuti “ ;

Gianluca Sulas : ” Come detto prima ci sono specie più delicate di altre, per esempio cerco di evitare, quanto possibile, di salpare le lampughe perchè si dibattono sulle rocce ed il rilascio diventa impossibile. Se si cattura un resistentissimo scorfano si può tenerlo qualche secondo in più fuori dal suo elemento naturale sicuri di rilasciarlo in salute “ ;

– Quanto è importante la riossigenazione?

Stefano Pisu : ” In certi casi è indispensabile riossigenare il pescestordito finchè non si ripende, in altri casi invece il pesce non ne ha bisogno e non vede l’ora di tornare a sguazzare “ ;

Stefano Cappai : ” Tanto, o poco. La lotta del pesce produce stress e accumulo di tossine a volte deleteri per il pesce stesso, a questo possono aggiungersi perdite ematiche e lesioni all’apparato buccale, a volte anche insignificanti a prima vista, o inapparenti. Ma il tempo che la preda resterà priva di ossigeno è la variabile principale del processo di sopravvivenza del pesce rilasciato. La riossigenazione è utile per vedere se il pesce si riprende e manifesta una vitalità che ci porterà alla decisione di farlo andare, ma attenzione, molte volte un pesce che va via incerto e troppo stressato può venire a morte nelle ore successive. Svariati studi hanno dimostrato come procedure veloci e poco invasive hanno avuto buon esito, mentre stress da combattimento e troppe foto, per dirla breve, potrebbero portare a morte del pesce anche dopo 24 ore “ ;

Massimo Pau : ” Come gia detto è fondamentale se fatta subito dopo aver salpato il pesce. Farla dopo decine di foto non ha senso. Ricordiamoci che un pesce rilasciato nel modo corretto oggi, saranno meno cappotti domani “ ;

Gianluca Sulas : ” Molto quando il pesce finisce il combattimento ancora in forze. Superata una certa soglia di stress spesso si creano dei danni che non permettono al pesce di sopravvivere alla cattura. Bisognerebbe focalizzare l’ attenzione sul combattimento per avere una preda in forze al momento dell’ ossigenazione “ ;

Una sesta domanda, l’ha aggiunta Stefano Cappai.

– Cosa faresti se fossi decisore, da spinner, per migliorare la situazione in mare a 360°?

Stefano Cappai : ” La nostra disciplina è veramente un arma per lo studio e per la scienza, potremmo volendo, fornire una immensa mole di dati in poco tempo. Ormai la rete ci permetterebbe grandi cose; Effettuerei a tappeto il tag di tutti pesci rilasciati, con un tag univoco registrato, stò parlando di migliaia e migliaia di pesci rilasciati che ripescati ci forniranno informazioni e dati di valenza incredibile per determinare lo stato d’essere delle nostre acque. Utilizzare questi dati per premere su una scelta politica di tutela basata non sul divieto, ma sulla gestione razionale, con chiusura triennale di tratti di costa a rotazione…solo così lo spinning avrà futuro. Diversamente sarà una caccia al pelagico di turno “ ;

Credo che questo articolo crei i presupposti per capire l’importanza del rilascio, effettuato nei modi e nei tempi corretti. Il pesce non è infinito, durante questi anni le catture sono diminuite clamorosamente, e , se non siamo noi i primi ad interessarcene, la nostra passione potrebbe andare a scemare sino a non avere più la possibilità di effettuare una bella cattura.

Certo, non siamo noi il problema maggiore, sappiamo tutti chi compie le vere “stragi”. Ma se nel nostro piccolo possiamo migliorare la situazione, è giusto provarci con ogni mezzo.

Ringrazio nuovamente gli amici che hanno collaborato a questo articolo, davvero, di cuore.

Matteo

Un alba in solitaria

Non è mai semplice ritagliarsi un paio d’ore per andare a pesca, tra il lavoro e la famiglia, ma quando  le condizioni sembrano ideali, restare a casa è veramente difficile.

All’alba dell’indomani è prevista una piccola scaduta, e sentito Matteo (Headline) che (s)fortunatamente è a lavoro, opto per uno spot vicino a casa, una scogliera artificiale con un fondale abbastanza importante.

Impostata la sveglia, non faccio in tempo a poggiare la testa che mi ritrovo in macchina ad ascoltare musica.

Arrivo sullo spot che si presenta come immaginavo, con un leggerissimo vento laterale che non infastidisce l’azione di pesca.

Pochi lanci a buio con un Mommotti 180 e sbam…arriva lui. Come dice l’amico Daniele Luciani, ” è onesto!”. Il tempo di un auto scatto, e il piccolo predatore torna in acqua.

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Ma l’alba deve ancora arrivare. Cambio colore dell’esca, e monto un MMT 190 ACC e comincio a bombardare una schiumata interessante.

Vedo dei pesciolini scappare a galla, il tempo di capire cosa succede e SBAM….! Il recupero si blocca, la frizione gira ma niente di incredibile, e dopo un salto fuori dall’acqua capisco subito che si tratta di un serra.

Il combattimento dura poco, il tempo di pomparlo due volte e viene sotto, stremato dall’azione della canna e dalla frizione.

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Due foto , e subito in acqua verso la libertà.

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Da notare come, una volta sceso il mare e passato il cambio di luce, l’attività dei predatori sia andata a scemare sino a sparire completamente. E incredibile come la condizione meteo – marina possa influire sul comportamento dei pesci.

Chiuse le plano, vado al bar a fare colazione e a chiamare Matteo, che rosica un poco prima di tornare  al lavoro.

Alla prossima!

Omar

Catch & Release Lifestyle – Contest Fotografico 2013

Copia di Locandina

Eticamente corretto, rilasciare i pesci.

Vuoi partecipare al contest fotografico del blog?

L’iscrizione è gratuita e basta una foto per vincere i premi!

Compila il form qui sotto descrivendo in due parole il tipo di cattura, verrai ricontattato per e-mail nel giro di pochi giorni, oppure manda direttamente la foto/video con titolo alla mail saltwaterfables@yahoo.it.

Il regolamento è dopo il form di iscrizione,leggilo con attenzione.

E, bisogna specificare, che non vogliamo peccare di presunzione, non siamo nessuno, non ci interessa diventarlo,non è una questione di “elevarsi” o di credere che lo spinning sia migliore di altre tecniche. NO. E solo uno sfogo, un cercare di rendere un poco migliore la situazione tragica che ogni giorno vivo (e sono,sicuro, VIVIAMO) nei nostri mari. Un continuo prendere senza etica, senza capire che rilasciare un pesce di cui “non ti mangeresti niente” oggi equivale ad una possibilità di continuare a pescare domani.

Spetta a tutti noi avere un occhio di riguardo.

E’ evidente che questa è una campagna di sensibilizzazione al C&R, i premi non saranno costosissime attrezzature visti i miseri fondi (ahimè) di cui dispone chi scrive in questo spazio, ma quasi sicuramente esche, abbigliamento tecnico o altri accessori riguardanti il mondo dello spinning in mare.

Dipende dalla vostra partecipazione.

Non sono ammesse foto sanguinolente o video dove la preda non viene trattata con la cura prevista per effettuare un rilascio corretto. 

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Attenzione
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Attenzione!

Regolamento

Poche regole ma chiare e imprescindibili.

Foto e video

Il numero massimo è di una foto ed un video per ciascun iscritto. La foto verrà pubblicata nella sezione apposita del blog, mentre, per il video, basterà il link di youtube postato sotto la foto.

Non verranno accettate foto sanguinolente o video dove il rilascio del pesce non è avvenuto in maniera corretta.

A questi fini, a breve pubblicheremo un articolo, dove sono racchiuse le opinioni di vari spinner “navigati”, con i consigli sul C & R.

Tempi di pubblicazione

Le foto/video potranno essere inviate/i in qualunque momento, entro e non oltre il 31 Dicembre (che potrebbe prorogarsi). Saranno pubblicate sul blog a partire dal primo di Gennaio, ed il contest verrà chiuso l’ultimo giorno di febbraio.

Votazione

La votazione avverrà attraverso il modulo che verrà apposto in cima alla pagina dove verranno pubblicate le foto, sarà scritto l’autore ed il titolo della foto.

Le foto saranno postate tutte sotto il modulo di votazione in ordine misto.

La votazione sarà compiuta dai lettori del blog, lo staff non avrà possibilità di interagire in nessun modo.

Vincitore

Saranno vincitori i tre concorrenti che alla data dell’ultimo giorno di Febbraio avranno ricevuto più voti in maniera assoluta.

Premi e spedizione

I premi saranno pubblicati nella pagina delle foto il 31 Dicembre. Come già scritto, non aspettatevi costosissime attrezzature, è giusto per mettere un poco di pepe al contest.

Una volta finite le votazioni e decisi i vincitori, ci occuperemo noi stesso di spedire attraverso posta raccomandata i premi ai diretti interessati, i quali DOVRANNO CONTATTARE attraverso il modulo in cima alla pagina lo staff per inviarci gli estremi.

Varie ed eventuali

Chiunque voglia contribuire al contest, mettendo in palio ciò che ritiene giusto, può farlo contattandoci attraverso il solito form in cima alla pagina. Chiaramente, sarà tutto trasparente, e sarà evidenziato il “benefattore”.

SWC

Not another spinning blog