Esche – Stria Seaspin

Riporto, prima di tutto, le caratteristiche della casa :

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Tipo: sinking minnow, long casting
Lunghezza: 95 mm
Peso: 18 g
Ami: Seaspin Très T3X, super-sharp, corrosion resistant salt water treble hooks 3X, n°2 #4
Profondità di nuoto: 30-90 cm

Inizialmente titubante, ho deciso di provarla dopo che l’amico Massi (Stambe) ha cominciato a catturare qualche spigola. Sinceramente, la forma non mi piaceva più tanto, e , seppur la paletta pronunciata era indizio di uno scodinzolio interessante, i darter hanno sempre avuto la precedenza.

Ma una sera, cercando la spigola in ambiente naturale, le solite esche non erano di gradimento della regina. Frugando nelle mille plano che di norma mi porto appresso, scorgo lo stria. Alla fine, penso, cappotto per cappotto, perchè non provare.

Monto l’esca nella clip e le faccio assaggiare per la prima volta nella sua carriera l’acqua salata. La serata è senza vento, nè a favore nè contro, ma l’esca vola lontano. Con la GLX riesco a sentirne le vibrazioni, con piccole jerkatine le faccio fare svariati cambi di direzione, seguiti da accellerazioni e stop & go.

Quasi a recupero terminato….BAM! L’esca si ferma e la frizione, tarata morbida per la pesca alla spigola, cerca di partire, ma con poca convinzione. Assesto una ferrata alla regina che si è fatta fregare da questo cioccolatino…due pompate ed eccola…pronta ad uscire fuori dal suo habitat per giusto una foto in autoscatto :

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Non è grandissima, ma sono pienamente soddisfatto. Utilizzo il boga giusto un secondo per la foto, ed una volta rimessa in acqua fugge via pimpante :

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Dopo il nulla. Rilancio ma niente.

Decido di tornarci la sera dopo, le condizioni non erano delle migliori, freddo, vento da terra, ma ero troppo curioso di riutilizzare lo stria.

Cambio punto perchè quello del giorno prima era già occupato dai surfcasters.  Opto per una lingua di sabbia vicino al gradino.

I lanci si susseguono ma niente, alterno lo stria al silicone, per finire con i darter. Niente di niente. Comincio a passeggiare alternando i lanci, fin quando non torna il turno dello stria. Trovo un punto dove la corrente riusciva a farlo nuotare quasi da solo, una caratteristica in cui un esca da spigola non può toppare, ed infatti, dopo un paio di lanci aggancio una bella spigoletta :

Spigola_DueAnche in questo caso, una foto veloce e poi via in acqua :

Spigola_3

Devo dire di aver cambiato radicalmente idea sullo stria. Si lancia bene, trattenuto in corrente scodinzola il giusto, risponde bene alle jerkatine ed il suo wobbling recuperato veloce alternato agli stop mi piace da impazzire. Non è un esca da recuperare velocissima, pena la fuoriuscita della stessa fuori dall’acqua. Ma, a mio avviso,un esca che nasce per la spigola, non ha bisogno di essere recuperata troppo veloce.

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Un esca particolare, con un nuoto che non ha bisogno di grandi personalizzazioni ma all’occorrenza si presta alla fantasia del pescatore.

Alla prossima!

Matteo

I premi del contest

Decisi i premi del contest :

– Al primo classificato : fishgrip bianco (su gentile offerta di Gianluca Sulas) e un Dumbell Pop 110 ;

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– Al secondo classificato : coixedda 100 e coixedda 130 ;

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– Al terzo classificato : mommotti 180 SS

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Non credo di riuscirci, ma nel caso, vorrei mandare ad ogni partecipante almeno la t-shirt di Salt Water Fables.

Per chi lo avesse perso, per partecipare leggere qui https://saltwaterfables.wordpress.com/2013/11/07/catch-release-lifestyle/ , è gratuita l’iscrizione!

Partecipate numerosi!

Matteo

Il Catch & Release – best tips from best fishermans

Può sembrare semplice effettuare un rilascio : una volta bogata la preda faccio due foto e la ributto in mare.

Ma moltissime sfumature vengono sottovalutate, ed a volte, non ci si rende conto che lo stress del combattimento o altre mille variabili fanno sì che, pur rilasciato, il pesce possa morire subito dopo.

Per questo, ho “intervistato” i migliori spinner del Sud Sardegna, ponendo loro 5 domande che credo possano riassumere in poche righe come rilasciare un pesce in modo corretto.

Devo ringraziare  Stefano (Freestex) Pisu, Stefano (stecappai) Cappai, Massimo (Stambe) Pau e Gianluca (Santiago) Sulas, i quali hanno risposto con celerità, dimostrando, oltre alla bravura in pesca, la professionalità e la serietà che li contraddistingue.

– In quale modo gestisci il combattimento con prede importanti, nell’ottica di un release?

Stefano Pisu  : ” Di norma cerco di metterci il meno possibile e in pochi minuti si conclude, non mi piace però forzare troppo il pesce a meno che non sia necessario per evitare rischi di rottura o intanamento” ;

Stefano Cappai : ” Dipende quanto importanti, non ho avuto prede enormi dall’altra parte del filo, ma diciamo che pescando da terra non forzo mai pensando al poi… preferisco non rischiare e concludere la cattura, poi con le cure del caso effettuo eventualmente il rilascio del pesce. Penso sia capitato a tutti di recuperare forzatamente per abbreviare i tempi, rilasciare, e poter fare subito un altro lancio…questa egoistica e fantastica situazione, ci fa capire poi quanto siamo dipendenti dallo strike e meno accorti a volte sul rispetto del pesce” ;

Massimo Pau : ” Cerco sempre di velocizzare nel limite del possibile il combattimento con prede importanti. bisogna scendere a compromessi perchè una velocità eccessiva di recupero potrebbe portarci a degli errori, quindi possibili esplosioni di nodi o trecce per vari motivi.. quindi il rischio sarebbe quello di lasciare esche o decine di metri di treccia a spasso con il nostro amato pesce.
quindi si ,a combattimenti veloci , ma sempre rapportati al attrezzatura utilizzata perchè per fare bene potremmo fare più danni “ ;

Gianluca Sulas : ” Bisogna partire da un punto fermo: non tutte le specie di predatori mediterranei sopportano allo stesso modo lo stress da cattura. Ci sono specie molto più delicate di altre. Per il bene della preda sarebbe opportuno portarla a terra nel minor tempo possibile (questo prevede l’ uso di attrezzature adeguate e non sottodimensionate) ed effettuare le operazioni di slamatura in acqua. non sempre questo però e possibile soprattutto quando si affrontano i marosi irati alla ricerca di serra o lecce in luoghi costellati di scogli affioranti. In questo caso, prima di lanciare dobbiamo cercare il luogo più sicuro per salpare il pesce e rimetterlo in acqua senza incappare in incidenti e problemi di sorta. Qui di seguito le foto del rilascio di un tonno rosso dalla barca dopo il tagging. Per rilasciare un pesce come il tonno rosso in condizioni ottimali   è necessario portarlo sottobordo nel minor tempo possibile e ossigenarlo bene (evitando di ferirsi le mani con le pinne) prima di restituirlo al mare. Non ostante la sua mole il rosso è un pesce molto delicato ” ;

– Una volta salpata la preda, come ti comporti?

Stefano Pisu : ” Di solito per prima cosa l’assicuro col Boga-grip, poi gli faccio subito un paio di foto e infine lo appoggio a terra per slamarlo con le pinze. Con pinze e Boga questa operazione si riesce a concludere velocemente in gran parte dei casi (soprattutto se si usano gli ami singoli). Per questo chi intende rilasciare le prede dovrebbe sempre avere questi accessori a portata di mano. Comunque, se il combattimento e il tempo fuori dall’acqua sono stati brevi, e se il pesce sembra pimpante, lo spedisco direttamente in acqua. In caso contrario lo riossigeno prima di liberarlo “ ;

Stefano Cappai : ” Normalmente sò già quale preda verrà con me e quale verrà rilasciata, è come se la decisione arrivi ancor prima di lanciare…son delle scelte che devono precedere l’azione di pesca, come il punto sicuro senza esporsi, la durata della battuta ect…Se la preda verrà con me evito di prolungarne la sofferenza subito dopo pescata, finendola. Se devo rilasciarla evito che si dimeni e cerco di slamarla direttamente su una pozza, più tranquilla” ;

Massimo Pau : ” Cerco subito di ossigenare il pesce. è fondamentale che il pesce si riossigeni bene prima di un altro grosso trauma. ricordiamoci che il combattimento stresserà tanto la nostra preda, ma una volta fuori dall acqua lo stress sarà maggiore per via della mancanza d ossigeno. una volta rianimato per bene mi dedico a slamarlo con cura dentro l acqua e ad immortalarlo con alcuni scatti velocissimi che richiedono pochi secondi “ ;

Gianluca Sulas : ” Qui è necessario parlare di boga. Spesso quelli metallici con prede di taglia fanno danno e non bene. Con le spigole o le lampughe sarebbe meglio utilizzare le mani facendo attenzione a non ferirsi con le zone  taglienti di quest’ ultima. Qui una parte di un doc che ho realizzato assieme alla Crew di REALITY FISHING  per Caccia e Pesca dove parlo del release della spigola e mostro un rilascio fatto senza utilizzare boga “ ;

– E corretto toccare la preda a mani nude?

 Stefano Pisu : ” Con le mani bagnate, a quanto ne so io, non dovrebbe essere dannoso. Comunque confesso che è un aspetto che ho sempre sottovalutato!” ;

Stefano Cappai : ” Non si tratta di correttezza o meno. Non potrei pensare di portarmi a pesca guanti o stracci appositi, ed a volte anche il boga o attrezzi similari causano se malgestiti danni strutturali maggiori che la nostra mano magari inumidita…Non è di certo per aver manipolato il pesce con le mani che ne verrà causata la morte post-rilascio, questo anche per esperienza personale su pesci allevati e manipolati a mani nude, e rilasciati vivi e vegeti dopo ipossie più brevi possibili “ ;

Massimo Pau : ” No non è corretto, ricordiamoci che la nostra temperatura corporea spesso differisce di parecchi gradi dai pesci . in primis il contatto diretto porterà via il muco protettivo che faciliterà l aggressione di batteri o parassiti sulla pelle del pinnuto .potrebbe anche provocare delle piccole scottature invisibili che non gioveranno al perfetto relasse.
consiglio quando è possibile di non toccare mai il pesce e slamarlo in acqua velocemente. se poi vogliamo una foto ricordo utilizziamo una pinza tipo boca-grip e bagnamo le mani prima del contatto diretto “ ;

Gianluca Sulas : ” Non sempre si possono usare le mani, si parla di pesca in mare e non in acque interne. Quando è possibile maneggiare la cattura a mani nude in sicurezza è preferibile utilizzare le mani ma non prima di averle bagnate” ;

– Ti comporti allo stesso modo per ogni specie , oppure cambi metodologia di C & R a seconda della preda?

Stefano Pisu : ” Ci sono pesci delicati che hanno bisogno di più riguardi. I barracuda “adulti” ad esempio resistono meno fuori dall’acqua e hanno spesso bisogno di una ossigenzaione più lunga, stessa cosa per le lecce. I serra son più resistenti e le spigole sono i pesci che sembrano avere meno problemi e ritornano sempre sane nel loro ambiente naturale “ ;

Stefano Cappai : ” Identica, i pesci se rilasciati, devono tornar in acqua il prima possibile, sia i ghiozzi sia i tonni. Non ha senso farsi 5 foto e due telefonate con un pesce che poi si ributta in acqua a far da mangime” ;

Massimo Pau : ” La metodica dovrebbe essere sempre la stessa, solamente i tempi di ossigenazione dovrebbero essere proporzionati alla mole del pesce ed alla durata del combattimento. Va da se che uno spigolotto di 5 etti recuperato in 15 secondi, non verrà ossigenato come una leccia tenuta in canna 15 minuti “ ;

Gianluca Sulas : ” Come detto prima ci sono specie più delicate di altre, per esempio cerco di evitare, quanto possibile, di salpare le lampughe perchè si dibattono sulle rocce ed il rilascio diventa impossibile. Se si cattura un resistentissimo scorfano si può tenerlo qualche secondo in più fuori dal suo elemento naturale sicuri di rilasciarlo in salute “ ;

– Quanto è importante la riossigenazione?

Stefano Pisu : ” In certi casi è indispensabile riossigenare il pescestordito finchè non si ripende, in altri casi invece il pesce non ne ha bisogno e non vede l’ora di tornare a sguazzare “ ;

Stefano Cappai : ” Tanto, o poco. La lotta del pesce produce stress e accumulo di tossine a volte deleteri per il pesce stesso, a questo possono aggiungersi perdite ematiche e lesioni all’apparato buccale, a volte anche insignificanti a prima vista, o inapparenti. Ma il tempo che la preda resterà priva di ossigeno è la variabile principale del processo di sopravvivenza del pesce rilasciato. La riossigenazione è utile per vedere se il pesce si riprende e manifesta una vitalità che ci porterà alla decisione di farlo andare, ma attenzione, molte volte un pesce che va via incerto e troppo stressato può venire a morte nelle ore successive. Svariati studi hanno dimostrato come procedure veloci e poco invasive hanno avuto buon esito, mentre stress da combattimento e troppe foto, per dirla breve, potrebbero portare a morte del pesce anche dopo 24 ore “ ;

Massimo Pau : ” Come gia detto è fondamentale se fatta subito dopo aver salpato il pesce. Farla dopo decine di foto non ha senso. Ricordiamoci che un pesce rilasciato nel modo corretto oggi, saranno meno cappotti domani “ ;

Gianluca Sulas : ” Molto quando il pesce finisce il combattimento ancora in forze. Superata una certa soglia di stress spesso si creano dei danni che non permettono al pesce di sopravvivere alla cattura. Bisognerebbe focalizzare l’ attenzione sul combattimento per avere una preda in forze al momento dell’ ossigenazione “ ;

Una sesta domanda, l’ha aggiunta Stefano Cappai.

– Cosa faresti se fossi decisore, da spinner, per migliorare la situazione in mare a 360°?

Stefano Cappai : ” La nostra disciplina è veramente un arma per lo studio e per la scienza, potremmo volendo, fornire una immensa mole di dati in poco tempo. Ormai la rete ci permetterebbe grandi cose; Effettuerei a tappeto il tag di tutti pesci rilasciati, con un tag univoco registrato, stò parlando di migliaia e migliaia di pesci rilasciati che ripescati ci forniranno informazioni e dati di valenza incredibile per determinare lo stato d’essere delle nostre acque. Utilizzare questi dati per premere su una scelta politica di tutela basata non sul divieto, ma sulla gestione razionale, con chiusura triennale di tratti di costa a rotazione…solo così lo spinning avrà futuro. Diversamente sarà una caccia al pelagico di turno “ ;

Credo che questo articolo crei i presupposti per capire l’importanza del rilascio, effettuato nei modi e nei tempi corretti. Il pesce non è infinito, durante questi anni le catture sono diminuite clamorosamente, e , se non siamo noi i primi ad interessarcene, la nostra passione potrebbe andare a scemare sino a non avere più la possibilità di effettuare una bella cattura.

Certo, non siamo noi il problema maggiore, sappiamo tutti chi compie le vere “stragi”. Ma se nel nostro piccolo possiamo migliorare la situazione, è giusto provarci con ogni mezzo.

Ringrazio nuovamente gli amici che hanno collaborato a questo articolo, davvero, di cuore.

Matteo

Un alba in solitaria

Non è mai semplice ritagliarsi un paio d’ore per andare a pesca, tra il lavoro e la famiglia, ma quando  le condizioni sembrano ideali, restare a casa è veramente difficile.

All’alba dell’indomani è prevista una piccola scaduta, e sentito Matteo (Headline) che (s)fortunatamente è a lavoro, opto per uno spot vicino a casa, una scogliera artificiale con un fondale abbastanza importante.

Impostata la sveglia, non faccio in tempo a poggiare la testa che mi ritrovo in macchina ad ascoltare musica.

Arrivo sullo spot che si presenta come immaginavo, con un leggerissimo vento laterale che non infastidisce l’azione di pesca.

Pochi lanci a buio con un Mommotti 180 e sbam…arriva lui. Come dice l’amico Daniele Luciani, ” è onesto!”. Il tempo di un auto scatto, e il piccolo predatore torna in acqua.

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Ma l’alba deve ancora arrivare. Cambio colore dell’esca, e monto un MMT 190 ACC e comincio a bombardare una schiumata interessante.

Vedo dei pesciolini scappare a galla, il tempo di capire cosa succede e SBAM….! Il recupero si blocca, la frizione gira ma niente di incredibile, e dopo un salto fuori dall’acqua capisco subito che si tratta di un serra.

Il combattimento dura poco, il tempo di pomparlo due volte e viene sotto, stremato dall’azione della canna e dalla frizione.

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Due foto , e subito in acqua verso la libertà.

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Da notare come, una volta sceso il mare e passato il cambio di luce, l’attività dei predatori sia andata a scemare sino a sparire completamente. E incredibile come la condizione meteo – marina possa influire sul comportamento dei pesci.

Chiuse le plano, vado al bar a fare colazione e a chiamare Matteo, che rosica un poco prima di tornare  al lavoro.

Alla prossima!

Omar

Catch & Release Lifestyle – Contest Fotografico 2013

Copia di Locandina

Eticamente corretto, rilasciare i pesci.

Vuoi partecipare al contest fotografico del blog?

L’iscrizione è gratuita e basta una foto per vincere i premi!

Compila il form qui sotto descrivendo in due parole il tipo di cattura, verrai ricontattato per e-mail nel giro di pochi giorni, oppure manda direttamente la foto/video con titolo alla mail saltwaterfables@yahoo.it.

Il regolamento è dopo il form di iscrizione,leggilo con attenzione.

E, bisogna specificare, che non vogliamo peccare di presunzione, non siamo nessuno, non ci interessa diventarlo,non è una questione di “elevarsi” o di credere che lo spinning sia migliore di altre tecniche. NO. E solo uno sfogo, un cercare di rendere un poco migliore la situazione tragica che ogni giorno vivo (e sono,sicuro, VIVIAMO) nei nostri mari. Un continuo prendere senza etica, senza capire che rilasciare un pesce di cui “non ti mangeresti niente” oggi equivale ad una possibilità di continuare a pescare domani.

Spetta a tutti noi avere un occhio di riguardo.

E’ evidente che questa è una campagna di sensibilizzazione al C&R, i premi non saranno costosissime attrezzature visti i miseri fondi (ahimè) di cui dispone chi scrive in questo spazio, ma quasi sicuramente esche, abbigliamento tecnico o altri accessori riguardanti il mondo dello spinning in mare.

Dipende dalla vostra partecipazione.

Non sono ammesse foto sanguinolente o video dove la preda non viene trattata con la cura prevista per effettuare un rilascio corretto. 

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Attenzione!

Regolamento

Poche regole ma chiare e imprescindibili.

Foto e video

Il numero massimo è di una foto ed un video per ciascun iscritto. La foto verrà pubblicata nella sezione apposita del blog, mentre, per il video, basterà il link di youtube postato sotto la foto.

Non verranno accettate foto sanguinolente o video dove il rilascio del pesce non è avvenuto in maniera corretta.

A questi fini, a breve pubblicheremo un articolo, dove sono racchiuse le opinioni di vari spinner “navigati”, con i consigli sul C & R.

Tempi di pubblicazione

Le foto/video potranno essere inviate/i in qualunque momento, entro e non oltre il 31 Dicembre (che potrebbe prorogarsi). Saranno pubblicate sul blog a partire dal primo di Gennaio, ed il contest verrà chiuso l’ultimo giorno di febbraio.

Votazione

La votazione avverrà attraverso il modulo che verrà apposto in cima alla pagina dove verranno pubblicate le foto, sarà scritto l’autore ed il titolo della foto.

Le foto saranno postate tutte sotto il modulo di votazione in ordine misto.

La votazione sarà compiuta dai lettori del blog, lo staff non avrà possibilità di interagire in nessun modo.

Vincitore

Saranno vincitori i tre concorrenti che alla data dell’ultimo giorno di Febbraio avranno ricevuto più voti in maniera assoluta.

Premi e spedizione

I premi saranno pubblicati nella pagina delle foto il 31 Dicembre. Come già scritto, non aspettatevi costosissime attrezzature, è giusto per mettere un poco di pepe al contest.

Una volta finite le votazioni e decisi i vincitori, ci occuperemo noi stesso di spedire attraverso posta raccomandata i premi ai diretti interessati, i quali DOVRANNO CONTATTARE attraverso il modulo in cima alla pagina lo staff per inviarci gli estremi.

Varie ed eventuali

Chiunque voglia contribuire al contest, mettendo in palio ciò che ritiene giusto, può farlo contattandoci attraverso il solito form in cima alla pagina. Chiaramente, sarà tutto trasparente, e sarà evidenziato il “benefattore”.

SWC

Esche – Molix Sator Worm 4″

Da un po di tempo a questa parte, le ore da dedicare alla pesca si sono ridotte drasticamente.

Una sola alba in settimana e giusto qualche tramonto sono i cambi di luce che posso sfruttare. Di conseguenza, ha preso piede l’idea di andare qualche ora dopo cena, ma non volevo pescare con le solite hardbaits da scogliera. La scelta è ricaduta sulle esche in silicone, attraverso le quali ho piano piano affinato l’idea di pescare con fili molto sottili e canne corte ma sensibilissime.

Le stesse, con le quali,alla fine, mi sono dedicato alla pesca delle lampughe.

Testando varie esche, trovando il giusto compromesso tra lancio e peso ideale per affrontare le svariate situazioni , ho trovato la mia dimensione con una canna GLoomis in GLX da 4/16 di oncia ed un mulinello 2500, caricato di 10 libbre e Fluorocarbon dello 0,30.

Ho deciso di dedicarmi alla pesca della spigola in porto, cercandola nell’ombra delle barche, nelle buche, a mare praticamente piatto, con testine piombate di grammatura massima 5 grammi e con siliconi che variano dal solito grub alle forme più insolite.

E girando nel web, mi sono imbattuto in un esca che secondo me ha molto da dire, i Sator Worm da 4″ della Molix :

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Il silicone, al tatto, è di ottima qualità, facile da innescare, morbido, ma non tanto da sfaldarsi nel caso decidessimo di cambiare testina con un amo e viceversa.

La particolare forma con il corpo zigrinato permette all’esca di emettere vibrazioni,neanche tanto impercettibili, ma la cosa che mi più mi ha colpito è la pallina in coda : permette un leggero sbilanciamento dell’esca in fase di richiamo in caduta. Un innesco con testina piombata legato ad un recupero a colpetti di cimino laterali e verso l’alto, intervallato da pause, così da permettere all’esca un leggero affondamento, imprimono all’esca un movimento da piccola anguilletta, , con rapidi guizzi verso ogni direzione.

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Il recupero appena descritto è quello che personalmente utilizzo per la maggiore, ma l’esca in questione è polivalente. Recuperata lentissima su fondali sabbiosi, fa impazzire gli scorfani, i quali puntano subito alla pallina in coda, la quale sparisce dopo pochi lanci tranciata di netto dai nostri voraci amici.

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E capitato più volte di avere attacchi a ripetizione, e trovare il silicone tagliato di netto.

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Ma il target, senza nulla togliere alla cattura dello scorfano è la spigola.

Le condizioni di piatta ed assenza di corrente non sono proprio il massimo per la cattura della lunatica regina. Vado a disturbarla dove credo che possa riposare, oppure sia nascosta in attesa del passaggio di qualche malcapitato pesciolino : nell’ombra delle barche ormeggiate, sotto i moli, ai bordi dei canaloni.

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Le catture di spigole di piccola e media taglia non sono mancate, hanno dimostrato subito forte interesse verso il movimento del Sator Worm. Il continuo saltellare dell’esca a mezz’acqua ha incuriosito non solo le spigole, ma anche qualche serra, che per ovvi motivi non è una cattura possibile da portare a termine con terminali così fini, se non nel caso in cui l’amo perfori solo la parte esterna della bocca.

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In conclusione, credo che la varietà di colori con cui viene prodotta, sia un ulteriore punto a suo favore : personalmente con acqua limpida uso colori scuri, mentre ad acqua torbida preferisco un colore più chiaro come quello in foto.

Sicuramente un esca da provare, nella misura 4″. Viene prodotto in una misura più piccola (2,5″), ma la vedo più orientata al rock fishing.

Alla prossima!

Matteo

Le Lampughe – Parte 2

Come potevamo perderci gli ultimi sprazzi di questi bellissimi predatori?

La tentazione era troppo forte. Quindi, presi accordi con il compare Omar, si decide di battere un tratto di costa dove la presenza delle brasiliane, in questo periodo, dovrebbe essere certa.

Ci si incontra verso le 4, con facce non proprio raccomandabili per colpa del sonno, e caricata l’attrezzatura in macchina, siamo pronti per partire. Dopo un’oretta di macchina lo spot, ancora a buio, si presenta come una tavola, sembra olio, e tra me e me penso “la giornata perfetta per le lampughe!”.

Facciamo due lanci ed incanno un piccolo barracuda, sfortunatamente subito slamato. Ma il silenzio della notte viene interrotto da alcuni colpi sordi che provengono dalla nostra destra….ci guardiamo e aspettiamo….altri colpi sordi….

Lentamente fa luce e ci accorgiamo che una barca, con le reti praticamente sotto costa, stava battendo con un secchio all’interno del raggio della rete, evidentemente per far fuggire gli ultimi pesciolini prima dell’alba e fregarli nella strette maglie dell’imbroglio.

L’imbarcazione termina di battere il secchio a destra e si dirige alla nostra sinistra….la cosa si ripete….Omar mi guarda e sbotta “Bè, io posso anche smettere di pescare!”.

Nel mentre, spunta il sole  sopra le nostre teste, ed un secondo pescatore piazza delle nasse a cento metri da noi…”vabbè….altro?” ci chiediamo sbigottiti.

Si, proprio così, due sub si piazzano davanti a noi. Avremo potuto benissimo andarcene alle 7 del mattino.

Avremo. Ma la voglia di pescare era troppa. Per cui cominciamo a battere con popperoni, confidando nel fatto che la lampuga è un pesce abbastanza spavaldo.

Pochi lanci ed ecco una bellissima riccioletta su un MMT 190,subito rilasciata :

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Omar continua a popperare, e l’insistenza dei suoi lanci attira le nostre amate brasiliane : da sinistra verso destra con salti bellissimi attaccano il popper a ripetizione, se ne slama una e se ne aggancia un altra, mentre io, con un piccolo jig Damiki da 15 grammi, ne incanno una che mi farà penare, con salti e fughe degni della nomea delle lampughe.

La GLX si piega e la frizione parte, consapevole che con il 10 libbre non posso forzare più di tanto il pesce.

Due salti spettacolari mi fanno gelare il sangue, ma la ferrata è stata decisa, il jig è ben piantato nella bocca del pesce e le ancorette sono solide.

Un bel combattimento coronato con una foto :

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Si presenta bellissima nei suoi colori così particolari per i nostri mari, la libertà è stra-meritata :

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Il pesce di Omar è allamato su un fianco, si dimena parecchio, al contrario della mia, stremata dall’inevitabile lungo combattimento a causa dei fili così ridotti, ma in definitiva è stato meglio, poichè al momento del salpaggio non ha fatto un salto.

La lampuga di Omar, al momento della foto, prende dei colori bellissimi : prima di schiarirsi, diventa di un blu accesso nella parte superiore del corpo :

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Il rilascio è stato provato, ma un ancoretta è penetrata a fondo nella carne. Questi sono i problemi dell’attirare le lampughe con esche voluminose : i piccoli artificiali (jig o wtd, armati solitamente con piccole ancorette o ami singoli) tendono, in buona percentuale, a infliggere meno danni di esche voluminose.

Questa è venuta via con Omar, ma vista la sua percentuale di rilasci, non sarà un danno insostenibile per il mare.

Tempo qualche minuto, e tornano alla carica, ma sono poco interessate alle nostre esche, diversamente da come avevano fatto all’alba. Ne allamo una con un piccolo jig recuperato velocemente sotto il pelo dell’acqua, mentre Omar con un WTD la slama sotto i piedi.

Chiaramente, giusto una foto e poi via in libertà :

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E stata una mattinata veramente divertente, alle 9 eravamo già pronti per tornare a casa.

E inutile martellare troppo, una volta che ci regalano qualche emozione, è giusto lasciarle in pace. Credo che sia anche questo il rispetto verso il mare ed i suoi abitanti.

Ringrazio Omar per la sempre ottima compagnia.

Alla prossima!

Matteo