Archivi tag: Lampuga

Tempo di reazione

Quante volte è capitato di non riuscire a ferrare in tempo? O di ferrare nel modo sbagliato rispetto all’attacco del predatore?

Mi sono sempre chiesto, se non ferrassi, ad esempio, pescando con le esche in silicone, cosa accadrebbe?

Può capitare che, ferrando forte , si possa togliere l’esca di bocca al pesce, che invece, alcune volte, fa tutto da solo, ingoiando l’esca ed autoallamandosi.

Quindi, quanto sono importanti i tempi di reazione?

Nella pesca come nella vita, direi parecchio.

Considerando sempre, però, la biunivocità del gesto. In questo caso, nel specifico caso della pesca, la scelta ricade tra ferrare forte o ferrare decisamente piano. Il non ferrare non è contemplato.

Chi legge il blog, conosce bene la mia perversione per la pesca in finesse e per le gomme minuscole. Analizziamo il caso in foto.

Spigola di dimensione tascabile, ferrata piano.

Ha ingoiato l’esca. Sarebbe servito ferrare più forte? Forse no, contestualizzato al tipo di esca e di pesca.

Certo, è molto improbabile che possa mangiare una leccia da svariati kg in laguna, su softbait, di notte.

Il tipo di esca non consente neanche chissà quale forza bruta nella ferrata. Lo spot, con acqua molto bassa, pochi ostacoli naturali e pochissima corrente, consente di percepire con sensibilità ogni tocca.

Discorso diverso per la pesca nei canali, alle imboccature dei porti, in situazione di forte corrente. Cambiano le esche in base alla corrente, cambiano i pesi e la sensibilità in canna. Per stare in pesca, aumenti i grammi, che complice la corrente, non consente di imprimere i movimenti che donano naturalezza all’esca, come, ad esempio, piccoli guizzi o stop ponderati, che invece riescono bene in laguna.

Qui, ferro deciso. A volte troppo, strappando l’esca di bocca al pesce. Bisogna fare una precisazione però. La canna utilizzata per la laguna, il trecciato e il FC sono decisamente più leggeri. Seppur le canne siano entrambe extra fast, una è 1/8 di oncia, l’altra è una 5/8.

Come avere due pistole, che per lo scopo che si persegue sono entrambe valide, ma con due calibri decisamente diversi.

Passiamo alla scogliera.

Gear decisamente maggiorato, perché la scogliera è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. (Si, va bene, ho rubato la citazione a Forrest Gump!).

Barracuda a jerk, ferrata decisa, nessuno scampo per il pesce, neanche in mezzo alle onde o alla corrente. Chiaramente, parliamo di ancorette.

Con gli ami singoli, raramente ho slamato pesci, ma se dovessi fare una proporzione, direi che ho pescato con le ancorette per il 95% del mio tempo. Quindi, una relazione decisamente spuria.

Mentre, per la pesca in top water, la ferrata e i tempi di reazione, almeno per quanto mi riguarda, sono decisamente più rapidi.

L’esca, spostata dalle onde o dalle forti correnti, potrebbe non finire esattamente in bocca al predatore. Se parliamo di barracuda, a volte, come in foto, capita che sbaglino l’attacco ma restino allamati.

A maggior ragione, è necessario ferrare forte.

Al fine poi di portare a casa almeno una bella foto sorridente, come nel caso sottostante.

Le lampughe invece fanno storia a se.

Personalmente, preferisco un approccio non violento, una ferrata morbida e una canna non troppo fast e progressiva, così da gestire le fughe del pesce in tutta tranquillità (e fare, quando riesce, pure qualche foto direttamente in acqua).

Questo anno mi ero ripromesso di andare a cercare le spigole in mezzo alla schiuma.

Sono andato nel ponte tra natale e l”epifania (si, questo articolo è stato scritto alla fine del 2024, ma solo adesso ho trovato il tempo di una revisione), che mi ha regalato una bella sorpresa, ma ne parleremo la prossima volta.

A presto!

Patte

No time to die

Non c’è tempo per morire.

Mandato in esilio in terra sassarese, dove ormai da quasi un anno dedico il mio tempo quasi interamente al lavoro e all’incessante tentativo di giustificare questa scelta di vita, mi pento e mi dolgo dei miei peccati, quanto basta per fare ritorno tra le braccia delle mie calorose scogliere del Sud una volta a settimana.

Non ho fisicamente il tempo di esplorare le scogliere più belle della Sardegna, perché diciamocelo, il Nord Sardegna, per un pescatore a spinning, è il paradiso.

Ricordo un raduno di Seaspin, ormai più di dieci anni fa, dove uscirono dentici, spigole, barracuda, lampughe, in due giorni, forse anche complice un mare perfetto.

Mi sono ripromesso infatti, nelle prime scadute novembrine, perlomeno di farmi una passeggiata ad esplorare i luoghi.

Torniamo a noi e alle scogliere del sud ovest.

Ed eccoci qui, ai primi di Settembre.

L’arcobaleno fa ben sperare in giornate felici, decisamente più produttive rispetto al 2023, dove per numerosi motivi sono stato costretto a dedicare il mio tempo ad attività decisamente meno piacevoli, ma necessarie alla mia sopravvivenza.

In tutto il mese di Settembre, conto 4 uscite all’attivo.

Rispetto ad anni passati, ho trovato difficoltà a trovare i pesci in spot considerati confort zone, e la prima uscita è andata buca. Neanche un barracuda, niente di niente. Per il primo anno, i sensi di ragno hanno fallito, la giornata sembrava perfetta.

Secondo giro, il giorno dopo in costa sud. All’alba nessun segno di vita, ho dovuto attendere sino a mattina inoltrata per agganciare la prima lampuga del 2024.

Pesci piccoli, ma numerosi e divertenti.

Unica nota negativa, ho perso una lampuga stimata sui 4/5 chili.

Erano due, le ho viste risalire dal fondo con estrema tranquillità, per poi mangiare allegramente il mio povero wtd.

Michele, compagno della giornata di pesca, è rimasto in uno stato tra lo stupore e l’eccitazione per alcuni minuti.

Io ho tirato giù il calendario.

Considerando l’attrezzatura dimensionata al tipo di pesca (canna 5/8 e mulinello 2500), non è stato possibile neanche pensare di combatterla. Un grande peccato, sarebbe stata la lampuga della vita.

Successiva uscita, questa volta in solitaria, ha portato pochi risultati.

Ho voluto esplorare una punta, presente dal lontano 2021 nel mio elenco dei posti in cui timbrare il cartellino, ignorando assolutamente la possibile difficoltà di scendere al buio (e successivamente, risalire).

Dopo aver girato una buona mezz’ora in mezzo ai pietroni e agli arbusti, con fortunatamente l’alba ancora lontana, trovo un anfratto che non senza difficoltà mi porta nei pressi dell’acqua, una punta, diciamo, interessante. Spot scomodo, ma si è visto di peggio, l’unico problema, l’altezza.

Senza strumenti di supporto, ad esempio, come un coppo, è difficile salpare i pesci con serenità.

Nessun segno di vita, seppur il mare in scaduta avanzata sia meraviglioso. Poco dopo l’alba, incanno un barracuda che verrà a casa con me.

Con il sole alto, vedo alcune increspature nell’acqua dietro la mia esca, neanche il tempo di pensare e lampuga in canna.

Dovendola sollevare di peso, si è massacrata sulle pietre.

Subito dopo, è uscita la sorellina, più o meno della stessa taglia.

Non potendo rilasciarle in mare, le ho rilasciate in forno condite con senape, salsa di soia, miele e limone, in un letto di patate, olive taggiasche e cipolle di tropea. In qualche modo dovevo pur consolarmi.

L’ultima e quarta uscita di settembre, è stata caratterizzata dalla pioggia, seppur, appena arrivato sullo spot, il cielo fosse quasi libero da nubi.

In uno dei miei posti preferiti per paesaggio e comodità, unica nota negativa, una pioggerellina leggera ma incessante. Nel momento in cui si è alzato il vento ed è finita la pioggia, ho effettuato l’unica cattura, verso le 10.30.

Non si è vista altra pinna.

Sono dispiaciuto per non aver (ancora) fatto lampughe di taglia, ma scrivo questo post alla metà di Ottobre, e per adesso ancora tutto tace.

Altri due/tre weekend sono a disposizione, condizioni climatiche permettendo, ma sono comunque a cuor leggero, avendo timbrato il cartellino anche nel 2024.

E poi, quando arriva Novembre, sento il richiamo delle soft baits….che anche questo anno, per adesso, ci stanno regalando qualche emozione, ma ne parleremo prossimamente.

Un abbraccio

Zio Patte

Autumn Leaves

La Sardegna regala estati di San Martino particolarmente intense, non è di certo un segreto.

Mi accingo a scrivere queste righe i primi di Novembre, circondato dai 26 gradi che sprigionano un tepore che mi spinge ad avventurarmi in luoghi meravigliosi, conosciuti più dai turisti amanti del trekking che dagli autoctoni.

Ragione per la quale, in queste belle giornate di sole, ho preso giberna e canna da pesca, ed ho iniziato a camminare in sentieri certamente battuti, ma poco interessati dalla pressione di pesca.

E’ un piacere vivere i sentieri della costa ovest, una leggera brezza mi rinfresca il viso, mentre gli odori e le sensazioni si fanno più intense al salire della montagna.

Arrivo ad un bivio, mi fermo. Il soffio del drago è li ad osservarmi. Continuo a camminare. Proseguo per il sentiero, sino ad arrivare, in linea d’area, al punto in cui vorrei scendere.

Abbandono i cartelli per inoltrarmi nei cespugli. Passo un’ora buona a camminare, secondo me, in linea retta, cercando di aprire un sentiero nella bassa vegetazione.

Finalmente, giungo al bordo della scogliera, e sorpresa delle sorprese, scopro una vecchia rete di contenimento. Non è possibile scendere. Sconsolato, mi giro per tornare indietro. Mi accorgo che non essendoci sentieri, la vegetazione è tutta uguale.

Inizio a camminare, è già mezzogiorno passato. Il caldo inizia a farsi sentire, e faccio fuori una delle due bottigliette di acqua che mi sono portato appresso.

Ritenendo di camminare in linea dritta, finisco all’interno di un ginepraio. Torno indietro. In linea d’aria, so da dove sono venuto, quindi cerco di trovare la costa per percorrerla bordo bordo.

Trovo per caso una strada sterrata. Ben fatta, sembra scendere verso la strada asfaltata. Cammino per una buona mezz’ora sino ad arrivare al terreno di un pastore.

Sento le macchine passare poco lontano da me.

Penso, “è fatta, mi basta attraversare il terreno di fronte,e posso seguire la strada sino al parcheggio”.

Scavalco la rete, e dopo due passi mi sento osservato. Mi giro, e due dolcissimi cagnoloni erano in modalità autovelox, portandomi a considerare l’idea di tornare da dove stavo arrivando.

Proposta accettata, scavalco nuovamente e risalgo il sentiero. Vengo preso da un poco di sconforto, non avendo mappe e non avendo rete nello smartphone. Dura giusto un attimo, il tempo di pensare che se dovessi morire, la banca saldarebbe metà del mio mutuo. E subito mi torna il sorriso.

dav

Risalgo il sentiero, denudato della maglietta ormai zuppa di sudore, con la pelle divenuta ormai piscina per le mosche e le labbra secche come la sabbia.

Noto il lontananza un albero che aveva attirato la mia attenzione all’andata, una forma strana e decisamente particolare. Cerco di arrivarci il prima possibile, considerata l’ultima ancora di salvezza dopo due ore di girovagare nel nulla assoluto.

Mai più utile fu la spesa per delle scarpe adatte alla scogliera. Come un caterpilar rullo ogni ostacolo sul sentiero, accorgendomi solo successivamente di quanta pelle ho lasciato sugli arbusti.

Arrivo all’albero. Vedo i segni sulle pietre, che indicano il cammino da percorrere per non smarrire la via. Ringrazio e vado avanti.

Nel tornare, dall’alto, noto un punto dove poter scendere.

Seppur siano quasi le quattro, ritengo di meritarmi due lanci,e considerata la temperatura dell’acqua e la quantità di lampughe di questa annata, lancio il mio jig comunque fiducioso di quanto possa accadere.

Pochi lanci ed ecco il tonnetto alletterato che mi consente di timbrare il cartellino.

Non è enorme, ma perlomeno è divertente. Faccio due foto di rito, e con poca gentilezza, considerata la scomodità della cala in cui mi trovo, lo lancio letteralmente in acqua.

Seppur piccolo, il fondale interessante ha reso particolarmente divertente il combattimento. Onore a questi piccoli pelagici.

Decisamente soddisfatto, decido di tornare verso la macchina, sporco, sudato e con alcuni kg in meno che riprenderò non appena seduto a pranzo.

Mi mancava esplorare, seppur siano sentieri conosciuti, sino a quando non ci andiamo con i nostri occhi, rimangono zone grigie.

Peccato non avere il tempo per farlo tutti i giorni, ma va bene così.

Ed infine, dopo una bella dormita ed un sostanzioso spuntino, sono andato a fare due lanci in zona portuale, approffitando del favore delle tenebre.

Pochi lanci sono bastati per impegnare la Heracles Vanto, ormai relegata a ruolo panchinaro in favore della più esperta SJR 783 in GLX.

Al contrario del tonnetto alletterato, questa spigola, la prima di questo autunno, è venuta a casa con me.

Sperando in altrettante belle catture, vi mando un’abbraccio!

A presto, zio Patte.

La caduta del fosso di Helm

La Battaglia del Fosso di Helm, o più correttamente Battaglia di Hornburg, fu una dura battaglia combattuta durante la Guerra dell’Anello nella notte tra il 4 e il 5 Marzo 3019 TE presso il Fosso di Helm, la più importante fortezza del regno di Rohan.

Tale battaglia vide contrapporsi i soldati di Rohan, guidati da Théoden con l’aiuto di Aragorn e altri membri della Compagnia dell’Anello, contro un grande esercito di Uruk-hai, Orchi e Dunlandiani fedeli a Saruman.

Questo fu il primo scontro durante il quale un esercito invasore sia riuscito a provocare una breccia nelle mura della fortezza, mettendo a repentaglio la vittoria dei difensori. Tuttavia la vittoria arrise alfine ai Popoli Liberi della Terra di Mezzo, grazie all’aiuto insperato di Erkenbrand e dei suoi soldati radunati da Gandalf, i quali attaccarono il nemico alle spalle massacrandolo e costringendolo alla fuga.

da https://lotr.fandom.com/

Ma per noi così non fu.

Quando anche l’ultimo avanposto fu caduto, depredato dall’invasione barbarica, come se non bastessero gli avventori locali, ci guardammo negli occhi con i pochi rimasti, e capimmo che l’anno in corso, sarebbe stato l’ultimo in cui avremmo pescato sereni, senza le avvisaglie di luci bianche ad avvisarci dell’arrivo dei depauperatori.

Come un mommotti solitario su pietra ferrosa, piango lacrime di sangue, rimembrendo i tempi in cui la solitudine in scogliera era la normalità, e non un lusso.

Le conseguenze saranno drammatiche.

Mai come in questo anno si era assistito ad una invasione di tali dimensioni.

Accertato da fonti locali, riguardo l’annientamento del pesce nelle città barbariche, spinti dalla fame di catture, il riversamento nelle nostre coste così selvaggie era ampiamente prevedibile.

Rimembro ancora, chi in tempi non sospetti, una decina di anni fa, mi ammoniva dicendo che i social e la visibilità sarebbero stati la rovina di tutto, e che una volta finiti i pesci fetidi dei porti, e massacrati quei pochi barracuda suicidi provenienti dalle imbarazzanti scogliere di tufo, l’armata si sarebbe spostata nei verdi territori della costa Sud Ovest.

“Hai presente cosa è successo con i ricci di mare? se continuiamo a pubblicare foto e video dei posti, accadrà lo stesso.”

Mai previsione fu più azzeccata.

Ma non c’erano dubbi, considerata l’esperienza nel campo della pesca a spinning e nella vita in generale, di colui che condivideva il suo tempo ad insegnarmi la differenza tra la filosofia intrinseca nella pesca a spinning ed il padellare indistintamente ciabatte e pesciu re.

E la caduta del fosso di Helm, annunciata da tempo, è arrivata.

Puntuali come un orologio, orde di luci in scogliere che fino a poco tempo prima erano frequentate esclusivamente dai locals, ad abbagliare i pochi poveri pesci rimasti, perché lanciare al buio, senza luce accesa, evidentemente incute timore in chi quelle scogliere le conosce poco.

Jig e popper di dimensioni considerevoli, alla ricerca di pesci talmente ostici le cui catture da terra si contano sulle dita di una mano.

E paura. Molta paura.

Paura di arrivare 10 minuti in ritardo sullo spot, e trovarlo occupato da chi andando via abbandonerà decine di sigarette spente buttate sopra gli scogli, plastica, spazzatura di ogni tipo, che puntualmente mi ritrovo a riportare a casa perché il rispetto per lo spot di pesca è la base di ogni fondamento.

Vorrei vedere se a casa loro buttano le cose per terra.

Che siano maledetti a non prendere più un pesce, che non ve lo vendano neanche al mercato alla fine della mattina, quando rimane solo lo scarto buono per far ingrassare i gatti.

Il problema, è che il problema siamo noi.

Lo sono anche io, quando presto poca attenzione nel pubblicare le foto, e una pietra, uno scoglio, uno scorcio di panorama, vengono ricondotti alle zone ed infine allo spot stesso.

Fortunatamente, non sono in grado e non sento la necessità di fare video per colmare l’egocentrismo che mi porterà alla rovina, altrimenti non potrei addossarmi solo metà della colpa.

E’ anche vero, che riconosce lo spot solo chi lo conosce già. O forse non è proprio così.

Quante volte ho sentito dire: ” e vabbè tanto è già sputtanato,lo sanno tutti”.

Bene, ora ne abbiamo la certezza.

Fortunatamente, non lo ritengo un problema. Sono a casa mia, posso permettermi di cambiare stanza per dormire sonni tranquilli e continuare a pescare serenamente senza nessuno intorno.

E’ chiaro che cambieranno le distanze, le camminate si faranno più lunghe, le sveglie suoneranno prima, ma d’altronde è bello anche cambiare, provare posti nuovi.

Quindi nessun problema, chi va a pesca e sa pescare sa bene che lo spot è tanto, ma non è tutto.

Ma resto con il magone per due questioni in particolare.

In alcuni spot, possono capitare alcune giornate molto fortunate. E per molto fortunate, intendo agganciare tanti pesci che se trattenuti potrebbero riempire il cofano di una automobile.

Sapete perchè esistono ancora queste giornate? Perchè i pescatori lungimiranti, che hanno il piacere di pescare e non di fare stragi, trattengono il giusto, oppure proprio niente.

E sopratutto, ci si riserva di turnare gli spot, in modo tale da abbattere quel minimo di pressione di pesca che generalmente si ricollega alla pesca a spinning.

Sappiamo tutti cosa è accaduto in alcuni spot, dove le catture multiple sono diventate casuali ed alcune volte, sembra di essere alle poste.

Ultimo ma non meno importante, la quantità abominevole di spazzatura che viene abbandonata nelle scogliere.

Non siamo e non siete a casa vostra. Il mare è di tutti. Trovare altri pescatori nello spot, è un problema mio e di chi la pensa come me, e la soluzione è infatti spostarmi un poco più distante alla ricerca di una solitudine leopardiana.

Ma perlomeno, abbiate la decenza di non lasciare la vostra spazzatura ovunque andate. Le sigarette, la plastica delle merendine, degli artificiali, pezzi di lenza e trecciato.

Non devo dirvelo io che sono destinati a finire in acqua, inquinando il mare e distruggendo la fauna marina.

Certamente, questo punto è dedicato anche ai locals, ma sulle persone con le quali condivido le uscite, ma anche con chi non le condivido ma conosco bene, ci metto la metto la mano sul fuoco che nessuno di loro lascia spiacevoli ricordi.

Sono certo che tra i pochi che leggeranno l’articolo, alcuni non condivideranno le mie considerazioni.

Pazienza, rispetto chi la pensa diversamente da me, ma non potevo sottrarmi dall’evidenziare la situazione.

Chiudo affermando che questa è stata una stagione di lampughe meravigliosa, pesci di taglia, divertenti, dappertutto.

Impossibile non prenderne, decisamente più complicato fare le foto in autoscatto.

A presto, senza rancore, zio patte.

sweet child on mine

Autunno.

DSC_0002

Le temperature si abbassano, i paesaggi si rilassano, ed il sole che batteva forte sino a tarda sera, lascia spazio alla notte ogni giorno qualche minuto prima.

Ringrazio ogni giorno della mia vita la fortuna di vivere in Sardegna. Sono conscio del fatto che milioni di voi non hanno, e forse non avranno mai, la possibilità di vivere un alba o un tramonto nei luoghi che per noi sono la routine, ma che quando, causa pandemia globale, non puoi andare al mare per 3 mesi, tornano ad avere l’importanza che meritano, una esplosione di colori, profumi e sensazioni senza i quali non potresti vivere.

Venite in Sardegna. Entrate in punta di piedi e rispettatela. Fate tesoro degli odori, dei colori, delle sensazioni, innamoratevi del mare in tempesta o dell’acqua cristallina, fermatevi un attimo, sedetevi sopra una roccia ad osservare il tramonto e staccate il cervello

Autunno.

Il momento migliore. Il turista occasionale è partito, ha fatto finta di portare il benessere economico, alcuni ci hanno preso per africani, altri hanno capito che non sono a casa loro. Poco importa.

Le spiagge si svuotano, le scogliere lasciano spazio al rumore dei grilli e degli uccelli, l’alba e il tramonto necessitano di una felpina. Si respira un aria diversa.  

Autunno.

E mi prudono le mani. Le sento già in canna. percepisco gli schizzi, le bollate, le allamate, fremo dallo scendere in scogliera. Sono ancora a letto e vorrei essere già sul mare. In macchina le sensazioni si fanno più forti, la discesa in scogliera è lunga ma sembra infinita. Ed una volta giù…

Autunno.

DSC_0011_pub

Le lampughe sono puntuali, un orologio svizzero. Questo anno sono state molte meno degli anni passati. Non ho avuto molte possibilità di andare a cercarle con condizioni ottimali, e certamente, la fortuna di trovarle in kayak, mi ha aiutato nel timbrare il cartellino, però sia come taglia, sia come numero, a sentire anche altri amici che le hanno battute in modo forsennato, hanno tradito le aspettative.

Alcuni hanno associato la riduzione ad un incremento dei tonni alleterati, che tutt’ora si trovano in grande numero sotto le nostre coste. Io che non ho l’esperienza per potermi esprimere, ne ho solo pagato le conseguenze come divertimento.

DSC_0017_pub

Pazienza. L’importante è provarci sempre. L’estate è stata lunga e bellissima, pensavo in un autunno color brasile, e invece, sono riuscito a malapena ad agganciarne una decina, di cui alcune slamate.

La fortuna di essere uscito alcune volte in kayak, mi ha permesso di lanciare sulle bollate. A volte andava bene, altre meno.

dscn0152-1

La capacità di questi predatori di passare da un momento di frenesia incredibile a un disinteresse generale verso le nostre esche, le rende tanto affascinanti quanto odiose.

Alcuni giorni, il primo giro è quello buono. Altri, dopo tutta una mattina a lanciare, il giro buono è a sole alto quando ormai le speranze sono perse. Per questo, bisogna lanciare, lanciare e lanciare.

E sul kayak, per me è stato tutto nuovo. L’ho acquistato senza pedali per tenermi in forma e prendere un po di sole, vista l’allergia che ho per le spiagge e per la gente. Alla fine ho ceduto alla tentazione, e ci sono uscito a pesca.

Non essendo un kayak pensato per la pesca, è necessario coordinare bene movimenti e intenzioni, sopratutto con il pesce in canna. Però dopo alcune slamate, ho addrizzato il tiro, e ho issato il pesce a bordo senza troppi fronzoli. Pur avendo il coppo, l’adrenalina è sempre troppa per pensare ed agire in maniera corretta.

dscn0145-1

Il primo giorno in cui le ho agganciate è stato bellissimo. Mi sono goduto l’alba comodamente seduto in kayak, mare piatto, assenza di vento. E dopo alcuni giri sotto costa,le ho trovate banchettando sulla minutaglia. Sono stati 15 minuti di follia.

Sparivano, riapparivano, seguivano ma non mangiavano, ma già vederle sotto il kayak, è stata una bella emozione. Chiaramente, le poche lampughe prese sono state tutte rilasciate.

dscn0154-1

Immancabile la foto pubblicitaria, con la mai troppo poco compianta 4 Sport Outdoor.

Almeno la lampuga rende la foto interessante.

IMG-20200921-WA0010

Non amo andare a cercare i pesci serra. Questa è una costante.

A volte, è capitato di agganciarli cercando le spigole in mareggiata, altre volte, cercando le spigole dentro i porti, ma non ho mai organizzato un’uscita alla ricerca di quei pesci schifosi.

Il barracuda è peggio. Cerchi le lampughe, a luce, ed esce un barracuda. Cerchi un bello spot con una batimetrica interessante? Ed ecco un barracuda.

Vai a fare colazione? Prendi un barracuda.

DSC_0018_pub

E tra tutte le esche che potevano devastare, hanno scelto sempre il meglio. Con quello che costano le esche serie oggi, il mio consiglio per i giovani è : iniziate a drogarvi. Spenderete sicuramente meno, e avrete meno giramenti di palle tra pesci che non mangiano, scadute perse per impegni improrogabili e personaggi della pesca ampiamente discutibili.

Scherzi a parte, questa è una pesca meravigliosa. Ti spinge ad imparare velocemente l’economia domestica, se non vuoi finire sul lastrico.

Black Minnow, par exemple, docet.

DSC_0085

A volte la taglia interessante colmava la totale mancanza di grazia e bellezza che certamente non si addice al più stupido dei predatori. In altri tempi, avrei detto, meglio di niente, ci togliamo il cappotto.

Oggi dico meglio niente.

DSC_0007

Vi lascio con una foto da cremino,con giubottino da saturday night abbinato a mojito e sigaretta. E non è nemmeno la prima volta che accade, e di certo, non sarà nemmeno l’ultima.

Questo succede quando scarichi la macchina e ti dimentichi di rimettere la giacca da pesca. Non mi salva nemmeno lo sguardo sveglio.

DSC_0093

E dopo questa carrellata di foto, più per documentare che in Sardegna si sta bene (sebbene il covid cerchi di minare le nostre sicurezze), che per fornire un effettivo contributo al mondo trash della pesca a spinning, vi anticipo che il prossimo articolo sarà decisamente più interessante.

Come vive la pesca a spinning una persona che si approccia oggi a questa tecnica ormai praticata da giovani influencer? Può pescare anche senza avere un account instagram? Deve per forza commentare ogni post su facebook? Deve per forza dimenticare la grammatica italiana?

Lo scopriremo prossimamente!

Zio Patte

Lost in Space

Beati i giorni in cui non dovevo rincorrere il tempo. Ora, più di prima, mi sento un poco perso nello spazio, dove a volte non ricordo neanche che giorno della settimana sia.

E sputata fuori la solita polemica sterile, posso procedere con quanto previsto.

Che lo strike, nella pesca a spinning, sia la risoluzione di un equazione che comprende tante variabili, se ne è parlato in lungo e in largo. Certamente capire le condizioni, studiare fondali, maree, utilizzare esche di livello, utilizzare attrezzatura premiata, forse non serve a nulla. A volte l’unica cosa che ci può aiutare è l’aiuto divino. O del vino, a seconda delle circostanze.

DSC_0021

Ma una cosa che ho notato, riducendo le uscite, e accontentandomi di andare quando potevo, è la drastica riduzione delle catture. Non che prima fossero miliardi, ma qualche pesciolino in più si vedeva.

Ora, il fatto è capire le cause e le concause. Il poco tempo a disposizione può essere un aggravante, ma in linea di massima, riesco ad uscire 4/5 volte in un mese e a volermi bene, a trovare condizioni favorevoli una volta su 5.

Che i porti, a volte di passaggio sulla via del ritorno, mi aiutino ad uscire dalla depressione del cappotto, non posso negarlo.

Foto_2

Foto_3

Quindi, ho intenzione di modificare le abitudini.

Visto che le condizioni di piatta, da terra,  non sono particolarmente redditizie, ho deciso che in queste giornate venderò l’anima al diavolo. Cederò il passo al prurito insopportabile che ormai da mesi attanaglia i miei sogni più peccaminosi, quello di provare a pescare a un centimetro dal livello dell’acqua, di sentirmi quasi parte di essa.

Uno stimolo nuovo fa sempre bene, sopratutto nel caso in cui si riesca ad ottimizzare le uscite. 

xx_DSC_0008 (2)

Non ho nessuna intenzione di abbandonare la pesca da terra, per carità. Però ritengo sia un ottimo palliativo (e a seconda delle giornate, ci si diverte anche di più) alla solita uscita in scogliera/spiaggia.

Ora devo considerare i tempi tecnici tra spedizione, lavori, acquisti per il trasporto, ma posso affermare di essermi già fatto un idea leggendo sui forum e parlando con amici che già praticano l’attività hobbistica senza però legarla alla pesca.

Se dio vuole (tornando alla provvidenza divina), prima di fine Settembre dovrei essere in grado di passeggiare allegramente nel sottocosta. 

Se vi state chiedendo perché ve l’ho detto, in primis perché a qualcuno potrebbe venire un idea simile leggendo il post, in secondo caso, perché così mi state a debita distanza ed evito di scuffiare.

Spigola

E poi perché non vedo l’ora di provare, con lo stesso entusiasmo provato le prime volte che sono andato a spinning da terra.

Dai, si è capito di cosa parlo, ma nel caso contrario, spero di poter documentare il prima possibile.

A presto!

Matte

In passeggiata…

Quando il tempo per andare a pesca è sempre poco, si cerca di far coincidere gli impegni con possibili condizioni accettabili, ed infatti la prima e ultima volta che sono andato a pesca questo anno è stato il 4 di Gennaio. Poi impegni lavorativi e familiari, a volte non così simpatici, mi hanno obbligato a stare lontano dal mare, ma chi lavora tanto sa bene che la pesca è seconda al lavoro.

Poco male, questa primavera cercherò di essere più presente sulle scogliere. Quasi invidio chi ha tutto il tempo del mondo per dedicarsi solo alla pesca.

Comunque, un periodo di riposo, forzato o meno, mi ha fatto venire ancora più voglia di tornare a pescare.

L’ultima volta che ho visto il mare, le condizioni erano buone. Con il “goppai” di Sant Antioco, abbiamo deciso di battere una spiaggia esposta ad ovest, dove la scaduta di vento di maestrale ha decisamente fatto il suo dovere, “imbiancando” le basse scogliere adiacenti.

Molto in relax, ancora a buio abbiamo battuto un pezzo di spiaggia, per poi spostarci alle prime luci dell’alba verso la scogliera, che dopo pochi lanci ha regalato qualche emozione, ma niente di interessante.

Dietro il gradino di roccia, sicuramente in attesa di qualche pescetto da ingurgitare, alcune piccole spigole hanno reso la giornata sicuramente migliore, bollando su piccoli WTD e rimanendo preda di siliconi e piccoli darter.

Non potevo sperare un inizio di anno migliore, peccato non aver bissato i giorni successivi.

Alla prossima!

Matte

 

Foto 3

Foto due

Foto_uno

Brasilian Morning’s Days

DSC_0054

Sai che ci sono.

Lo sai perché te lo hanno detto, perché hai visto le foto sui social, di chi ne aggancia una per sbaglio e pubblica la foto delle squame, perché il periodo è quello giusto, perché le giornate tendono ad accorciarsi e la mattina presto in scogliera devi indossare una giacca.

Perché attendi tutto l’anno per andare a cercarle, perché sai che la finestra che ti è concessa per pescarle è limitata dagli impegni e dal meteo ballerino, perché la notte prima la passi a girarti nel letto fantasticando giornate meravigliose, fatte di catture multiple e pesci di taglia.

Sai che ci sono perché sogni di bagnarti i piedi all’alba, proprio nello spot in cui devi andare l’indomani, e percepisci che sarà una giornata indimenticabile.

Sai che ci sono perché le hai pescate in sogno, ed è solo questione di ore che la canna si fletta e la lenza si tiri.

Sai che ci sono.

DSC_0045

Si, ma quando passano? 

Secondi, minuti, ore ad aspettarle. A scarpinare nei dirupi, con la bocca asciutta e le ginocchia traballanti, a logorarci quel poco di cartilagine che rimane nelle giunture, come se non bastassero le ore di lanci a vuoto in attesa di un guizzo.

E quando arriva, a volte, si tratta di tutt’altro, che non ci fa sobbalzare, ma sembra quasi  dia un segnale per rimanere a cercarle, una sorta di evento motivazionale, uno stimolo che dice “ci sei quasi…insisti“.

DSC_0125

DSC_0127

E nel caso, ci facciamo trovare pronti.

Un giro di valzer al WTD, ai popper, ai jerk, ai JIG e chi più ne ha più ne metta, con mille seghe mentali sulla tipologia di esca, sui picchi di marea, sui cambi di vento, sull’influenza della luna, sul colore delle scarpe, che sicuramente fanno la differenza, ma a volte neanche tanto, o forse siamo noi che interpretiamo i segnali in maniera sbagliata.

Guardiamo la traiettoria di ogni lancio, osserviamo ogni S costruita dal walking in maniera lineare, alla ricerca di una bollata, di un fremito, di una piccola soddisfazione che possa in qualche modo ricompensare i sacrifici, seppur marginali, compiuti per essere li in quell’esatto momento.

E quando tutto sembra andare per il verso sbagliato, non ci resta che pregare.

DSC_0040

Qualcuno disse che il mare è la nostra chiesa.

DSC_0047

E’ il posto dove stare in pace con noi stessi, dove ricercare la serenità perduta dietro alle malattie dell’era moderna, fatte di tastiera e ruggiti, di falsi miti, di persone che fanno dell’apparenza un surrogato fumoso della sostanza.

Poco importa, noi no. Noi pensiamo solo alla pesca, quando andiamo a pesca, quando non ci andiamo, quando ipotizziamo di andarci. Anche nel mondo di Morfeo, la pesca è un chiodo fisso.

E seppur non sia un amante delle lodi al signore, pregare Nettuno per una pescata congrua ma rispettosa, non mi crea nessun disagio.

Sopratutto quando i risultati sono strabilianti, almeno sul piano del divertimento.

XXDSC_0110

DSC_0020

DSC_0002

DSC_0027

DSC_0025

DSC_0032

DSC_0041

DSC_0065

Foto_1_MOD

E quando tutto gira per il meglio, dimentichi tutto, dimentichi i cappotti dei giorni precedenti, dimentichi le ore di sonno perdute e le uscite con gli amici finite sul più bello perchè “..e domani mattina ho la sveglia presto…” , anche se chi ti vuole bene sa cosa significa quella formula….dimentichi le esche perdute e mai dimenticate, dimentichi di considerare quanto tempo e sacrificio metti ogni giorno in una passione che per essere vissuta al meglio, richiede voglia di sbattersi e di non arrendersi.

DSC_0074

Però non dimentichi che la pescata facile non esiste, che dietro alle mille foto che vediamo tutti i giorni su vari canali, di tutti i nostri amici pescatori, c’è una storia dietro che racchiude sempre una rinuncia, un impegno rimandato, una discussione con il partner o comunque del tempo dedicato.

Che non cambierei per nulla al mondo.

(Anche se a qualcuno non potrà fregargliene di meno, le attrezzature utilizzate sono state una CTS Mag Elite Spin abbinata ad uno Shimano Stradic CI4 4000, una St. Croix Avid Inshore abbinata ad uno Shimano Stradic FJ 5000 e una Falcon 6 1 7 abbinata ad uno Shimano Stradic FJ 5000.

Molte le esche utilizzate, inutile richiamarne il nome, ma direi prevalentemente popper e WTD, alcune catture a jig ed alcune a jerk.)

Alla prossima!

Matte

Don’t waste time

L’ora giusta, può regalare una bella foto di un tramonto o di un alba, ma sopratutto, per chi come noi è alla ricerca di una cattura nei primi giorni di Settembre, può regalare l’incontro con gli onnipresenti barracuda, con le prime lampughe della stagione oppure con altre specie meno probabili ma sempre potenzialmente possibili.

Ok_IMG-20180806-WA0065

Ritengo che il sacrificio di mezz’ora negata al sonno possa fare la differenza tra una cattura ed un cappotto. Mi spiego meglio, seppur stia descrivendo situazioni abbastanza banali e scontate per il 99% degli spinner, non sempre tutti la pensiamo allo stesso modo.

In estate sicuramente più che inverno, anche nelle giornate di piatta totale se proprio non si ha nulla da fare, si può scendere in scogliera alla ricerca dei barracuda, prede certamente non ambitissime però sempre piacevoli da catturare quando la taglia consente un minimo di combattimento.

Il caldo di tutta l’estate ha riscaldato l’acqua, ed appena le temperature accennano una diminuzione, molti pesci tra cui i barracuda appunto, non esitano a rifugiarsi nelle calde acque del sotto costa, e successivamente, nel periodo invernale, all’interno dei porti.

Nella maggior parte dei casi, fare il cambio di luce è fondamentale. Arrivare sullo spot ancora a buio, e pescare in quella finestra di buio luce di circa mezz’ora, a volte è stato l’ago della bilancia tra una cattura ed un cappotto.

In condizioni, appunto, di piatta totale, i barracuda non disdegnano le esche top water, ma colorazioni chiare di long jerk ed artificiali con un bel wobbling hanno una probabilità maggiore di essere decisive.

DSC_0104

In questo periodo capita di trovare i barracuda ben abbrancati, e sono numerose le catture multiple all’interno della finestra temporale di buio /luce. A volte è capitato pure che, una volta sorto il sole, siano tornati ad attaccare le nostre esche, regalandoci ancora qualche cattura prima di attendere le lampughe.

Recuperi lenti, jerkate lunghe intervallate da cambi di velocità sono la maggior parte delle volte una possibilità in più rispetto ad un recupero lineare e costante. Per carità, non stiamo parlando dell’Einstein dei pesci, ma in alcune situazioni seguono la nostra esca senza poi attaccarla, dimostrando interesse ma senza stimolare l’istinto predatorio.

DSC_0099

Ho riscontrato che, in condizione di mare formato, non è impossibile trovare situazioni in cui barracuda, serra e altri predatori condividono il territorio, particolarmente in scogliere con batimetrica non troppo alta, con fondali rocciosi che degradano progressivamente ed a volte con spiagge che contornano le punte delle scogliere.

I picchi di marea, sia di bassa che di alta, si rilevano particolarmente interessanti quando coincidono con l’alba e con il tramonto. Dare un occhio al meteo, alle condizioni del mare e alle maree, non è mai una cattiva idea se riusciamo ad arrivare in tempo per fare l’alba o il tramonto.

Blog 4

Le immancabili ricciolette sono l’indicatore che l’autunno è alle porte. Già a sole alto, attaccano a ripetizione i nostri jig ed i piccoli WTD destinati alle lampughe, e non disdegnano anche jerk di modeste dimensioni.

Quando agganciate a jig su fondali importanti, danno l’impressione nei primi secondi di essere pesci ben più importanti, ma si rivelano per quel che sono in pochi attimi, quando alle prime “pompate” vengono su molto velocemente.

DSC_0092

E poi ci sono loro, le lampughe, l’obiettivo primario di tutti gli autunni che si rispettino.

Sarebbe impossibile determinare orari e condizioni, perché anche questo anno le abbiamo agganciate in ogni situazione ed orario possibile. E molto probabile che i primi di Settembre, a mare piatto, i piccoli esemplari attacchino le nostre esche voracemente, ma con il passare del mese, le condizioni diventano meno importanti di quanto si pensi, rispetto a quanto sia importante lo spot di dove si cercano.

Anche l’anno scorso, Omar fece una lampuga di taglia con onde di un metro e mezzo, agganciata a WTD praticamente all’alba.

XXDSC_0114

Ci vediamo tra qualche giorno con un bel post sulle lampughe, la natura questo anno ci ha graziato rendendo il sotto costa un albero della cuccagna!

A tra poco!

Matte

 

 

Autunno, all’anno prossimo…

Riguardo la pesca a spinning, non posso insegnare niente a nessuno. L’unico consiglio che posso darvi è di andare a pesca ogni volta che potete, perché il tempo è sempre troppo poco per fare quello che ci piace fare.

Se stai leggendo questo blog, probabilmente hai la stessa malattia di cui sono affetto io e la stessa di cui è affetto chiunque altro appaia in questo spazio.

Relativamente ai viaggi da fare, un consiglio posso darvelo. Diciamo che appena si può, con la mia compagna investiamo i pochi spiccioli risparmiati nel visitare posti nuovi e diversi dalla Sardegna.

Siamo stati in Scozia, Irlanda, Francia, Spagna, la meravigliosa Lanzarote (dedicandomi prevalentemente alla pesca), ma posso affermare con certezza, che non mi serve viaggiare per stare in paradiso.

Mi dispiace (forse neanche così tanto) dirvelo, la Sardegna è il posto più bello dove vivere.

E se non ci credete, state pure comodi a casa vostra. 

Mi prendo un momento per me stesso. Perché per quanto mi riguarda, la pesca non è solo pesca. E’ un momento per noi stessi, per staccare, dedicarci a qualcosa che ci rende felici.

E se la natura ci aiuta, troviamo la pace in luoghi diversi ognuno dall’altro ma uguali nei sentimenti. Lo spinning è anche un po questo, esplorare, mettersi alla prova, combattere  le paure di mari troppo grossi e di scogliere troppo scoscese. Tornare ad essere più vicino alla terra di quanto lo siamo mai stati, scivolando nei sentieri, sbucciandoci le ginocchia, ed a volte, come mi ricordano i tagli sulle braccia, scivolando per qualche metro con il petto attaccato alla roccia e fermarsi ad un ciglio dal precipizio.

L’importante è sempre ritrovare il sentiero che ci riporti verso casa.

9

A volte, senza neanche pescare. Oppure, come Daniele nella foto sottostante, agganciando pesci che fanno la differenza solo tra il cappotto e la cattura, ma che se potessimo scegliere, rimarrebbero in acqua senza nessuna ombra di dubbio.

2

A volte anche senza amici, perché secondo me fa bene uscire in solitaria. Nessuna parola, solo gesti e suoni ad accompagnare la pescata, solo con esca, canna e mulinello.

3

E poi l’alba. Posso dire di avere avuto la fortuna di vedere albe magnifiche, in posti che grazie alla pesca diversamente non avrei visto. Situazioni che si creano solo quando il sole fa capolino da dietro le montagne, una leggera brezza di maestrale che rinfresca le idee e…lo strike.

Che sembra essere l’obiettivo dell’uscita, probabilmente lo è, ma ci sveglia dal sogno che stiamo vivendo.

6

E al salire del sole, i colori diventano più chiari. Il quadro cambia, e si comincia a percepire una serenità tangibile.

Silenzio. Si sente solo qualche onda frangersi sulle rocce, e qualche uccellino troppo chiassoso alla ricerca di qualcosa da mangiare.  Ed è il momento di attivarsi. di prendere la canna in mano e dedicarsi alla pesca, seppur sembrasse ben lontana l’intenzione di compiere gesta diverse dal chiudere gli occhi.

7

Si apre la plano, si fa la conta su chi comincia, e subito si vedono volare in acqua pezzi di plastica alla ricerca del predatore di turno. Perché la cattura può solo migliorare queste giornate.

8

E ci pensa Omar ad aprire le danze. Per bene questa volta. In un mare non proprio piatto, si intravedono dietro il Pro – Q esplosioni degne di una guerra, sino a quando la lampuga non riesce a prendere bene le misure.

Meraviglioso combattimento terminato con una foto e un kittemuort’ come complimento per la bellissima cattura!

10

Poco dopo è il mio turno. Piccola. Decisamente.  Ma divertente come sempre. Agganciata con un piccolo jig a mezz’acqua.

Uno scatto fotografico e via di nuovo a nuotare tra i suoi simili.

 

qNfmtTZ

Poi è il turno della sorellina, decisamente più grande e più interessante. Agganciata a Popper, ha cominciato a saltare come una dannata. L’ho portata a spasso alcuni minuti, per farla stancare bene e permettermi un salpaggio in sicurezza, sia per me che per lei.

Neanche a dirlo, è stata prontamente rilasciata.

2WkYQiW

Ultima della giornata, perché poi sono dovuto fuggire al matrimonio di Sepclo, piccolina ma bella luminosa. Il fotografo (Simone), è come sempre un fuori classe. Grazie Simo!

DSC_0060

Dopo pochi lanci è il turno, neanche a dirlo, di Simone. Recupero skippato sul pelo dell’acqua, inseguimenti mozzafiato terminati con una lampuga in canna e tutto il branco dietro.

Grande Simo!18

Al termine di questo lungo ed estenuante post, più per voi che per me, vi confermo che anche la natura resta meravigliata di fronte al mare.

Più a bocca aperta di così!

5

Alla prossima!

Matte